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Mon coeur mis a nu...

Vintage Tunina 2002: c’era una volta Jermann

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Una bottiglia in forma pazzesca emoziona e desta mille rimpianti

Non voglio suscitare in voi alcuna forma di invidia, chi mi legge chissà quante altre bottiglie pazzesche avrà avuto il piacere di stappare nella propria vita, Yquem, Romanée-Conti, Margaux, Monfortino, Monprivato, Gran Bussia quando lo faceva Aldo Conterno, Brunello di Montalcino di Case Basse, Gevrey Chambertin di Armand Rousseau, Tavernello riserva, ma voglio proprio dirvi, come ho già iniziato a raccontare in questo articolo, che ieri pomeriggio, in quel di Milano, una Milano più che mai splendida, mi è capitato di bere forse la più grande bottiglia di vino bianco toccatami, grazie Bacco, in quasi 40 anni d’esperienza nel mondo del vino.

Lo dico subito, non era il Montrachet Grand Cru di Romanée-Conti, (a me è capitato di berlo una sola volta nella mia vita, in una degustazione milanese presente Aubert de Villaine, e non mi sono ancora ripreso dalla folgorazione) che se siete un fottuto parlamentare, meglio ancora europarlamentare, potrete permettervi, a 8900 euro, visto i compensi che quei farabutti si beccano.

Non era Yquem, o una vecchia annata di Coulée de Serrant di Nicolas Joly, un vecchio millesimo dello stellare Chardonnay Rossj Bass di Angelo Gaja, e nemmeno un 1979 o un 1959, li ho bevuti, anche il mio millesimo, il 1956 ed erano immensi, del più grande vino bianco italiano, ovvero il Pinot bianco Vorberg della Cantina di Terlano.

Era un furlan che fu grandissimo, enorme, stellare, e che da tempo sopravvive alla sua antica fama, e il cui futuro temo, visto che l’azienda da Silvio Jermann è finita in mano a quei furbi industriali del vino che sono i Marchesi Antinori, non sarà luminoso.

Parlo di quell’inimitabile uvaggio bianco di Sauvignon, Chardonnay, Ribolla Gialla, Malvasia e un pizzico di Picolit, che corrisponde al nome di Vintage Tunina. Un vino le cui prime prove, come si legge sul sito Internet aziendale “risalgono alla vendemmia 1973 e la prima annata messa in vendita con tale nome e tale etichetta fu la vendemmia 1975” e che nacque da un’idea di Silvio Jermann ma anche e soprattutto, e questo non lo leggete sul sito, (perché noi uomini riusciamo ad essere dei perfetti pezzi di merda nei confronti delle Donne che ci hanno amato e alle quali dobbiamo tutto e che magari abbiamo tradito o lasciato vittime del nostro ormone impazzito) dalle geniali intuizioni della sua prima moglie, quella Donna straordinaria che io ho avuto il piacere di conoscere di Anna Gregorutti.

Cosa sia il Vintage Tunina è presto detto.  Un uvaggio di vigne poste su marne prevalenti e arenarie appartenenti alla formazione flyschoide di età eocenica caratteristiche della zona collinare con esposizione sud-ovest, nord-est, che con la vendemmia 2015 ha celebrato i suoi primi 40 anni, super premiato, nel 1979 considerato da Luigi Veronelli “Il Mennea dei vini italiani”, poi vino dell’anno annata 1997 per il Gambero Rosso e Oscar del vino annata 1998 per l’Associazione Italiana Sommelier, il cui nome si riferisce alla vecchia proprietaria del terreno su cui è sito l’originario vigneto, dedicato all’amante più povera del Casanova, che era una governante a Venezia che per l’appunto anche lei si chiamava Tunina (Antonia).

Per gli amanti delle note tecniche aggiungerò che per questo particolare uvaggio viene fatta una selezione delle uve migliori le quali vengono raccolte tardivamente, circa due settimane dopo la normale vendemmia su una superficie di circa 16 ha di vigneto coltivato sul Ronco del Fortino. Le forme di allevamento utilizzate sono guyot-cappuccina, con 6000-7000 viti per ettaro e con una resa di 40 – 60 quintali e poi la fermentazione si svolge in acciaio e l’affinamento non in barrique, bensì in botti di legno di 60-80 ettolitri per una parte del vino.

Ieri grazie ad un amico (e altro ma non si può dire, altrimenti qualche sinistro individuo si inalbera, diciamo che Giacomo Fulvio Bressan e io abbiamo una comune weltanschauung e che delle vicende interne del PD ce ne freghiamo) ovvero Giacomo Busulini che l’ha portata nell’enoteca di via Paolo Sarpi 7 a Milano dove ci siamo dati appuntamento con Lucia e Francesca, abbiamo potuto, lottando con il tappo che si è rotto, potuto godere, è il caso di dirlo trattandosi di un vino sensuale e financo erotico, di un esemplare, proveniente dalla cantina di Giacomo dell’annata 2002.

Che, lo ricordiamo ai colti e agli incliti, fu sensazionale, mirabile, du siècle, in Champagne, grandissima in Valtellina e in alcune aree della Sicilia ma molto problematica (eufemismo), fredda e intensamente piovosa come fu in autunno, in Langa, a Montalcino, in Valpolicella e altrove.

In Friuli Venezia Giulia, però, ed in particolare nelle vigne di Jermann, che all’epoca trascorreva più tempo tra i filari ed in cantina che giocando a golf o godendosi i dané e la bella vita, fu una vendemmia memorabile, che consentì di portare a casa grandi uve. Che si trasformarono in un grande vino capace di sfidare il tempo, come ci è apparso di una chiarezza abbacinante ieri.

Avreste dovuto vederli, il colore del vino, i nostri occhi e le nostre bocche spalancate ed incredule, davanti allo spettacolo meraviglioso di quell’oro splendente, la mia amica polacca Lucia ha detto ambra e ha visto bene, perché qualcosa ricordava il colore di alcune ambre, sicuramente provenienti dal Mar Baltico, che ho visto anni fa a Varsavia, nel bicchiere, alla grassezza del liquido che figurava sulle pareti, lo scenario multicolore e multi-aroma di note calde e mediterranee, di miele, agrumi canditi, fiori bianchi, miele e mandorle, mela cotogna, zafferano, a formare un insieme ricco, compatto e multiforme, che cambiava continuamente e si evolveva, regalando sfumature continue e mantenendo un’energia, una compattezza, una densità, e una freschezza da Mille e una notte.

Avreste dovuto anche voi condividere con noi l’emozione di un gusto pieno, stratiforme, avvolgente, cremoso, sensuale come un caldo abbraccio della Donna dei vostri sogni, questo gusto infinito, tutto carezze, tutta dolcezza espressiva, armonia perfetta e assoluta, una cosa da lasciare stupefatti, ammirati, grati, commossi.

Perché a volte, e non solo l’Amore, ma anche un grande vino, con qualche annetto sulle spalle splendidamente portato, da giovanotto in gran forma, può regalare l’Attimo perfetto, l’illusione di toccare il cielo… Grazie Giacomo, grazie Bacco.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Emanuele
Emanuele
1 mese fa

È stato veramente un piacere oggi conoscere Lucia e, naturalmente, farsi consigliare. A presto, sperando che si possa tornare anche a degustare dato che sono in arrivo alcuni interessanti metodo classico dall’Oltrepò Pavese.

Tendenza

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