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Enoriflessioni

Vini franchi di Proposta vini un progetto molto interessante

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Dalle vigne su piede franco vini dalle caratteristiche tutte speciali

Tra gli appassionati di vino evocare la definizione “vigne da piede franco” equivale a dire ad un bambino (almeno quelli di una volta, quelli di oggi magari hanno altri interessi) ti porto in un negozio di giocattoli o al luna park.

Immediatamente si accendono gli occhi e si scatenano fantasia e acquolina in bocca, perché quello dei vini da vigne a piede franco, ovvero vini provenienti da vigneti non innestati su vite americana, franchi di piede, è un mito che ha ragion d’essere, perché chi ha almeno una volta nella vita ha bevuto un vino da quelle viti ha colto immediatamente un quid di diverso, una personalità tutta particolare.

Io ho avuto la fortuna di essere amico forse del produttore più importante e più famoso, lui malgrado, lui era schivo, alieno da protagonismi, sulla retro-etichetta dei suoi vini invitava i giornalisti a non dare quei punteggi in centesimi che giustamente aborriva, parlo di Teobaldo Cappellano, produttore da storiche vigne in Serralunga d’Alba di sensazionali Barolo da vigne a piede franco, e so bene quale particolare considerazione lui, e oggi suo figlio Augusto, che continua il suo lavoro dopo la morte del padre, abbiano per quelle vigne custodite gelosamente e per quei vini.

Ricordo di aver camminato vigne incredibili di Per’e palummo su piede franco in Campania, in riva al Lago Averno nel cuore dei Campi Flegrei, su sabbie vulcaniche e ogni volta che ho assaggiato vini da vigne simili ho sempre ricevuto come una sorta di scossa, ho provato un’emozione differente.

Per questo motivo non posso che salutare, ennesimo grande progetto tra tanti progetti che caratterizzano l’attività di Proposta vini, che non è solo un importatore di Champagne, metodo classico spagnoli (gli amati Corpinnat di Recaredo) e un distributore, con criteri rigorosi di scelta e soprattutto tanta curiosità, coraggio e apertura mentale, di vini di qualità pescati in ogni parte d’Italia e all’estero, ma che considero un vero e proprio operatore culturale. Perché proporre vini di questo tipo, senza badare troppo al loro appeal commerciale, credendoci e avendo la forza, grazie ad una rete vendita molto qualificata e preparata di agenti che sono anche ambasciatori del vino, è ammirevole. Ed eccomi quindi a parlare dell’iniziativa fortemente voluta da Gianpaolo Girardi titolare di Proposta Vini. Che in questo video presenta così il nuovo catalogo 2021.

Prima di parlarvene mi piace elencare, sul sito Internet li vedete presentati dettagliatamente uno per uno, i vari progetti:

Vini dell’Angelo recupero vecchie varietà Trentino

Vini estremi

Vini delle isole minori

I vini nelle città italiane

Bollicine da uve italiane

Dinamiche interpretazioni

Vini vulcanici

L’eclettica Nosiola

Blanc de Sers

Pinot nero

La collina di Trento

Trentatré

Val di Non

Cembrani d’autore

Vini Piwi

A Proposta vini dicono che la loro è una selezione di produttori che meglio rappresentano:

Tradizioni storiche e conoscenza contadina

Paesaggio da cui provengono le uve

Coltivazione dalle varietà storiche italiane (più di 800)

Sistemi di vinificazione tradizionali

E a questo criterio di scelta corrisponde il progetto Vini franchi, che loro presentano con queste parole: “La parola franco in italiano significa schietto, sincero, naturale, genuino, autentico. Significa anche libero da (ad esempio porto-franco). In viticoltura, si usa per definire una pianta non innestata su vite americana: franca di piede. In effetti il termine franco è perfetto per indicare com’era la vite fino a poco più di un secolo fa: scevra di malattie. A quelli che definiamo Vini Franchi si possono associare tutti i significati della parola “franco”. In ambito tedesco il termine Frank si riallaccia al mondo dei Franchi (Merovingi e Carolingi): anche qui nella accezione di libero, perché quello Franco era considerato e ammirato come un popolo libero.

I vigneti franchi sono sopravvissuti ai margini, come briganti alla macchia, come qualcuno che si è salvato da una pestilenza, lontano, isolato ma vivo e libero. Le viti franche di piede posseggono un’altra libertà che quelle innestate non hanno, sono padrone della loro vita, vivono seguendo il decorso naturale dell’esistenza, qualcuna muore giovane ma qualcuna può arrivare ai 500 anni, e superarli. Le viti innestate sono invece a tempo: durano 20-30 anni, qualcuna di più, ma poco”.

Affascinante, vero? Ma continuiamo a leggere la dotta e interessante spiegazione: “Questo marchio segnala vini provenienti da uve franche di piede, non innestate su vite americana. Nella seconda metà dell’800 la fillossera decimò la viticoltura del Vecchio Continente che si ritrovò indifesa contro il parassita presente nelle viti, portatrici sane, provenienti dal Nuovo Mondo. Per ironia della sorte è come se l’America avesse voluto vendicarsi delle malattie portate dai conquistatori europei che decimarono la popolazione indigena. Fino a quel momento le viti europee non necessitavano di trattamenti perché non conoscevano malattie, tranne il raro mal dell’esca”.

Cos’è rimasto? “Qualche vigneto si è salvato dove la fillossera non è arrivata per motivi climatici e/o geologici. In certe particolari condizioni, in altitudine o sulla sabbia, alcune varietà hanno potuto resistere perché lì vivono solamente su piede originario. Qualche sperduto vigneto è rimasto in alcuni terreni vulcanici o argillosi, in terreni invasi periodicamente dall’acqua, dove esistono forti escursioni termiche o in zone molto nevose. Tutti i vini che provengono da uve franche di piede hanno caratteri più spiccati, nitidi e persistenti rispetto a quelli prodotti con uve da portainnesto. Si può tranquillamente affermare che sono più buoni, sia all’olfatto che al gusto”.

Da questa devastazione che fu un vero e proprio cambiamento epocale per la viticoltura europea, “pochissimi vigneti si salvarono, sperduti in alcuni terreni vulcanici o argillosi, in terreni invasi periodicamente dall’acqua o in zone molto nevose e pochi altri resistettero perché capaci di vivere sul loro piede originario”. Pertanto, chi è alla ricerca di vini speciali, che abbiano uno spiccato carattere culturale, di testimonianza e resistenza, quelli colti parlerebbero di bio-diversità, per chi “desidera provare vini originali sopravvissuti, caratterizzati da un carattere molto più spiccato, nitido e persistente di quelli prodotti con uve da portainnesto”, ecco la collezione del progetto Vini franchi.

Li trovate tutti presentati dettagliatamente uno per uno e già a leggere l’elenco verrebbe voglia di provarli tutti:

Valle d’Aosta: Prié Blanc Cave Mont Blanc

Trentino: Lambrusco a foglia frastagliata Vallarom

Trentino: Groppello di Revò Zeremia

Trentino: Lambrusco a foglia frastagliata Perciso I Dolomitici

Veneto: Garganega Le Battistelle

Emilia Romagna: Fortana metodo classico Mariotti

Lazio: Biancolella Isola di Ponza

Campania: Barbera Macchiusanelle

Campania: Asprinio di Aversa Santa Patena

Campania: Caprettone e Falanghina Lacryma Christi Famiglia Ambrosio

Campania: Piedirosso Campi Flegrei La Sibilla

Sardegna: Carignano del Sulcis Santadi

Sardegna: Bovale U Tabarka

Sicilia: Carricante Palmento Caselle

Vini che vengono da zone e terroir molto diversi da loro, di diversa origine geologica, vini di montagna e vini di collina e alta collina, vitigni uno più affascinante dell’altro, dal Carricante al Piedirosso, all’Asprinio di Aversa e al Prié blanc dall’acidità indomita, al Biancolella, dalla Garganega alla Falanghina, coltivati con sistemi d’allevamento che vanno dall’alberello alla pergola, dall’alberata aversana alla spalliera puteolana. Come rinunciare, se siete di quelli per cui il vino non è solo una bevanda/alimento che riscalda i nostri cuori e rallegra le nostre vite e spesso ci consola dalle batoste della vita, ma è espressione della cultura, del sapere, della pazienza, della tenacia umana, al piacere di provarli?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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