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Interrogativi

Clamoroso nelle Langhe: Alba ora fa parte della Corea del nord?

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Cosa nasconde l’assordante silenzio sul rinnovo del Cda e del Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco?

Qualcuno, nella città sede della Ferrero o nei dintorni, su bricchi, sorì e colline, leggendo questo articolo magari obietterà: e provare a farti i ca..i tuoi Ziliani?

A parte il fatto che tornare ad occuparmi nuovamente di vini cui ho dedicato larga parte della mia attività professionale di giornalista attiene perfettamente a farmi gli affari miei, anche se non sono proprietario di un ettaro di vigna in quella zona, a costo da indurre qualche puntuale imbecille (mi leggono anche loro e poi vengono a commentare e poi gridano allo scandalo se non pubblico le loro stronzate) a venire a rompere le scatole, facendomi notare che torno a scrivere di qualcosa di cui non mi sarei più occupato, torno sulla vicenda del rinnovo del Cda e quindi della presidenza di quella cosa poverella che è ridotta ad essere il Consorzio del Barolo Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani.

Perché me ne occupo? Semplice, perché sulla vicenda è calato un silenzio strano, pesante e imbarazzante. Da quel che so le elezioni avrebbero dovuto avvenire nel corso del mese di aprile, ma siamo al 12 maggio e tutto tace. Queste dannate elezioni si svolgeranno e quando o anche in questo caso sarà intervenuto Nonno Mattarella per dire che votare in pandemia è pericoloso?  La situazione è allucinante e ormai sembra di essere non ad Alba, città medaglia d’oro al valore militare dal 1949, ma nella Palermo di Totò Riina, Tano Badalamenti e Bernardo Provenzano.

Nessuna donna e nessun uomo del mondo vitivinicolo albese mostra di avere gli attributi ed un minimo di senso del dovere, di spirito di sacrificio (è il Consorzio del Barolo Barbaresco da rilanciare mica quello del Valcalepio!) per candidarsi, per dire apertis verbis, magari facendosi intervistare dalla Gazzetta d’Alba o dalle pagine di Cuneo della Stampa o da TargatoCN, di essere disponibile ad impegnarsi per dare una svolta, nuove energie, nuove idee (oggi ce ne sono poche e confuse) ad un Consorzio che oggi come oggi fa ridere i polli.

Tutto tace, tutti silenti, tutti rassegnati ad accettare un nuovo mandato del corpulento presidente in carica che ha già manifestato (e ci mancherebbe altro, si è attaccato con doppio strato di vinavil alla poltrona) la propria disponibilità a restare? Tutti contenti di avere un personaggio di mediocre caratura presidente ancora per un altro triennio con tutti i problemi che il mondo del vino albese, il mondo del Barolo e del Barbaresco (ma anche a Dogliani hanno i loro bei problemini…) ha da affrontare e risolvere?

Mi sorge un dubbio, notando una certa rassomiglianza tra il robusto produttore di Bra ed il leader nord coreano Kim Jong-un: vuoi vedere che Alba e le Langhe hanno silenziosamente maturato una loro secessione e invece che alla Sicilia (dove non ci sono più i padrini di una volta) hanno pensato di chiedere l’annessione alla Corea del Nord? Alba come Pyongyang?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Livio
Livio
1 mese fa

Magari più semplicemente sta carica è più una rottura di palle che altro. Tipo fare il sindaco in un paesino. Lo fai per senso civico, ma spesso non è che sia una cosa molto ambita

Livio
Livio
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Questo non lo so. Ma, per quello che vedo io, non c e una grande corsa per poggiare le natiche su quella poltrona.
Lei conosce qcn che ci mira in maniera forte??

Last edited 1 mese fa by Livio
Alessandro Tonni
Alessandro Tonni
1 mese fa

Capita così un po’ da tutte le parti. Io che abito al mare, succede che a capo delle associazioni albergatori, mettano persone gestiscono piccole realtà, che hanno necessità di sistemare i loro problemi, piuttosto che cercare di unire la categoria. Succede la stessa cosa con gli artigiani ecc… Il classico problema italiano. Ognuno per la propria strada, mentre sarebbe giusto e consigliabile andarci tutti insieme. Il mondo del vino penso ne avrebbe assolutamente bisogno.

Simone N
Simone N
1 mese fa

Manca una visione. Un progetto di lungo respiro. Con una mano si vende sotto prezzo lo sfuso agli imbottigliatori, con l’altra si aumentano ogni anno i prezzi delle referenze più pregiate. Si cerca il super evento internazionale, nella speranza di conquistare nuovi mercati, poi però si lascia che vengano cambiati i colori delle Langhe, riempiendole di reti antigrandine. Un obbrobrio di cui nessuno parla. Resta poi da capire se queste reti abbiano effetti sul particolare microclima di alcune zone e su l’esposizione ai raggi solari. Argomento tabù. Non essendoci più quei personaggi che hanno fatto grandi queste denominazioni, rimane la pioggia di denari che in questi ultimi anni ha investito queste magnifiche colline e un interesse che ormai è circoscritto al proprio orticello. Il Consorzio ne è il riflesso. Ho saputo che in Italia i vini di Ascheri verranno distribuiti da una nota azienda del Chianti Classico. Complimenti.

Yvorio
Yvorio
1 mese fa

Il problema è reale. Stiamo assistendo ad un mutamento drastico dell’aspetto naturale del paesaggio di Langa, causato dalle reti antigrandine; un mutamento che giorno dopo giorno sta modificando quella che era una prospettiva naturale. Non vorrei sbagliare, ma in altre zone d’Italia sono vietate. Quanto al condizionamento del terroir d’origine è difficile a dirsi. Ci vorrebbe il parere di un agronomo.

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