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Degustazioni

Terlaner Rarity 2008 Cantina di Terlano

Pubblicato

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La mia video degustazione sul canale You Tube

La scorsa settimana, lunedì 4, ho avuto il piacere di partecipare via Zoom, insieme ad altri colleghi e ad una serie di nesci (oggi alle aziende piace fare così, mettere insieme persone che di vino ne sanno con altri carneadi pescati chissà dove…) ad una degustazione di quattro vini bianchi (ottimamente curata dalla brava p.r. Eva Ploner dello studio Daviso di Bolzano) proposti da quella che più volte ho definito la migliore cantina sociale italiana, la Cantina produttori (ma a me che l’ho conosciuta già nei primi anni Ottanta piace chiamarla come si chiamava allora, ovvero Kellereigenossenchaft) di Terlano.

Una località unica Terlano, con qualcosa di magico e speciale, posta a mezza via tra Bolzano e Merano e dotata di un terroir unico, un conoide vulcanico, con terreni a base di rocce porfiriche rosse, “pietre quarzifere costituite da minerali come il quarzo e i feldspati, su una matrice di base che va dalla grana fine alla struttura vetrosa”, dove dagli anni Sessanta-Settanta nascono vini che fanno la nobilitate non solo dell’Alto Adige – Süd Tirol ma di tutta la produzione vitivinicola italiana.

Per 40 anni il dominus, il kaiser di questa Cantina è stato il più grande kellemeister della storia del vino sud tirolese (con buona pace del mio coetaneo, l’ottimo Hans Terzer) ovvero Sebastian Stocker, che ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare, e di cui serbo un ricordo indelebile, anche di qualche degustazione fatta in cantina dove era presente un altro mago, il mio Maestro Giorgio Grai. Stocker aveva la capacità unica e rara di produrre vini bianchi che anche senza il ricorso alla barrique (deo gratias!) avevano la capacità di evolvere e durare splendidamente nel tempo, anche decenni.

Oggi a reggere le sorti tecnico-enologiche della cantina di Terlano è un bravo enologo come Rudi Kofler (la parte commerciale è curata, ormai da una vita, da Klaus Gasser) che dal 2008 si occupa, dopo l’accordo tra le due cantine, anche della produzione dei vini della cantina di Andriano, condizioni completamente diverse, terreni calcarei, posta dall’altra parte della Valle dell’Adige.

Nella nostra degustazione via Zoom abbiamo potuto degustare quattro vini:

Cantina Terlano – Terlaner I (Primo) Grande Cuvée 2018

Cantina Terlano – Pinot Bianco Rarity 2008

Cantina Andriano – Andrius Sauvignon Blanc 2019

Cantina Andriano – Doran Chardonnay Riserva 2018

 

Devo confessarlo, a costo di apparire un po’ iconoclasta, i vini mi sono piaciuti, ma nessuno mi ha entusiasmato. La sorpresa più grande è venuta dall’ottimo Sauvignon blanc 2019 Andrius di Andriano, varietale al punto giusto, con una spettacolare nota di sambuco (holunder) e frutta esotica, senza nessuna nota verde o vegetale, ottenuto da terreni  rossastri e argillosi di roccia calcarea, con stratificazioni di pietra dolomitica bianca, una vinificazione che prevede la fermentazione a temperatura controllata in acciaio, maturazione sui lieviti per 6 mesi, in parte in acciaio (70%) e parte in botti di legno grandi (30%).

Mi è piaciuta, ma senza farmi uscire di testa, la Grande Cuvée 2018, una cuvée composta per il 65% da Pinot bianco, 32% Chardonnay e 3% di Sauvignon, da vigne poste tra 550 e 600 metri per il Pinot bianco, a 330-350 metri per le altre due uve, fermentazione lenta in botti di rovere da 12 ettolitri, malolattica e affinamento per 12 mesi sui lieviti ancora in botti di legno grande, imbottigliato lo scorso agosto 2020. Un vino ancora molto giovane, che è stato un delitto bere ora, considerando che è prodotto in poco più di 3300 esemplari.

Molto buono, ma, ripeto, non sono impazzito, il vino che a Terlano chiamano, con termine inglese, Rarity, annata 2008, un blend composto per l’85% da Pinot bianco (quel Pinot bianco da cui nasce il mitico Vorberg), 10% Chardonnay e 5% Sauvignon, da vigne intorno ai 600 metri di altezza, vino che fermenta in acciaio, compie la malolattica in grandi botti da 30 ettolitri e qui rimane un anno sui lieviti.

E poi trascorre una vita, undici anni, in acciaio, con imbottigliamento il 18 agosto dello scorso anno.

Gran bel vino e prezzo importante, intorno ai 100 euro. E come l’ho trovato? Non ve lo dico qui, ma vi rimando al mio racconto nella nuova video degustazione che ho postato sul mio canale You Tube (un grazie all’amico Emanuele Bottiroli, mio indispensabile supporto tecnico nella realizzazione di questi video).

Che dire se non brindare con voi con un teutonico zom wohl?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

 

 

 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giovanni
Giovanni
4 mesi fa

Il video dice una cosa,l’articolo un’altra, il vento soffia e la banderuola gira

Andrea Guerrini
Andrea Guerrini
4 mesi fa

Buongiorno Franco, concordo, ahinoi, appieno.
I vini di quella che fu la migliore cantina cooperativa d’Italia non sono più gli stessi. Ricordo tra le mie pietre miliari un meraviglioso Pinot Bianco (annata, non Vorberg) bevuto 3 o 4 anni addietro che non ha più niente a che vedere con i vini di oggi, nei top di gamma, alla ricerca di complessità di maniera che un tempo erano naturali. Per non parlare dei prezzi, passati dall’Oscar del rapporto prezzo qualità ai livelli di un Montrachet (o quasi).
Un caro saluto

Salvo
Salvo
3 mesi fa

Buongiorno. Io considero il vorberg(senza andare a spendere 100€ per il rarity) uno dei migliori bianchi d’Italia insieme al verdicchio del grande Ampelio Bucci.Parere personale.saluti.

Tendenza

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