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Particelle di saggezza nel bicchiere

IGT Toscana “La Pineta” 2019 Podere Monastero

Pubblicato

il

Particelle di saggezza nel bicchiere di Valérie Humbert

Che dire, non le bastava averci raccontato, grazie alla sua erudizione e raffinata cultura, e con il suo stile inimitabile, che Napoleone prediligeva lo Gevrey-Chambertin, che già ai tempi di Shakespeare gli inglesi apprezzavano lo Sherry, a quando risale la bevanda alcolica più antica del mondo, e averci deliziato con variazioni enoiche tra Kierkegaard, Mozart e Antonello da Messina, e criticato in maniera circostanziata il Museo del vino di Barolo, oggi Madame Valérie Humbert ci (mi) insegna come descrivere in maniera dettagliata e completa non un vino della sua Bourgogne, ma un Pinot nero prodotto in terra toscana, o meglio, nel cuore del Chianti classico.

Leggo e rileggo e spero di imparare anch’io a scrivere chroniques vineuses così impeccabili… Chapeau…

La storia: Alessandro Cellai, enologo di origine toscana, lo scorso gennaio ha iniziato una nuova avventura presso l’azienda Vallepicciola di Castelnuovo Berardenga (SI). Ha lavorato per più di due decenni presso le aziende del gruppo Castellare. Ma circa 10 anni fa, Alessandro iniziò, per passione per il vitigno emblematico della Borgogna, una sfida personale ben sorprendente e coraggiosa. Decise di impiantare il Pinot nero, su circa 2 ettari, presso il Podere Monastero, realtà familiare, localizzato a Castellina in Chianti.

Il contesto: Il suo amore per il Pinot nero l’ha spinto a realizzare questa chicca enologica mettendo tutte le cure possibili per raggiungere il suo obbiettivo. Iniziò scegliendo un terreno poco argilloso ma ricco di scheletro, un ambiente pedoclimatico ben specifico: grande escursione termica tra giorno e notte, 500 metri di altezza, orientazione Est, pineti circostante presenza di un ruscello. Queste condizioni favorevoli impediscono la siccità e l’asfissia delle viti.

In seguito Alessandro Cellai si concentrò sulla scelta delle migliori barbatelle provenienti da selezioni rigorose presso vivai della Borgogna (clone 777: clone molto qualitativo, grappoli piccoli, potenziale in zucchero molto elevato, alto potenziale in polifenoli, i vini provenienti da questo clone sono vini “de garde”).

La bottiglia: L’estetica di una bottiglia ci dice molto di quello che vuole comunicare il suo produttore. Nel caso del Pinot nero “La Pineta”, si capisce immediatamente la cura del produttore. Ha scelto la Borgognotta, con un vetro molto spesso e un’incurvatura pronunciata nel fondo della bottiglia per garantire una migliore conservazione del vino, un tappo di una sorprendente qualità e lunghezza (5,5 cm del tappo con un sughero di alta qualità), delle barrique nuove di quercia dell’Allier (legno di grande qualità).

Degustazione: Vino: 100% Pinot nero

Colore: rosso rubino luminoso con alcuni riflessi porpora. Archetti importanti sul bicchiere.

Primo naso: Frutti rossi, lamponi, ciliegie, nocciolo di ciliegia e una punta di menta

Secondo naso: frutti rossi, una punta di menta, delicata mineralità, pepe grigio Palato: aromi intensi di frutti rossi, leggere note speziate, forte intensità, complessità, bella consistenza, acidità ben equilibrata, tannini presenti ma in evoluzione, bella persistenza. Retrogusto di ciliegie, salvia, liquirizia e pepe

Dopo 30 minuti: Frutti rossi maturi, ribes, prugne, leggere note minerali e note vegetali e speziate di pepe Buona salivazione (bella freschezza), tannini ben presenti, equilibrio con il legno. Aromi rimanenti nel bicchiere vuoto: frutti rossi maturi intensi.

Scheda tecnica del vino: La Pineta 2016, miglior pinot nero italiano premiato da Daniele Cernilli con 97/100. Uva 100% pinot nero.

Comune di produzione: Castellina in Chianti Gradi alcolici: 13,5 Altimetria dei vigneti: mt 495 Tipo terreno: medio impasto ricco di scheletro Sistema di allevamento: Guyot Densità dell’impatto: 5900 (in Borgogna a Clos de Vougeot l’impatto è di 9000 ceppi) Età delle viti: 5 anni Resa per ettaro in uva: 35 Ql (in Borgogna in genere sono tra 40 e 58 Ql) Vendemmia: metà settembre (la vendemmia viene eseguita manualmente con la selezione degli acini verso fine settembre (nel 2019 l’uva è stata raccolta il 29/30 settembre). Uso unico di lieviti indigeni Materia vasche di fermentazione: tinella di legno a temperatura controllata Temperatura di fermentazione: 26 gradi Durata di fermentazione: 12 giorni Fermentazione malolattica: svolta Tipo di affinamento: Barriques di Allier media tostatura (100% nuove) Durata affinamento pre imbottigliamento: 12 mesi Stabilizzazione del prodotto: naturale Senza filtrazione Quantità annuale prodotta: 4000 bottiglie Vendita: circa il 70 % all’estero.

Abbinamento vino/cibo: Proposta senza vincoli: Anatra (esempio: pappardelle al ragù di anatra), carni rosse: Chianina, Charolais, Angus, vitello con le spezie… Dolci con cioccolata fondente. Esempio: tortina al cioccolato fondente.

Caratteristiche da evidenziare: I punti essenziali del Pinot nero “la Pineta” sono: caratteristiche tipiche del Pinot Nero, grande cura nella scelta del luogo di impianto delle viti fino alla scelta della bottiglia: tutti i processi sono molto curati. Questo vino ha i tratti diversi da quelli dei vini della Borgogna. È evidente la sua provenienza da un territorio ricco di tradizione come la zona del Chianti Classico. Potremmo dire che la sua struttura rimane quella del Pinot nero, ma che la sua anima riflette quella del Chianti. Gli aromi sono intensi al naso, in bocca è ampio ed elegante con una bella struttura.

Rilievi estetici: Il piccolo disegno realizzato dallo scultore Konrad Winzer esprime, in parte, la cura dedicata a questo vino e la sua “fisionomia”. La notorietà e l’arte di quest’artista non vengono assolutamente messe in discussione. Ma c’è un’incoerenza tra il vino e il disegno del pino realizzato con qualche linea strutturale quasi architettonica colorata con nervosi tocchi di verde e terra di Siena. Malgrado l’analogia quasi evidente, mi permetto di suggerire, dovuto al lavoro preciso e delicato di Cellai, il pittore del trecento Simone Martini.

I suoi colori rossi splendenti, la luminosità eccezionale dell’oro, un linearismo elegante nei dipinti esprimono al meglio questo Pinot. Si tratta di capolavori di tecnicità, e Simone Martini, tal quale un grande orefice, “cesella” la tempera, rendendo il dipinto una raffinata e sensibile opera della scuola senese. Il Pinot di Cellai veste queste caratteristiche estetiche che devono risaltare nell’etichetta, unico scambio visivo esterno tra il produttore e il consumatore.

La poesia di Pablo Neruda intitolata “Dovete ascoltarmi”, tratta dalla raccolta L’uva e il vento del 1954, illustra perfettamente il lavoro di Cellai: “

“Io andai cantando errante

Tra le uve D’Europa

E sotto il vento,

sotto il vento in Asia.

Il meglio delle vite

e della vita,

la dolcezza della terra,

la pace pura,

andai raccogliendo,

errante raccogliendo.

Il meglio di una terra

e dell’altra

ho innalzato nella mia bocca

con il mio canto:

la libertà del vento,

la pace tra gli acini…”

Valérie Humbert

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marco M
Marco M
4 mesi fa

Madame Humbert ancora una volta ci regala un vero gioiello.
Quando ho letto il suo articolo ed ai rimandi alla pittura in esso contenuti l’ ho da subito accostato ad un prezioso dipinto.
Lei con la Sua scrittura ha il potere di incantarci.

Tendenza

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