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Particelle di saggezza nel bicchiere

È l’ebbrezza la soluzione? A proposito del film “Un altro giro”

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Particelle di saggezza nel bicchiere di Valérie Humbert

“Un altro giro” (in inglese “Another Round” e in danese “Druk”) è un film del regista Thomas Vinterberg che ha vinto l’Oscar per il miglior film in lingua straniera 2021. Si tratta di una favola senza morale dove il regista propone un elogio all’ubriachezza e una prevenzione contro i pericoli dell’alcol.

Il film inizia con una citazione del filosofo danese Søren Kierkegaard:

“La gioventù? Un sogno.

L’amore? Questo sogno”.

La storia racconta la vita di quattro protagonisti, docenti di mezza età in un liceo danese, depressi e annoiati. Dal professore di sport Tommy (Thomas Bo Larsen), all’insegnante di canto, Peter (Lars Ranthe), al professore di scienze Nicolaj (Magnus Millang), al professore di storia Martin, (Mads Mikkelsen), il più depresso e triste, hanno tutti delle difficoltà ad appassionare i loro allievi ai loro corsi.

Durante una cena per festeggiare i quarant’anni di Nicolaj, ognuno rivela il disagio verso la propria vita. La loro ambizione e la gioia di vivere sono ormai perdute. Nella scena del ristorante, i tre amici (salvo Martin che ordina dell’acqua senza limone) iniziano con uno Champagne: un Dom Pérignon? Chissà, il colore della capsula è grigia e l’etichetta sembra colore oro antico.

Continuano con una vodka speciale abbinata al caviale e Nicolaj convince Martin a bere un gran vino della Borgogna del 2011. Forse un Échezeaux? Il bicchiere è riempito generosamente e Martin lo svuota rapidamente. Tommy ricorda a Martin quanto fosse bravo a ballare da giovane e quanto avesse una personalità spiccata che sembra ormai scomparsa.

A questo punto Nicolaj argomenta il tema dell’alcol con una teoria dello psichiatra norvegese Finn Skårderud, secondo la quale nella chimica umana ci sarebbe un naturale difetto, ovvero l’assenza nel sangue di una percentuale di alcol dello 0,05 che renderebbe la razza umana perfetta. La serata finisce in allegria e come giovani adolescenti rivivono la gioia dell’ebbrezza.

Dopo quest’esperienza positiva decidono di mettere in pratica questa teoria con un esperimento ben preciso: mantenere un livello costante di ubriachezza dal mattino fino alle ore 20 solo durante la settimana lavorativa. In realtà, questa ricerca diventa il simulacro di un’esperienza scientifica: ubriacarsi per raccogliere dati. I primi risultati sono positivi e il rapporto con i loro studenti migliora notevolmente. Decidono quindi di passare da una percentuale di alcol di 0,5 a 1 %, che controllano durante la giornata con un etilometro.

La situazione degenera e a tutti e quattro accadono varie faccende sgradevoli. Malgrado questa via scelta (non dimentichiamo l’esistenzialismo di Kierkegaard che colora questa faccenda), sempre più caotica e pericolosa, decidono comunemente di arrivare al punto culmine dove l’alcol invade completamente la loro mente. Si chiudono in casa di Nicolaj e cominciano a preparare il Sazerac, un cocktail contenente bourbon, assenzio, Peychaud’s bitter, zucchero, ghiaccio e scorza d’arancia. Vogliono vedere fin dove potrà portarli questa esperienza. Naturalmente, l’esagerazione o piuttosto la perdita di controllo di sé stessi ha provocato varie disgrazie (dramma coniugale, lotte isteriche, suicidio).

Ma questa teoria è vera? (Vedere l’articolo su Facta news: Non esiste la teoria che stabilisce di avere nel sangue lo 0,05 per cento di alcol).

Come ha riportato l’11 ottobre 2015 il quotidiano norvegese Dagbladet e come è stato poi confermato il 26 aprile 2021 durante un’intervista alla radio norvegese Nrk, riportata da France24, Skårderud ha dichiarato che si tratta di un travisamento della sua opinione. L’equivoco nasce dalla prefazione, che lo psicologo fece precedere al libro “Gli effetti psicologici del vino, un breve libro del 1881 di Edmondo de Amicis. Di seguito qualche estratto del libro di De Amicis sull’ebbrezza:

“…Il vino produce un’ebbrezza diversa, non solo secondo i temperamenti e i caratteri; ma secondo la disposizione d’animo particolare, in cui troviamo nel riceverlo […] Il tipo più frequente è quello che ha dato origine al detto in vino veritas […] Costoro sono presi da un vero furore di sincerità, da un bisogno irresistibile di pubblicare tutte le loro colpe e tutte le loro debolezze […] Costoro hanno il pudore del vino. Diventano diffidenti i sé. Pesano ogni parola, e parlano quanto meno possibile…rivelano che quell’essenza miracolosa del Barolo.

In altri il vino eccita particolarmente il sentimento cavalleresco. Acquistano una delicatezza d’amor proprio ombrosissima […] D’Artagnan d’una sera, che domani all’alba si meraviglieranno altamente delle loro audacie notturne […] Altri, e sono forse i più ameni, hanno il vino amoroso. Per loro l’ebbrezza si riduce a una visione del paradiso islamitico […] Nei loro brevi silenzi non fantasticano che disegni arditi di dichiarazione d’amore e di sorprese notturne […] Il loro occhio nuota nella dolcezza…”

Si susseguono altri esempi di ebbrezza. De Amicis mette in contrasto il potere devastante dell’alcol in certe circostanze e il suo effetto benefico e positivo sull’individuo e sulla terra: “E questo onoriamolo (il vino) e festeggiamolo, benedicendo le due grandi forze benefiche a cui andiamo debitori: la fecondità della terra e il lavoro dell’uomo.” Considerazioni ben diverse da quelle dei giorni nostri.

Nonostante questa teoria sia falsa, sembrerebbe comunque che certi animali producano dell’alcol nel loro sangue, come ad esempio quelli che vivono nelle zone artiche. Questa caratteristica permetterebbe un processo di scongelamento del sangue. Si tratta di alcol prodotto dall’organismo in modo naturale, e questo fenomeno riguarda varie specie animali come rettili e animali acquatici ma non mammiferi.

(Spiegazione proposta da Elliott Bird– Senior lecturer in physiology alla Anglia Ruskin University).

D’altronde, Finn Skårderud afferma invece che:

“Possiamo discutere sugli effetti dell’alcol. Ma l’alcol è in gran parte un lubrificante sociale. Il dilemma è trovare un buon equilibrio, e non abusarne.”

Nel film c’é anche un episodio sul concetto dell’angoscia secondo Kierkegaard con uno studente spaventato dagli esami di fine ciclo scolastico. Dovrà spiegare questo concetto davanti all’esaminatore, ma giustamente l’ansia non gli permette di rispondere. Con l’aiuto del suo insegnante di canto, Peter, berrà dell’alcol (probabilmente della vodka) e supererà con bravura questa prova. “L’uomo è ciò che sceglie di essere, ciò che diventa.” scrisse il filosofo.

L’alcol fu la “soluzione“ proposta nel film per dissolvere l’angoscia del ragazzo, invece per Kierkegaard, l’unica soluzione è la fede religiosa in colui al quale “tutto è possibile.”

Tra birre, vodka (Smirnoff) e vodka tonic a colazione, vino rosso, bianco, Champagne e shottini, tutto viene assorbito in modo da portare all’ebbrezza il più rapidamente possibile. Il poeta T.S Eliot scrisse che “il genere umano non può sopportare troppa realtà.”

Ma questa ebbrezza è la soluzione?

Valérie Humbert

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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