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Editoriali

Nulla di buono da attendersi dalla cessione di Jermann alla Marchesi Antinori

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La cessione agli industriali toscani atto conferma il declino di un marchio che fu grande

Alcuni lettori e un amico speciale, un genio albese con i baffi che ha fatto e farà ancora del bene al vino piemontese e italiano mi hanno chiesto di dire la mia sullo strombazzato accordo tra la nota azienda vinicola friulana Jermann e la potente corazzata del vino italiano che corrisponde al nome di Marchesi Antinori.

E’ stato, come normalmente accade con la stampa italiana quando di mezzo c’è la plurisecolare dinastia del vino toscano, con ramificati interessi in Lombardia, Umbria, Piemonte, California e chissà in quali altre terre, sono abili industriali che sanno fare bene il loro mestiere, che di fronte agli Antinori (ma anche ad una nota azienda trentina, ne parlerò domani su Lemillebolleblog) si dedicano con trasporto ad una perfetta imitazione di Monica Lewinsky, la giovane stagista amica di Bill Clinton, quella che al presidente statunitense amava fare “interviste” under the table, un coro trionfante di applausi e consensi.

Leggete qui, qui, qui e poi qui, ad esempio, per avere la prova del conformismo, del servilismo, della totale mancanza di senso critico, che anima larghissima parte dell’informazione, e dell’informazione sul vino italiana.

Cosa volete che vi dica di questa operazione? Che non mi interessa, che non mi suscita alcun entusiasmo, che non credo che l’accordo tra l’azienda toscana e quella friulana porterà grandi vantaggi a quest’ultima e soprattutto possa giovare alla causa del vino di quella splendida terra da vino che è il Friuli Venezia Giulia.

La Jermann è stata un’azienda, anzi, direi fu, usando il passato remoto, che ha avuto un ruolo cruciale nel rinascimento del vino italiano negli ultimi 20-30 anni. Un’azienda, con cantina storica in Villanova di Farra di Isonzo e in Ruttars, frazione di Dolegna del Collio, forte di 200 ettari di terreno di cui 170 vitati, 20 dei quali già in regime biologico, che ha espresso vini leggendari e innovativi come il Vintage Tunina, il Dreams…, il Capo Martino, e in misura minore il Red Angel, ma da anni aveva perso forza propulsiva e la carica rivoluzionaria e innovativa dei tempi d’oro. Il Vintage Tunina, annata recente non ricordo esattamente quale, che ho bevuto poco prima di ferragosto, mi è apparso un buon vino e niente più, stanco, appannato ricordo del Tunina d’antan.

L’azienda, i cui numeri erano diventati importanti, circa un milione e mezzo di bottiglie prodotte, aveva raggiunto un’identità più industriale che agricola, e i vini erano solo tecnicamente perfetti ma privi di carica emotiva, di quella grandezza che in FVG si trova ad esempio nei vini, inarrivabili, di Fulvio Bressan o nel Collio Vecchie Vigne del Roncus di Marco Perco, in qualche Schioppettino di Ronchi di Cialla, nel Rosazzo o nel Ronco di Corte, nel Friulano Vigne di Cinquant’anni delle Vigne di Zamò. Nei metodo classico di Giovanni Puiatti.

Il fatto che mesi fa abbia lasciato l’azienda, dove ha cercato di fare miracoli, cercando di rivitalizzarla in ogni modo, mentre Silvio Jermann preferiva dedicarsi all’amato gioco del golf, un manager con gli attributi come Edi Clementin, seguito tempo dopo dalla moglie, enologa in azienda, mi era apparso come l’ennesimo brutto segnale.

Io non mi aspetto nulla di buono dall’arrivo in Friuli dei commercialmente abili Marchesi Antinori perché conosco bene, e ovviamente non amo, le loro logiche. Logiche industriali. Perché negli anni ho constatato che, a parte il caso isolato del Castello della Sala in Umbria, dove possono però contare su un manager di provato valore come Renzo Cotarella e dove fanno tuttora ottimi vini, gli Antinori, ovvero Tenuta Tignanello, Badia a Passignano, Pèppoli, Antinori nel Chianti Classico, Pian delle Vigne a Montalcino, Tenuta Guado al Tasso a Bolgheri, hanno dimostrato che quando sono entrati in zone al di fuori del loro feudo toscano, non hanno mai fatto cose importanti.

Non mi pronuncio, non avendo elementi per farlo, sui vini che producono nelle tenute californiane Antica e Stag’s Leap Wine Cellars in Napa Valley, ma mi basta citare il caso della storica casa Prunotto ad Alba, che prima che la rilevassero esprimeva Barolo e altri vini di stellare qualità e oggi è solo una delle tante aziende di Langa, senza particolari pregi, e soprattutto della Tenuta Montenisa in Franciacorta, zona dove sono entrati in punta di piedi. E in punta di piedi sono rimasti, accontentandosi di proporre un livello medio senza infamia né lode. Accontentandosi di essere dei comprimari come tanti, non diventando mai protagonisti.

Una cosa che forse corrisponde alla loro logica industriale, perché per loro, che hanno come zoccolo duro della loro proposta i vini prodotti in Toscana, avere un’azienda franciacortina, una piemontese e ora una friulana, non significa altro che aggiungere un altro prodotto, un’altra azienda al loro ricco portafoglio.

E poi, perdonatemi, quando sento pronunciare il nome Marchesi Antinori, io che non sono la Monica Lewinsky del giornalismo del vino, e non cambio atteggiamento se il produttore è ricco e potente e magari anche di sangue blu, io che ho ancora buona memoria, sulla quali larga parte dei miei colleghi che scrivono di vino esercitano l’arte della rimozione, e ricordo che i nobili Marchesi Antinori furono direttamente coinvolti nel sozzo scandalo noto come Brunellopoli.

Non voglio citare, chi vuole li può ritrovare tramite il motore di ricerca di questo blog, i miei tanti articoli, le mie tante battaglie (quasi da solo, alcuni colleghi molto noti all’epoca preferivano scrivere articoli significativamente intitolati Viva Banfi!) in difesa dell’onore, insozzato da alcuni manigoldi e trafficoni senza scrupoli, del Brunello di Montalcino.

Mi basta citare questo articolo, scritto da una persona che non conosco, Massimiliano Montes, sul suo blog Gusto di vino (che vedo purtroppo non essere aggiornato da tempo) laddove si legge testualmente: “Ricordiamo tutti le indagini che nel 2008 dimostrarono che alcune aziende mescolavano Merlot al Brunello di Montalcino. E ricordiamo anche lo strascico di polemiche che seguirono. All’epoca patteggiarono, ammettendo il fatto, le seguenti aziende vinicole: Antinori, Banfi, Pian delle Vigne, Casanova di Neri, Agricola Centolani e Fattoria dei Barbi. Patteggiarono anche l’allora Direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino Campatelli (16 mesi di reclusione), e l’ex presidente Fanti (12 mesi di reclusione)”.

Io non dimenticato né la mediocrità, tutte le volte che li ho assaggiati, dei Brunello di Montalcino di Pian delle Vigne, né il coinvolgimento della Marchesi Antinori nello scandalo che ha rischiato di uccidere il Brunello.

E allora, mi sia consentita una battuta, forse l’accordo di Marchesi Antinori con Jermann, ricordando quello che era successo in Friuli nel settembre 2015 e che potete leggere qui, rientra in uno spirito che inevitabilmente fa pensare ad un grande successo degli anni Ottanta, questo..

Cosa aspettarsi dunque di buono dall’entrata di Jermann nell’orbita Marchesi Antinori? Nulla…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
4 mesi fa

Non si può che condividere quanto scritto sopra da Franco.

Riccardo Allegri
Riccardo Allegri
4 mesi fa

bravo Ziliani ha fatto bene a ricordare chi siano gli Antinori e il loro coinvolgimento in quello scandalo del Brunello il cui ricordo tanti suoi colleghi hanno rimosso o fanno finta non sia mai esistito

Matteo
Matteo
4 mesi fa

Sante Parole!

Spoiler:

La nota azienda trentina sarà mica Santa Margherita…

giuseppe mennella
giuseppe mennella
4 mesi fa
Reply to  Matteo

Santa Margherita e’ veneta e di proprieta di un gruppo tessile,
l’altra, la trentina, e’ quella che produce anche Altemasi ….

TinoM
TinoM
4 mesi fa

Signor Ziliani, ha dimenticato l’azienda Tomaresca in Puglia.

Vini di “massima” mediocrità….

Tendenza

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