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Degustazioni

Nebbiolo Doria: un grande rosso dall’Antico Piemonte

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Fermi o con le bollicine splendidi vin de terroir da un angolo di paradiso in Oltrepò Pavese

Maggio finisce e salvo imprevisti con l’arrivo di giugno estate incombe (il 21 giugno sarà il Solstizio d’estate) e con l’estate ed il caldo sarà più difficile, a meno di rinchiudersi in cantina o di stravolgimenti metereologici, bere rossi importanti.

Un motivo in più, prima che sia rosé and white and sparkling wines time, per godersi un buon Nebbiolo.

La cosa sorprendente, e divertente, è che per berlo questa volta non vi porto in Piemonte, la terra dove questo vitigno ha trovato il suo habitat ideale, oppure in Valtellina, bensì in una terra che a metà del ‘700 è entrata a far parte del Regno di Sardegna, da cui deriva anche il nome con cui talora è ancora ricordata, “Antico Piemonte”.

Sto parlando dell’Oltrepò Pavese dove il nobilissimo vitigno è presente in piccole quantità, in larghissima parte grazie al recupero fatto, dopo 20 anni di studio su un vecchio clone localmente chiamato nibiò, promosso nella sua splendida tenuta in Montalto Pavese (una delle zone più affascinanti dell’intero Oltrepò) da Andrea Doria, e poi inserito nelle varietà autorizzate.

Qui il vitigno, che richiede condizioni molto particolari per esprimersi, ha trovato una piccola heimat, grazie a terre bianche che hanno caratteristiche simili a quelle delle Langhe.

Pietro Doria, il fondatore dell’azienda, ha avuto un percorso di vita molto complesso: sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale e deportato a Dachau, dopo la prigionia è riuscito a riavviare l’attività prima di passarla ai figli Bruno ed Adriano, rimasti fino al 1996 e a loro volta a Andrea e Davide Doria e da oltre vent’anni dal bravissimo agronomo ed enologo laziale Daniele Manini.

Doria significa anche una struttura agrituristica splendida, La Colombina, premiata tra le 150 aziende più longeve d’Italia e iscritta nel registro delle Aziende Storiche Italiane, una tenuta di oltre 70 ettari di cui 32 vitati, a Riesling, Barbera, Croatina, Nebbiolo e Pinot Nero, e si fa notare per una produzione di vini di grande e particolare personalità.

Il Riesling renano è il piatto forte della casa, in versione riserva, ora è in commercio il 2015, chiamato Roncobianco, bianco di spiccata mineralità, dagli aromi intensi e complessi di agrumi, pietra focaia, miele, nocciola fresca, grasso e opulento, ricco eppure fresco e teso, ma anche trattato come sorprendente metodo classico con lunghissima permanenza sui lieviti, 100 mesi (in commercio il 2011) vino di eleganza splendente, dal perlage finissimo e tumultuoso, estremamente sapido, affilato, dotato di un’energia incredibile, di una bellezza espressiva unica.

Ma è sul Nebbiolo che Manini e i Doria danno la misura della loro grandezza. Ho già scritto dello splendido Rosé metodo classico, un Brut di Nebbiolo con un dosaggio di 5,5 grammi, che riassaggiato nella sua più recente versione mi ha nuovamente colpito con il suo colore rosa tenue, cipria, corallo pallido, i profumi di rosa canina e cacao, di lamponi e ribes, il tannino delicato ma presente al gusto largo, suadente, succoso, di persistenza lunghissima e carnosa. Però sono stato più che conquistato dal Nebbiolo 2018 A.D., dedicato ad Adriano Doria, viticultore-ricercatore che ha sempre creduto nel recupero delle vecchie varietà autoctone, Nebbiolo in primis, per la produzione di grandi vini.

Un vino prodotto con attente cure in vigna e cantina, dove “la prima lavorazione è tradizionale ed effettuata senza l’ausilio di tecniche impattanti; l’accurata lavorazione, secondo logiche bio, prevede l’utilizzo solo di prodotti naturali. La vinificazione avviene con l’uso di soli rimontaggi ed a fermentazione naturale. La fermentazione malo-lattica avviene in vasche a temperature controllate ed è spontanea visto il basso contenuto di solfiti naturali. In seguito l’affinamento in tonneaux per oltre due anni. La fase finale, nata la cuvèe, prevede solo “fusioni” da tecniche bio e naturali e dopo circa sei mesi il vino viene imbottigliato senza filtrazioni”.

Un Nebbiolo dalla personalità tutta sua, dal carattere direi quasi mediterraneo, colore rubino intenso, fitto ma brillante, e un naso dove spiccano note di liquirizia, rosmarino, pepe nero, tabacco, prugna, un tono quasi goudroneggiante, e una bocca ricca, carnosa, larga, persistente, di grande ampiezza e impegno, tannino presente, terroso ma non aggressivo, e una struttura importante ma un equilibrio, una piacevolezza, un nerbo sapido che non sempre anche in Langa è agevole trovare.

Doria ne consiglia l’abbinamento a “cacciagione preparata sia alla brace che stufata, ottima con il cervo”, oppure a funghi e tartufo, e anche con pomodoro ed il ragù, e sostiene che regge bene “con lo speziato e perfino con il piccante”.

Io l’ho trovato semplicemente buonissimo, dotato di un carattere non solo varietale, ma da grande “vin de terroir” che in terra oltrepadana è merce davvero rara.

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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