Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Editoriali

Città del vino scatena una battaglia di retroguardia contro la modernità

Pubblicato

il

L’inutile Associazione dichiara guerra alle pale eoliche

Ok, domani è Pasqua, seppure blindata, con norme allucinanti, liberticide da Urss di Breznev o Stalin, che impediscono a me lombardo di andare al mare in Liguria ma che non mi hanno impedito di recarmi a Formentera da dove vi scrivo, e i buonisti e bigotti dicono che dobbiamo essere buoni e volerci bene. E magari abbracciare (non per strozzarli) Speranza, la Boldrini, Salvini e Scanzi.

Io, però godendomi da ieri la movida (mon dieu, quante guape in circolazione!) spagnola, mi è scappato l’occhio su un lancio Ansa, questo, e subito è partito un giro de bolas.

Uno dei grandi problemi del vino italiano, oltre all’ideologismo che in varie forme domina, al provincialismo e al pressapochismo di tanti suoi protagonisti, è la frammentazione, che si traduce di fatto in inutilità, di tante associazioni che del vino dovrebbero occuparsi. Mi basta citare, alla rinfusa, Coldiretti, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc, Donne del Vino, Assovini, Movimento turismo del vino, ecc.

Una delle più inutili, a mio avviso, perché è un’associazione politica, nata nel 1987 per iniziativa di 39 Sindaci che si riunirono a Siena, città nota per il suo intreccio tra finanza, banche e Massoneria, è l’Associazione Città del vino, la cui “mission”, leggo, sarebbe quella “di aiutare i Comuni (con il diretto coinvolgimento di Ci.Vin srl, sua società di servizi) a sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Un esempio concreto è l’impegno per lo sviluppo del turismo del vino, che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici, qualità dell’offerta diffusa nel territorio ad opera delle cantine e degli operatori del settore. Il turismo rurale nelle Città del Vino è in crescita costante”.

Belle parole a metà tra il politichese ed il sindacalismo, che dicono niente e il contrario di niente, che vanno bene (si fa per dire), come un impermeabile leggero, con ogni tempo, parole parole parole e niente più, che negli oltre trent’anni di storia hanno rappresentato il leit motiv di codesta associazione e sono state il filo rosso della sua azione.

Oggi Città del vino si fa “notare” per una nuova iniziativa a dir poco discutibile, per una battaglia assurda e di retroguardia, insensata e isterica, ovvero quella, che mi fa pensare a Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento, contro le pale eoliche. Leggete qui, il titolo del pezzo sul loro sito Internet è esplicito: Città del Vino contro le pale eoliche nei Comuni Doc e Docg.

Dai, non ridete, dicono che sia una cosa seria! Leggiamo: “Dopo il precedente del sito nazionale dei rifiuti radioattivi – che aveva individuato Caluso in Piemonte, Acerenza in Basilicata e Campagnatico in Toscana – ora Città del Vino si rivolge al Governo per chiedere maggior tutela delle aree vitivinicole di pregio, mettendole al riparo da progetti che possono avere un impatto negativo, anche se legati a fonti rinnovabili. Il Presidente Floriano Zambon: “Serve una norma che vincoli i territori enoturistici, modelli di qualità, tipicità e buona gestione ambientale”  

Partiti bene con l’idea, sacrosanta, di bloccare l’arrivo di rifiuti radioattivi in area di produzione vitivinicola, alle Città del vino hanno progressivamente perso la trebisonda. E pertanto “dopo la spinosa questione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è il turno delle pale eoliche a mettere in subbuglio le Città del Vino, che adesso chiedono al Governo una norma per blindare le aree Doc e Docg d’Italia da quegli interventi di forte impatto negativo sull’ambiente e sul paesaggio vitivinicolo, anche se legati a temi come le energie rinnovabili”.

Il casus belli è in Abruzzo, nel borgo di Tollo (Chieti), che l’associazione definisce “tra le più verdi e attive Città del Vino abruzzesi, simbolo del Tullum Docg” (denominazione dalla notorietà al massimo regionale) e “Comune impegnato da anni sui temi della sostenibilità: ha vincolato l’84% del territorio comunale (il 70% a vigneto) attraverso il Piano Regolatore delle Città del Vino, ha percentuali altissime di raccolta differenziata (l’85% dei rifiuti nel 2020), ha adottato il regolamento di polizia rurale per abbattere l’uso di agro-farmaci in campagna, ha messo in efficienza l’illuminazione pubblica (1.100 lampioni) sostituendo le lampade alogene con i Led, ha avviato di recente la procedura per il riconoscimento della pergola abruzzesePatrimonio dell’Umanità e, tra i primi Comuni d’Italia, ha promosso la formazione della comunità energetiche sul territorio. E infine, solo lo scorso 14 marzo, ha ricevuto la menzione del Premio del Paesaggio dal Consiglio d’Europa”. Esticazzi!

Ma a sollevare l’ira degli abitanti di Tollo e di Città del vino é il progetto di una “installazione di una grande pala eolica di 99 metri d’altezza e capacità produttiva di 975 KW/ora. Dove? In un’area a vigneto del Tullum Docg, sulla quale alcune cantine hanno importanti investimenti in ballo e che è anche d’interesse archeologico, come ha sottolineato lo scorso 4 marzo la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (Chieti/Pescara) con parere negativo al progetto dell’eolico”.

Il Sindaco di Tollo si è lamentato facendo notare che purtroppo “la normativa vigente prevede una procedura d’autorizzazione semplificata per gli impianti fino a 1 Megawatt, e salta i pareri del Comune. Questo significa che le decisioni sono prese sulle nostre teste. Ma non ci arrendiamo, abbiamo promosso una raccolta di firme tra i cittadini e chiesto alla Regione di attivarsi urgentemente con un atto amministrativo per bloccare questo intervento riconoscendo il valore e il pregio della nostra zona vitivinicola. Con delibera di giunta abbiamo dato indirizzo all’ufficio tecnico per redigere un regolamento comunale che individua le aree non idonee”.

Ed ecco scendere in campo, Don Chisciotte contro i mulini a vento, pardon, contro le pale eoliche, il “Consiglio nazionale di Città del Vino che adesso sta preparando un’informativa urgente per chiedere al Governo una norma che vincoli le aree di pregio vitivinicolo e paesaggistico d’Italia, dove ricadono almeno una Doc o una Docg, escludendole così da progetti invasivi e squalificanti, come la creazione di parchi eolici a ridosso dei vigneti o addirittura di depositi nazionali di rifiuti radioattivi”.

A parte il fatto che basterebbe un’intelligenza normale, non quella di un genio, a distinguere, cosa che quelli di Città del vino non sanno fare, tra parchi eolici e depositi nazionali di rifiuti radioattivi, i primi al massimo cambiano il paesaggio, i secondi inquinano e potenzialmente uccidono, ma il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon, che è stato per una vita Sindaco di una Città del vino come Conegliano, la provincia di origine del “corroborante” preferito da Ricco Siffredi, se ne frega e va giù con l’accetta.

E partendo all’attacco esplode: “È ora di finirla con questi progetti che penalizzano i territori virtuosi che investono da anni sulla qualità ambientale, culturale ed enoturistica. Non è possibile che si continui a parlare di sostenibilità e difesa dell’ambiente e che poi in modo cieco e ottuso non si tenga conto delle buone pratiche di gestione territoriale di quei Comuni che sono individuati, non si capisce sulla base di quali criteri, per questi progetti di così forte impatto. È ora di introdurre nuovi criteri per la scelta delle aree. Facciamo appello ai Ministri dell’Ambiente e del Turismo affinché mettano mano alla normativa per proteggere quei territori nazionali che hanno scelto da anni un modello di sviluppo sostenibile basato sulle loro specificità locali, come è il caso delle nostre 460 Città del Vino”.

Verrebbe proprio da chiedere a chi parla di “sostenibilità e difesa dell’ambiente” ed è stato amministratore di Conegliano verrebbe da chiedere se abbia mai girato per le proprie campagne, con le vigne a ridosso delle case (dove vengono fatti fior di trattamenti a base di prodotti chimici non di profumo di violetta) se abbia mai sentito parlare delle meritorie inchieste di Report Rai 3. E cosa abbia mai fatto Città del vino mentre la Langa del Barolo veniva aggredita, violentata e sconciata da interventi come il relais Boscareto a Serralunga d’Alba, la nuova cantina Clerico a Monforte d’Alba e precedentemente il primo insediamento, di fronte alla collina dei Cannubi, di Terre da Vino…

Inoltre, ai provinciali di Città del vino che partono lancia in resta, con fanatico e miope ideologismo, contro le pale eoliche, simbolo di un’energia verde, pulita, alternativa che all’associazione, storicamente schierata a sinistra, dovrebbe pur garbare (ma ora loro vanno culo e camicia con l’uomo della finanza internazionale, Super Mario Draghi) segnalo le seguenti cose: che in Francia usano le pale eoliche per proteggere dal freddo le colture orticole, in Canada per proteggere i vigneti e che se pure in quella Francia dove l’associazione inutile dovrebbe mandare una missione per provare ad imparare qualcosa e ridurre le proprie emissioni di stupidaggini, si registra qualche inquietudine e qualche protesta contro le éoliennes, les français con le pale eoliche nei vignobles hanno imparato a convivere e le utilizzano e non le combattono con rigida stupidità da pasdaran dell’ideologia.

Le utilizzano per fronteggiare e combattere i geli primaverili, ad esempio nell’appellation Chinon en Touraine, e poi nel Bordelais (che non è un bordello, dico per i proseccari, ma la regione di Bordeaux), nella Nièvre, (Loira) zona della celeberrima AOC Pouilly-Fumé.

Questo in Francia, mentre in Italia una delle Associazioni del vino più inutili perde tempo e fa perdere tempo al Ministero delle Politiche Agricole e al Governo chiedendo “una norma per blindare le aree Doc e Docg d’Italia da quegli interventi di forte impatto negativo sull’ambiente e sul paesaggio vitivinicolo, anche se legati a temi come le energie rinnovabili”.

Come direbbe Mughini, ma dai! Come diciamo noi in Lombardia Va scuà l mar cun vert l’umbrela! Ma va a ciapà i ratt!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.itLemillebolleblog www.lemillebolleblog.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x