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Editoriali

Il Consorzio vini Oltrepò Pavese un pateracchio peggio del governo Draghi

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Una governance eterodiretta da Terre d’Oltrepò con inquietanti vicepresidenze

Ieri pomeriggio la zona vinicola più sfortunata non solo di Lombardia ma dell’Italia tutta, una zona che avrebbe un potenziale straordinario ma riesce puntualmente ad ogni nuova occasione a gettarlo alle ortiche, una zona, parlo dell’Oltrepò Pavese, che continua a perdere occasioni, treni, opportunità, una zona dove nonostante ci sia un mannello di piccole e medie aziende agricole di indiscutibile qualità il potere decisionale continua a rimanere saldamente in mano ad imbottigliatori e cantine sociali, ha espresso, per dirla all’inglese, la propria governance per i prossimi tre anni.

Il risultato, deciso, si badi bene, all’unanimità, come ai tempi di Leonid Breznev e di Todor Hristov Živkov, oppure, per rimanere ai tempacci nostri, di Kim Jong-un e di Xi Jinping, un quartetto di assoluto squallore, dal Consiglio d’Amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese composto da: categoria viticoltori: Andrea Barbieri, Camillo Dal Verme, Federico Defilippi, Alessio Gaiaschi, Ottavia Giorgi Vistarino, Paolo Verdi, Sara Zambianchi; categoria vinificatori: Stefano Dacarro, Gilda Fugazza, Andrea Giorgi, Marco Maggi, Mattia Nevelli, Valeria Radici Odero, Francesca Seralvo; categoria imbottigliatori: Luca Bellani, Quirico Decordi, Giovanna Fugazza, Renato Guarini, Massimo Ornaghi, Pier Paolo Vanzini, Valeria Vercesi, si commenta da solo: alla presidenza riconfermata Gilda Fugazza e alla vicepresidenza eletti Ottavia Vistarino, Andrea Barbieri e Renato Guarini.

Prima di proseguire con il mio commento invito a rileggere questo pezzo di due settimane orsono dove avevo tratteggiato, in sintesi, un identikit di ognuno dei membri del Cda.

Nulla da aggiungere a quanto avevo scritto sulla Presidente (o presidenta? Forse meglio chiamarla così, non vorrei insorgessero nullità ciarlanti come Laura Boldrini, Selvaggia Lucarelli e una ignota direttora d’orchestra, tale Gianna Fratta, quella che sfidando il ridicolo, riferendosi alla collega Beatrice Venezi che ospite del Festival di Sanremo ha ribadito di voler essere chiamata “direttore” e non “direttrice”, ha dichiarato “A Sanremo c’è stato un salto indietro di 50 anni per tutte le donne e gli uomini di questo paese e uno schiaffo in faccia alle tante che si sono battute e ancora si battono per la parità. Il cambiamento parte da noi: dalle direttrici e maestre d’orchestra che sanno di esserlo!” e “Grazie alle mie lotte di direttrice d’orchestra e alle lotte di tutte quelle prima di me, la signora di ieri può stare su un podio; cosa impensabile fino a qualche decennio fa”) Gilda Fugazza, ovvero: Gilda Fugazza: presidente uscente, bella donna, Tenuta Mondonico associata al Distretto vini Oltrepò Pavese.

Mi lascia indifferente il suo commento alla rielezione, che è acqua fresca che scorre e non lascia traccia, laddove dice Il tempo del vino non è mai abbastanza però il tempo bisogna farlo fruttare e il lavoro di questi mesi è stato una lotta contro il tempo, una lotta vinta visto i risultati. Il risultato è il lavoro fatto e da fare.  Ma c’è molto ancora e il nostro vino non ha tempo da perdere. Perché è lui, il vino, prima di tutto a non perdere tempo e lo sappiamo bene. Stagione dopo stagione. Il tempo dovrà diventare un alleato non un nemico e questo è il mio augurio per una lunga strada insieme a questo Cda e ai vice presidenti”. Che è un po’ come dire che la palla è rotonda, l’ora di sessanta minuti, e Giggino di Maio una presenza comica al Ministero degli esteri.

Nulla da dire, basta guardare una sua foto e ricordare gli aurei insegnamenti di Cesare Lombroso, e si capisce tutto, su quello che commentando l’elezione dei  vertici del Consorzio Oltrepò Pavese ha dichiarato l’assessore all’agricoltura di Regione Lombardia Fabio Rolfi, uno che ogni volta che apre bocca fa rimpiangere il suo predecessore, quel galantuomo e hombre vertical di Gianni Fava, ovvero: “Si completa il percorso di riorganizzazione della governance dell’Oltrepò del vino, che in un momento generale di difficoltà, ha saputo ritrovare compattezza. Ora il Consorzio ha una voce ancora più autorevole e plurale per dare rappresentatività a quello che di fatto è il primo territorio vitivinicolo della Lombardia.

Buon lavoro alla presidente, ai vicepresidenti e a tutto il Cda. La Regione Lombardia sarà sempre a disposizione per un lavoro congiunto a livello istituzionale. Il rilancio dell’intero Oltrepò Pavese, anche in ottica post Covid, passa necessariamente dalla valorizzazione dei grandi vini a denominazione prodotti”. Banalità che nemmeno un alunno delle elementari e nemmeno di Di Maio, Patuanelli, Crimi e compagnia pentastellata di asini matricolati potrebbero esprimere.

Mi chiedo invece con quale pelo sullo stomaco il Cda appena eletto del Consorzio Oltrepò Pavese, composto dalle persone sopra citate, abbia potuto votare all’unanimità come vice presidenti non tanto la contessina dagli occhi belli che fa vini senza quarti di nobiltà, bensì i signori Andrea Barbieri e Renato Guarini. I quali, lo ricordo, hanno queste caratteristiche: Andrea Barbieri vicepresidente Terre d’Oltrepò e Renato Guarini potente imbottigliatore proprietario della Losito e Guarini ovvero, leggo dal loro sito Internet, “Leader in Italia nella produzione della Bonarda dell’Oltrepò Pavese. I nostri marchi Le Cascine, Lebollè, C’era una Volta e Guarini racchiudono le migliori selezioni dei vitigni dell’Oltrepò Pavese e della Puglia”. Leggere qui, per capire, la storia, di questa azienda.

Mi chiedo come abbiano fatto persone sicuramente perbene come la contessa, che sarà anche piena di sé, arrogante e non proprio avvezza a produrre vini di indimenticabile valore (checché ne dica una certa guida dei cui giudizi tribicchierati i consumatori senza anello al naso hanno imparato a diffidare), come Camillo Dal Verme Torre degli Alberi ottimo produttore di metodo classico, Paolo Verdi: ottimo produttore cantina Bruno Verdi, Mattia Nevelli: Ballabio winery (sic!), figlio di un inquisito e presuntuosetto anziché no, Valeria Radici Odero, produttrice Tenuta Frecciarossa, Antonio Achilli, Cantina Manuelina, Francesca Seralvo, Tenuta Mazzolino, Massimo Ornaghi, direttore di Ersaf Lombardia e Giovanna Fugazza, Castello di Luzzano, associata al Distretto vini Oltrepò Pavese, per gli altri che non cito rimando all’identikit dato in questo articolo, a digerire il mega rospo rappresentato dall’accettare come vice presidenti il duo Barbieri – Guarini.

Mi chiedo quale dannata Sindrome di Stoccolma, quale forma mentis degna di un Portiere di notte di Liliana Cavani, abbia condizionato la loro scelta, in base a quale logica misteriosa e autolesionistica abbiano deciso di far parte di un CDA che è chiaramente eterodiretto e guidato dalla longa manus di un personaggetto come tale Andrea Giorgi, presidente Terre d’Oltrepò che si qualifica da solo comportandosi come ho descritto qui. Ci vogliono fegato e quantità industriali di Maalox per digerire una roba simile!

Oppure, anche nel loro caso, ha funzionato il ragionamento della serie, viva la coerenza e avanti con il pelo sullo stomaco, un pelo lungo da Canneto Pavese a Canicattì, che ha guidato gente che non ha nulla in comune come Matteo Salvini, Roberto Speranza, il prefetto e ministro degli Interni Lamorgese, PD, Cinque Stelle, Leu, forzaitalioti che fa rima con idioti, a stare, tutti insieme appassionatamente attaccati alle poltrone, nel governo del demiurgo caro agli euroburocrati e alla finanza internazionale, ovvero Super Mario Draghi.

Allora, io che dico sempre alle aziende vinicole dovete stare nei Consorzi, dovete lottare nei Consorzi, vedete di entrare nei Cda, per battagliare, proporre logiche diverse da quelle dominanti, non arrendetevi, non posso che dire ai tanti che incuranti dei richiami delle sirene (quei richiami che hanno abbindolato la neo vice presidente Ottavia Vistarino, quella che ha come colleghi vice presidenti Barbieri e Guarini…), richiami politici ed economici, a coloro che sono rimasti fuori dal Consorzio, penso ad amici come Pierangelo Boatti e Paolo Baggini, i fratelli Doria e Daniele Manini, tanto per fare qualche nome, bravi, avete fatto bene.

Fuori da quella governance consortile pateracchio, confusa, che non farà di certo bene, al di là di quello che possono ciarlare i Rolfi, alle sorti dell’Oltrepò Pavese! Statene fuori, non confondetevi, non mischiatevi, tenete alta la testa e non mettetevi a novanta.

I consumatori, che sono ben più intelligenti di quello che si possano pensare, premieranno, come spero premieranno, quando finalmente andremo a votare, la scelta di coerenza dell’unico partito rimasto all’opposizione del governo Draghi, l’unico al quale darei senza vomitare e vergognarmi di me stesso il mio voto, la vostra scelta.

Siete voi a rappresentare la vera qualità, la vera immagine, la vera credibilità dell’Oltrepò Pavese del vino. Se Paolo Verdi, Camillo Dal Verme, Matteo Nevelli, le Signore Francesca Seralvo e Valeria Radici Odero non lo capiscono, beh, peggio per loro… Darmagi, dommage!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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giuseppe mennella
giuseppe mennella
1 mese fa

Mi stupisce il numero di Consiglieri per un CdA … ventuno persone?
Ma e’ normale e a cosa servono cosi’ tanti rappresentanti?

Tendenza

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