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l'edicola enologica

La cantina dei tre lumi spenti di Paola Gula: un libro da non perdere

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Un romanzo di formazione ambientato in una magica osteria di Cuneo

Oggi è lunedì, zona rossa nuovamente e vergognosamente estesa a quasi tutta l’Italia, e quindi posso tranquillamente fare il mio coming out. Lo confesso: sono invidioso.

Non pensate male, non provo invidia per quella masnada di mascalzoni che – è cambiato il premier ma misma mierda come direbbero in Spagna – spero ancora per poco eserciteranno il loro nefando potere sui cittadini italiani i quali sono talmente assuefatti ad essere dominati (mi veniva un altro verbo molto più crudo, in verità, ma lassuma pert…) dai padroni romani, che manco accennano a ribellarsi.

Le mie invidie sono umane, comprensibili e tutto sommato, anche se l’invidia è un cattivo sentimento, perdonabili.

Io provo invidia per le coppie felici che sono insieme da una vita e invecchieranno insieme, per quelli che s’innamorano della donna giusta e non prendono tranvate pazzesche per aver scelto quella sbagliata, per quelli belli e bravi come Davide Palluda, che cucinano divinamente e a 50 anni conservano un appeal e un fascino da Hugh Grant da giovane.

Provo invidia per la bellezza suprema e la bravura indicibile di Hélène Grimaud quando suona divinamente il Primo Concerto per pianoforte di Brahms o per il violoncellista, sempre francese, ho una fissa per la Francia, Gautier Capucon, quando dall’alto della Tour Eiffel interpreta in un modo commovente, che mi fa piangere ogni volta che l’ascolto, l’Hymne à l’amour di Edith Piaf.

Invidio l’inglese che scrivono e parlano (bella forza è la loro madrelingua) miei colleghi wine writer o addirittura Master of wine, che però dei vini italiani non ne sanno quanto me, ma appaiono come dei guru solo perché i loro articoli sono redatti nella lingua di Shakespeare e non come i miei nella lingua di Dante.

Invidio, ogni volta che ho il piacere di incontrarlo, ma anche a distanza, Oscar Farinetti non per la sua ricchezza (che credo si sia ampiamente guadagnato, visto che per averla si è fatto e si fa ogni giorno un culo tanto) ma per la sua smagliante intelligenza, per il suo ottimismo sorridente, la sua positività.

E tra le forme, giustificabili, umane, troppo umane, per dirla con Nietzsche, di invidia che conosco c’è quella, che mi costa molto ammettere, perché credo di non scrivere affatto male (almeno così dicono), verso chi scrive meglio di me. Non parlo di miei colleghi cronisti del vino, datemi pure del presuntuoso, ma non vedo attorno a me gente che scriva con uno stile come il mio, magari tecnicamente c’è chi di vino ne sa più di me, ma poi è noioso e non sa avvincere quando racconta e si prende troppo sul serio, ma parlo di persone che hanno avuto la capacità e la forza, che io credo non avrò mai, mi manca qualcosa, non ho quel passo, quel respiro lungo, di scrivere un libro.

Quando ho letto, e in alcuni casi riletto, i libri della Divina Camilla Baresani, i suoi magnifici romanzi, da Sbadatamente ho fatto l’amore a Gelosia, ma anche divertissement di argomento goloso come gli imperdibili Gli sbafatori o La Cena delle meraviglie, la tentazione forte è stata quella di smettere di scrivere e darmi ad altro. Divorato da un’invidia…divorante.

E lo stesso tipo di invidia, oltre che una grande ammirazione e la felicità di averla da qualche tempo come collaboratrice di questo blog, ho provato leggendo e finendo qualche giorno fa il romanzo La cantina dei tre lumi spenti pubblicato da Paola Gula (è di lei che sto parlando, collega nata a Ceva in provincia di Cuneo, giornalista enogastronomica, più volte ospite e giudice de “La prova del Cuoco” su Rai Uno,) lo scorso anno, ma che ho scoperto anche di recente. Romanzo che vi invito caldamente ad acquistare (tramite Amazon qui) come ho fatto io, unitamente ad un altro libro di Paola, la Favola imbandita.

Ammazza che bel libro! Che bella storia, che modo di raccontare intenso e lieve, che capacità di portare il lettore dentro alla storia, di far vivere le situazioni e la psicologia dei protagonisti, le loro emozioni, i timori e le speranze! Pura invidia…

Di cosa si tratta è presto detto, ovvero di una storia ambientata in un’immaginaria osteria di Cuneo, appunto La cantina dei tre lumi spenti, che la protagonista, Miranda, si trova a dover gestire, insieme ad un socio dapprima recalcitrante e tutt’altro che entusiasta all’idea, per averla ricevuta in eredità da un mentore cui deve l’aver imparato ogni cosa su cibi e vini. Una sorta di Carlin Petrini, ma molto più simpatico e saggio e meno furbetto.

In questa osteria vediamo agire personaggi di ogni tipo: bambini curiosi che sembrano usciti da una baby condotta di Slow Food che ascoltano incantati come si producano il Castelmagno e la Raschera d’alpeggio, quella cui Paola Gula ha dedicato il suo primo articolo per me, il padre di un bambino simil gnomo che s’innamora di Miranda, come altri, tutti catturati dalla sua sapienza enogastronomica, dalla sua progressiva sicurezza e scoperta di se stessa (il libro è una sorta di bildungsroman, di romanzo di formazione, come i Buddenbrook di Thomas Mann, i Dolori del giovane Werther di Goethe, il Ritratto dell’artista da giovane di James Joyce, L’isola di Arturo di Elsa Morante, ad esempio), dal suo voler essere intensamente donna, senza rinunce, in ogni manifestazione dell’essere.

E poi una giornalista enogastronomica a metà tra Fiammetta Fadda e Licia Granello, pensionati che vengono a giocare a carte all’osteria ma non si fanno mancare un bicchiere di quello buono, appassionati di vino che dimostrano di saperne visto che scelgono la Barbera Pozzo dell’Annunziata (in magnum) di Roberto Voerzio.

Questa osteria, che ricorda molto la trattoria cui Paola ha dedicato il suo secondo articolo (speriamo me ne mandi altri prima di fine mese, quando questo blog e il suo fratello chiuderanno i battenti o passeranno ad altri che vorranno assumersi l’onere di proseguirne le battaglie) è il teatro di mille accadimenti che hanno del magico ed è anche lo scenario, perché come dicevano i latini omnia amor vincit, di una tenera e inattesa storia d’amore tra Miranda e…

Beh, questo, come il piacere, pagina dopo pagina, il libro è suddiviso in 39 brevi capitoli, di farvi catturare e ammaliare dalla scrittura di Paola Gula, vi lascio il piacere e la curiosità di scoprirlo, mica ve lo posso anticipare.

Per concludere, cosa dire a Paola se non avanti il prossimo libro e brava bravissima?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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