Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Degustazioni

Umbria Pinot nero La Madeleine 2015-2016-2017

Pubblicato

il

Dal Lider Ma(s)ximo un rosso degno di rispetto

La notizia, ammesso e non concesso possano avere dignità di notizia le cose che io scrivo (per un articolo serio e degno di essere letto vi do appuntamento a lunedì per un altro capolavoro di Madame Humbert) è che oggi mi è piaciuto un vino opera di quel simpatico (umanamente è una bella persona e abbiamo un ottimo rapporto, come winemaker consulente lo considero una iattura…), super enologo di Riccardo Cotarella.

Oddio, non è la prima volta che ultimamente mi accade, si vede che sto invecchiando male come un Barolo in barrique, visto che di recente mi sono piaciuti anche due vini firmati da Beppe Caviola, mi manca di entusiasmarmi per un vino del baffo Carlo Ferrini e per uno del “rinoceronte” e sono bell’e che andato, ma ogni volta è per me uno shock.

In questo caso il trauma è stato doppio, perché il vino cotarellato che mi è garbato (ho un testimone, l’amico Fabio Epis del Red Wine Bar di via Moroni 63 a Bergamo con il quale ho degustato stamattina) era un Pinot nero e non dell’Alto Adige ma dell’Umbria, prodotto dalla Cantina La Madeleine di proprietà di un personaggio, molto noto, che ha avuto importanti ruoli istituzionali come ad esempio Segretario di partito (e che partito: il PDS erede del PCI), Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e direttore dell’Unità.

Sto parlando, l’avrete capito, dell’ex “deputato di Gallipoli” come amava farsi chiamare, di “Baffino” o “Spezzaferro” come pare lo chiamassero gli amici (incredibile ma vero, pare ne avesse, nonostante il suo notorio caratterino…), il compagno, nonché velista, Massimo D’Alema.

Mettetevi nei miei panni e immaginate lo sconcerto di uno come me, allievo di Indro Montanelli, ex militante del Movimento sociale italiano e collaboratore culturale (perché la cultura non è appannaggio della sinistra ma esiste una grandissima cultura di destra con tanti straordinari pensatori, filosofi e scrittori, anche pubblicati in Italia da Adelphi) del Secolo d’Italia, che trovandosi di fronte a tre annate del vino (mandatemi per provocarmi da Cotarella, per vedere di nascosto l’effetto che fa, per dirla con Jannacci) proveniente dall’azienda che la famiglia D’Alema ha creato nel 2008 (15 ettari di terreno collinare tra Narni e Otricoli in provincia di Terni, circa 7 vitati) di una persona culturalmente e ideologicamente agli antipodi, espressione di una vera Sinistra, quella di cui era bello e orgoglioso essere avversari (magari con il risultato di trovarsi con 12 punti di sutura in testa ai tempi del Liceo) e che invece di ritrarsi urlando “vade retro Satana!”, laicamente le assaggia e alla fine è costretto a dire, not bad at all…

Oddio, mi sfugge la ratio dell’aver piantato “vitigni internazionali come pinot nero, cabernet franc, marselan e tannat sia perché i terreni apparivano particolarmente vocati per questi vitigni sia per la volontà di offrire dei prodotti innovativi rispetto al territorio in cui ci troviamo”, però per fortuna due anni fa hanno piantato anche un ettaro di ciliegiolo, e non mi punge alcuna vaghezza di assaggiare anche il Cabernet franc dalemiano e i loro Metodo classico rosé.

Però onestà intellettuale m’impone, dopo aver degustato stamattina le tre annate del Pinot nero prodotto per la prima volta nel 2012 da una vigna in località Montini di Narni, posta a 180 metri di altezza, allevata a Guyot con densità di 5400 ceppi, produzione dichiarata 80 quintali ettaro, affinato in barrique per 16 mesi, di riconoscere che questo Pinot nero, che dovrebbe venir via dall’azienda intorno ai 16 euro e su Internet si trova intorno ai 35, ha un suo perché. E mi ha convinto di più di altri blasonati Pinot nero piantati da note e prestigiose aziende a Montalcino e in Chianti Classico in Toscana.

Certo, non aspettatemi da me, e non perché il proprietario della Madeleine è un rosso di quelli veri (ma sempre meglio un vero rosso, e un post comunista come D’Alema che uno Zingaretti, un Letta, un Veltroni, almeno sai chi hai di fronte, un avversario con due palle così e una cultura politica che quel trio appena citato non avrà nemmeno in sei vite) un elogio del vino come quello, di strepitosa (involontaria comicità) che ha vergato il teorico del vino frutto che frutta, alias Luca Maroni.

Leggete, non prima di aver indossato preventivamente un Linidor: “Nel suo sapor, perfettamente fusi acidità, morbidezza e tannino, così che ogni deglutizione, pura carezza, evoca la polposità del frutto primo. Qui d’un varietale che risplende di mirabile pulizia enologica esecutiva, oltre che della perfetta maturità della bacca nativa. Una ricchezza estrattiva glicerinosa, che infine maestosa e possente fa la sua stupenda armoniosità espressiva. Uno fra i Pinot Nero italiani più equilibrati e piacevoli di sempre. Chapeau”.

Però, muovendo l’unico appunto al tovarich Massimo che la tenuta La Madeleine andava ribattezzata alla russa chiamandola Маддалена (il Partito di un tempo avrebbe rimproverato Max per questa debolezza socialdemocratica e l’avrebbe richiamato all’osservanza sovietica), devo dire che se pure il 2015 non mi ha granché convinto, annata non facile, una certa rugosità dei tannini, alcune note verdi e una struttura essenziale, sul 2017 e soprattutto sul 2016 rien à reprocher.

Certo, non siamo en Bourgogne, e nemmeno nell’Alto Adige che esprime grandi Blauburgunder come quelli di Franz Haas, Gottardi, Brunnenhof, Lageder, Stroblhof, ma il 2016, ad essere sinceri, mi è piaciuto molto di più della triade di annate, 2014, 2015 e 2016, assaggiate un paio di mesi orsono, di un Pinot noir riserva, il Vigna Ganger della Cantina Girlan (quella di oggi, non quella dove il dominus era il mio vecchio caro amico Hartmuth Spitaler) che di stellare ha solo il prezzo. Folle.

Il 2017 si capisce che è figlio di un’annata calda (e non solo dai 14 gradi e mezzo contro i 14 degli altri due) e che ha un legno ancora da assorbire, con una notevole estrazione di frutta, una innegabile concentrazione, una certa potenza, un naso con note leggermente balsamiche, ma ha indubbiamente un buon appeal e una certa piacevolezza per chi ama vini voluminosi e d’impatto.

Ma sul 2016, che dire (mi sarebbe tanto piaciuto farlo assaggiare a Madame Humbert e sentire il suo parere da bourguignonne che ben conosce il Clos de Vougeot e che recentemente ha trovato ben fatto e interessante il 2019 La Pineta, della tenuta Podere Monastero di Alessandro Cellai a Castellina in Chianti) se non confessare di averlo trovato varietale, elegante, ben calibrato, dal colore rubino di bella intensità (magnifica la brillantezza dei colori di tutte e tre le annate), dotato di un bouquet molto fine dove il lampone ed il ribes si univano bene a note pepate, di liquirizia nera e macchia mediterranea, e soprattutto di una bella dolcezza di espressione, con tannini presenti ma non aggressivi, legno ben dosato, succoso il giusto, fresco e vivo?

E dopo questa confessione (spontanea, non resa dopo nessun interrogatorio del KGB alla Lubianka e fatta lucidamente, in pieno possesso delle mie facoltà) mi sorge un amletico, divorante dubbio: non vorrei che, caso mai mi capitasse di assaggiarli (cosa che sinora ho evitato come la peste, Goethe diceva che la vita è troppo breve per bere vini cattivi) finissi con il trovare buoni i vini di un altro cliente di Cotarella, il giornalista più schierato con il potere della storia del giornalismo, tale Vespa Bruno.

A quel punto, emulando il grande Yukio Mishima, non mi basterebbe più smettere di assaggiare e scrivere. L’unico, inevitabile, rimedio sarebbe il seppuku. Meglio la morte che morire democristiani…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
11 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
11 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
giuseppe mennella
giuseppe mennella
5 mesi fa

Pero non mi stupisce che Massimo produca vini da vitigni internazionali,
del resto ha aziende dove l’enologo e consigliere e’ pur sempre Cotarella

Giovanni
Giovanni
5 mesi fa

I pinot nero toscani più interessanti sono nel Casentino

Simone N
Simone N
5 mesi fa

Anche per me. Nel Mugello e nel Casentino, Pinot nero sorprendenti. Poderi della Civettaja, Marchesi Pancrazi e Cuna di Federico Staderini su tutti. In quelli dell’Alto Adige, a parte eccezioni importanti, non poche volte si riscontra un legno in esubero. Nelle riserve soprattutto. Ricordo Massimo D’Alema presente ad un Merano di qualche anno fa con i Suoi vini. Complice qualche assaggio di troppo, gliene dissi di tutti i colori. Non su Le Madeleine, ma su una parabola politica che dalle menzogne staliniste del vecchio PCI( da ex militante di Lotta Comunista le ho combattute per tutta la vita) finiva con il mischiare il sangue con ex democristiani, per dare vita a quel Contenitore incolore che è il PD.
Lui incassó in maniera signorile, senza manifestare il minimo imbarazzo.

Simone N
Simone N
5 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Franco,
Ma lo sapevi che pure Brunetta(fulminato sulla via della difesa dell’impiegatume pubblico) adesso produce vino?
Nelle campagne laziali.
Adesso, per par condicio, a te il grato o l’ingrato computo di assaggiarlo

Simone N
Simone N
5 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Top.

Simone N
Simone N
5 mesi fa
Reply to  Simone N

Ciao Franco,
ho appena saputo che ci ha lasciato Lionel Cousin di Cupano. Persona meravigliosa che ho avuto la fortuna di conoscere e con con cui ho condiviso momenti bellissimi Ad Ornella e ad Andrea un abbraccio forte.

fabio
fabio
5 mesi fa

per partito preso non acquisto mai vini elogiati da LM (non lo voglio nominare) ma ora che leggo la tua recensione tutto cambia…

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

11
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x