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Degustazioni

Langhe Nebbiolo 2019 Stefano Occhetti

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A Nebbiolo star is born

Devo assolutamente fare ammenda con voi lettori nebbiolisti perché di questo autentico gioiello avrei dovuto già scrivere da alcuni mesi, da quando due bottiglie di questo Langhe Nebbiolo 2019, che avrebbe tutti i titoli per definirsi Roero, visto che la vigna, Occhetti, lo stesso nome del produttore, Stefano, è in Roero, sono arrivate nella mia cantina.

Non so perché abbia tardato ad aprirle e magari avrebbero riposato lì ancora diverso tempo se sabato mattina una cara amica, che io chiamo “la Zarina”, ma il cui vero nome è Viktorija Blazevic, che a febbraio ho portato meco prima da Green Pea alla corte di Oscar Farinetti e poi a degustare 66 Alta Langa a Cocconato d’Asti (li ha retti tutti con nonchalance, è giovane e bellissima Donna in gamba, madre di due bellissimi figli, e adora come me il Nebbiolo) non mi avesse chiamato chiedendomi: sai dove sono?

Lei abita tra Torino ed il Roero e sabato mattina si è liberata da impegni familiari, ha inforcato la bici e se n’è andata in quel posto bellissimo che è Monteu Roero, cuore pulsante (ne è stato per anni benemerito Sindic il mio amico Giovanni Negro, alias Angelo Negro winery: mi sorge un dubbio, se e quando entrerà in vigore l’immonda legge Zan, i miei amici dovranno cambiare cognome in omaggio al politicamente corretto?) della zona vinicola sponda sinistra Tanaro, la magnifica zona nota come Roero.

Patria dell’Arneis, che se qualcuno si azzarda ancora a chiamare “Nebbiolo bianco” lo prendo a male parole o peggio, ma anche la terra dove volendo, quando non si indulge al fanatismo nostalgico, come fanno alcuni patetici produttori, barricadieri persi e privi di buon senso e feeling con i gusti del consumatore, si possono ottenere, dalla Barbera, ma anche da Monsù Nebbiolo, eccellenti vini.

La Zarina mi ha detto: ciao, sono da Stefano Occhetti, quando ti decidi a provare il suo Langhe Nebbiolo? e mi ha passato Stefano. Touché, ho bofonchiato, imbarazzato, alcune parole di circostanza, scusandomi per non avere sturato ancora la buta della sua prima creatura (lui è un “pazzo scatenato” che ha lasciato un’avviata carriera da ingegnere con un master in Business Administration e faceva parte del Collège des Ingénieurs, ha vissuto a Roma, Parigi e in Norvegia, ma nel 2019 ha sentito il richiamo della terra, cherchez la femme, e se n’è tornato in Roero a fare il viticoltore come i suoi nonni)  e domenica sono corso in cantina a recuperare il vino.

Il tempo di farlo riposare un giorno e lunedì sera, molto incuriosito dalle parole entusiaste di Viktorija e ricordando che Occhetti ha avuto come punto di riferimento uno come Roberto Voerzio, mica Matteo Ascheri o Piero Ratti (non so se mi spiego,) e che in un paio di chiacchierate telefoniche con lui mi era sembrato un tipo sveglio dalle idee chiare ( mi ricordo una sua battuta riferita ad alcuni miei articoli che non erano proprio teneri nei confronti dei vertici del Consorzio Roero: “francamente, ho sempre visto il Roero promosso più dai singoli produttori che dal consorzio. La mia sensazione, da new entry quale la mia, è sicuramente quella che ha simpaticamente denunciato: l’inesistenza di un soggetto forte che promuove il territorio con convinzione e senza conflitti di interesse “ e poi “qui però devo smentirla, il consorzio è vivo e vegeto, in due anni mi ha contattato per ben 2 volte, esattamente quando dovevo versare l’erga omnes!!”, mi sono accinto all’assaggio con grande curiosità.

Pensando tra l’altro che Occhetti è uno che non si era nascosto dietro ad un dito e dimostrava indipendenza di giudizio e nessuno zerbinamento nei confronti dei poteri forti, che ci sono non solo ad Alba – Pyongyang, ma anche in Roero, e letti i miei articoli sulla questione Valmaggiore mi aveva scritto: “non lo so, io devo ancora crearmi una posizione a favore di una o l’altra DOC… è ovvio che io amerei vedere il mio territorio valorizzato al massimo, e forse questo può e deve avvenire solo con la valorizzazione della DOCG Roero. Secondo me però c’è un pasticcio a livello di disciplinari… Langhe nebbiolo, Nebbiolo d’alba, Roero… tutto permesso e senza logiche corrette.

Almeno, io da neo-produttore ho avuto molte difficoltà a decidere quale fosse la mia prima etichetta: il cuore avrebbe voluto farmi uscire con solo Roero, ragionamenti di mercato e di portafoglio mi hanno spinto prima verso Nebbiolo d’Alba e verso Langhe Nebbiolo e Roero poi. Col tempo penso virerò, su cosa ancora non so. Io poi, che ho una vigna agli Occhetti, e che mi chiamo così, non ha idea delle “paturnie” che mi sono fatto su come e quando usare questo nome… Sul convincere i grandi di Langa… anche lì lei ha detto bene: può essere solo un’azione politica a portare a questo risultato, non certo un’opera di buon cuore da parte dei colonizzatori d’Oltre Tanaro. Ma torniamo li: c’è davvero interesse?”.

E ancora: “Insomma… penso che lo status quo verrà rotto solo da chi ha voglia e necessità davvero di romperlo… non da chi nello status quo sta bene: quindi bene quello che sta facendo il gruppo dei solo Roero (di cui Faccenda, Oggero…) e altri, ma manca qualcosa, manca ancora un gruppo più esteso di produttori affamati che si associno seriamente per far crescere il Roero”.

Con questi presupposti, anche se mi fa un po’ girare le scatole che il suo sito Internet sia in inglese e non anche in italiano (o meglio ancora piemunteis) e considerando che Occhetti per il suo Nebbiolo proveniente da vigne di sessant’anni in Monteu Roero (Occhetti) e Vezza d’Alba (Sanche), Occhetti esposto a sud, Sanche a sud ovest, su terreni entrambi sabbiosi, ha detto “barrique no grazie” e ha fatto fare la fermentazione, con lieviti spontanei non selezionati, in acciaio o cemento, poi ha svinato è ha fatto fare la malolattica in un tino da 25 ettolitri di Garbellotto e poi dopo aver di nuovo svinato ha di nuovo rimesso nel tino fino a metà giugno circa, il vino non poteva che piacermi.

Non avrei immaginato però mi potesse piacere a tal punto. Recentemente ero rimasto stupefatto, per la sua complessità, la sua grandezza, dal Roero riserva Ciabot San Giorgio 2015 dei Negro, e da due potenziali Roero, proposti come Nebbiolo d’Alba, quello di Bruno Giacosa e quello di Giacomo Vico, ma qui, acciperbacco, non siamo di molto lontani.

Eleganza, armonia, complessità, freschezza, struttura importante ma al servizio di una grande piacevolezza i punti cardinali di questo Langhe Nebbiolo 2019 che spero di poter presto salutare come Roero Docg.

Innanzitutto, guardate le foto che lo ritraggono nell’ampio ballon Wine Wings di Riedel, un colore bellissimo, inconfondibile, da Nebbiolo e Nebbiolo del Roero, rubino brillante, luminoso, che qualche pirla avvezzo all’uso del concentratore e della barrique troverà, stordito com’è, scarico.

E poi un naso che ti fa subito volare, (come gli Uccelli del capolavoro di quel genio che è stato e sarà sempre Franco Battiato, il Maestro sublime che oggi ci ha lasciato per percorrere altre traiettorie secondo propri “codici di geometria esistenziale”) fragrante, accattivante, delicato, ma profondo, ricco di mille sfumature cangianti a comporre una tavolozza variegata: ribes, lampone, fragola di bosco, rosa canina, rosmarino, un tocco di cacao, una spruzzatina di amaretto e nocciola, un ricordo di prugna e tanta tanta terra…

Bocca ampia, con tannino che si fa sentire, che è presente ma non ti aggredisce ma ti accarezza e riscalda, che ti dà il centro di gravità permanente del vino, un tannino sottolineato e terroso che apre ad una suadenza, ad una dolcezza di frutto, ad una persistenza e piacevolezza lunga davvero emozionanti.

Posso dirlo? Lo dico, un Langhe Nebbiolo molto più ricco di carattere e personalità di tanti Barolini di La Morra e di una bella sfilza di Barbaresco. Un vino che ci fa capire che con Stefano Occhetti, vignaiolo per amore, a  star is born…

Azienda Agricola Occhetti Stefano
Frazione Occhetti, 64
12040 – Monteu Roero
occhettistefano@gmail.it  tel. 337 115 1214

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giancarlo
Giancarlo
1 mese fa

Buongiorno Sig. Franco! A proposito di sito in inglese… se non ho visto male, si propongono dei “salad biscuits” insieme al vino. Ma sono biscotti salati. Salty? Savoury?

Tendenza

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