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Particelle di saggezza nel bicchiere

Napoleone se ne intendeva: il suo vino preferito? Lo Gevrey-Chambertin

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Particelle di saggezza nel bicchiere di Valérie Humbert a due secoli dalla morte dell’Imperatore

Pochi giorni fa il mondo intero, non solo la Francia, ha celebrato i duecento anni dalla morte di un personaggio storico immenso, Napoleone Bonaparte, diventato imperatore con il nome di Napoleone I (da leggere le biografie che gli ha dedicato il grande storico francese Max Gallo).

Molti, anche il Presidente Emmanuel Macron, ne hanno rievocato le straordinarie doti di guerriero e stratega, ma non tutti sanno che Napoleone amava anche il vino. Poteva dunque la nostra preziosa saggista e moderna enciclopedista, Madame Valérie Humbert, non indagare e raccontarci quali erano i vini preferiti dell’Empereur e come amava consumarli? Il risultato è un racconto impeccabile, come sempre. Buona lettura!

Il 5 maggio 1821, duecento anni fa, moriva a 51 anni sull’isola di Santa Elena l’imperatore Napoleone I, una delle figure più complesse e imprescindibili della storia francese e mondiale.

I suoi difensori lo celebrano come uno stratega militare e iniziatore dello Stato moderno (creazione del codice civile, dei licei, della Corte dei Conti, dei Consiglio di Stato o dei prefetti…) e i suoi critici lo accusano di aver provocato circa un milione di morti durante le sue campagne militari e di aver ristabilito la schiavitù nel 1802. Il suo interesse per certi vini è stato però poco messo in luce. Informazione futile? Il poeta portoghese Fernando Pessoa scrisse: “Cultura non è leggere molto, né sapere molto: è conoscere molto.”

Il primo vino che bevve il giovane Bonaparte fu quello dei vigneti della famiglia, chiamato la Sposata, localizzati a qualche chilometro da Ajaccio, nella località Bacciochi. Era, secondo lui, il primo vigneto della Corsica… ed era “grande e considerabile”. (Non si sa quale fosse il vitigno piantato, ma esistono vari vitigni autoctoni della Corsica che furono, almeno alcuni, probabilmente usati: sciaccarellu, niellucciu, élégante, cinsault, vermentinu, rimenese, codivarta, genovese, carcajolo, aleaticu, morescone, minustellu).  

Fabrizio Bucella, professore universitario, fisico, direttore dell’École Inter Wine & Dine ci informa sulle preferenze dell’imperatore: “La passione di Napoleone non era solo focalizzata sulla politica – il vino ne faceva anche parte. Il numero uno sembra essere lo Gevrey-Chambertin*, vino rosso della Borgogna. Il suo primo valletto pubblicò le sue memorie nel 1830, rivelando la vita quotidiana dell’imperatore. Beveva ordinariamente del vino di Chambertin, ma raramente puro, e non più di una mezza bottiglia a pasto. Il pranzo era servito alle ore 18 e non stava più di 18 minuti a tavola. Non beveva nessun liquore dopo pranzo”.

*(Dal 1936, lo Gevrey Chambertin è protetto sotto l’Appellation d’Origine Contrôlée. (AOC). I vini di questa appellation sono prodotti intorno al comune dello stesso nome nei vigneti della Côte de Nuits. La vinificazione è unicamente autorizzata per l’uso del Pinot noir).

Bisogna sapere che nel Premier Empire, c’era un trucchetto abbastanza astuto sui vini. Si chiamava la pratica delle equivalenze. Un négociant borgognone poteva sostituire una “appellation” con un’altra, giudicata equivalente, rispettando gli usi secolari, in modo tale che entrambe la parti ne uscivano soddisfatte. Christophe Lucand, uno storico, professore all’università di Borgogna e sindaco di Gevrey-Chambertin ci spiega questa sottigliezza nella sua tesi di dottorato.  

“I vini rossi della Côte de Nuits, provenienti da parcelle di seconda e terza cuvées dei comuni di Morey, di Brochon o di Fixin sono commercializzati sotto la denominazione di Gevrey-Chambertin. A Fixin, i vini classificati in prima “cuvée” dei climat de la Perrière, Clos du Chapitre, Les Arvelets, les Hervelets ou Aux Cheusots, rappresentano l’eccellenza e sono giudicati equivalenti ai climats del chambertin e del chambertin Clos de Bèzes. Possono essere associati l’uno all’altro e sostituiti secondo le richieste della clientela.

Adesso che il trucchetto è stato svelato e sapendo che Napoleone beveva solo dello Chambertin, si capisce che questo vino poteva essere sostituito da alcuni climats di Fixin, che non è lontano, ma che non è Gevrey. La pratica delle equivalenze sembra ingannevole ma era accettabile 130 anni fa.” 

Bourienne, il suo segretario particolare, rivelò nelle sue memorie come Napoleone fece imbarcare per la spedizione in Egitto una tale quantità di bottiglie di Chambertin che non riuscì a berle tutte. Il vino attraversò due volte il Mediterraneo e il deserto per essere riportato a Fréjus. Con sorpresa generale di tutti il vino era tanto buono all’arrivo che alla partenza, assicurando a questo cru una reputazione di grande “vin de garde”.

Era la Maison Soupé et Pierrugues che consegnava regolarmente a Napoleone il suo Chambertin, abitualmente tra circa 5 a 6 anni di età. Frédéric Masson, uno dei grandi storici dell’Empire, scrive che Napoleone beveva sempre il suo chambertin “très trempé d’eau” (molto diluito nell’acqua). Non mancava di tagliare il suo chambertin con lo stesso volume di acqua. Attento alle spese, aveva contrattato con il suo fornitore il prezzo della bottiglia a 6 franchi e non di più.

Durante i grandi freddi della campagna di Russia, nel 1812, il suo primo ufficiale conservava il vino contro il petto per poter, ad ogni momento, servire il vino alla buona temperatura. Si dice che durante la battaglia di Waterloo Napoleone non avrebbe bevuto il suo bicchiere di chambertin.

Durante il suo esilio Napoleone confidò al suo valletto Marchand: “Credimi Marchand, quando non sarò più di questo mondo, compra un pezzo di terra in Borgogna, è la terra dei coraggiosi. Io sono amato lì e tu sarai amato anche lì grazie a me.”

Il secondo vino preferito da Napoleone era il predecessore del Pouilly fumé di oggi. Questo vino bianco, prodotto con il Sauvignon blanc, proviene dalla regione viticola della Vallée de la Loire. Il supplemento “fumé” (affumicato) fa allusione ai suoi aromi caratteristici di pierre à feu (pietra focaia), il suolo sul quale è coltivata l’uva.

Oltre a questi due vini, Napoleone apprezzava bere un bicchiere di Champagne, ma senza mai dimenticare di aggiungere lo stesso volume di acqua: era quella che chiamava la sua “limonade” cioè la sua gassosa.

Quando Napoleone visitò le cantine di Moët de Chandon nel 1807 usò la sciabola per aprire una bottiglia (la bottiglia non era dégorgée e il tappo di sughero era mantenuto con una graffa; senza gli strumenti giusti era impossibile bere lo Champagne), da quel momento La Maison fece del “sabrage”, un suo spirito nobile. Una delle cuvée della maison de Champagne Moët & Chandon si nomina sempre “Cuvée Imperiale” in onore dell’imperatore. Il famoso Brut Impérial è nato nel 1869 anno del centenario della nascita di Napoleone Bonaparte. Si tratta del Brut della Champagne più venduto e si dice che una bottiglia viene stappata ogni minuto nel mondo!

Cosa beveva Napoleone durante il suo esilio all’isola di Santa Elena?

Dal 1815 al 1821, durante il suo esilio forzato, Napoleone beveva il Clairet, vino bordolese. Ma non si sa da quale Château o domaine. Il memorialista Emmanuel de Las Cases gli mandava anche del vino pregiato prodotto al Capo, a Constantia, in Africa del Sud. Chiamato “le Vin de Constance”, era prodotto dalla maison Klein Constantia, fondata nel 1685 da Simon van der Stel. Questo vino fu apprezzato dalla maggior parte delle corti europee nel XVIII e XIX secoli. Dopo che la filossera distrusse i suoi vigneti, la produzione si fermò per un secolo fino all’acquisto della tenuta Klein Constantia nel 1980 dalla famiglia Jooste, che portò alla rinascita della tenuta e del Vin de Constance.

La scheda descrittiva del Vin de Constance del 2017 può aiutare a riscoprire i profumi di questo vino così elogiato che Napoleone sorseggiò durante i suoi 6 anni di esilio. Il vitigno è il Muscat de Frontignan, tasso alcolico 14 gradi.

“Colore oro puro, al naso presenta un impatto invitante, seguito da aromi precisi ma delicati di fiori bianchi, agrumi maturi e un tocco di acqua di rose e mandorle. Al palato è in perfetta armonia con una sensuale sensazione in bocca. I sapori di frutta a polpa bianca, litchi, scorza di agrumi e di spezie abbondano creando un equilibrio ideale. Si conclude con un lungo finale vibrante e complesso.”

(Nel sito www.italvinus.it sulla scheda descrittiva di questo vino è stato riportato il Sauvignon Blanc come uva utilizzata. Naturalmente è un errore grave. Nel 2016 una bottiglia di Grand Constance del 1821 è stata venduta in un’asta online a 1550 euro. Ne rimarrebbero circa una dozzina di bottiglie nel mondo secondo gli esperti. Questa bottiglia proveniva da una collezione privata francese).

Nei numerosi racconti relativi alla morte di Napoleone, si racconta che sia stato probabilmente avvelenato con l’arsenico (che non ha nessun odore) forse tramite il vino che beveva o dal cibo, ma sono solo supposizioni.

Per concludere su una nota profumata e alcolica, Charles Baudelaire cita questo vino nel suo poema XXVI- Sed non satiata delle Fleurs du Mal:

“Je préfère au Constance*, à l’opium, au Nuits*,

L’élixir de ta bouche où l’amour se pavane ;

Quand vers toi mes désirs partent en caravane,

Tes yeux sont la citerne où boivent mes ennuis. »

(* ci sono certe traduzioni italiane che hanno messo Porto al posto di Constance e ancora peggio il sostantivo costanza, modificando il senso e la bellezza del poema. Nuits è stato tradotto ogni tanto come notti, ma in questa poesia si tratta del vino della Borgogna Nuits-Saint-Georges. Vedere gli errori: www.poetz.it, www.poesiainrete.com, www.la-poesia.it ecc.).

Baudelaire preferiva la sua musa Jeanne Duval a qualunque grande vino e Napoleone?

Avrebbe preferito senza dubbio la libertà allo Chambertin o al Constance.  Ma nessuno può biasimarlo.

 

Valérie Humbert

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marco M.
Marco M.
4 mesi fa

Complimenti Madame Humbert è sempre un piacere leggere i Suoi scritti.
Con questo articolo Le ci apre una finestra sulla storia del vino nella Francia tra fine 700 ed inizio 800 legata ad un personaggio storico molto famoso e lo fa con uno stile impeccabile leggero, raffinato ed elegante.
Complimenti ancora

Trentino al Sud
Trentino al Sud
4 mesi fa

Ecco che ritorna in chiaro il vino corretto con un po’ d’acqua.
E’ dal tempo dei Sanniti e poi di tutti gli altri per finire ai Romani e ad Alpicio chef ante litteram. C’è da pensarci un po’ dato che mio Nonno (1875) beveva i vini “forti” allungati e quelli più leggeri che chiamava “acquarol” al naturale.
Tra questi c’era il Merlot di allora, che aveva proprio quel colore : 1960 e prima.

Trentino al Sud
Trentino al Sud
4 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Vuol dire che si può bere acqua e vino, senza essere criticati. Come Napoleone appunto.

Marcello Sensi
Marcello Sensi
4 mesi fa

Beh, si tratta di una consuetudine che nel caso specifico si puo’ condonare, visto che le regole non si applicano ai geni. Per noi comuni mortali una pratica siffatta e’ quantomeno esecrabile. Del resto ” le petit caporal” era un uomo estremamente frugale ed insensibile ai piaceri della buona tavola. Mi piace ricordare che la sua genialita’ era ampiamente riconosciuta anche dal suoi piu’ fieri avversari, Chateaubriand in primis. Queste erinni che cercano di sminuirne la grandezza a causa della sua misoginia sono assolutamente patetiche. Personalmente nutro grande ammirazione per lui, ma non venerazione. Quella la riservo a Maximilien Robespierre

Marco M 2
Marco M 2
4 mesi fa

Non si capisce proprio…. si associa sempre Napoleon allo Chambertin (notorio grand cru), ma l’autrice non lo nomina nemmeno una volta e lo confonde con il Gevrey-Charmbertin (village). Peraltro il villaggio di Gevrey prende il nome di Gevrey-Chambertin solo nel 1847, quindi ben dopo la morte di Napoleone.

Valérie Humbert
Valérie Humbert
4 mesi fa
Reply to  Marco M 2

Con i suoi 550 ettari il Gevrey-Chambertin è il vitigno più grande della Côte d’Or, vino lodato da Victor Hugo e bevuto da Napoleone I.
Nel 1847, per ordine reale di Louis- Philippe, Gevrey è il primo comune viticoloa autorizzato ad aggiungere al nome il nome del suo “grand cru : Gevrey diventa Gevrey-Chambertin. La citazione più antica di “climat” data del 1584 ed è il Chambertin.
Da un lato si pensa che Napoleone bevesse il grand cru Chambertin, ma come spiega Fabrizio Bucella, professore universitario, fisico, direttore dell’École Inter Wine & Dine:
“La passione di Napoleone non era solo focalizzata sulla politica – il vino ne faceva anche parte. Il numero uno sembra essere il Gevrey-Chambertin, vino rosso della Borgogna.”
Non si sa da quali parcelle o climat di Gevrey-Chambertin provenisse il vino per Napoleone, inoltre con la pratica delle equivalenze poteva essere un vino prodotto a Fixin o Brochon o un altro.
Il primo valletto di Napoleone e anche altri ricordano che Napoleone beveva il vino di chambertin ma in realtà era un vino prodotto nella zona di Gevrey-Chambertin con le stesse caratteristiche qualitative.
Nel 1855, il classement di Jules Lavallé elenca 12 grand crus oltre il Chambertin :
Chambertin Clos de Bèze, Chapelle-Chambertin, Chapelle-Chambertin (Gémaux), Charmes-Chambertin Haut, Charmes-Chambertin Bas, Mazoyères-Chambertin, Griotte-Chambertin, Latricières-Chambertin, Mazis-Chambertin Haut, Mazi-Chambertin Bas, Ruchottes-Chambertin Dessus, Ruchottes-Chambertin Bas.
Secondo un aneddoto, Napoleone aggiungeva dell’acqua ghiacciata nel suo rosso. 
Al rientro delle bottiglie di chambertin dall’Egitto, una grande quantità era trasformata in aceto, in effetti non si aggiungevano solfiti, quindi il vino non reggeva i lunghi viaggi. Gli inglesi lo sapevano e per evitare che Napoleone credesse che volevano avvelenarlo non hanno mai portato del chambertin a Sant’Elena. 
 

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