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Enovarie

La Nuova Zelanda e i suoi bianchi di qualità

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Sauvignon e Chardonnay dalle caratteristiche uniche. Una viticoltura recente, innovativa e moderna

Dopo un suo recente articolo sul vitigno sudafricano Pinotage, a grande richiesta ritorna Lucilla Andrich, giornalista romana amante da sempre del buon bere, che si presenta come “curiosa e pronta alle nuove sfide” e di recente ha deciso di coltivare la sua passione per il vino seguendo un corso da sommelier e ottenendo (intanto) il primo livello e di aprire il blog “Cin di vino.

Grazie a Lucilla e buona lettura!

Fresco, profumato, permettetemi di dire “stiloso”, ammiccante. Se fosse una persona appena conosciuta la definirei un po’ “paraventa” per il suo sapersi presentare al meglio, vendersi, per essere quindi proprio il vino che vorresti. Questo ho pensato la prima volta che ho assaggiato un Sauvignon Blanc della Nuova Zelanda. Non lo sapevo, stavo facendo il corso da sommelier con un campione alla cieca. Alcune caratteristiche le riconoscevo ma c’erano delle note troppo particolari. Io amo il Sauvignon, anche se ammetto che alcuni per i miei gusti tendono troppo alla foglia di pomodoro, al peperone e sono sbilanciati su sentori vegetali. Invece quello fu amore al primo sorso e potete ben immaginare il mio stupore nel sentirmi dire che si trattava di un vitigno che pensavo non avesse più segreti per me.

Da grande viaggiatrice ho in programma prima o poi di spingermi in Nuova Zelanda, anche alla scoperta dei suoi vini, ma, incuriosita da quell’assaggio, non ho potuto fare a meno di iniziare ad approfondire e andare a ricercare le origini, a capire i segreti di quelle sue caratteristiche così particolari che ho poi riscontrato in altri vini neozelandesi che ho assaggiato.

Parliamo di vini del “Nuovo Mondo” che in generale sono molto differenti da quelli francesi, italiani, spagnoli che conosciamo. Non avendo una lunga tradizione vitivinicola alle spalle questi paesi hanno potuto sperimentare, senza dover rispettare rigidi disciplinari. Insomma questi neozelandesi, così come gli australiani, i sudamericani, gli americani, hanno preso il meglio del nostro vino, hanno “copiato”, e lo hanno ammodernato, investendo tantissimo nelle tecnologie e nelle tecniche produttive.

Il risultato sono vini studiati a tavolino, pensati per essere ricordati, molto piacevoli, freschi e moderni. Altra cosa sono i vini del “Vecchio Mondo”, complessi, importanti, che trasudano storia e tradizioni, che fanno respirare l’aria di un luogo, di un terreno, di una famiglia capace di produrre solo lei quelle eccellenze. Non a caso in Nuova Zelanda, così come negli altri paesi del Nuovo Mondo per l’universo vino, troviamo solo vitigni internazionali. Che però, nel caso dei bianchi, si esprimono benissimo.

Partiamo da un po’ di storia: la viticoltura in Nuova Zelanda ha circa duecento anni. Solo nel 1819, dopo la colonizzazione inglese, un missionario anglicano, il Reverendo Samuel Marsden, piantò la prima vite a Nord-Est dell’Isola Settentrionale ma non sappiamo che tipo di vite fosse e se mai ne venne prodotto un vino. Vent’anni dopo, invece, si ha notizia del primo vino prodotto da parte di uno scozzese.

Ma è solo molti decenni dopo, diciamo dal 1980, che la viticoltura neozelandese ha iniziato a farsi conoscere nello scenario internazionale. Nel mezzo ci sono stati anche qui oidio e fillossera che devastarono i vigneti e spinsero i neozelandesi a coltivare ibridi franco-americani resistenti, come l’uva Isabella, fino a quando non si decise di provare a coltivare alcune specie di vitis vinifera.

Il primo vigneto di viti europee fu piantato nella zona di Marlborough nel 1973 e nel ’75 nacque l’Istituto del Vino Neozelandese. Inizialmente si producevano soprattutto vini da tavola poi, in particolare dagli anni 1990, si intuirono le potenzialità della terra e di quei vini, tanto che oggi i loro bianchi prodotti da uve Sauvignon e Chardonnay sono considerati veri e propri punti di riferimento nel mondo.

Per le similitudini climatiche con la Germania la prima scelta ricadde sul Muller Thurgau e sul Pinot Nero, poi Sauvignon Blanc e Chardonnay raggiunsero livelli notevoli e si decise di puntare su di loro.

I produttori in Nuova Zelanda hanno molta libertà nella coltivazione delle uve e sulla produzione dei vini, senza particolari indicazioni sulle varietà che possono essere coltivate né sulle zone destinate alla viticoltura. L’etichetta è molto chiara: viene indicata la varietà di uve e la zona di provenienza.

Con il Sauvignon la Nuova Zelanda si è fatta conoscere ma negli ultimi anni è cresciuta molto la produzione di Chardonnay, oggi è l’uva più coltivata. I Sauvignon Blanc neozelandesi sono un’esplosione di freschezza e di aromi intensi, hanno note agrumate, esotiche, muschiate, sono vinificati in acciaio e non affinati in legno.

Oltre allo Chardonnay e al Sauvignon, si coltivano anche Riesling, Pinot Grigio, Muller-Thurgau, Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero.

In Nuova Zelanda il clima è fresco e risente dell’influsso dell’oceano, ideale per dare vini acidi, aromatici, pieni di sfumature. Nell’Isola Settentrionale i vigneti sono soprattutto nelle zone di Gisborne e Hawke’s Bay. La prima è celebre per lo Chardonnay, la seconda anche per il Sauvignon Blanc; molti vigneti si trovano nella zona di Auckland e a Sud, a Wairarapa e Martinborough si producono Pinot Nero e Cabernet Sauvignon.

Passando all’Isola Meridionale la zona più famosa e importante è sicuramente quella di Marlborough, l’area vitivinicola più grande della Nuova Zelanda, dove il Sauvignon è l’uva più coltivata. Nella zona di Nelson si producono Chardonnay, Riesling e Sauvignon e a Sud, a Canterbury, con un clima più freddo troviamo principalmente Pinot Nero e Chardonnay. Infine, a Central Otago, Pinot Nero e Gewürztraminer.

Oggi è indiscutibile che la Nuova Zelanda si sia imposta come produttrice di vini di qualità. Una storia di successo ma anche di investimenti, studio e innovazione: un Paese che in pochi anni, recenti, è passato dal produrre vini per la grande distribuzione a vini di grande qualità.

Lucilla Andrich

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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fabio
fabio
3 mesi fa

se pensiamo che l’inizio é partito da un inglese prima e uno scozzese dopo non gli avrei dato alcun credito 😊

fabio
fabio
3 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

si, ma era una battuta considerando che né gli inglesi e tanto meno gli scozzesi capiscono di vino 😁

fabio
fabio
2 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

hai ragione mi sono espresso male, l’intendimento in realtà era legato al fatto che storicamente le patrie del vino sono altre da GB e Scozia….

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