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Degustazioni

Dall’Alto Piemonte il Boca di Barbaglia

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Itinerario nelle terre dove il Nebbiolo si chiama Spanna

Simona Paparatto, sommelier A.I.S. varesina, di cui segnalo, oltre ai due pezzi già pubblicati di recente (questo e questo) e questo sugli Erbaluce di Caluso di Carlo Gnavi un eccellente articolo sullo Champagne Cristal di Roederer e quello dedicato ad un virtuoso del Nebbiolo di montagna, Giorgio Gianatti, nonché quello relativo al top wine australiano Penfolds Grange, oggi ci porta nell’Alto Piemonte, nella terra dove il Nebbiolo viene chiamato Spanna, nell’azienda di Silvia Barbaglia, una delle paladine di una piccola Doc in grande crescita, il  Boca. Buona lettura!

Sono di nuovo in Piemonte, nella parte nord est della regione che comprende le colline delle province di Biella (Lessona DOC- Bramaterra DOC- Coste della Sesia DOC), Verbano Cusio Ossola (Valli Ossolane DOC), Vercelli (Gattinara DOCG-Bramaterra DOC-Coste della Sesia DOC) e Novara (Colline Novaresi DOC-Ghemme DOCG- Boca DOC- Fara DOC- Sizzano DOC).

Terra fantastica e sorprendente, dalle mille sfaccettature, in cui il Nebbiolo, il “principe” dei vitigni e qui denominato Spanna, cresce e si sviluppa come un bambino, accudito ed amato, nella sua confortevole culla collinare.

Il paesaggio è variegato: le colline vitate, cui fanno sfondo il Lago d’Orta, quello di Mergozzo ed il Maggiore, coesistono simbioticamente con il Monte Rosa, che si erge sino a 4600 metri. Grazie alle correnti fredde che da questo si originano, vengono prodotte potenti escursioni giorno-notte, mentre il Monte Fenera protegge e ripara, favorendo un clima temperato. Completano il quadro le pianure, le cui risaie del mare a quadretti, alimentate dal fiume Sesia, formano una vera e propria oasi naturale.

Le radici storico-culturali del Nebbiolo qui sono antichissime, risalenti al periodo precedente la colonizzazione romana. Ne parlò Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, riferendosi alle Colline Novaresi ed a Pollenzo. Nel 1300 Pietro Azario, corrispondente novarese, scrisse: “rinomato sin dall’antichità”. Si narra che, durante la dominazione spagnola, i soldati iberici, passando dal Piemonte alla conquista della Lombardia, facessero gran rifornimento di vino Boca. Durante il Neoclassicismo, mentre l’architetto Alessandro Antonelli (nativo di Ghemme), costruiva la cupola della Basilica di San Gaudenzio di Novara, nei vigneti lo Spanna era il vitigno più coltivato. Si tagliava con altri autoctoni per renderlo bevibile in tempi brevi, poiché molti contadini non potevano permettersi di aspettare anni affinandolo in legno. Questo metodo è rimasto tale fino ad oggi, regolamentato dai disciplinari.

Quando il presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson (1743-1826), assaggiò il Gattinara, in occasione di una visita ufficiale in Italia, tornato in America se lo fece spedire. Lo stesso Camillo Benso Conte di Cavour nutrì un grande interesse per un Nebbiolo del novarese e in una lettera del 1845 all’amico Giacomo Giovanetti, scrisse: “confesso ingenuamente che l’ottimo vostro vino di Sizzano mi ha quasi convinto della possibilità di fabbricare in Piemonte vini di lusso. Cotesto vino possiede in alto grado, ciò che fa il pregio dei vini di Francia e manca generalmente ai nostrani, il bouquet. Il bouquet del Sizzano non somiglia a quello di Bordeaux, ma bensì al bouquet del Borgogna, il quale per certe qualità prelibate come il Clos-Vougeot e il Romanet, gode la primizia su tutti i vini di Francia. Or dunque rimane provato che le colline del Novarese possono gareggiare coi colli della Borgogna(cit.). Forse da qui nacque l’idea di quello che, più tardi, sarebbe stato il Barolo.

Fino agli anni ’50 i maggiori apprezzamenti sul vino piemontese erano rivolti al Gattinara piuttosto che al Barolo, perché in Alto Piemonte le tecniche di vinificazione erano maggiormente sviluppate ed affinate. In quel periodo, però, l’espansione industriale alimentò nei giovani il desiderio sempre crescente di lasciare i vigneti per innalzare il proprio tenore di vita e cercare agevolazioni come posto fisso e minor sacrificio con numero limitato di ore lavorative, nelle nascenti industrie tessili della Valsesia e, qualche anno dopo, nella rubinetteria di Gozzano. Dal 1955 al 1994 ormai la zona era quasi completamente invasa dal bosco e la parte vitata era, di contro, drasticamente ridotta: circa 10 ettari totali insieme a qualche sporadico privato che produceva per sé.

Nel 1998, Christoph Kùnzli (d’origine svizzera, allora importatore di vino) acquistò i terreni di Antonio Cerri di Le Piane. Egli è il promotore del “risveglio” della viticoltura di qualità in Nord Piemonte. Grazie a lui la DOC Boca è stata riscoperta e valorizzata e varie aziende hanno visto una rinascita, come quella della famiglia Barbaglia, che ha ricominciato a produrre, dedicandosi con impeto e volontà allo sviluppo qualitativo di questo fantastico territorio dal grande potenziale in costruzione!

“Qui nessuno ha mai investito nel vino a livello di progetti, consorzi, tecniche innovative ed essendo venuta meno la generazione che avrebbe dovuto mandare avanti il lavoro, in pochissimi anni si è avuto un tracollo incredibile. Con Elena Conti, Kunzli ed altri (siamo in 10 produttori), ci sosteniamo. Oggettivamente è molto dura perché non abbiamo il nome “Barolo” a renderci più conosciuti, ma gli stessi costi elevati. Loro hanno il turismo che a noi manca, hanno vigne produttive, mentre qui dobbiamo impiantare partendo dai boschi. Da una/due generazioni ormai, la zona ha perso la mentalità e la cultura agricola, ed è quella che bisognerebbe rifondare nei giovani per credere nelle reali potenzialità vitivinicole del nostro vocato territorio e continuare nel recupero delle colline storiche riportandole da bosco a vigneto.” Cit.: (Silvia Barbaglia).

L’azienda Barbaglia ha sede nel comune di Cavallirio, in provincia di Novara, a pochi chilometri da Boca. Una cantina di piccole dimensioni, a conduzione familiare, arrivata oggi alla terza generazione con Silvia, giovane donna dinamica ed oserei dire “vulcanica”, con quel suo modo schietto, diretto, estremamente concreto, ma forte ed energico, in cui ho rivisto me stessa qualche anno prima, quando tutto il mio essere dimostrava al mondo grinta e carattere.

Fondata da nonno Mario nel 1946, l’attività passa nel 1977 al figlio Sergio, enologo diplomato ad Alba, attento e meticoloso, oggi vicepresidente della Commissione Degustazione dei vini DOP, regione Piemonte. “Mio padre è un bianchista in una zona di rossi, beve solo bianco, ma è molto bravo negli assaggi dei rossi. Il Lucino è nato per suo piacere personale!”(cit.).

Nel 1999, mentre Sergio ristruttura l’azienda, riprendendo a vinificare i vini del territorio, Silvia si laurea in Marketing del vino e si rende conto che questo mondo le appartiene, non solo per il legame familiare, ma anche per l’amore verso il suo territorio che vuole valorizzare, esaltandone nel tempo pregi e qualità. Delegata FIVI del Nord Piemonte, conduce l’azienda con grande professionalità e lungimiranza insieme a papà Sergio.

Padre e figlia lavorano con grande dedizione 6 ettari vitati: “É molto complicato trovare operai nel mondo del vino: c’è tanta voglia all’apparenza, ma in realtà è un lavoro pesante per chi non è motivato perché è un settore, prima di tutto, di grande passione”(cit.)

Vari appezzamenti tra Cavallirio e Boca. Grande ricchezza e diversità dei vitigni che sono tutti autoctoni. Dall’Erbaluce (di cui ho già parlato ampiamente scrivendo del territorio Canavesano), unica uva bianca vinificata, nasce il bianco fermo Colline Novaresi DOC Lucino, affinato in acciaio. Vino dalla spiccata acidità, “ma la cosa importante”, dice Silvia, “è avere sempre l’uva matura al punto giusto! Mai compromessi nel vino: l’uva parla! Se sbagli la maturazione dell’uva non riuscirai mai a fare un grande vino” (cit.)

Barbaglia produce anche: Nebbiolo Il Silente; Vespolina Ledi; Uva Rara Lea (Bonarda Novarese); Rosato di Uva Rara Rosalea; Croatina Clea; Passito di Erbaluce e Nebbiolo “Gocce di Luce”, (contenente 120 g di zucchero, impercepibili grazie all’altissima acidità, senza la quale sarebbe simile al miele).Lo Spumante Curticella Metodo Classico, rarità in questocontesto territoriale, viene prodotto da 20 anni, nelle versioni Brut e Pas Dosè, da uve Erbaluce (eseguendo pigia-diraspatura, pressatura soffice a 1.5 atm e direttamente in vasca, dopo la sgrondatura).

La DOC di riferimento è Colline Novaresi (una delle due zone di produzione dell’azienda). È una vasta fascia di territorio, nel nord/est del Piemonte che corre tra la sinistra orografica del Fiume Sesia, che scende dal Monte Rosa e la destra del fiume Ticino, proveniente dal San Gottardo. Cit.: (Discipl. Prod. Colline Novaresi). I suoli sono fluvio-morenico-alluvionali. I vigneti sono molto soggetti alle invasioni di cinghiali, ghiottissimi di uva. Per allontanarli, viene utilizzata la strategia della musica in filodiffusione. Inoltre le aree perimetrali sono attraversate da fili in cui circola corrente elettrica. Ogni singola uva viene vinificata in purezza. In zona, nei decenni precedenti, si faceva una sola vendemmia anche se le uve avevano gradi diversi di maturità. Sergio, invece, inizia a vendemmiarle separatamente, ognuna secondo il suo tempo, cogliendone l’essenza nel massimo del suo potenziale.

La seconda zona di produzione dell’azienda è Il BOCA DOC. Per spiegare la conformazione del terreno è necessario tornare indietro nel tempo, a ben 290-280 milioni di anni fa, quando si verificò uno dei più violenti eventi geologici conosciuti: un incredibile ed enorme eruzione tra la Valsesia e la Valsessera, (in quelle che in seguito diventeranno le Alpi Occidentali), di un supervulcano ovvero una struttura geologica esistente nella Pangea ed oggi ormai fossile, che eruttando è esplosa, sprigionando un’energia a detta dei geologi, pari a quella di 250 bombe atomiche.

In questo contesto apocalittico si sono formate rocce magmatiche di origine porfidico-vulcanica. In seguito, “circa 60 milioni di anni fa, con l’apertura dell’oceano Atlantico e la deriva del continente Africano, la collisione tra Africa ed Europa portò alla formazione delle Alpi e, in corrispondenza della Valsesia, fece inclinare di 90° la sezione crostale (collasso del vulcano su sé stesso), rendendo visibili le parti più profonde del suo sistema di alimentazione, fino a trenta chilometri di profondità.” Cit.:(Ass. Sesia V.G. Geopark).

Patrimonio UNESCO dal 2015, fa parte del Sesia Valgrande Geopark, una area geologica molto importante nata nel settembre 2013. Quattro milioni di anni fa inoltre la zona era ricoperta da un grande mare tropicale. Tutto ciò ha cambiato totalmente l’aspetto e la conformazione dei terreni, formando non solo rocce porfidiche di colore rosa (ed anche violacee, gialle, rosse e nere), ma terreni di origine morenica (per via di depositi glaciali provenienti dal Monte Rosa), poveri, con poca terra, senza calcare: sabbie e ghiaie che poggiano su un substrato di porfidi. Questi suoli sono enormemente drenanti, molto acidi (ph 4.5-4.7) e con alto tenore minerale che nel vino si concretizza in sapidità di bocca.

Più concisamente: mentre la cantina di Cavallirio è in zona fluvio-alluvionale, il vigneto “Cascina del Buonumore” di Barbaglia (Boca DOC), si trova esattamente all’interno della caldera di questo Supervulcano Fossile, ad un’altitudine di 400-450 metri. Calpestandone il terreno, non ci si deve assolutamente preoccupare di sporcarsi le scarpe, poiché il porfido è composto da roccia molto friabile ed asciutta, che si sgretola con le mani. Sembra quasi tufo, talmente è leggero!

Per il Boca si effettua un blend di vigneto: le uve vengono pigiate insieme. Il sistema di allevamento utilizzato è il Guyot ramificato. Le radici hanno difficoltà ad assorbire i nutrimenti, ma possiedono grande trasportabilità dei sali minerali, ragione per cui troviamo grande sapidità in bocca. Anche se i vini di Barbaglia non sono certificati bio, il lavoro in vigna é svolto nel pieno rispetto dell’ambiente, attraverso un’estrema cura delle piante e tanto buon senso. Si ottengono rese di 50 quintali per ettaro.

Il Boca è un vino DOC la cui produzione è consentita in tutto il territorio comunale di Boca (sud) e in parte di quelli di Maggiora (est), Cavallirio (sud), Prato Sesia (sud) e Grignasco (ovest), in provincia di Novara. La DOC è stata istituita nel 1969 ed i vitigni consentiti sono: Nebbiolo (Spanna) dal 70 al 90%; Vespolina (antico parente del Nebbiolo) dal 10 al 30% e/o Uva Rara (Bonarda Novarese) dal 10 al 30%. Cit.: (Discipl. Prod. Boca).  La Vespolina ha nella buccia, una molecola chiamata rotondone che dà un senso di speziatura al naso, come se il vino facesse legno. Inoltre le sue uve aiutano la colorazione del Nebbiolo.

BOCA DOC 2015 (80%Nebbiolo Spanna, 20%Vespolina). La vendemmia è eseguita tra fine settembre e metà ottobre. La fermentazione avviene in acciaio a 27-28° con macerazione sulle bucce di circa 15 giorni e rimontaggi due volte al giorno. Invecchia almeno 36 mesi, di cui almeno 24 mesi in botti di rovere. Riposa in bottiglia per 12 mesi.  Di seguito le note degustative:

Rosso rubino molto luminoso, vivace e trasparente, con sfumature granato. Fine ed etereo all’olfatto, con un richiamo al floreale di viola ed al fruttato scattante di succo di mirtillo, ciliegia, lampone, che continua con note scure di tabacco e percezioni mentolate. Lo sviluppo gustativo è strutturato e pieno, avvolgente e voluttuoso, con un apporto tannico non invasivo ma elegante e proporzionato, che gioca simbioticamente con una dinamica freschezza fruttata di mammola ed amarena.

In risalto la speziatura di pepe nero ed un incisivo richiamo all’agrume dell’arancia sanguinella. Anche la sapidità, caratteristica saliente di questo vino, si dona con grande slancio e vigore. La persistenza è lunga con una briosa balsamicità in evidenza. Vino di grande personalità, dal profilo pieno ed espressivo, elegante e raffinato che ben si presta ad un riposo protratto negli anni.   Abbinamento a Brasato di cervo con cipolle caramellate

Silvia è portavoce del suo eccellente Boca Doc all’interno di un progetto promosso nel 2020 da sei giovani vignaioli del Piemonte che, unendosi e sostenendosi, vogliono tutelare, valorizzare, comunicare e divulgare il territorio piemontese ed il prodotto del loro lavoro: Natinvigna. Oltre a Silvia Barbaglia, fanno parte di questo meraviglioso ed incoraggiante gruppo: Monica e Daniela Tibaldi (Roero), Caterina e Alberto Burzi (Barolo), Luca Canevaro (Colli Tortonesi), Michela Adriano (Barbaresco), Beatrice Gaudio (Monferrato). Iniziativa molto importante e significativa perché vede la cooperazione di giovani produttori, che rappresentano la continuità, per un’alta causa: far riscoprire il Piemonte attraverso piccole, ma significative realtà. Avanti tutta, allora! Se è vero che l’unione fa la forza, certamente, sentiremo ancora parlare di voi.

“Quando avevo 17 anni sono andata a condurre una serata di degustazione al posto di mio padre e da allora non mi sono più fermata!” (cit.)

Silvia, una vera imprenditrice, estremamente giovane eppure così eroica! In seguito mi sono chiesta spesso cosa abbia spinto una ragazza a cominciare un’avventura partendo quasi da zero, attraversando periodi di sacrificio e credendo fermamente che la via che avrebbe percorso sarebbe stata quella giusta. La risposta l’ho trovata nella parola “vocazione”. L’amore gratuito ed incondizionato per il suo territorio l’ha guidata ad avere con questo un legame indelebile e vero che continuerà sicuramente negli anni avvenire, perché no, magari attraverso i due figli.

Fonti

Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. Disciplinare di Produzione dei vini DOC “Boca”. Disciplinare di Produzione dei vini DOC “Colline Novaresi”. Associazione Sesia Val Grande Geopark

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Gaetano
Gaetano
26 giorni fa

Produttrice giovane, bella e preparata!!!
Non vedo l’ora di poter recarmi in alto Piemonte, zona lontanissima, in particolare di questi tempi, dal mio Veneto!
Franco, direi che ormai il gentil sesso spopola nel suo blog!
Alla faccia di sappiam bene chi ………

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