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Degustazioni

Rosé de France, tra Tavel e Languedoc ricordando Bandol…

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Sui rosati l’Italia fa bene ma i Rosé de France, altro campionato…

Non c’è niente da dire, per quanto noi italiani possiamo schierare una signora  nazionale dei rosati come ho fatto notare di recente in questo articolo, composita, variegata, ma senza alcun coordinamento e alcun capofila, con i pochi Consorzi esistenti nelle molteplici denominazioni in rosa che dovrebbero dialogare e fare squadra ma, di fatto, non lo fanno, basta varcare la frontiera e andare dai cugini francesi per respirare tutt’altra musica.

Intendiamoci, ragionando in termini di qualità media, tralasciando i top, i fuoriclasse, che là abbondano, c’è solo l’imbarazzo della scelta, e qui si contano sulle dita di una mano, ad essere generosi due, l’Italia in rosa potrebbe ben contrapporsi alla France en rosé, (evito volutamente di tirare in ballo les bulles en Rosé, perché il confronto tra Champagne e i rosati metodo classico italici non si pone, una vittoria netta, senza gara possibile, 4 a 0), ma la differenza sta nella mentalità, nel modo di proporsi, di promuovere, presentare i vini in rosa. Pratica nella quale les français sono dei maestri, non per dirla con Bowie, degli absolute beginners…

Di recente ho bevuto due ottimi rosati italiani, uno base Negroamaro l’Alezio Li Cuti 2020 delle Cantine Coppola di Gallipoli (vedete, se vi garba, la video degustazione su You Tube) e uno, eccellente come l’Etna Rosato 2019 di un’azienda di riferimento come Benanti, e sono persuaso che in una degustazione alla cieca, (senza vedere il colore del vino ma basandosi solo su olfatto e gusto) a confronto con molti rosé francesi farebbero un figurone.

Senza vedere il colore, perché è il colore dei Rosé de Provence, (Côtes de Provence, Coteaux d’Aix-en-Provence e Coteaux Varois en Provence) a fare tendenza, ad indurre molti rosatisti italici, anche quelli che dispongono di uve importanti come Montepulciano e Negroamaro che danno per forza di cose rosati dai colori più accesi, ad imitarli.

Paris juillet 2020

Certo, c’è la Provence nella Francia in rosa, ma io ho una passione speciale, sfrenata per rosé controtendenza, nel colore e nella struttura, che vengono da zone più al sud. Parlo di Tavel, unica AOC totalmente in rosa con un migliaio di ettari vitati e tre terroir completamente diversi per la natura geologica dei suoli, e poi parlo di Bandol, dove oltre a rosati si producono bianchi e rossi da urlo. Una AOC il cui ricordo mi fa venire i brividi e mi fa tornare a quasi un anno fa, a giorni comunque meravigliosi trascorsi à Paris, e al Bandol Rosé bevuto in quell’occasione, il sensazionale Domaine Tempier 2019, gustato una sera su un balcone al cinquième étage di un antico palais in Montparnasse dal quale, forse, avrei dovuto fare un bel salto, per chiudere con un gesto di grande dignità, vista la piega che aveva preso, quella malheureuse histoire d’amour

Malinconie a parte, ma mes histoires avec les femmes françaises n’ont jamais une fin heureuse (e se la finissi una volta tanto con il tomber amoureux d’elles?) devo far notare che la nazionale francese dei rosé ha aggiunto da anni un’altra arma al proprio arsenale, una nuova freccia ben appuntita al proprio arco e l’attacco formidabile dei blue en rosé accanto ai rosé de Provence, ai Tavel, ai Bandol, oggi può schierare dei Rosé du Languedoc formidabili.

E come potrebbe essere diversamente vista la varietà di terroir e AOC di cui il magnifico Languedoc gode, di uve straordinarie come, ne cito solo alcune, quali Bourboulenc, Carignan, Grenache, Cinsault, Clairette, Chenin, Mourvèdre, Syrah, Marsanne, Clairette?

Andiamo per gradi. Ho nominato Tavel e proprio di recente mi è capitato di gustarmi (quando c’ero stato nell’estate del 2004 per una maxi degustazione organizzatami dal Syndicat ne avevo bevuto di più vecchi rimanendo senza parole) un Tavel annata 2017, lo potete trovare, credo la stessa annata o quella successiva, a 16,60 euro sull’enoteca online Winepoint di Giovanni Erba, opera di un produttore leggendario come la Maison M. Chapoutier di Tain-l’Hermitage, nella regione del Rodano. Michel Chapoutier è celebrato soprattutto per i suoi Hermitage, sia rossi che bianchi, ottenuti da vigneti tutti coltivati in regime biodinamico. Azienda attiva non solo in Francia, ma anche in Australia, negli Stati Uniti, in Portogallo e in Spagna.

Chapoutier per non farsi mancare nulla produce “anche” un Tavel, da uve Grenache noir, Cinsault, Syrah, Mourvèdre, Clairette e Bourboulenc, su suoli misti, calcarei e sassosi e con argille rosse, vinificazione tradizionale che prevede una macerazione che varia da 24 a 36 ore, seguita dalla saignée, ed il risultato è orgasmico. A tal punto che sono entrato letteralmente con la testa nel bicchiere.

Colore rubino squillante, naso fittissimo, complesso, scoppiettante d’energia, con lampone, mora, liquirizia, pepe nero ad intrecciarsi con le note selvatiche di macchia mediterranea (o garrigue). Bocca ampia, golosa, succosa, pimpante, con la carnosità di un rosso, grande spalla, magnifico sostegno tannico, persistenza lunga e pienezza di sapore da urlo.

Questo a Tavel, ma come vi ho detto anche nel magnifico Languedoc si difendono alla grande, magari imitando lo stile Côtes de Provence, come dimostra la prima delle quattro cuvées che ho assaggiato importate in Italia dal mio amico Pietro Ghilardi (che già importa il mio amato Côtes de Ventoux Domaine Fondrèche e il Bandol di Château Vannières) di un personaggio come Gérard Bertrand, produttore biologico e biodinamico proprietario di un tesoro composto da qualcosa come 11 Châteaux nel Sud-Ouest de la France. Tra loro un posto che ho nel cuore come il Domaine de l’Aigle à Roquetaillade che ha acquistato dal mio amico, champenois di nascita, Jean-Louis Denois che ho conosciuto tanti anni fa essendo entrambi in giuria al Concorso internazionale Chardonnay du Monde.

Non ho scelto per ora La Villa Rosé dello Château Sauvageonne da vigne poste nella zona di Montpellier, votato come miglior vino rosato al mondo da Drink Business sia nel 2017 che nel 2018, oppure il Gris Blanc Rosé Sud de la France, e per il Clos du Temple, visto il prezzo super importante che ha, leggete bene, 190 euro, aspetto di avere la persona giusta, la femme de mes rêves, per berlo in sua compagnia.

En attendant ho fatto un tuffo nell’estate, pensando al meraviglioso mare di Croazia dove ho passato giornate stupende lo scorso agosto scoprendo le meraviglie di Coral Wine, con l’Hampton Water Rosé Sud de la France, dall’etichetta stupenda, che è nato dalla collaborazione fra la rock star Usa Jon Bon Jovi, suo figlio Jesse e Gérard Bertrand.

Ghilardi lo definisce “un lifestyle wine che cattura l’essenza e lo spirito che accomunano il sud della Francia a Hampton, nota località balneare americana. I differenti vitigni, Grenache, Cinsault, Mourvedre, sono vendemmiati separatamente al giusto grado di maturazione e le uve provengono dai migliori terroir del Languedoc. Dopo la vendemmia vengono rimossi i raspi e le uve portate ad una temperatura di 8°C prima di essere pressate e solo la prima spremitura è utilizzata per produrre Hampton Water”.

Il prezzo, 16,90 euro, è più abbordabile rispetto al Clos du Temple, la bottiglia è bellissima e da conservare con il suo pratico tappo di vetro, e l’Hampton Water mi è proprio piaciuto e mi ha per certi versi divertito con il suo aspetto provenzale nel bicchiere da rosé di Riedel, rosa pallido, cipria, salmone appena accennato, il naso delicatamente fruttato, un mix leggero e raffinato tra ribes, ciliegia e lampone, pesca bianca e una leggiadra sapida florealità, un tocco salino.

Bocca fresca, ampia, succosa, ricca tessitura quasi da rosso, un leggero residuo zuccherino, furbetto il giusto tanto da favorire la piacevolezza, e da farsi bere senza tanti pensieri. Bordo piscina o meglio ancora il mattino presto in riva al mare.

Sognando un’estate finalmente libera che sia all’altezza dei sogni (sognare non è ancora proibito, vero?) di ognuno di noi…


n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca P
Luca P
3 mesi fa

Complimenti, che bell’articolo. Anche se il tempo non aiuta, inviando un’infida pioggerellina sui dehor appena aperti, leggendo le sue righe mi sembra già di essere in estate e di sentir frinire le cicale.
Ho appena ordinato qualche bottiglia del Tavel 2017 e qualcuna anche dell’Hampton Water, confidando che quando mi arriveranno tra qualche giorno, il sole splenda nuovamente.
Grazie!

Tendenza

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