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Indignazioni

Evviva, dopo i sentori di linoleum nei vecchi Bourgogne smalto e solventi nel Barolo!

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Dilettanti sempre più allo sbaraglio nel racconto dei vini

Fantastica la wine blogosfera, ogni giorno che gli Dei mandano in terra e Draghi, Salvini, Letta, Speranza e compagnia governativa brutta contribuiscono a mandare a bottane come direbbe Pietrangelo Buttafuoco, scopriamo un nuovo fenomeno, un creativo, personaggi (in cerca d’autore) la cui creatività sconfinata fa apparire virtuosi del racconto del vino come Luca Maroni e Luca Gardini (due Luca, che sia il nome a renderli entrambi così immaginifici?) gente senza fantasia.

E così, dopo la mitica Italian wine girl, l’orobico-americana Laura Donadoni, entrata negli annali per aver scovato con il suo delizioso nasino nientemeno che sentori di linoleum nei vecchi Bourgogne, oggi è la volta di un altro fenomeno, che, forse inconsapevole, forse non presente a sé stesso, su un blog che spesso pubblica contributi a metà tra la comicità e l’autoerotismo, volendo raccontare di un grande Barolo, di una signore annata, di un grande vignaiolo e uomo di Langa, Beppe “Citrico” Rinaldi (a proposito del quale uno pseudo enoguru di La Morra  ha raccontato una clamorosa bugia) il Barolo Tre Tine 2010, da lui definito una miscela di Cannubi e Ravera, manco fosse carburante per il motorino, o un caffè, volendo parlar bene di quel vino finisce per massacrarlo.

Come aveva fatto anni fa quel fenomeno di James “Giacomino” Suckling trovando sentori di cane bagnato in un Barolo di Bartolo Mascarello…

Leggete quello che scrive tale Daniel Barbagallo, uno così rispettoso della Langa da aver chiamato il suo cane Barolo, e ditemi se si può prendere sul serio uno che in quel Barolo trova “smalto e solventi all’apertura” e parla di “un quadro incazzoso”.

Caro Beppe non prendertela, essi non sanno quello che dicono, se fossi un barolista e trovassero smalto e solventi nel mio vino imbraccerei il bazooka e manderei a chi l’ha definito così una bella bottiglia di olio di ricino,e care Marta e Carlotta Rinaldi, ve lo dico con affetto paterno visto che potreste essere mie figlie, anagraficamente parlando, come fate a non incazzarvi e a mettere un bel cartello all’ingresso della vostra bellissima casa e cantina con su scritto a caratteri cubitali “Intravino e intrallazzavino no grazie”?

Quando leggo robe simili, chissà perché mi viene in mente una celebre canzone di Marco Masini…

n.b. non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblogwww.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Fabio
Fabio
2 mesi fa

Ero rimasto che non leggesse quel sito

Aurora F
Aurora F
2 mesi fa

Ma infatti due diversi commenti al post di Barbagallo, hanno evidenziato probabili problemi legati all’aceto di etile e quindi alla volatile. A meno che non abbia bevuto il Barolo di Rinaldi in ferramenta, la causa di quei difetti olfattivi, scambiati per profumi terziari é figlia di una volatile troppo alta. Lo stesso dicasi per quella “nota di linoleum” confusa in maniera grossolana per una caratteristica degli Chablis invecchiati. Ora, se tutti cominciano a scrivere di vino, va benissimo, però poi non meravigliamoci di leggere robe del genere.

Giorgio Giorgi
Giorgio Giorgi
2 mesi fa
Reply to  Aurora F

Secondo me si è solo confuso con le note eteree, comuni in molti Barolo. Se uno è abituato a vinoni marmellatosi, non le ha mai sentite

Matteo
Matteo
2 mesi fa

Vino etereo. La Descrizione dei Profumi nel Vino.
Vino etereo. Le note eteree nel vino, che riportano a fragranze di solvente, smalto, ceralacca, iodio, etc. sono di origine sia fermentativa che post fermentativa (aromi secondari e terziari) e sono in genere dovuti a sostanze organiche delle famiglie degli esteri, acetali ed eteri, combinazione quindi di alcoli con acidi organici. Vini sottoposti a macerazioni particolarmente lunghe come gli Orange Wines, vini biodinamici e naturali, nei quali spesso le fermentazioni sono dovute a lieviti indigeni e vengono scarsamente controllate, possono più facilmente presentare profili olfattivi di questo tipo. Fonte: quattrocalici.it

Personalmente da ignorante ho sempre pensato che, almeno che il vino non abbia 30 o più anni sulle spalle, i sentori di smalto e solvente fossero un difetto!
Non per far polemica ma solo per provare a capire qualcosa di più del vino…

Matteo
Matteo
2 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Io chiedevo per imparare, ma lei a quanto pare ha solo voglia di fare l’arrogante buffone,si crogioli nella sua sapienza senza rendercene partecipi.

Last edited 2 mesi fa by Matteo
Bartolo Cipriani
Bartolo Cipriani
2 mesi fa

Non avete mai sentito parlare di brettanomyces b. e di quali sono i suoi metaboliti, chiedo per un amico

Armando
Armando
2 mesi fa

Ziliani scusi ma non ho capito. Il problema sta nel naso di smalto in generale nel vino o nel barolo o in quella bottiglia in particolare? La ringrazio in anticipo per la risposta

Armando
Armando
2 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Io il barolo di rinaldi non l ho mai provato perché non me lo posso purtroppo permettere.
Ma sai miei appunti ais, sentori di smalto e vernice sono tipici in molti vini a base nebbiolo invecchiati . Se poi quello di rinaldi debba fare eccezione, non saprei.

Bartolo Cipriani
Bartolo Cipriani
2 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

È arrivato il professore…

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