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Particelle di saggezza nel bicchiere

In vino veritas? Particelle di saggezza nel bicchiere

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Variazioni Humbert tra Kierkegaard, Mozart e Château Margaux

Inutile presentarla: ogni articolo, ogni saggio, ogni parola di Valérie Humbert, scrittrice francese che onora questo blog con la sua preziosa collaborazione, è un gioiello, un capolavoro di cultura, intelligenza, ironia. Mi siedo e ascolto in silenzio insieme a voi, ammirato e sans mots, queste pirotecniche Variazioni Goldberg, pardon Humbert, tra filosofia, musica e storia del vino.

Nel libro “In vino Veritas” scritto nel 1845 da Sören Kierkegaard, il primo scrittore autodefinitosi esistenzialista, egli ripropone il Simposio platonico e allude al potere smascherante del vino e di fare dire ciò che veramente si pensa.  Egli scrisse “quando il vino è una difesa della verità e la verità una difesa del vino.” Si tratta di un dialogo con cinque personaggi sul tema dell’amore. Quello che ci interessa, sono i riferimenti al vino e come egli viene teatralizzato esteticamente nel mezzo di questo racconto.

Fu uno degli ultimi giorni del mese di luglio, la sera intorno alle 10, che i partecipanti si riunirono per quel convito…I partecipanti erano 5: Johannes, soprannominato il Seduttore, Victor Eremita, Constantin Constantius e due altri Il giovanetto e il mercante di moda)…La sala da pranzo splendidamente illuminata, dove si teneva il banchetto, i riflessi di luce con i loro raggi inebrianti producevano un effetto fantastico…si sentivano le note del balletto del Don Giovanni.” (di Mozart).

I cinque si avvicinano al tavolo e “Johannes ripeté viva la libertà – et veritas, disse il giovane; ma prima di tutto in vino, interruppe Constantin, prendendo posto egli stesso alla tavola ed esortando gli altri a fare altrettanto…In quel momento risuonò dall’orchestra quell’invito nel quale il piacere tripudia al massimo grado..”

La cena inizia e scopriamo qualche indizio enogastronomico: “questi tartufi sono superbi”: ora un’esortazione dell’ospite. “un po’ di questo Château Margaux!”

Il tartufo viene abbinato al Médoc ma quale Médoc! Un Premier grand cru classé ancora non classificato a quell’epoca (lo sarà nel 1855, quando Napoleone III richiederà di stabilire una classifica dei vini del Médoc e del Sauternes in funzione della differenza di prezzo delle vendite, in relazione all’annata, alla longevità e alla notorietà nazionale dello Château produttore).

Qualche informazione sullo Château Margaux è auspicabile. Nel 1830, Alexandre Agaudo comprò il Domaine di Château Margaux. Era il primo banchiere a comprare un grande castello bordolese. La sua fortuna era già immensa e Château Margaux rappresentò per lui solo una proprietà elegante e gradevole a vivere. Diventò il mecenate di Rossini, che compose una zarzuela intitolata “Château Margaux”.

Lo Château Margaux è un assemblaggio composto per il 90 % di cabernet sauvignon, per il 7% di merlot, per il 2% di cabernet franc e per l’1% di petit verdot (interessante per la sua acidità che favorisce la longevità dei vini del Médoc). Probabilmente nelle parcelles dello Château era piantato del Camerouge, vitigno antico che non viene più utilizzato alla fine del XIX secolo. Lo Château Margaux del 1771 è stato il primo millesimo bordolese ad apparire in un catalogo di Christie’s nel marzo 1776: “Eccelente Bordeaux con un bel sapore dell’anno 1771.” 

Come definirlo questo vino? Qualche spunto. Si tratta di un vino femminile “de la rive gauche” (il Domaine si trova al lato sinistra dell’estuario della Gironda, dopo l’incrocio tra la Garonna e la Dordogna), con una grande limpidezza e un colore rosso granato con riflessi acajou, al naso, profumi di violette, di more e di ribes, di spezie finissime e dolci, in bocca, si percepisce ampiezza, soavità, potenza ed eleganza, caudalie di circa  9/10: una persistenza unica.

Parker-Wine Advocate, ha dato il massimo dei voti: 100/100 per l’anno 1900. La sua descrizione è breve: “di una ricchezza favolosa, e di una untuosità incredibile, questo vino, di cui i profumi potrebbero riempire una stanza, è di una grande opulenza e di una meravigliosa precisione nel disegno.”  Quando si tratta di un gran vino, non ha più senso descriverlo in modo “accademico”, perché la sua complessità è così elevata che tutti gli aromi si intrecciano, si confondono, creando un profumo unico, inconfondibile. Un vino potente e tenero.

L’abbinamento Margaux e tartufo ci lascia pensare a note terziarie di humus, sottobosco con accenni minerali. Questo vino incredibilmente avvolgente e potente aiuterà i nostri 5 compagni a rivelare la verità sull’amore, e soprattutto ad avvicinarci all’etica e all’estetica della vita?

La cena si prolunga, “…essi mangiarono, bevvero e bevvero e si ubriacarono. Fu portato il dessert… c’era lo Champagne che spumeggiava in sovrabbondanza. L’orologio suonò le dodici…”

Questa volta lo Champagne viene servito al momento del dessert, al colmo dell’ebbrezza, a mezzanotte. Ma che Champagne? Quello della Veuve Cliquot per bacco! Il suo cavallo di battaglia era: “Une seule qualité, la toute première » (una qualità unica, solo la migliore).Una donna forte e determinata. La Maison Cliquot fu fondata a Reims da Philippe Cliquot nel 1772. Philippe morì prematuramente e la giovane vedova Nicole Barbe Ponsardin prese in mano le redini della Maison e portò il suo Champagne ad una dimensione internazionale. La prima spedizione di Champagne Cliquot fu destinata a Venezia. Nel 1810, Madame fece un’innovazione con il primo millesimo conosciuto in Champagne. Il suo maître de chais, Anton Müller, inventò lo Champagne rosé nel 1804.

(Per l’aneddoto, lo Champagne Brut è stato creato nel 1876 su richiesta degli inglesi che preferivano bere vini secchi.)

Ritorniamo a Kierkegaard: l’ultimo commensale, Johannes il Seduttore, prende la parola e smonta tutti i discorsi intrapresi dagli altri invitati. “Voglio parlare in onore della donna… Traggo motivo di gioia da ciò, che il sesso femminile lungi dall’essere più imperfetto di quello maschile, sia invece il più perfetto.”

(Marilyn Monroe avrebbe riempito la sua vasca da bagno con 350 bottiglie di Champagne per una sua fantasia mattinale.)

Alla fine della cena brindano tutti e scagliano i loro bicchieri all’indietro contro la porta della parete: atto simbolico dell’annullamento, dell’interruzione e porta all’oblio ogni ricordo di questo discorso.

Il godimento, per quello gli uomini vivono, per vivere nell’istante e ricercare il piacere dell’istante. Secondo Kierkegaard, il primo livello della vita è l’estetica, che l’uomo percorre, poi seguono la vita etica e quella religiosa.

Adesso nella nostra società il Simposio si ridurrebbe all’ebbrezza rapida, con il consumo sfrenato di spritz abbinati a delle patatine, bevuti in strada con una mascherina abbassata e un collegamento con Tinder. Abbiamo perso l’estetica nel vino e nell’amore ma forse anche nella vita.

Valérie Humbert

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Fabio Rizzi
Fabio Rizzi
8 giorni fa

Ziliani, ma dove ha pescato questa Signora che scrive così divinamente e che ha una simile cultura?
Complimenti e grazie

Marco M
Marco M
8 giorni fa

Ecco un altro gioiello di articolo regalatoci da Madame Humbert.
Che bello, Madame! Colto, elegante e raffinato, da leggere e rileggere.
Signor Ziliani ha trovato una bravissima collaboratrice, non se la lasci sfuggire!

Julien Raymond
Julien Raymond
8 giorni fa

quelle culture, quelle érudition, quelle capacité extraordinaire de passer de la philosophie à la musique à la poésie. Et naturellement à l’histoire du vin
Chapeau bas à Madame Humbert

Robert Layton
Robert Layton
8 giorni fa

What a fantastic article! Cheers from California and sincere congratulations to Madame Humbert, what a culture!

Michael Richardson
Michael Richardson
8 giorni fa

I have the possibilty and the chance to read this article of your excellent wine blog with help of Google translation.
My sincere compliments to your French contributor, mrs Humbert. I think this is a fantastic exemple of wine culture and a good way to explain history of wines of France with intelligence, fantasy and sense of humour. Cheers (if possible with Margaux 1982)

Nadia Rossi
Nadia Rossi
8 giorni fa

più Humbert e meno Ziliani, questa deve essere la parola d’ordine di Vino al vino 🙂 Scherzi a parte più spazio e più potere alle donne, anche nel maschilista mondo del vino

Lorenzo
7 giorni fa

Bello. Riporta, per le orecchie, la chiacchiera ai fondamentali. Molte grazie signora Valérie.

Roberto Vigna
Roberto Vigna
7 giorni fa

Interessante il termine caudalie, che penso corrisponda alla nostra persistenza aromatica intensa, sarebbe interessante scoprirne l’etimologia.

Tendenza

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