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Enoriflessioni

Nella cosiddetta informazione sul vino se Sparta piange Atene non ride

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Marchetting alla Stampa e anche il Corriere della Sera non è da meno

Tra i quotidiani italiani ormai è una gara. Ad avere più lettori, a raccogliere pubblicità, ad essere più autorevoli, ad essere il più obiettivi e indipendenti, ad avere collaboratori che sappiano scrivere in lingua italiana, che abbiano competenze specifiche e evitino di annoiare o prendere in giro chi legge?

Ma che dici mai Ziliani, potrebbe obiettare qualcuno non nato ieri, vieni giù dalle piante, torna sulla terra, nel mondo, senza vergogna, del giornalismo di oggi!

I quotidiani italiani, i cui dati di vendite (fonte Prima comunicazione) continuano ad essere allarmanti, si dedicano piuttosto ad altre gare. Compiacere il padrino pardon, governo, di turno, fare disinformazione ad uso dei padroni del vapore, e visto che senza pubblicità non camperebbero fare di tutto per averla. E per averla ecco un uso disinvolto (per non dire spudorato) dei redazionali pubblicitari. Che spesso, anche se la legge della stampa lo prescriverebbe, non dichiarano. E quindi, per dire le cose come stanno, se c’è fare marchette, pardon, marketing, non si tirano indietro.

Questo quando scrivono di moda, di autovetture, di beni di consumo, profumi, finanza, e la stessa cosa quando, ahinoi!, si occupano di vino. Ho già fatto notare lunedì come La Busiarda, pardon, La Stampa di Torino si sia inventata un fantasioso pretesto per compiacere due note aziende a sangue blu toscane. Potevano essere da meno i concorrenti, ad esempio Repubblica e quel che resta del mitico Curierun, ovvero il Corriere della Sera diretto da un ex redattore, anzi capo dell’ufficio centrale, dell’Unità?

Su Repubblica, da quello che riesco a capire, visto che larga parte dei contributi su wine & food sono riservati agli abbonati, non ho riscontrato sinora particolari perle. Ovviamente nelle pagine economiche non perdono occasione di celebrare, ma non si può contestarli, si tratta di un’azienda d’indiscutibile importanza e valore, Santa Margherita. Al limite qualche loro articolista si fa ridere dietro, con articoli come questo dove ciarla di “Sfida lombarda ai Sauternes francesi”. Ridicolaggine doppia, perché scrivere Sauternes francesi (ma ci sono fenomeni da circo che spesso starnazzano di Champagne francesi) è come scrivere Parmigiano reggiano danesi o Barolo turchi, e poi pensare che in Lombardia, con tutto il rispetto per i miei amati lumbard, qualcuno possa non dico “sfidare” ma fare il solletico al Sauternes equivale a pensare che Di Maio possa essere un buon ministro degli Esteri. E che Salvini abbia scelto di appoggiare e stare al governo con Draghi nell’interesse degli italiani… Ma dai!!

Il Curierun però, che quando ci sono fare markette enoiche non si tira indietro e batte tutti. Alterna marchettoni sesquipedali a cose più sfumate e mascherate meglio, ma sempre di marchetting si tratta.

Un esempio l’abbiamo avuto qualche giorno fa, prima di Pasqua, in uno di quegli articoli inutili (per il lettore) ma utili per l’ufficio pubblicità e per le casse aziendali, che si pubblicano nell’imminenza delle feste o prima delle vacanze, articoli nei quali con il pretesto di offrire consigli (per gli acquisti) ai lettori si compiacciono i soliti noti. Aziende che contano su p.r. efficienti, servizi di pubbliche relazioni e, ça va sans dire, di budget pubblicitari.

Ecco pertanto nella sezione Cook (chiamarla cucina no? fa più fico in inglese, ma tanto la musica resta la stessa…), un pezzo, scombiccherato, dove venivano messi insieme vini, birre e distillati (mancavano ricchi premi e cotillons poi eravamo a posto) consigliando 50 prodotti. Leggete pure qui.

L’autore, Gabriele Principato, senza spremersi troppo le meningi ha scelto, mancano solo (come mai?) i Marchesi Antinori e Allegrini, larga parte dei soliti noti: Caprai, Masi agricola, Santa Margherita, Donnafugata, Baglio di Pianetta Marzotto, Lungarotti, Hofstatter, Guido Berlucchi, Castello Montepò alisas Jacopo Biondi Santi, Frescobaldi, Cusumano, Planeta, Cavit, Mionetto.

La sua premessa era questa: “Pasqua e Pasquetta saranno pure in lockdown, ma non per questo è necessario rinunciare a fare un buon brindisi. Per questo, abbiamo selezionato birre artigianali, bollicine e distillati. Ma anche bianchi, rosé e rossi importanti. Proposte tanto per l’aperitivo, quanto per accompagnare le pietanze, o un necessario momento di meditazione postprandiale. Ci sono Malcompare, il nuovo ed elegantissimo rosso umbro della storica cantina Arnaldo Caprai, e i giovani Fresco di Masi: dei vini bio (e vegan) dell’azienda veronese attentissima alla sostenibilità. L’appena nato Le Fornaci Rosé, affascinante interpretazione di Tommasi dei tipici vitigni del Garda. Poi, c’è la seconda annata di Rosa, l’etichetta nata dalla collaborazione fra la siciliana Donnafugata e Dolce & Gabbana. Ma, c’è anche il Pinot Grigio Valdadige Doc di Santa Margherita bianco da record che nel 2021 celebra i suoi primi 60 anni…”. Ecc.

Senza un pizzico di filo logico che giustifichi e spieghi perché siano stati scelti quei vini, e soprattutto quei marchi e non altri vengono ben miscelati nel cocktail shaker uno Champagne, ovviamente Moet et Chandon, tre bianchi siciliani, ben tre Prosecco Rosé, un Bolgheri, un vino in anfora, un Chianti Classico, un Brunello di Montalcino, un Cremant d’Alsace, un Sangue di Giuda oltrepadano, un Albana di Romagna, l’imperdibile, si fa per dire, Pinot nero umbro del prezzemolino Marco Caprai, due metodo classico siculi.

E poi due Pinot grigio trentini, tra cui quello di Santa Margherita, un rosato prodotto in ben 800 bottiglie del figlio del grande Franco Biondi Santi, ovvero Jacopo (da tempo fuori dal Greppo, deo gratias) nella sua Tenuta Montepò in Maremma, un altrettanto introvabile spumante toscano “una piccola produzione di pregio in edizione limitata”.

E infine, poteva mancare? un rosato di cui ho scritto lo scorso anno, quello di Donnafugata griffato Dolce & Gabbana, particolarmente gradito alla stampa di regime.  

Questo il cocktail pasquale del Curierun…Che dire se non riprendere l’espressione tratta dall’opera teatrale Aristodemo di Vincenzo Monti: Se Messenia piange, Sparta non ride?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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