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Enoriflessioni

Quanti asini scrivono di vino! E se si informassero prima di ciarlare?

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Reporter Goumet, prima dell’Argentina i vini in fondo al mare li hanno messi in Italia, Francia e Croazia

È inutile, non c’è giorno che i potenti Dei mandano in terra che non scopra che di vino si ostinano a scrivere persone che magari prima di scrivere, ammesso che poi sappiano scrivere in una corretta lingua italiana e con stile non sgrammaticato o soporifero, dovrebbero studiare, informarsi, riflettere.

Non è poi così difficile, tanto più nell’epoca di Internet, di Google e Wikipedia, eppure quanti asini sparano sciocchezze e affermano cose che, se avessero fatto un minimo di controllo prima, non avrebbero scritto o avrebbero scritto in maniera diversa.

Ultimo esempio di questa sciatteria nello scrivere, nel fare informazione, l’ho trovato su un sito Internet, Reporter gourmet, che quando si occupa di ristorazione, di food, è attendibilissima, dire quasi un’autorità, ma quando scrive di vini beh lassuma pert… Nessun approfondimento o articolo serio sul vino, solo glamour news, pezzi su vini preziosi che alle aste ottengono quotazioni folli e infine la sciocchezzuola che voglio segnalarvi.

In questo articolo tutto è sbagliato, segno di disinformazione sin dal titolo: “il primo vino invecchiato in fondo all’oceano arriva dall’Argentina”. Va bene che un conto sono i mari e un conto gli oceani, ma non è vero che la prima azienda vinicola a sperimentare l’invecchiamento del vino nell’Oceano sarebbe stata la Wapisa, in Patagonia, di Patricia Ortiz, che è anche la fondatrice di Bodega Tapiz, resort e wine farm nella valle dell’Uco, in Argentina”, e se l’autore di questo pezzo si fosse informato avrebbe facilmente scoperto, anche da miei articoli, che ben prima degli argentini a pensare di mettere bottiglie di vino ad affinarsi in fondo al mare sono stati degli italiani, dei francesi e dei croati.

In Italia, bastava leggere qui, ma l’anno prima il mio amico e collega Alan Tardi ne aveva scritto nientemeno che sul New York Times, il produttore ligure Piero Lugano aveva pensato di immergere bottiglie di un suo metodo classico denominato Abissi prodotto dalla sua cantina Bisson nell’Area Marina Protetta di Portofino. Con risultati, nelle prima due annate dell’esperimento (poi le annate successive, quando ebbi modo di degustarle a casa sua a Chiavari, mi avevano convinto meno) eccellenti.

Questo in Italia, ma in Francia, basta leggere qui, qui e poi ancora qui, a partire dal 2014 era scoppiata una vera e propria moda della “immersion de bouteilles de vin et de champagne dans l’océan Atlantique” (quindi gli argentini sono arrivati secondi, altro che essere stati i primi!) con la Maison de Champagne Veuve Clicquot che immerse 350 bottiglie a 42 metri di profondità nel Mar Baltico, seguita da altre aziende francesi che immersero bottiglie in stagni e laghi. Fino ad arrivare a Emmanuel Poirmeur ovvero il Domaine Egiategia che brevettò le tecniche di vinificazione e affinamento dei  vini nella baia di Saint-Jean-de-Luz a 15 metri di profondità e alla società Amphoris che si è specializzata nell’immersione di vini e di Champagne nell’Oceano Atlantico.

E non è finita, perché non lontano dall’Italia, nello splendido mare della Croazia, come ho avuto modo di vedere e toccare con mano per oltre una settimana lo scorso agosto e ho documentato in due articoli che potete leggere qui e qui, il mio amico Marko Dusevic si è inventato il fenomeno Coral wine che si potrà forse criticare per i prezzi elevati di vendita delle bottiglie qui in Italia, ma che rappresenta lo sviluppo più organico, coerente, ragionato, frutto di lunghe sperimentazioni, di prove ripetute su tante tipologie di vini, vitigni, tempi di affinamento, di questa nuova metodologia di affinamento dei vini. Negli abissi marini.

Se l’autore di un articolo tanto superficiale e disinformato avesse avuto la compiacenza di leggere, documentarsi, informarsi, per poi informare correttamente, si sarebbe risparmiato un “ragionamento” che trasuda aperto scetticismo verso la tecnica di affinamento dei vini in mare, ragionamento secondo il quale “L’assunto di base sarebbe che secondo quanto ritiene la “scienza popolare, un anno di invecchiamento in acqua equivale a tre anni di invecchiamento in cantina”. Questo almeno è quello che si legge sul sito dell’azienda; anche se non si capisce cosa sia la “scienza popolare”. 

Avrebbe letto, negli articoli francesi e magando parlando con Dusevic, che “è impossibile negare che l’affinamento dei vini sott’acqua presenti condizioni specifiche: pressione superiore, nessuna entrata di ossigeno nei tappi (a Coral wine tutte le chiusure delle bottiglie vengono ceralaccate), al riparo dalla luce, igrometria massima, temperature stabili, agitazione delle bottiglie dovute alle correnti”. Ognuna delle 150 bottiglie collocate nei cassoni immersi da Marko Dusevic a 45 metri di profondità è legata alle pareti del cassone con un laccetto di plastica e questo consente un vero e proprio remuage.

Tutte queste condizioni, dicono gli esperti, non gli asini disinformati, “per forza di cose influenzano la maturazione in bottiglia e conferiscono ai vini diversi profili sensoriali”. E in svariati casi, posso testimoniarlo, avendo degustato decine di vini, bottiglia normale e la stessa bottiglia affinata in mare, la qualità viene esaltata, maggiore la freschezza, esaltato il nerbo acido, accresciuta la piacevolezza. Clamoroso il caso dei vini base Barbera o Nebbiolo o Sangiovese che ho degustato, oltre a quelli, straordinari, di vini soprattutto bianchi serbi e croati che dal trattamento Coral wine ottengono un surplus di qualità.

L’articolista invece di mostrare uno scetticismo che è segno di ignoranza (si è scettici quando non si conosce, quando non si hanno messo naso e bocca nel bicchiere), dovrebbe far tesoro del giudizio molto positivo dell’enologo Matias Michelini, che ha detto:  “Il risultato è stato meraviglioso – ha detto Michelini -. I vini hanno un carattere di mare limpido di sale, iodio e alghe con un’ottima acidità che bilancia piacevolmente il frutto maturo grazie al clima soleggiato e secco».

E avrebbe evitato, oltre a dire sciocchezze, ovvero che i vini che hanno avuto questo tipo di affinamento avrebbero “una cattiva reputazione” (ma che dice?) di citare il caso, a mio avviso ridicolo, una pura trovata di marketing da parte di un produttore, che conosco, ho visitato la sua cantina all’Isola d’Elba e provato i suoi vini, tutt’altro che entusiasmanti, del viticoltore elbano Antonio Arrighi, che “in collaborazione con l’Università di Pisa, ha provato a imitare il metodo delle uve immerse per alcuni giorni in acqua di mare, alla maniera dei vini greci di Chio, cogliendo uno spunto offerto dal professore ordinario di viticoltura dell’università di Milano Attilio Scienza”. Uno che una volta era davvero uno scienziato, oggi, beh, lasciamo perdere…

Ma chiedere ai dilettanti di non fare i dilettanti, di scrivere di vino solo se di vino ne sanno davvero, è pia illusione, tempo perso. I tempi nostri sono sempre più tempi di dilettanti, asini e capre presunti esperti di Bacco.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giorgio rinaldi
Giorgio rinaldi
6 mesi fa

E’ anni che che degustiamo vini affinati in fondo al mare. Anche nella sacca di Goro, oltre che vongole e pesci favolosi in compagnia di ostriche fantastiche, laggiù si cullano bottiglie.

Luca
Luca
6 mesi fa

I vini degli amici venduti a prezzi VERGOGNOSI “si possono forse criticare “. Con vini non di amici venduti a prezzi comunque più ragionevoli, non è altrettanto indulgente.

Luca
Luca
6 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Lei in questo caso è molto indulgente. Sono cari. Punto.
Per situazioni simili (anzi, meno eclatanti) ha scritto appositi articoli, maleducati ed offensivi come nel suo stile, accusando di superbia e arroganza, mettendo alla berlina il produttore. Non credo sia necessario citare casi concreti. Li conosce Da lei.
Due pesi e due misure.

Laura
Laura
6 mesi fa

Io sarei curioso di conoscere il commento di Bartolo o Bebbe R. sulle loro grandi bottiglie messe a maturare nel mare slavo invece che nelle cantine di Langa…

Laura
Laura
6 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Secondo me ci sono delle tradizioni da rispettare . Io non ho degustato barolo maturato in mare. Mi fido di lei. Prendiamo atto che migliora. Pero per me è una cosa che non esiste. Va contro natura. Possiamo farlo per vino slavi, prodotti in zona. Farlo per un barolo o un brunello….mah…anche no.

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