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Editoriali

Incredibile ma vero: nella querelle con Odg e Donadoni una wine blogger mi difende!

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Chiara Bassi non me le manda a dire ma dell’Italian wine girl e dell’Odg dice che…

Clamoroso al Cibali! urlerebbe Sandro Ciotti se fosse vivo. È clamoroso davvero che nella stucchevole querelle che mi vede contrapposto alla mitica (sento che mi sto follemente, avverbio scelto con accuratezza, innamorando di lei) Italian wine girl, aka Laura Donadoni, e poi, in seconda battuta, dopo la farsa delle udienze di lunedì mattina, che ho raccontato qui, quando sono stato “processato” da una sorta di Santa Inquisizione denominata Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, all’Ordine stesso, di cui faccio parte, albo pubblicisti, da ben 40 anni, in mia difesa scenda in campo qualcuno.

E che questo qualcuno sia una donna, una giovane donna, che non è, vivaddio!, una wine influencer, anche se una di loro, giovane, brava e bella collabora a questo blog, ma una ragazza che a scrivere di vino, a raccontare il vino si è applicata e si dedica in maniera seria e professionale, rappresenta una notizia. E una bella consolazione. E mi verrebbe voglia di chiedere alle stordite e agli storditi che mi hanno accusato di sessismo, cyberbullismo, maschilismo, disprezzo per le donne, magari di essere anche il vero “mostro di Firenze” e un potenziale serial killer, come questa cosa si concili con il fatto che continui a crescere il numero di donne collaboratrici di questo blog (tutte vittime della Sindrome di Stoccolma, tutte catturate dal mio irresistibile fascino? Ma dai!), e che Chiara Bassi, questo il nome della impavida, incosciente wine blogger, classe 1985, sul suo blog Perlage suite abbia pensato di spezzare una lancia in mio favore, alternando, e per questo l’ho apprezzata ancora di più, carezze a pizzicotti, con questo articolo che vi invito a leggere attentamente.

Chiara, che non ho mai incontrato di persona e quindi non ho potuto “plagiare” e irretire con il mio sguardo malioso da stagionato romantico latin lover (ma de che?) ha un linguaggio molto simpatico e diretto, che io trovo efficace e divertente (chissà che un giorno non possa anche lei scrivere qualcosa per i miei blog?) spiega in questo articolo perché abbia scelto di non diventare giornalista, come fanno in tanti (un tesserino di pubblicista o un’iscrizione all’albo speciale non si nega a nessuno, né a cani né a porci) ma di rimanere una wine blogger, una sommelier che racconta il proprio rapporto con il vino. E lo ha fatto anche in un libro.

Lo fa in una maniera che trovo irresistibile, leggete: “Vedo il mondo del giornalismo come un teatrino di buffi soggetti che in un qualche modo infangano i veri professionisti per rubare qualche briciola di notorietàà o economica. Perché in entrambi i casi di briciole si tratta.

Il primo caso che mi viene in mente è una persona che conoscevo molto molto bene che si era iscritto all’albo dei giornalisti per scroccare qualche ingresso al Vinitaly e qualche fetta di salame alle anteprime. Poi mi aveva detto che aveva vantaggi fiscali e previdenziali, ma di questo non so dirti perché non ho mai approfondito. Di certo posso confermarti che quel tesserino lo faceva sentire meno un fallito nella vita quotidiana. Curioso però che lui non scrivesse proprio per nessun giornale e quando doveva dimostrare di essere davvero un giornalista elemosinava dichiarazioni di articoli che avrebbe scritto di qua o di là e ovviamente non esistevano”.

Poi Chiara Bassi è arrivata al nocciolo della questione, la sua reazione al mio articolo dove raccontavo dell’udienza davanti al gran giurì dell’Odg (fa anche rima) e Chiara, che è un tipino tosto, mi ha dedicato carezze e pizzicotti. Leggete: “Quando ho letto il whatsapp di Franco Ziliani dove mi segnalava questo articolo in cui è riportato il giudizio del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti non sapevo se ridere o se piangere. Giuro. Per me è sacrosanto che esista un Consiglio di Disciplina che controlli l’operato di chi è iscritto all’ordine. Quello che non mi è chiaro è perché questo Consiglio di Disciplina permetta a rubapasticcini vari ed eventuali di appartenere all’albo anche se l’unica cosa che fanno è scroccare tutto quello che riescono in cambio di articoli che non scriveranno mai. E quanti ne ho conosciuti di questi soggetti ai vari eventi! Poi non so se è vero che riescono ad ottenere anche vantaggi fiscali e previdenziali, il lui in questione mi diceva di sì”.

Sarebbe divertente, io mi sono fatto una vaga idea, chiedersi chi sia il “rubapasticcini”, che secondo me ha anche altri vizi, ma proseguiamo. Chiara scrive: “Ora, se è vero che Franco Ziliani è stato giudicato per aver usato un tono sbagliato con Laura Donadoni per me abbiamo 3 problemi da non trascurare:

Franco ha sbagliato a commentare la magrezza di Laura? Sì, per me poteva evitarlo come ho scritto in questo articolo. Tuttavia anche Laura per me ha sbagliato a dire che il comportamento di Franco era assimilabile a una violenza sulle donne come ho scritto in quest’altro articolo. Quindi se l’Ordine dei Giornalisti voleva intervenire secondo me doveva farlo con entrambi. O si utilizzano due metri e due misure, o Franco con il suo sarcasmo ormai sta un po’ sulle palle a molti. Tuttavia questa “caccia alle streghe” un po’ forzata e forse veicolata da qualcosa o qualcuno secondo me nuoce all’immagine dell’ODG”.

E qui Chiara sferra il colpo e si fa una domanda che mi sono fatto anch’io tante volte: “perché la banda dei pasticcini o del salame che dir si voglia continua a scroccare imperterrita? Perché fanno numero agli eventi e quindi sono utili nelle foto di repertorio? Perché aumentano il numero totale degli iscritti e questo magari è un bene (non lo so, ipotizzo)? Perché la Commissione disciplinare non disciplina anche i rubapasticcini scroccaeventi con tesserino?”

E qui parte un bell’attacco, che condivido, al tartufismo, alla mentalità da burocrati che dimostrano molti iscritti e responsabili dell’Ordine dei giornalisti, compreso il trio che lunedì mi ha processato: “Se un blog oggi non ha ancora vincoli normativi e legislativi ed è soggetto di fatto a una autoregolamentazione perché l’Ordine dei Giornalisti può intervenire in seguito a una qualsivoglia segnalazione sul contenuto di quello che non è assimilabile a una testata giornalistica? E se così fosse, perché l’ODG non interviene anche sulla qualità dei contenuti di tutti gli iscritti all’albo? E qui non parlo in particolare del commento estetico inopportuno di Franco Ziliani o della supercazzola enologica di Laura Donadoni sui rispettivi blog, lo chiedo proprio in generale. Perché?

Ecco perché diventare giornalista è un qualcosa che non fa parte dei miei interessi: non mi sento né parte della banda dei pasticcini, né un’appassionata di attualitàà e gossip. Poi c’è da dire che non sento un grande bisogno di appartenenza in generale, anche se ovviamente se domani esisterà un ordine dei blogger probabilmente mi sentirò in dovere di farne parte. Soprattutto non concepisco l’idea di essere giudicata da qualcuno in un modo che trovo un po’ troppo politico. Quindi a tutti quelli che mi chiedono perché preferisco essere “solo” una wine blogger, da oggi rimanderò a questo articolo”.

Bello anche il finale: “Diventare giornalista, per chi ama questo stile di scrittura, è una cosa molto bella e accessibile anche senza laurea o scuola di settore. Diventare giornalista è una possibilitàà però che dovrebbe essere riservata solo a chi vuole svolgere davvero la professione, escludendo scrocconi e opportunisti di tutti i tipi.

Tutto questo ragionamento ovviamente non prescinde dal fatto che sul web dovremmo essere sempre rispettosi di chiunque e trattare con cortesia ogni persona e ogni argomento. Il fatto che un blog sia – almeno per il momento – una terra di nessuno non significa che le mancanze di rispetto devono essere tollerate in qualche modo. Per me una grande firma è quella di colui che riesce a coinvolgere un ampio pubblico con la qualità del contenuto sia in termini di forma sia in termini di sostanza, senza polemiche o vittimismi.

Poi però lo capisco: i drammi e i pettegolezzi fanno audience da sempre. Oggi Beautiful trasmette la 8.481esima puntata. Se Brooke e Ridge in 34 anni di soap opera si sono sposati/non sposati 11 volte mi aspetto che anche la liaison Ziliani-Donadoni non finisca qui…”.

E brava Chiara Bassi, averne di trentacinquenni, potresti essere tranquillamente mia figlia (sicuramente sei più simpatica di lei), che ragionano e scrivono così bene!

E adesso, mi raccomando, vetero e neo femministe, erinni (lunedì mi hanno imputato anche di aver usato quel termine nei confronti della Donadoni e della sua sponsor Donatelli Cinelli Colombini presidente, ahimè, dell’Associazione Donne del vino), emule di Asia Argento ed esponenti del me too moovement, scatenatevi pure contro Chiara, se volete essere ridicole e farvi ridere dietro, tanto lei, che non è magra stinca, vivaddio, ha le spalle forti!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Ale
Ale
6 mesi fa

Ma basta con questa polemica!
A mio parere le farebbe bene tornare a descrivere vini a tempo pieno e non perdersi on tutte queste battaglie

Gaetano
Gaetano
6 mesi fa

Il termine “erinni” l’ho introdotto io!!!
Esigo i diritti di copyright 😁😁
O non è che per caso rischi la galera 😱😱

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