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Enoriflessioni

Evviva, ogni tanto la Fivi si sveglia!

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… e si ricorda che dovrebbe fare politica del vino e non accademia…

Alleluja bella gente! Ho scoperto stamattina (un po’ più rintronato del solito, reduce dalla prima vaccinazione Covid, con Pfitzer, mi avessero proposto il castrazeneca li avrei mandati…) che ogni tanto quella che in teoria dovrebbe essere la punta di diamante, l’ala pensante del mondo del vino, non industriale, il vino vero, quello che nasce in vigna e non è un’operazione di marketing o pura dimostrazione di riproducibilità tecnica, italiano, la Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, si è ricordata che dovrebbe fare politica del vino e non semplice accademia.

In un comunicato pubblicato sul sito Internet della benemerita associazione (all’interno della quale, come ho già avuto modo di dire, non è tutto oro quello che luccica…) ho letto, evviva!, che “la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti lancia un nuovo appello alla tutela dei piccoli produttori, con una lettera inviata al Sottosegretario Gian Marco Centinaio. La rappresentanza di tutti all’interno dei Consorzi è un tema sollevato e dibattuto da tempo dalla FIVI, che nelle scorse settimane si è riacceso a causa delle problematiche relative all’elezione del CDA del Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG”.

All’interno di quella realtà produttiva che come ho scritto qui, lo scorso anno ha certificato 92 milioni di bottiglie,  pare sia “emersa l’intenzione di concentrare la gestione della denominazione nelle mani di alcuni grandi gruppi, in particolare afferenti al sistema cooperativo, con la conseguente esclusione degli interessi dei piccoli produttori”.

Il caso Conegliano Valdobbiadene non è che un esempio di una situazione ampiamente diffusa sul territorio nazionale: “per questo motivo la FIVI ritiene che sia necessario intervenire. L’attuale normativa infatti (in particolare l’art. 8 del DM 232/2018), stabilisce che i voti siano attribuiti in funzione della produzione vitivinicola dell’anno precedente, valutando quindi esclusivamente la quantità prodotta, senza considerare minimamente né il numero dei produttori, né quanto questi contribuiscano alla tutela della qualità e del paesaggio della denominazione. Un’ulteriore questione è l’istituto delle deleghe, espresse dai soci viticoltori al momento dell’adesione, che dà grande potere alle Cooperative che partecipano al lavoro dei Consorzi, rendendo gli altri partecipanti quasi inesistenti”.

Secondo la presidente della Fivi Matilde Poggi, “tale meccanismo ha delle conseguenze inevitabili sull’effettiva rappresentanza all’interno dei Consorzi. Il voto è nelle mani di pochi grandi gruppi e cooperative, che decidono in solitudine le scelte di indirizzo strategico di gestione della denominazione”.

Pertanto, dice la benemerita associazione dei vignaioli, “l’obiettivo della FIVI, in qualità di portavoce di piccoli produttori, è quello di modificare questa procedura iniqua, per consentire l’effettiva rappresentanza di tutti gli attori della filiera per una reale tutela delle denominazioni. I piccoli produttori rappresentano un sistema che orienta la propria produzione verso la più alta qualità ed è giusto che ogni Consorzio li tuteli riconoscendo loro una pari dignità. L’invito è quindi quello di creare un tavolo di lavoro per riconsiderare il criterio di rappresentanza attualmente in vigore, con l’obiettivo di rafforzare la vitalità dei Consorzi di tutela dando voce a tutte le parti”.

Non posso che plaudire a questa presa di posizione della Fivi, che ogni tanto riscopre la propria reale natura, la “mission” che dovrebbe sempre avere, e ritorna fare politica del vino come osservava in un intervento ospite su questo blog nel 2014 il collega Pierluigi Gorgoni.

C’è da credere che FIVI (alla quale colgo l’occasione di chiedere cosa pensi di questa enoteca online, denominata Il mercato dei vignaioli, che vede protagonisti diversi associati Fivi e da come viene presentata sembrerebbe avere un legame con la Federazione: ma lo ha?) finalmente, soprattutto in questa congiuntura difficile riscopra la propria natura “politica” e “sindacale”?

E’ quello che ho chiesto ad uno dei più prestigiosi ed emblematici personaggi del mondo del vino artigianale italiano, quel Walter Massa, re del Timorasso, ma anche strepitoso rossista come ho raccontato pochi giorni fa, che all’interno di Fivi ha preso una chiara posizione critica verso i vertici dell’Associazione e le sue strategie. Walter, da vero funambolo e paroliberista qual è, mi ha così testualmente risposto: “Intanto in Italia non si sa nemmeno usare il lessico. Le grandi aziende non hanno quasi mai potere, le grosse aziende fanno volumi che tanto piacciono ai palazzi e danni, che non piacciono al salotto buono del vino mondiale e conseguentemente ci “sfancula.” I grandi dovrebbero essere la Fivi ed altri…. I grossi Unione italiana vini ed altri. Così tanto per dettare due linee guida da Cincinnato della Fivi qui sull’eremo di Monleale”.

Come non dar ragione, anche oggi, all’enfant terrible del vino artigianale, indipendente, anarchico, italiano?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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giampietro comolli
giampietro comolli
3 mesi fa

Ad onor del vero Fivi, ha già tirato in ballo la questione negli ultimi anni emi ha sempre trovato d’accordo nella veste di chi ha ereditato da un bisnonno fondatore della Federconsorzi, un padre direttore di Cap,e il sottoscritto dentro i consorzi di tutela dei vini dal 1981, prima come esterno e poi dentro come direttore, da nord a sud, da est a ovest. Tema fortemente discusso nel 1998-1999 nella rifondazione della Federdoc, con le riunioni Mipaaf, Unioncamere, Regioni che mi vide quasi voce unica nel voler mantenere una certa terziarietà dei consorzi (perchè volontari, di tutela e promozione insieme) rispetto alla rappresentatività nel CdA, alla assegnazione voti in assemblea, alle categorie individuali e collettive associate, al distacco fra tracciabilità/vigilanza e controllo/certificazione DO-IG, anche separando votazioni fra tutti gli aspetti di tutela rispetto alle scelte di promozione. quest’ultime sicuramente votate per censo, le prime meglio per capite e per ponderalità proporzionale decrescente. troppo complesso. meglio far prevalere la libertà o onestà di opinione individuale che usare vinavil, ma nello stesso tempo accettare le decisioni della super-maggioranza, rispettare la clausola di riservatezza…e sedersi sul bordo del fiume e attendere. c’è molto Godot e Confucio in tutto. ma che c’azzecca con il bene dei distretti produttivi, le DO, il futuro del vino. nello stesso tempo sarebbe opportuno che questi temi fossero trattati da chi bazzica la terra e le cantine da tempo. per un ammodernamento intelligente c’è tutto lo spazio che si vuole nel Testo Unico. non noto però, NESSUNO, fra gli attuali giovani (40enni suonati) direttori dei consorzi di tutela italiani venire qualche riflessione, considerazione, merito, valutazione, proposta per far fronte alle questioni organizzative e finalizzazione dei consorzi. sembra più una difesa silenziosa, assente, pilatesca, girata dall’altra parte….

Ehm Ehm
Ehm Ehm
3 mesi fa

So davvero poco del mondo del vino, inteso come quelli che coltivano, si dannano l’anima, ma hanno anche qualche soddisfazione.
Però ho visto anche il cosiddetto contrario di tutto, di tutto quello che immaginano quelli che il vino lo bevono, cercano la bottiglia giusta e tutte quelle cose lì.
E ho capito che di angeli ce ne sono pochi, e mi chiedo anche perché dovrebbero essercene, e se ci fossero – e lo fossero davvero – quanto dovrebbero darsi da fare per mantenere ali e aureola connessa.
Fivi, immagino, non farà eccezione a quello che mi sembra essere il panorama generale. Però è di certo benemerita, perché se non ci fossero gruppi e associazioni come quella, i consorzi (che hanno ovviamente e comunque un ruolo importante) si magnerebbero vivi i piccoli.
Perché la logica corrente è che piccolo è bello finché è utile. Magari a metter su un bel gruppo di sostegno, per dire, al biologico, e usarlo per affermare la propria aziendona.
La storia si ripete e mi viene in mente quello che mi diceva un produttore che conosco bene. “Piccolo piace se gli servi, ma i giochi continuano a farli tra di loro: però non hanno capito che c’è l’oceano del tempo che inghiottirà tutto, anche la loro smania. Perché il piacere più grande è quello che ti viene dal saper fare, e dal vedere ogni giorno che hai fatto, ci sei riuscito.”. Eh sì l’unico che ha capito perché i vignaioli in prima persona sono importanti è Angelo Gaja, ancora una volta un’intelligenza tra un bel po’ di fanfaroni.

Ehm Ehm
Ehm Ehm
3 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Gaja è proprio uno che vede oltre. Solo lui.

Tendenza

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