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Enoriflessioni

Macché fond de la buta più buono dopo cinque giorni: “farfallino” lo trova migliore dopo 12!

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Che best seller della comicità un libro a 4 mani scritto da mister Papillon con l’Italian wine girl!

Ma chi me l’ha fatto fare di abbonarmi all’edizione digitale del quotidiano torinese La Stampa, che i piemontesi amabilmente sono soliti definire “la busiarda”? Avevo deciso di farlo per essere informato su tutto quanto accade in provincia di Cuneo (ivi compreso l’area ingrata nota al mondo come Langa albese), per leggere Tuttolibri, da ex bibliotecario ed ex recensore di libri per la Gazzetta di Parma, Il Giornale, Il Secolo d’Italia e L’Eco di Bergamo ho ancora interesse ad essere informato sulla produzione editoriale e a leggere qualche recensione. E soprattutto mi sono abbonato per non perdermi gli articoli di un collega che stimo molto come Roberto Fiori, ma avendo l’accesso a tutto quanto viene pubblicato tendo a curiosare qua e là e spesso trovo articoli molto interessanti.

Ho sempre considerato La Stampa (per la quale in passato scrissi qualche articolo di argomento vinoso) uno dei più seri quotidiani italiani e se potessi scegliere un quotidiano su cui tornare a scrivere credo che la mia scelta cadrebbe su questo.

Spigolando qua e là mi sono imbattuto negli articoli di un vecchio amico cui devo molto per l’aiuto che mi ha dato negli anni Ottanta aiutandomi ad avere collaborazioni importanti per me come Gente Viaggi, Casaviva (un’intera pagina sul vino per otto anni, quando il mensile mondadoriano tirava 450.000 copie), ovvero “il Savonarola della buona tavola”, il critico criticatutto, anche personaggio televisivo (le repliche delle puntate di Melaverde, quando a condurla era lui, fanno grandi ascolti anche in replica, eppure quei coglioni di Mediaset danno spazio alle scempiaggini di un Sardella…) Edoardo Raspelli.

E, forse in un accesso di masochismo, ho cominciato a leggere qualche articolo di argomento vino di un personaggio, lo chiamerò “farfallino”, che trovo simpatico come può essere il trovarsi uno scorpione nelle mutande o cadere nudi tra rovi e ortiche…

Ho deciso di perdere un po’ di tempo e ho consultato l’archivio della rubrica del Signore in oggetto, e mi sono chiesto: ma come mai su un quotidiano piemontese il tipo, che è nato in provincia di Alessandria, scrive dei vini di ogni parte d’Italia ma non trova mai il tempo di scrivere delle bollicine piemontesi, del metodo classico piemontese Docg, ovvero di Alta Langa? Forse non ne conosce l’esistenza, forse gli stanno antipatici il Consorzio e qualche produttore, forse non è nato il feeling necessario tra Alta Langa Docg e le attività promosse dall’associazione, dal nome farfallinoso, creata da Monsù in collaborazione con un collega che invece stimo come Marco Gatti? Misteri, contenta La Stampa di avere un rubrichista siffatto, contenti (si fa per dire) tutti…

Mi sono letto qualche articolo del personaggio in oggetto, con il quale ho un antico contenzioso che prima o poi mi pungerà vaghezza di raccontare, così per aiutarvi a capire di quale pasta sia fatto, finché mi sono imbattuto in questo, attratto dal titolo. Ve lo linko ma informo che è riservato agli abbonati. Siccome lo sono se qualcuno fosse interessato a leggerlo mi mandi una mail che gli giro il testo completo.

Il titolo è il seguente: “Un vino riassaggiato a 12 giorni dall’apertura e ancora più buono, che sorpresa!”.

Di cosa si tratta? In sintesi dell’elogio del vino di un produttore sardo che produce 4000 bottiglie l’anno (i lettori della Stampa, non dell’Unione sarda, saranno felicissimi della scelta di scrivere di vini praticamente introvabili o virtuali), inframezzato da consigli per gli acquisti del suo ultimo (imperdibile) libro, un ricordo del fondatore della sua carissima Comunione e Liberazione, (lui è molto pio e legato a questa potente entità che ha avuto un grande peso nella politica italiana ed essere cul et chemise con la quale l’ha aiutato a fare business), fino alla celebrazione finale di un fenomenale (se lo dice lui è una garanzia, no?) bianco.

Si tratta, leggo, del “Colli del Limbara «Zilvara», un taglio di uve vermentino di Gallura (70%) e galoppo (30%), altra uva autoctona, parente del galoppino francese (il viognier)”. E qui parte il poeta, l’emulo di D’Annunzio, uno scrittore al confronto del quale la prosa di Luca Maroni o Luca Gardini appare scialba, priva di voli pindarici, noiosa.

Leggete: “al naso senti la buccia di fico d’India appena colto al mattino presto e il biancospino. E ora il sorso: spaziale!!! Promette di più di quanto racconti al naso. Lo senti pieno, tanto da poterlo definire un vino da mangiare (e in abbinamento, questo, lo accosterei anche al porceddu), che termina con un finale sapido e pulito, netto. Bevendolo sembra di mangiare frutta con un cuore di acidità felice. Poi lo riassaggi e scopri la sua vena quasi dolce con le note di prugna Regina Elena che vengono fuori col tempo portando ancora freschezza”.

Basterebbe già qualche scampolo di prosa per far partire la standing ovation, “l’acidità felice”, il “sorso spaziale”, “la buccia di fico d’India appena colto al mattino presto”, ma il meglio arriva con il finale. Leggete cosa scrive il grande esperto di vino mandrogno: “Beh, ci credete che la bottiglia aperta il 20 di febbraio l’ho riassaggiata dopo 12 giorni, con il vino avanzato al 50%, e non solo era integro, ma sembrava ancora più buono di quando l’avevo stappato? Mai successa una suggestione del genere”.

E qui ho cominciato a ridere a crepapelle, pensando a tante cose. Innanzitutto mi sarebbe tanto piaciuto provare a mia volta quel vino dopo la bellezza di 12 giorni per vedere se le mie sensazioni (che isso con un italiano un po’ zoppicante chiama suggestioni) collimassero con le sue.

Poi mi è venuto in mente che il mandrogno ha superato i langhetti, soprattutto i produttori di Barolo, presso i quale c’è una tradizione, quella di proporre il fondo della bottiglia, che loro chiamano il fond d’la buta, agli amici. Io ho più volte sperimentato che le quattro, cinque dita finali di un grande Barolo rimaste in fondo bottiglia sono spesso sorprendenti, ma si trattava di bottiglie aperte al massimo da una settimana. Non ho mai sentito, nessun barolista mi ha mai proposto di bere, un fond d’la buta tanto vecchio. Sarebbe interessante sentire qualche enologo per sapere se ritiene tecnicamente possibile quanto magnificato dal papillonista.

Magari, chissà, dall’alto della sua scienza enoica il “farfallino” è in grado di proporre una nuova via all’assaggio dei vini, mi sono detto e fantasticando, visto che lui nei vini arriva a sentire la felicità dell’acidità, e l’aroma della buccia di fico d’India, ma colto al mattino presto, mi raccomando, io penso che la sua creatività, la sua fantasia andrebbero perfettamente a nozze con la geniale immaginazione dell’Italian wine girl che, bontà sua, coglie aromi di linoleum nei vecchi Bourgogne bianchi.

Vi immaginate un libro scritto a quattro mani dal duo farfallino-magra stinca? Altro che Wodehouse, Jerome K. Jerome, Achille Campanile, altro che Stefano Benni e Daniel Pennac: risate a crepapelle assicurate.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Paolo
Paolo
4 mesi fa

Ma se un collega prendesse alcune delle castronerie che scrive lei e le citasse in un articolo, rendendola ridicolo, lei come la prenderebbe? Materiale ce ne sarebbe eh!

Ale
Ale
4 mesi fa

Beh Ziliani io ricordo che qualche anno fa parti lancia in resta dando del pirla (o peggio ) a un collega che diceva che il Franciacorta in sud italia era pressoché sconosciuto…e poco dopo le stesse identiche parole furono dette da un suo amico presidente dello stesso consorzio.
Ma non mi pare qualcuno si sia permesso (o preso il disturbo) di metterla alla berlina con un artioclo del tono di quelli che scrive lei.

Trentino al Sud
Trentino al Sud
4 mesi fa

Ormai —>> Striscia la Bottiglia !

Tendenza

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