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Enoriflessioni

Ma la vendemmia non era una cosa seria, difficile e importante?

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L’inutile associazione Città del vino s’inventa la vendemmia turistica

Sono quasi quarant’anni che sono nel mondo del vino e ho sempre sentito dai vignaioli, ovunque mi trovassi, nelle Langhe, in Borgogna, Champagne, a Montalcino piuttosto che in Alto Adige o Vallée d’Aoste, o nel 1996 in Australia, che il momento della vendemmia, è il momento cruciale, festoso e magico per certi versi, ma delicatissimo, che chiede di porre estrema attenzione a mille dettagli, dove nulla va lasciato al caso, dove un errore, tipo non saper valutare le uve, non scartare quelle che non siano perfettamente sane, potrebbe compromettere la qualità del vino.

La vendemmia è, anzi era, una festa pagana, un momento di gioia e di bellezza, il coronamento di un anno di fatiche, la sicurezza di poter finalmente portare al riparo dall’andamento imprevedibile del tempo, dal rischio di gelate, piogge torrenziali, grandine, l’uva, per poi dare avvio alla fase della vinificazione. Quel procedimento tecnico, quel miracolo che trasforma un frutto, l’uva, in vino.

Insomma, come avrete capito la vendemmia è una cosa seria. Eppure c’è chi in Italia, uno dei principali Paesi produttori di vino nel mondo, c’è chi la vendemmia riesce a mandarla… “in vacca”.

E, roba ancora più allucinante, responsabile di questo modo di considerare la vendemmia come una scampagnata, una gita fuori porta, è un’associazione che, teoricamente, dovrebbe curare gli interessi dei produttori di vino, dei vignaioli, ma che continua a dar riprova della sua inutilità per non dire dannosità, per la sua natura che è prevalentemente politica (indovinate con quale orientamento…) e che non fa gli interessi di chi il vino lo produce. E di noi consumatori.

Un’Associazione, denominata Città del vino, che riesce nella titanica impresa di dimostrarsi quasi più inutile di un’altra associazione di scarsa utilità (quantomeno nell’attuale gestione, che vede agire come presidente/a un personaggio che prima o poi troveremo candidata con il Partito Democratico, è già stata Assessore al turismo del rossissimo Comune di Siena) come le Donne del Vino, della quale ho recentemente documentato e stigmatizzato una battaglia di retroguardia degno del peggiore oscurantismo medioevale, quella contro le pale eoliche nei vigneti. Quelle pale che i responsabili di Città del vino, dato il loro provincialismo, ignorano essere tranquillamente presenti in Francia.

Cosa hanno combinato i cittadini del vino? Secondo quanto ci ha raccontato La Stampa ieri in questo articolo i “geni”, forse memori delle “vacanze intelligenti” o ignorando che la vendemmia sia una cosa seria e impegnativa, si sono inventati “la vendemmia turistica” (che mi era sfuggito avessero già lanciato nel 2020), e si sono partoriti un “progetto che ha consentito di regolamentare la raccolta delle uve a livello amatoriale e didattico”.

Leggiamo trattarsi di “un protocollo stilato dal Comune, d’intesa con l’Ispettorato territoriale del Lavoro di Cuneo e lo Spresal regionale, che con poche regole garantisce sicurezza e rispetto delle normative, collocando la vendemmia turistica nell’ambito delle attività non retribuite, ristretta a poche ore e non oltre l’arco della giornata, rivolta a un pubblico di turisti enogastronomici, legati al soggiorno nelle strutture ricettive del territorio o in visita giornaliera alle cantine”.

Una pensata “brillante” che, incredibile ma vero (la dimostrazione che anche in Langa le persone che non brillano per acume non mancano) ha suscitato il consenso del Sindaco non di Canicattì, bensì di Alba, Carlo Bo, il quale ha dichiarato: «La vendemmia turistica e didattica, grazie al protocollo siglato anche con le associazioni di categoria, è entrata fra le proposte di turismo esperienziale sempre più richieste sulle nostre colline e che ora può essere svolta in sicurezza, grazie ad un iter semplice e veloce.

Che strano, io, che sono notoriamente un vecchio reazionario, refrattario al nuovo che avanza (se il nuovo è questo, viva la preistoria, e tu Wilma, dammi la clava, saprei io sul cranio di chi utilizzarla!) ero rimasto alla severa regolamentazione del 2017 che potete leggere qui, che non fa assolutamente presupporre che la vendemmia, a differenza di quello che pensano gli zuzzurelloni delle Città del vino, possa essere un momento ludico, una passeggiata, magari con tacco 12 e minigonna e scarp del tennis, tra le vigne.

Ma questi, amici miei, sono i moderna mala tempora che currunt, questa l’innovazione. Di antica, sempre uguale a sé stessa, anzi sempre peggiore, è la stupidità. La baudelairiana ala dell’imbecillità…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Ehm Ehm
Ehm Ehm
3 mesi fa

“We’re online tourists in this life” canta, mi pare Davide Byrne. Cioè siamo povera gentucola superficiale, che gira per il mondo (e nella vita) senza essere in grado di vederne il senso, né capirne la profondità, e viceversa.
Abbiamo stravolto il viaggio e la scoperta – il discorso sarebbe lungo e articolato – facendoli diventare un business. Purtroppo, ancora una volta le leve di questo comparto sono nelle mani di gente che non conosce il principio della delega e pretende anche di “chiamare” manifestazioni, eventi, appuntamenti eccetera, senza conoscere il significato delle parole. Perciò le usa a sproposito, e così facendo riesce a rivolgersi solo a quelli che – anche loro – essendo incolti e solo lesti di portafoglio, sono felici di essere appellati “turisti”.
Tutti perfettamente inconsapevoli della continua discesa di senso a cui viene sottoposto il meraviglioso paese chiamato Enotria.
La conoscenza non è turismo. È incontro, visita, e non scrivo altre parole, perché me li vedo già lì chini sul loro computerino a compitare “turismo di conoscenza” o “turismo d’incontro”. Senza sapere che le parole purtroppo divengono. Cioè cambiano senso e significato durante la loro esistenza. E le parole usate male possono banalizzare anche una bellissima esperienza, come quella – faticosissima, strenua – di vendemmia.

Michele
Michele
3 mesi fa

nessuno obbliga alcun produttore a far parte di questa iniziativa. se c’è chi pensa di poterne trarre un profitto in queste annate difficili, per me, libero di farne parte. con tutte le eventuali conseguenze sul lavoro in vigna. certo, un iniziativa che potrebbe minare la sacralità di un momento cardine della produzione ma anche un modo per avvicinare la gente a un mondo tanto affascinante quanto complicato da comprendere appieno.
ziliani, comprendo il suo punto di vista ma non tutte le novità vengono per nuocere, il mondo evolve

Ehm Ehm
Ehm Ehm
3 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Errata corrige: we’re only tourists.
Grazie.

Tendenza

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