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Degustazioni

Château Lafon Rochet 2014 Saint-Estèphe: il vino dipinto di giallo

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Simona Paparatto, sommelier A.I.S. varesina, di cui segnalo, oltre ai due pezzi già pubblicati di recente (questo e questo) e questo sugli Erbaluce di Caluso di Carlo Gnavi un eccellente articolo sullo Champagne Cristal di Roederer e quello dedicato ad un virtuoso del Nebbiolo di montagna, Giorgio Gianatti, nonché quello relativo al top wine australiano Penfolds Grange, e quello sugli amici Cavallotto di Castiglione Falletto, e quello sulla azienda agricola Comm.G.B.Burlotto di Verduno, ritorna raccontandoci di un grand vin de Bordeaux, il Saint-Estèphe Château Lafon Rochet 2014. Buona lettura

Il territorio di Bordeaux ha reso celebre la Francia per suoi pregevoli vini da sempre tra i più conosciuti ed apprezzati a livello mondiale, grazie anche ad una continua ricerca di qualità e perfezione. Complici sono state nel tempo, le particolari caratteristiche climatiche ed ambientali di questa grossa lingua di terra che dal 2016 prende il nome di Nuova Aquitania. Situata nella Francia sud-occidentale, tra Pirenei (versante sud), Massiccio Centrale (nord- est) ed Oceano Atlantico (ovest), sul 45° parallelo, è percorsa da due fiumi, Garonna e Dordogna (in direzione nord ovest), che si uniscono a nord della città di Bordeaux, in un estuario lungo 70 chilometri: la Gironda.

Vi si impongono estese ed ampie dune sabbiose, con la maestosa foresta di pini delle Landes a fare da frangivento (Landes de Guascogne). È l’oceano ha dare un’impronta incisiva al clima, con estati calde e molto soleggiate, ma percorse da forti venti ed inverni miti anche se molto, molto piovosi.

Suddivisa in 12 dipartimenti, con Bordeaux come capoluogo, questa è la patria di due vitigni complementari, con caratteristiche ed attitudini opposte: il Merlot, precoce ed adattabile che vuole terreni profondi, freddi e sottosuoli argillosi, ed il Cabernet Sauvignon, tardivo e capriccioso, con tannini ricchi ed eleganti, che richiede suoli caldi e sottosuoli ciottolosi. Insieme al Cabernet Franc, questi due grandissimi vitigni internazionali prendono parte alla composizione del taglio bordolese in cui il Cabernet Sauvignon si presenta, ossuto e tannico ed il Merlot assume caratteristiche di morbidezza e carnosità, con le quali rende il primo più mansueto.

Il Médoc (dal latino medium acquae, che significa terra tra le acque), è la zona più vicina al litorale, quindi più calda (condizione ottimale per la vigna che, quando vede il fiume è sempre una vigna di qualità!). Ciò consente una precoce maturazione delle uve ed il Merlot, seppur potente e di grande rilievo, diviene il secondo protagonista, dietro a “re” Cabernet Sauvignon! Proprio in questo cuore pulsante, sur la rive gauche, nel comune di Saint Estéphe, ha sede un’azienda vinicola prestigiosa e dal grande fascino: Château Lafon Rochet.

Conosciuto, nel XVII secolo, come Domaine Rochet, questo grande castello di proprietà di Antoinette de Guillemotes, divenne Château Lafon-Rochet, nel 1658, grazie al matrimonio di Antoniette con Etienne de Lafon, appartenendo a questa famiglia per oltre un secolo e mezzo.

Il 1855 fu un anno importantissimo per il domaine: Lafon Rochet rientrò nei 61 castelli di Bordeaux selezionati all’esposizione Universale di Parigi del 18 aprile, chiamato a far parte di quella che sarebbe diventata la celeberrima Classement des Grands Crus Classès, e divenendo uno dei quattordici Quatrième Grand Cru Classé, nella denominazioneSaint-Estéphe.

Fu la prima classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux e nacque dalla volontà da parte dell’imperatore Napoleone III, di avere un sistema di valutazione esclusivo, riferito e dedicato ai migliori vini di Bordeaux. I massimi esperti di vino del tempo, stilarono la classifica in funzione della rilevanza, del merito e dei costi di produzione degli châteaux, caratteristiche che ne delineavano l’altissima qualità.

I vini furono divisi in cinque cru, in ordine di importanza dal primo al quinto, tutti rossi e provenienti dal Médoc, tranne Chateau Haut-Brion che proveniva dalle Graves. Sauternes e Barzac furono invece gli unici bianchi (liquorosi) presi in considerazione, essendo, all’epoca, questa tipologia considerata marginale rispetto al notevole “spessore” dei rossi. È interessante notare come da quella data storica, non si siano mai più apportate modifiche alla classificazione (che, invece, avrebbe dovuto essere provvisoria), ad eccezione di Cantemerle che, nel settembre 1856, fu aggiunto al quinto cru, e di Château Mouton-Rothshild che, nel 1973, da 2ème fu elevato a 1ère Grand Cru Classé.

Negli anni successivi lo Château attraversò un periodo oscuro, durante il quale l’intero patrimonio familiare fu dilapidato dai discendenti, sino a quando, l’antesignano dell’attuale famiglia, Guy Tesseron, nel 1960, rilevò l’intera proprietà (con la maggior parte delle vigne da espiantare, poiché ridotte in pessimo stato), portando gli ettari vitati da 17 a 40. Il domaine, attualmente dimora della famiglia, fu completamente ricostruito, poiché sarebbe stato economicamente troppo oneroso il suo restauro. Con il tempo, Guy, colse i frutti del suo sacrificio, creando “vini sorprendenti per audacia e temperamento”, destinati a portare notorietà ed enormi consensi a livello mondiale.

Successivamente furono i suoi figli a percorrere sapientemente la strada da lui ben delineata. Uno di questi, Michel Tesseron, volendo apportare modifiche al color grigio “spento” della facciata, la fece ridipingere completamente, provando dapprima con il verde, poi con il rosso, scegliendo infine, uno splendido giallo ocra. Dello stesso colore furono realizzate anche le etichette dei suoi vini, ulteriore segno distintivo di crescita ed evoluzione.

Nel 2007 la proprietà passò al figlio di Michel, Basile (nipote dello stesso Alfred Tesseron che, oggi e dal 1999, conduce Château Pontet-Canet, insieme al fratello Gerard: precedentemente la famiglia gestiva congiuntamente entrambi gli châteaux), che assunse con audacia e passione il nuovo ruolo: “Fare vini pregiati non è un lavoro, è un impegno che dura tutta la vita. Produrre un grande vino è prima di tutto una questione di buon senso e buon gusto” Cit.: (Basile Tesseron)

Il vigneto è prevalentemente impiantato a Cabernet Sauvignon (55%) e Merlot (40%), insieme a piccoli appezzamenti di Cabernet Franc e Petit Verdot (vitigno autoctono, qui utilizzato in maggior misura rispetto al fratello Cabernet Franc). In vigna si lavora in biodinamica, con allevamento a Guyot semplice, adottando la lotta integrata.

La raccolta è manuale, con un’attenta selezione delle uve, su una densità d’impianto compresa tra 8500 e 10000 ceppi per ettaro. L’età media delle viti è di 35 anni: quelle più vecchie (alcune delle quali risalgono al 1938), producono meno frutti, ma offrono una maggiore complessità ai vini.

La vendemmia, che ha inizio a settembre, vede ogni anno anche la collaborazione di 40 esperti raccoglitori portoghesi. Le altitudini variano da 19 a 26 metri slm.: basse, sì, ma va considerato che questa è la parte più alta dell’appellation, tra Château Lafite-Rothshild e Clos d’Estournel, su un crinale in cui i terreni (costituiti da graves con argilla, calcare, marna e sabbia), sono profondi e l’argilla blu (quella del più noto Château Pètrus, motivo per cui dal 2012 viene nominato, in qualità di consulente tecnico, Jean-Claude Berrouet, con esperienza quarantennale in questo prestigioso Château), permette un ottimo drenaggio naturale, regolando il flusso dell’acqua, fornendone alle viti le necessarie quantità.

Le vigne insistono su un unico appezzamento, suddiviso in 40 parcelle, ognuna delle quali è vinificata separatamente con l’uso di vasche d’acciaio e di cemento, radicalmente ristrutturate nel 2015, in seguito ad un necessario ampliamento delle cantine, con impianti altamente tecnologici. Il riutilizzo di vasche di cemento che erano rimaste dismesse per anni, è a dimostrazione di una ricerca di continuità con le antiche tradizioni, anche se in una prospettiva di avanguardia.

La vinificazione richiede conoscenza, attenzione, sensibilità e, come sempre, un pizzico di fortuna, perché abbiamo a che fare sia con la natura che con l’ecosistema che ci circonda. Vegliamo sulle nostre viti: le osserviamo, ci prendiamo cura di loro, ci adattiamo alle loro esigenze. Siamo attenti sia alla creazione dei vini che all’impianto dei vitigni in base al terreno dato.”

Chateau Lafon-Rochet 4ème Grand Cru Classè 2014, Saint-Estéphe, è un assemblaggio di Cabernet Sauvignon 66%, Merlot 22%, Cabernet Franc 4%, Petit Verdot 4%. La vinificazione parcellare avviene in acciaio, con malolattica eseguita in parte in vasca ed in parte in barrique (parzialmente vuote), in cui rimane 12 mesi per l’affinamento.

La 2014 è stata una discreta annata in Bordeaux, con luglio ed agosto molto freschi, umidi, seguiti dai mesi di Settembre ed Ottobre, insolitamente caldi ed asciutti. Questo ha permesso la piena maturazione delle uve, donando rossi profumati, corposi e dai tannini suadenti. Nel calice appare con il tipico colore rosso granato, intenso e luminoso, rivelando importanti profumi, eleganti e profondi. La nota fruttata è impattante ed incisiva: lampone, ribes nero, confettura di cassis, mora di gelso. A seguire sentori vegetali ed erbacei di peperone e cedro del Libano. Anche note di torrefazione, di terriccio, di sottobosco e tabacco. Carnaceo. Alle speziature di chiodi di garofano e liquirizia, fa seguito una fresca balsamicità, mentre un sentore salmastro ricorda le olive in salamoia.

Il sorso è deciso e verticale, dal frutto denso, compatto, molto concentrato: solo estratto, minima la percezione dell’alcol: la tensione tra l’uno e l’altro elemento, fa emergere un tannino di discreta fattura: immediato, un po’ rustico, asciugante, ma con una componente fruttata considerevole. Vino che quasi si gonfia, con note cioccolatose, fumè, di sigaro, ma dalla spiccata mineralità/salinità, che dirige verso una chiusura slanciata dai riverberi ancora marcatamente balsamici. Equilibrato, preciso ed elegante. Di lunga persistenza gustativa, in grado di evolvere nel tempo, grazie alla elevata componente estrattiva.  

Abbinamento: Filetto di cervo con salsa di prugne all’aceto balsamico tradizionale

Il Médoc è un terroir unico che deve essere compreso per trarne il massimo: un terroir eccezionale è un terroir esigente. Per ogni annata, cerchiamo di guadagnare in potenza, precisione, ma è all’eleganza che prestiamo la nostra massima attenzione”.

Simona Paparatto

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Ruggero Romani
Ruggero Romani
6 mesi fa

Ha provato anche il 2015?

Simona Paparatto
Simona Paparatto
6 mesi fa
Reply to  Ruggero Romani

No Ruggero, ma la 2015 in Bordeaux è stata un’annata eccezionale, con un clima che ha permesso ai vini di esprimersi in modo armonioso: equilibrati, con la frutta matura in risalto ed in cui i tannini si presentano certamente più levigati rispetto alla 2014. Spero mi confermi, se li ha provati entrambi. Grazie mille a lei!

Ruggero Romani
Ruggero Romani
6 mesi fa

No,solo possiedo una 2015 e volevo lumi sulla approcciabilita’

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