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Editoriali

Oltrepò Pavese ancora nel fango per colpa dei soliti farabutti

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Di fronte ad una vera e propria emergenza mafiosa io propongo…

Se la situazione non fosse maledettamente seria, tragica direi, mi verrebbe da cavarmela con una battuta: siamo alle solite Calimero… Invece quello che, per l’ennesima volta, con una periodica ricorrenza che ha del diabolico, che suona come una maledizione, sta accadendo in quella che, potenzialmente, potrebbe essere una delle più importanti zone vinicole italiane, ed è invece una Cenerentola, l’eterna promessa che spreca puntualmente l’ennesima “ultima” occasione di riscatto, parlo dell’Oltrepò Pavese, impedisce di scherzare. Siamo di nuovo, per dirla con schiettezza, nella cacca.

Torniamo un po’ indietro nel tempo, ad un’inchiesta di qualche anno fa. Leggiamo la cronaca di allora de Il Giorno: “Pavia, 14 marzo 2018 – La procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio per cinquantuno indagati nell’ambito dello scandalo del vino contraffatto alla cantina Terre d’Oltrepo di Broni. Il Gup ha fissato la data di apertura dell’udienza preliminare al 18 maggio. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Paolo Mazza, era scattata nel 2014 e culminata a luglio 2015 con il maxi sequestro di 170.000 ettolitri di vino e 700 mila bottiglie, bevande presentate come pregiate agli acquirenti, ma che in realtà non rispettavano i canoni dei marchi Doc e Igt. Tra queste, il Pinot grigio, che secondo le accuse era realizzato con uve provenienti anche dall’estero. Una frode da 20milioni di euro, venne anche alla luce un giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti. A fine indagini: 297 avvisi di garanzia”. Nel marzo 2019 le condanne.

Pensavate che cambiando il “manico”, cambiando presidenti, cda, management (beh, parola un po’ grossa quando si parla di O.P.) le cose cambiassero? Come dicono a Napoli, manco p’o cazz!

E’ cambiata la cantina, ma 22 gennaio 2020, lo scenario, il milieu, le marce abitudini, il malaffare, un clima che non ho esitato a definire mafioso, scoppiò lo scandalo della Cantina di Canneto Pavese che io puntualmente denunciai, ricevendo, in cambio, messaggi mafiosi.

Io, che non mi sono spaventato, nel 2008, di fronte a messaggi molto più preoccupanti che mi arrivarono da Montalcino, quando, primo al mondo, denunciai lo scandalo di Brunellopoli, di fronte a qualche mugugno di bauscia oltrepadani ho alzato le spalle e fatto finta di niente.

Ho continuato a recarmi regolarmente in Oltrepò, a scrivere, nel bene e nel male, con critiche ed elogi, rimproveri e carezze, di questa zona lombarda che io, milanese, di nascita, ho nel cuore e amo cento volte di più di quella zona spumantistica bresciana alla quale ho pur dedicato, in trent’anni, centinaia di articoli. Basta consultare gli archivi di questo blog e di Lemillebolleblog per averne conferma.

Accidenti però, la maledizione che colpisce la terra della Bonarda, del miccone e del Pinot nero vinificato in bianco, frizzante, è tornata a colpire, e come una nuvoletta fantozziana, è tornata a farsi sentire.

E ha colpito, ma guarda te il caso e la sfiga!, proprio la stessa Cantina, la mega cantina, che era stata nell’occhio del ciclone solo pochi anni fa, la Cantina Terre d’Oltrepò. Credo di essere stato tra i primissimi stamattina, grazie ad un gentile lettore della zona che mi ha informato quasi in diretta di quello che stava accadendo, a dare la notizia dell’ennesimo scandalo. Di quanto è accaduto potete leggere qui nel lancio Ansa.

Io che non sono né giustizialista come due colleghi giornalisti che disprezzo, il duo Marco Travaglio e il furbetto del vaccino Andrea Scanzi, né garantista, e quando penso a quello che fece Antonio Di Pietro all’epoca di Tangentopoli mi viene il vomito e rimpiango Craxi, prendo atto di quello che ha dichiarato Terre d’Oltrepò: “In merito alle operazioni delle forze dell’ordine in data la cantina Terre d’Oltrepò evidenzia che la società è al centro dell’ennesimo accertamento che si sta svolgendo con grande dispiegamento di forze presso i siti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa. Per fare chiarezza si riferisce ad un fatto riscontrato lo scorso anno, non dipendente dalla cantina e dai soci e su cui la cantina stessa si era già attivata con i propri professionisti e tecnici, con l’ausilio di laboratori terzi, per garantire la necessaria trasparenza in merito. Terre d’Oltrepò assicura di operare “nel pieno del rispetto della legalità e che non ha mai proceduto all’utilizzo di sostanze vietate nei propri vini. Terre d’Oltrepò è certa di poter fornire ogni necessario chiarimento a tutela dell’immagine e del nome della cantina stessa, dei propri soci e dell’intero territorio”.

Però, però… Però penso e ripropongo alla vostra attenzione quello che ho scritto, in questi ultimi mesi, del Cantinone che, volenti o nolenti, è il dominus del vino oltrepadano, regge il mazzo, regola i giochi, fa il bello e soprattutto il cattivo tempo.

Penso al suo grigio presidente, tale Andrea Giorgi, quello secondo il quale l’Oltrepò Pavese dovrebbe investire sul Pinot grigio (a tutto vantaggio degli amici trentini, quello la cui fantasia è infinita e geniale, quello che di fronte alle critiche, circostanziate, che fa? Insulta e fa una figura da… cioccolataio

Allora mi rileggo e ripropongo alla vostra attenzione quello che ha scritto l’Ansa, ovvero “Sei tra imprenditori e professionisti del settore vitivinicolo attivi nell’Oltrepò Pavese sono indagati dalla Procura di Pavia per un presunto caso di “vino adulterato”. Questa mattina i carabinieri del gruppo Forestale di Pavia, con i colleghi della compagnia di Stradella (Pavia) e agli ispettori dell’ICQRF (Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari) della Lombardia, con la collaborazione di un elicottero del Secondo Nucleo Carabinieri di Orio al Serio (Bergamo), si sono recati nelle strutture della società vinicola ‘Terre d’Oltrepò’ a Broni, Stradella, Santa Maria della Versa e Casteggio (Pavia). La perquisizione è avvenuta su disposizione di Paolo Mazza, sostituto procuratore di Pavia.
L’inchiesta scaturisce da un esposto presentato alla Procura da un’azienda da un’azienda del settore della grande distribuzione.

In seguito ai risultati di analisi abitualmente eseguite a campione dall’Associazione Unione Italiana Vini su un lotto di bottiglie acquistate dall’azienda presso la società oltrepadana, è stata evidenziata la presenza di una sostanza adulterante, la “diglicerina ciclica”: È seguito il ritiro di queste bottiglie di vino dalla filiera di vendita.
L’indagine della Procura d Pavia è finalizzata “a ricercare eventuali quantitativi di vino del medesimo lotto analizzato – si legge in un comunicato dei carabinieri del gruppo forestale – nonché ad accertare l’eventuale presenza della citata sostanza adulterante mediante prelievi e campionamenti che saranno successivamente oggetto di accurate analisi di laboratorio” e mi chiedo con Lenin: che fare?

Ho letto con attenzione e soddisfazione quello che sull’ennesimo sozzo scandalo oltrepadano ha dichiarato non un pirla qualsiasi, ma una persona nata in provincia di Pavia, un parlamentare, un ex Ministro delle Politiche Agricole (che non ho mai incontrato di persona ma che mi onora dedicando attenzione e qualche volta commenti ai miei articoli, sto parlando del sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, il quale, appreso quanto è accaduto oggi, ha commentato: “Ancora una volta un intero territorio rischia di pagare per la scorrettezza di pochi. Nell’Oltrepò pavese c’è una maggioranza di persone per bene che lavora onestamente e la cui reputazione non può essere distrutta da qualche mela marcia.

Lo sottolinea Centinaio commentando un presunto caso di vino adulterato che ha portato a essere indagati sei tra imprenditori e professionisti del settore vitivinicolo per la presenza di una sostanza non consentita, la “diglicerina ciclica”. “Il nostro grazie come sempre ai Carabinieri della forestale e agli Ispettori dell’Icqrf per il loro importante lavoro in difesa del Made in Italy e del nostro agroalimentare di qualità. Il nostro auspicio è che l’inchiesta aperta dalla Procura di Pavia possa servire a individuare chi truffa, e far emergere contestualmente chi invece fa bene il proprio lavoro. È giusto che a pagare sia solo chi sbaglia. Nelle prossime settimane lavorerò per riunire intorno ad un tavolo al ministero tutti gli attori più importanti dell’Oltrepò. Fatti come questi non devono più ripetersi in futuro”.

Allora, cari lettori, cari  amici dell’Oltrepò Pavese e dei suoi vini, mi sento di fare una proposta che sottopongo all’attenzione di Centinaio. Lo sanno anche i sassi che il Consorzio Oltrepò Pavese, lo abbiamo visto anche dalle recenti vicende relative al rinnovo di Cda e Presidente è controllato strettamente da Terre d’Oltrepò. A Centinaio chiedo dunque di verificare se esistano gli estremi per un commissariamento di Terre d’Oltrepò e del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese. Tanto più che girano voci che tra gli indagati di oggi ci sarebbero ben due nuovi consiglieri del Consorzio…

Inoltre, e ora mi rivolgo non al sottosegretario ma, parole sue, alla “maggioranza di persone per bene che lavora onestamente e la cui reputazione non può essere distrutta da qualche mela marcia”, i tantissimi vignaioli, conferitori di uve, vinificatori, produttori, soci di cantine sociali, che formano il corpo sano del tessuto produttivo oltrepadano, e propongo loro di prendere in seria considerazione una soluzione inevitabile.

Suggerisco loro di uscire dal Consorzio e renderlo di fatto non rappresentativo e procedere, tutti insieme, donne e uomini del vino oltrepadano, ad un’azione penale, ad una class action nei confronti di vecchi e nuovi mascalzoni, per il gravissimo danno d’immagine e commerciale che i comportamenti di costoro arrecano a chi fatica in vigna ed in cantina in terra oltrepadana e non si sogna minimamente di fare porcate, di infrangere la legge, di delinquere.

Farla duramente pagare a questi malavitosi, (e pensare che il prossimo 27 maggio una tappa del Giro d’Italia finirà in Oltrepò, a Stradella), è il minimo che si possa fare, è un dovere morale e non farlo sarebbe un atto omertoso e di viltà, un suicidio, un atto di suprema stupidità.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giulio
Giulio
5 mesi fa

Sarebbe bello se fosse lei a guidare un “nuovo” consorzio fatto di tanta gente perbene cacciando a pedate questi furfanti!

luigi de luca
luigi de luca
5 mesi fa

Caro Ziliani, sono d’accordo con la sua proposta. Purtroppo come lei spesso ha sottolineato in altri articoli, ne Cda siedono persone che qualche scheletro nell’armadio c’è l’ha. Se fosse un ente autonomo avrebbe già dovuto farsi sentire, invece regna l’omertoso silenzio

Giulio
Giulio
5 mesi fa

Tra gli indagati, stranamente, l’ineffabile presidente…

Giulio
Giulio
5 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Io credo invece che salterà fuori qualcosa di molto più grosso che del banale glicerolo

Villico dell Oltrepo
Villico dell Oltrepo
5 mesi fa

Tanto rumore per nulla….
Dove è lo scandalo?
La glicerina è il segreto di pulcinella dei produttori di vino in Oltrepo.
C’è anche un rinomato magazzino dove vanno a rifornirsi e trovi proprio tutti in fila col camion a caricare . Un po’ come per lo zucchero nel retro dei supermercati.
… Per me questo ” scandalo” è la solita guerra tra bande

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