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Enoriflessioni

Nuova testata ma vecchi vizi: anche So Wine food si arrende alla logica del marketing

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Un articolo sugli Etna bianco che grida vendetta al cospetto della Muntagna

Mi dispiace scrivere quello che segue, dovendo chiamare in causa un collega che conosco e stimo da anni come Alberto Schieppati. Uno che vanta un curriculum super, giornalista professionista dal 1989, editore e direttore di testate di successo sui temi dell’ospitalità e dell’enogastronomia, storico direttore responsabile di Bargiornale dal 1984 al 2000, e poi di altre come Artù, accademico del vino (AIV di Ginevra), sommelier ad honorem (AIS e ASI), membro delle giurie della critica a Masterchef, organizzatore di convegni e tavole rotonde, insomma uno importante, mica un piciu come me.

Avrei voluto semplicemente plaudire alla nascita di una nuova testata che lo vede direttore responsabile, il magazine mensile So Wine So Food, edito a Roma da K-lab, nelle versioni cartacea e on line. Lo avrei fatto in puro spirito di amicizia, perché ho grande rispetto di Alberto e lo considero un galantuomo in questo mondo di squali, piranha e farabutti che è ormai il mondo del giornalismo e della comunicazione sul vino e non certo per piatire una collaborazione.

Tanto lo so bene che per me, tanto più ora che sono diventato un reprobo e cyber bullist e altre stronzate da politicamente e giornalisticamente corretto, sulla sua e su altre testate non c’è posto. Me ne sono fatto una ragione e per certi versi ne sono orgoglioso.  

Questo avrei voluto fare, ma poi mi sono imbattuto in questo articolo, opera di una collaboratrice di Schieppati, Camilla Rocca, e un po’ perché di vini dell’Etna ho una certa passione e conoscenza e un po’ perché ho la fortuna di avere tra i miei collaboratori uno che l’Etna, la Muntagna, la conosce come le sue tasche, perché ci vive, ha un’enoteca fantastica, l’ha girata e la gira palmo a palmo e versante dopo versante, ovvero Renato Gangemi (ultimo suo articolo, pubblicato giusto ieri, questo) non ho potuto far finta di niente e dirmi, un po’ da paraculo, fregatene, è il giornale di un amico.

Eh no, porcaccia la miseria, proprio perché è un giornale diretto da uno Schieppati, non da un Tomaciotti o Bortocchione qualsiasi, non è concepibile che in un articolo dove vengono consigliati 5, non dico 10 o 20, quindi quei 5 devono essere imperdibili, di riferimento, incontournables direbbero en France, Etna bianco, si trovi posto per parlare dei vini di aziende importanti per il vino siciliano (ammesso e non concesso che lo siano veramente) come Planeta e Firriato (azienda addirittura definita “pioniera dell’enologia del Vulcano”) e di una non di fondamentale rilevanza come Cantine Nicosia e pur avendo fortunatamente selezionato Palmento Costanzo e Barone di Villagrande (per me più importante per rossi e rosati) ci si dimentichi, o proditoriamente o con sublime asineria, di nominare aziende fondamentali. Aziende che hanno fatto e fanno la storia e la nobilitate dell’Etna.

Aziende come Benanti con il suo mirabolante, paradigmatico Etna bianco Superiore Pietramarina, come Graci, il magico Mille Metri di Feudo Cavaliere di Margherita Platania, e poi l’Aurora di Salvo Foti. E sorvolo sui bianchi di Tenuta di Fessina, Tenuta delle Terre Nere, Tenute Bosco, Girolamo Russo, Pietradolce, sul Passobianco di Passopisciaro del Barone Franchetti…

Qualcuno dirà, beh, almeno l’articolista non ha completato la triade del marketing, ovvero Planeta – Firriato – Donnafugata,  omettendo quest’ultima. Vero, ma come motivo di consolazione è davvero magro… Per cui, come avrebbe detto il buon Gino Bartali, Gli’ è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Lino C.
Lino C.
2 mesi fa

Caro Franco,
certo che devi essere orgoglioso di te,sei unico, Le vittorie importanti,quelle che contano,e fanno la storia,prevedono e si vincono in salita,non altre.

Francani
Francani
2 mesi fa
Reply to  Lino C.

Meno male che è unico

Andrea V. A.
2 mesi fa

Devo ammetterlo, questa volta sono tremendamente d’accordo con Ziliani, nulla da aggiungere e onore al merito.
Da appassionato dell’Etna, un articolo con quei nomi rende tristemente commerciale, mero articolo da grande distribuzione, ‘a Muntagna, che invece merita tutt’altra attenzione, al di là del fatto che sia di tendenza quasi come Clubhouse o La regina degli scacchi. Attenzione che poteva essere veicolata attraverso i nomi citati, di chi l’Etna lo ha vissuto, ne conosce le contrade e ha sudato negli anni dell’oblio per farlo conoscere, senza compromessi. Gli uomini etnei, di fotiana memoria, fra i quali non si può prescindere dallo stesso Salvo Foti.
Concluderei notando che ai nomi menzionati se ne potrebbero aggiungere altrettanti di piccoli artigiani che, a mio modestissimo e opinabile parere, sono molto più “imperdibili” di quelli riportati nell’articolo di So Wine Food.
Per chi volesse trovare l’Etna, quell’articolo non indirizza verso la Montagna.

Tendenza

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