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Degustazioni

Chablis Vent d’Ange 2017 Thomas Pico Pattes-loup

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Un veritable vin de terroir da un giovane vigneron ricco di talento

Che differenza passa tra un vino varietale, ovvero l’interpretazione di un determinato vitigno, soprattutto internazionale, che viene data impiantandolo in un qualsiasi luogo, che luogo sia e quale caratteristiche abbia non conta, e un vino che i francesi definiscono con l’espressione, intraducibile e perfetta, di “vin de terroir”?

Una differenza abissale, quella che passa dal giorno alla notte, da un uomo ad una donna (l’osceno decreto Zan non è ancora stato approvato e posso dirlo senza rischiare di essere incriminato), da una persona intelligente a un emerito cretino.

Il vino varietale è la semplice espressione del modo di esprimersi di quel vitigno, la ripetizione delle sue caratteristiche ampelografiche e quindi olfattive e organiche, è un vino seriale e ripetibile ovunque, che non ha nessun altro rapporto con il luogo dove nasce che quello di essere coltivato in quel terreno.

I “vin de terroir” sono invece vini che pur mantenendo il loro carattere varietale, perché un Sauvignon è diverso da un Pinot grigio, un Sangiovese da un Merlot, acquisiscono una dimensione ulteriore, una pluridimensionalità, perché alle caratteristiche del vitigno abbinano la personalità data dalle caratteristiche uniche, peculiari di quel terroir, di quel vigneto, di quel terreno e microclima.

Prendiamo lo Chardonnay, una delle varietà bianche più diffuse nell’universo mondo (forse un giorno scopriremo che è piantato anche su Marte). E’ di un’evidenza solare che uno Chardonnay piantato in Sicilia o in Sardegna o in Puglia è profondamente diverso dallo Chardonnay che il mio vecchio amico Costantino Charrère ha piantato oltre trent’anni fa nella sua splendida tenuta sopra Aymavilles in Vallée d’Aoste, o da quello che un altro amico, Mario Pojer,  ha piantato in altezza sopra Faedo in Trentino.

In questi casi, ma posso aggiungere altri due esempi straordinari, lo Chardonnay Gaja & Rey che le Roi Gaja piantò nel 1979, in una vigna vocata al Nebbiolo, in quel di Barbaresco, o il Löwengang che Alois Lageder produsse per la prima volta nel 1984 sui terreni sabbiosi, ghiaiosi e molto calcerei di Magrè nella Bassa Atesina in Alto Adige.

Questi sono veri e propri “vin de terroir” che rivelano la personalità specifica, irripetibile, inimitabile delle vigne in cui nascono.

Ancora di più la cosa si verifica in Francia, e particolarmente in Bourgogne, dove lo Chardonnay è nato e dove si esprime con una multiforme varietà di accenti, legati a terroir e lieu-dit uno diversi tra loro, ad origini dei terreni diverse, età dei vigneti (le vieilles vignes) che possono essere davvero antiche, come dimostra l’assaggio dei vini, tutti Chardonnay, di AOC celeberrime come Pouilly-Fuissé, Montrachet, Puligny-Montrachet, Meursault.

L’AOC en blanc più famosa, la più popolare, con i suoi 5.589 ettari vitati, una produzione media di 37 milioni di bottiglie, è però Chablis, la più settentrionale, e si trova nella valle del fiume Serein, nella parte più a nord della regione. I suoli, di epoca kimmeridgiana, sono argillosi e calcarei di origine marina, misti a minuscoli frammenti di ostriche e conchiglie e conferiscono ai vini, ai migliori, quell’inconfondibile nota minerale, o meglio quel goût de pierre à fusil come lo chiamano in Francia, che rende questi Chardonnay unici.

Una denominazione molto complessa e con differenze notevoli al suo interno, suddivisa com’è tra Chablis (3700 ettari, 66% della produzione totale), Petit Chablis (1189 ettari, 19% della produzione totale), Chablis Premier Cru (778 ettari, 14% della produzione totale) e Grand Cru (102 ettari, l’1%).

Ai Premier Cru sono riconducibili 40 climat: 24 sulla riva sinistra del Serein – Beauroy, Beugnons, Butteaux, Chatains, Chaume de Talvat, Côte de Cuissy, Côte de Jouan, Côte de Léchet, Côte de Savant, Forêts, Les Beauregards, Les Epinottes, Les Lys, Mélinots, Montmains, Roncières, Sécher, Troesmes, Vaillons, Vau de Vey, Vau Ligneau, Vaugiraut, Vaux Ragons, Vosgros – e 16 sulla riva destra – Berdiot, Chapelot, Côte de Bréchain, Côte de Fontenay, Côte de Vaubarousse, Côte des Près-Girots, Fourchaume, L’Homme Mort, Les Fourneaux, Mont de Milieu, Montée de Tonnerre, Morein, Pied d’Aloup, Vaucoupin, Vaulorent, Vaupulent. L’unico Chablis Grand Cru è diviso in 7 climat: Blanchot, Bougros, Les Clos, Grenouilles, Preuses, Valmur, Vaudésir.

Nei giorni scorsi ho rinnovato il piacere di trovare il carattere peculiare di un grande vin de Chablis bevendo lo Chablis Vent d’Ange 2017 di un giovane, circa 35 anni vigneron di Courgis, considerato come una sorta di enfant prodige dell’AOC. Ed il fatto che sia importato e distribuito in Italia da Gaja conferma che ci si trova di fronte ad un personaggio ricco di talento.

Thomas Pico, alias Domaine Pattes Loup, (zampe di lupo) è figlio e nipote d’arte e rappresenta la terza generazione di una famiglia che produce vini da vigne situate nei villaggi di Courgis e di Preys, ad un’altitudine superiore ai 300 metri.

Dopo aver studiato a Beaune e aver lavorato da Jean-Pierre Charlot del Domaine Joseph Voillot a Volnay e con Dominique Derain a Saint Aubin, nel 2004 fa ritorno al domaine familiare Bois d’Yver, quindi prende sotto controllo 8 ettari e nel 2006 escono sul mercato le prime bottiglie a marchio ” Pattes Loup”. Nel 2009 la certificazione Ecocert.

Progressivamente ha acquisito il controllo di tutte le vigne del domaine paterno, tutte convertite bio e frutto di selezioni massali fatte dal nonno nei villaggi di Courgis e Preys. La superficie aziendale è oggi di 15 ettari, di età fino a 30 e 55 anni.

Thomas Pico ha scelto di lavorare con fermentazioni spontanee svolte da lieviti indigeni, utilizzando minimi quantitativi di solforosa ed evitando il filtraggio dei vini prima dell’imbottigliamento. Usa il legno per gli affinamenti ma poiché la sua mission è fare emergere il carattere minerale, l’energia, la vitalità dei vini di Chablis ci va molto cauto ed il legno, usato, lo impiega soprattutto per i Premier Crus, mentre per questo Chablis Vent d’Ange ha svolto la fermentazione per due terzi in acciaio e un terzo in ovali di cemento, e anche l’affinamento si è svolto in cemento e acciaio.

Ornato da una bellissima etichetta (che immagino piacerebbe molto ad un’appassionata di lupi, li protegge e li alleva, come la divina pianista francese Hélène Grimaud) questo Chablis Vent d’Ange 2017 mi è piaciuto tantissimo. Splendido ed emozionante il colore, un paglierino oro intenso, squillante, pieno di riflessi, di immediato impatto e con una continua evoluzione nel bicchiere il bouquet, fitto, variegato, complesso, con fiori bianchi, albicocca, pesca gialla, pesca noce, agrumi (cedro in particolare) in evidenza, un tocco speziato che evoca lo zafferano, mandorla fresca e soprattutto un trionfo di pietra e sale, un coté leggermente iodato e marino.

Bocca larga, piena, ma fresca, con dinamismo grande energia, alcol splendidamente bilanciato, una vena lunga sapida e nervosa, un’acidità perfetta che innerva e tiene in tensione il vino, che pure ha una sua consistenza e grassezza, una morbidezza e pienezza di frutto che incantano. Che dire: un veritable vin de terroir.

A cosa abbinarlo? Non sono un grande chef e ho poca fantasia e vi rimando alla sezione Blog ricette dell’impeccabile sito Internet istituzionale dell’AOC Chablis, con una serie di stuzzicanti suggerimenti e consigli per chi se la cava molto meglio di me ai fornelli.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giorgio Giorgi
Giorgio Giorgi
6 mesi fa

Caro Ziliani, a proposito di grandi Chardonnay, avrebbe suggerimenti di Montrachet o Meursault da poter accostare senza dover ipotecare casa? io qui in Italia non riesco più a trovarne

EKATERINA
EKATERINA
6 mesi fa

BRAVO!!! Adoro il vino con questa caratteristica: goût de pierre à fusil!!!

Tendenza

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