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Particelle di saggezza nel bicchiere

A Barolo un Museo del vino al…Confino della realtà

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Particelle di saggezza nel bicchiere

Mesdames et Messieurs, Madame Valérie Humbert, che conosce bene e ama le Langhe ed i suoi vini, in questo nuovo articolo esprime il suo libero pensiero sul WiMU, il Museo del vino che si trova presso il Castello Falletti a Barolo

Posso dire che conosco e che ho sperimentato un’amarezza per le occasioni perdute e la non eccessiva lungimiranza (eufemismo) degli interlocutori analoga a quella della Signora francese, avendo ideato nel 2000 il sito Internet Barolo di Barolo? Un sito pioneristico allora che oggi andrebbe aggiornato e forse addirittura rifatto… Buona lettura

Nel luglio 2010 incontrai a Torino François Confino presso il Caffè Fiorio di via Po’ 8 per un’intervista. François Confino, museografo e architetto di origine svizzera, autore del Centre Pompidou à Paris, del Natural History Museum a Los Angeles e del Sezon Museum of Modern Art in Giappone, progettò il Museo del Cinema di Torino ospitato nella celebre Mole Antonelliana. Stava concludendo, in quel periodo, il nuovo Museo del vino (chiamato WiMU) presso il famoso Castello Falletti a Barolo, che aprì successivamente, nel settembre 2010. Fu un incontro semplice e interessante. Confino è un uomo gioviale, entusiasta e molto creativo.

L’intervista si sviluppò in due parti: nella prima parte François Confino mi spiegò il percorso del museo e nella seconda parte ci fu un dialogo sul marketing e la comunicazione del vino. La prima parte non ha più tanta importanza visto che il museo è aperto al pubblico e chiunque può visitarlo (appena la pandemia e i vari dpcm in corso ci daranno un po’ di libertà).

François Confino: “Il progetto risale al 2003. Ho sempre avuto un grande interesse per il vino nel mondo.La situazione è particolare a Barolo, perché è una piccola cittadina, e ci sono pochi interlocutori. C’era il desiderio comune di realizzare un museo internazionale e di parlare del vino in generale. Ho avuto una grande libertà nello strutturare il museo.”

Valérie Humbert:” Qual è la sua opinione sul contesto in cui si inserisce questa nuova tendenza ad utilizzare arte, architettura e design per un prodotto complesso come il vino, che rappresenta un mondo agricolo ricco di tradizione e legame con il territorio?”:

F.C.:” È una domanda di marketing che non ha niente a che vedere con il museo del vino.  Ci sono degli architetti famosi che creano cantine o strutture particolari per il vino. È un modo di fare piacere al cliente.

Fino ad ora i musei del vino esistenti sono scarsi. Presentano solo oggetti accatastati. La parte culturale del vino non è mai spiegata. Nel museo del Barolo, ci sono musiche di Brassens, Elvis Presley e Celentano che parlano del vino. Nella parte dedicata al cinema ci sono tanti estratti di film legati al mondo del vino (come Il pranzo di Babette, Notorious, Tom Jones, I Monthy Python…) che vengono proiettati. È una nuova tendenza, perché fino ad oggi non esisteva niente di simile.

V.H “Il Castello di Barolo diventa una sorte di museo/tempio del vino?”

F.C “Il tempio è un luogo chiuso e non mi piace. Invece un luogo di godimento del vino deve avere un lato aperto e non chiuso. Non è un museo per un consumatore tipo, è fruibile per chiunque. I film sono in versione originale con i sottotitoli in italiano. La lingua è usata in modo espressivo.”

V.H.” G.P.Fabris (sociologo) dice: Il museo si trasforma da semplice contenitore fisico in universo semiotico dinamico, in un mondo magico ed esotico che parla dell’azienda, della sua storia, della particolare qualità dei prodotti che offre, di come essi sono parte della società, della storia”, che ne pensa?

F.C. “Attualmente si registra una tendenza a cancellare l’aspetto museografico nei nuovi musei. Non si presentano più oggetti uno vicino all’altro (come era il museo dell’automobile: una macchina vicina all’altra) ma per esempio, con il nuovo museo dell’automobile che sto progettando a Torino, si ripercorrerà la storia del XX secolo attraverso l’Automobile.

Non esiste una parola per designare questo nuovo concetto di museo. Il visitatore ha bisogno di storia, di attualità. Non si impara più come prima. La gente non vuole più leggere le didascalie, ricerca solo l’edutainment.*

Non è necessario spiegare e insegnare la storia del Barolo. La gente interessata la cercherà sul web o ovunque. Il museo è un luogo di convivialità, di esperienze con altre persone. Bisogna suscitare l’entusiasmo. È una porta aperta su un progetto”.

(*Edutainment, definizione della Bocconi: divertimento-educativo o educare-giocando; è una forma di intrattenimento che nasce con lo scopo di educare e allo stesso tempo con quello di divertire. L’Edutainment solitamente cerca di istruire o educare attraverso quelle che sono le forme di intrattenimento più conosciute, come i programmi televisivi, i video games, i film, la musica, i siti web, i software, etc., enfatizzandone la componente ludica).

V.H.:” Oggi si parla di museo come uno spazio senza reperti. Quale significato ha questo spazio?”

F.C. “Tanti musei oggi non hanno più collezioni. È solo un mezzo moderno per evocare una collezione che non c’è più, o un momento nella storia come “La Torre di Davide” a Gerusalemme. La realtà aumentata viene usata con degli ologrammi, in quel modo si può vedere la città di Gerusalemme 5000 anni fa contemporaneamente alla città attuale; o come “l’holocaust memorial” a Berlino che evoca gli ebrei vittime della Shoah.”

V.H.:”Ha sentito che Bordeaux ha in programma di costruire un museo del vino?”

F.C.: Sì, Bordeaux ha quest’intenzione. Ma non hanno ancora fatto il bando per la realizzazione del museo”.

V.H.:” E se lei fosse il nuovo scenografo del museo di Bordeaux come l‘allestirebbe?”

F.C.: “Non lo so, comunque sarebbe completamente diverso da quello di Barolo”.

*(Il museo “La Cité du Vin” a Bordeaux è stato inaugurato il 31 maggio 2016 con il presidente della repubblica francese François Hollande. Gli architetti scelti sono stati Annouk Legendre e Nicolas Desmazières dell’agenzia XTU.)

Tornando a Confino, mi ricordo il suo rammarico riguardo l’Enoteca Regionale del Barolo, che si trova nelle cantine del Castello. In effetti il suo progetto di ristrutturazione era stato abbandonato per mancanza di fondi. Mi disse: “Avevo proposto la creazione di mobili leggermente inclinati di 13 gradi come il grado alcolico del Barolo…”

Nell’ottobre 2010 a Clos de Vougeot in Borgogna incontrai varie persone impegnate nella creazione del museo di Bordeaux. Mi chiesero delle informazioni sul museo di Barolo, e io feci notare che, a mio avviso, era troppo basato sull’Edutainment e vista la sua ridotta dimensione, sarebbe stato più ragionevole sviluppare un percorso più ricercato e complesso.

Uno dei miei interlocutori mi rispose che un percorso troppo specializzato avrebbe ridotto la quantità e l’interesse dei visitatori. Il loro obbiettivo, invece, sarebbe stato un percorso tra il didattico e il divertire, ma più educativo del museo del Barolo.

Un anno dopo, la Cité du vin mi contattò per accompagnare un gruppo importante di cinesi – quelli che avrebbero progettato il museo del vino di Pechino – per visitare il WiMu e i dintorni di Barolo. Rifiutai per mancanza di appoggi da parte degli operatori economici del posto. Peccato, farsi conoscere in un nuovo mercato attraverso la cultura è decisamente meglio che con delle promozioni e degli eventi commerciali costosi e non sempre adeguati…

Valérie Humbert

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marco M.
Marco M.
6 mesi fa

Grazie Mme Humbert per questo Suo nuovo articolo che, nel raccontarci in maniera magistrale l’intervista/chiacchierata con un personaggio di chiara fama, mostra quali sono gli orizzonti del mondo del vino italiano, apputnto…al confino della realtà
Complimenti ancora.

Nevio
Nevio
6 mesi fa

Non sapevo avesse creato lei in sito barolo di barolo. Bello. Necessita di aggiornamento non saprei. Rifarlo non direi. A me piace.
Ma il sito dipende direttamente dal consorzio? Sarebbe eventualmente il consorzio che deciderebbe se “metterci mano”?

Nevio
Nevio
6 mesi fa

A proposito di consorzio…quando ci saranno le elezioni? Avevo in mente aprile…sbaglio? Ci sono indiscrezioni?

Nevio
Nevio
6 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Forse se nessuno si presenta, mi viene il sospetto che le rogne e il lavoro che la carica attira sono più degli onori e dei vantaggi

marta rinaldi
marta rinaldi
6 mesi fa

Buongiorno Franco,
interessante lettura questa intervista di Valérie Humbert.
L’anno scorso è stato il cinquantenario dell’acquisto del Castello di Barolo da parte del Comune: un’evento eccezionale per come è avvenuto (Sindaco di Barolo era mio nonno Giambattista, che grazie ai contributi dei Barolesi ha potuto avanzare all’Opera Pia Barolo un’offerta superiore alla ditta privata che l’aveva giá quasi fatto suo). Era il 1970, e di quegli anni ricorda tutto Franca Mascarello, che per fortuna ama condividere le sue memorie.

La ristrutturazione durata parecchi anni, e in modo anche volontaristico, aveva visto nascere prima l’Enoteca Comunale e poco dopo quella Regionale. Al momento dell’acquisto il Castello versava in pessime condizioni, ma in poco tempo divenne importante sede di incontri istituzionali, degustazioni, convegni. Era stata allestita una mostra di attrezzi del lavoro contadino, e una di cristallerie enologiche e sugheri. Cose buone e belle, con pochi mezzi economici.

Il Castello di Barolo era stato concepito per ospitare mostre d’arte, convegni (ricordo bene la sala con il bel disegno di Eugenio Comencini) e per essere il luogo in cui ideare e realizzare lo sviluppo per il paese e il territorio. Non si pensava solo al turismo.

Nel Castello di Barolo di oggi, che ospita il WiMu di Confino, non esiste più quasi nulla né dell’idea e nemmeno degli spazi prima detti.
Il vino è raccontato in una chiave certo alternativa e anche divertente, leggera si puó dire…ma a mio avviso manca del tutto una parte educativa e approfondita, che sia storica e tecnica, così come è il tema del vino.
Un peccato poi che siano state abolite le sale disponibili ad allestimenti di mostre temporanee (cosa che ha quasi ogni museo), e gli attrezzi agricoli siano ormai pochissimi e messi in un angolo. Nonostante le famiglie Barolesi abbiano di fatto comprato il Castello, questo non è un luogo della cittadinanza.

La sala “Tempio dell’Enoturista” è sicuramente bella e luminosa, adeguata a degustazioni o eventi e viene infatti spesso data in affitto.

Chissà cosa ne avrebbero pensato i Marchesi Falletti, chiamati “i Barolo”, nel vedere il piano nobile zeppo di oggetti di dubbio gusto, il loro Castello ospitare la “Barolo Fashion Show” e le serate discotecare estive di Collisioni davanti all’ingresso della loro dimora!!!

ora mi taccio!

Marta Rinaldi

Tendenza

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