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Enovarie

Giudicato dal Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

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Una farsa tragicomica tra Kafka, il teatro dell’assurdo e Ubu roi di Jarry

Mi dispiacciono tantissimo due cose, cari lettori dei miei blog: non potervi trasmettere la risata, grassa, lunghissima, che non riesco a fermare dalle 10 di questa mattina, quando sono apparso, purtroppo solo con collegamento remoto e non di persona come avrei preferito, davanti al Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia per difendermi dall’accusa terribile di non aver tenuto “un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole” e incontinente (eppure indossavo un regolare pannolone Linidor…) nei confronti di due colleghe iscritte all’Ordine dei giornalisti.

E mi dispiace non potervi fare ascoltare, come avrei voluto, magari infrangendo, ma me ne frego (mi daranno del fascista se scrivo così? Me ne frego doppiamente) un obbligo di riservatezza, l’audio delle udienze, una in fila all’altra, che mi sono state dedicate da tre colleghi giornalisti consiglieri del Consiglio di Disciplina Territoriale Lombardo. Problemi tecnici, diciamola tutta, la mia imbranataggine nel manovrare la modalità registrazione del mio smartphone, mi hanno impedito di registrare le udienze e di farvele risentire acciocché poteste ridere a crepapelle anche voi.

Le udienze, con un presidente del Consiglio che, in ossequio al suo cognome, Colonnello, hanno avuto un tono militaresco, da colonnello o generale nei confronti di un soldato semplice, indisciplinato, ribelle, insofferente di mordacchia, sono state, credetemi, una farsa tragicomica tra il Processo di Kafka, il teatro dell’assurdo di Ionesco e il capolavoro della patafisica, ovvero l’Ubu roi di Jarry.

Sul banco degli accusati, c’è mancato pochissimo che trovassero un nesso tra i continui e criminali fenomeni di femminicidio che colpiscono donne indifese e quello che ho avuto l’ardire, la spudoratezza di scrivere, su due colleghe iscritte all’Ordine dei giornalisti, Madamin Laura Donadoni, e un’altra che non nomino perché la vicenda non esiste più e quello che avevo scritto sul mio blog su costei non esiste più, è stato cancellato, tramite un accordo bonario tra il suo legale ed il mio, e per quanto mi riguarda la Signora non esiste e non esisterà più, il mio sacrosanto diritto di critica.

La mia libertà di scrivere, come ho sempre fatto, e come farò sino a fine marzo, rispondendo unicamente alla mia coscienza e, come mi ha insegnato uno dei miei maestri di giornalismo, indipendenza e libertà, Indro Montanelli, unicamente al lettore. E a non polverosi regolamenti o codici di autodisciplina disposti da un Ordine dei giornalisti di cui ho fatto parte, albo pubblicisti, da quarant’anni, dal lontano 1981.

E di cui conto di far parte ancora per poco, visto che appena sarà possibile mi recherò a Milano in via Antonio de Recanate 1 per espletare le pratiche necessarie per uscire (alla larga, via dalla pazza folla!) da codesto Ordine.

Inutile ragionare con persone rispettabilissime, come colleghi, quali il presidente del Consiglio, il capocronista della redazione milanese de La Stampa Paolo Colonnello, la redattrice della Rai di Milano Elena Scarrone, ed una persona di cui non conoscevo l’esistenza fino a che non ho ricevuto la comunicazione dall’ODG, ovvero Saverio Paffumi (pare si occupi di enogastronomia: mai sentito nominare) che una volta calate, prendendosi tremendamente sul serio, nella parte di Consiglieri del Gran Giurì, (non uso un’altra espressione già usata altrimenti Colonnello si incavola e mi mostra il cartellino rosso) si sono trasformati in grigi funzionari da nomenklatura da Urss brezneviana o stalinista.

Quello che ho scritto su Madamin Donadoni, sulla povera Italian wine girl che ha preso la palla al balzo da quanto ho scritto per atteggiarsi a vittima e cercare lei, non io, di avere visibilità e farsi pubblicità, è rintracciabile online, sul mio blog o altrove. Basta usare Google.

Quanto scrissi sull’altra persona, parole che ripeterei pari pari e di cui non mi pento, mentre ho onestamente riconosciuto, anche alla diretta interessata, che avrei potuto evitare di soffermarmi sull’aspetto fisico della collega orobico-americana, non esiste più in Rete, ma ho dovuto difendermi, roba de matt!, anche per quello.

Alla fine delle due udienze, il Presidente, con voce ben impostata e tono serissimo, ufficiale, mi ha comunicato che entro un mese mi verrà comunicata la deliberazione del Consiglio.

Io, detto francamente, di quello che decideranno ME NE FREGO altamente. Di quell’Ordine dei giornalisti non intendo più far parte (credo non ne facciano più parte grandi colleghi come Vittorio Feltri e Renato Farina e diverse altre penne importanti) e da quell’Ordine mi dimetterò al più presto. Di soldi, per pagare la quota associativa (attualmente di cento euro) ne ho già sprecati abbastanza, meglio sarebbe stato spenderli in Champagne o darli in beneficienza.

Quanto al mio rapporto con le donne, a parte le questioni private, che sono affaracci miei (al presidente Colonnello ho ricordato che ai miei blog collaborano diverse donne, per loro libera scelta, che nessuna mi ha accusato di episodi di sessismo nei loro confronti o di volgarità, che ho ricevuto decine di messaggi di donne che hanno giudicato ingiustificato il comportamento di Laura Donadoni e di chi l’ha sostenuta nei miei confronti, esagerate le sue reazioni, una messa in scena ben studiata il tutto), informo che:

nei quindici giorni che restano da qui alla fine di marzo, quando come ho già comunicato questo blog e Lemillebolleblog o passeranno di mano o chiuderanno, e ovviamente in tal caso provvederò a cancellare gli archivi di anni di onorata attività giornalistica online, continuerò, se loro avranno piacere proseguire la collaborazione, a pubblicare articoli di mie collaboratrici;

scriverò quello che penso di vini prodotti da donne (anche iscritte all’Associazione Donne del Vino, diverse delle quali mi hanno manifestato, privatamente non pubblicamente ahi loro, solidarietà);

ignorerò bellamente, fregandomene altamente, quello che donne possano fare, dire, scrivere, dichiarare, occupandosi di vino. Non mi curerò se qualcuna di loro oltre al linoleum nei vini troverà tracce di carta da parati, candeggina, Amuchina o chissà che.

Mi volterò dall’altra parte se qualcuna, con suprema eleganza e classe, si mostrerà in foto con decolleté in bella evidenza, magmum o jeroboam tra le cosce, farà “comunicazione” come wine influencer puntando sulle bellezze concesse da Mamma natura invece che sulla propria cultura del vino. Unicuique suum, a ciascuno il suo, up to you.

Per questi saldi di fine stagione, per questa fin de partie, per dirla con Samuel Beckett, cercherò di privilegiare la bellezza (non delle fanciulle, ma dei vini) l’eleganza, l’espressività, la sincerità di vini e produttori/produttrici.

E se ci sarà occasione, e ce ne sarà perché il mondo del vino italiano è pieno di assurdità, sconcezze (ad esempio l’invito a partecipare alle proprie degustazioni inoltrato da un Consorzio di uno dei principali vini italiani ad un diffamatore professionale e specialista in redazionali pubblicitari: non faccio nomi tanto si capisce bene a quale squallido individuo mi riferisca), contraddizioni, cose ridicole, non mancherò di esercitare fino all’ultimo giorno il mio sacrosanto diritto di critica.

Cari colleghi giornalisti componenti del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, non illudetevi di avermi messo la mordacchia o ridotto al silenzio, sono io che, mia sponte, scendo da questa sozza carrozza che è diventato il giornalismo, il mondo della comunicazione, nell’Italia di Conte, Di Maio, Zingaretti, Salvini, Bonino, Giorgetti, Brunetta e dei loro servili reggicoda. Vi ricordo una sola cosa, appellandomi al Sessantotto francese: sarà una risata che vi seppellirà

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
1 mese fa

Intanto solidarietà e un abbraccione.

Laura Salomone
Laura Salomone
1 mese fa

“Je suis Ziliani”!

S. B.
S. B.
1 mese fa

Caro Franco, che per molti versi tu sia un “tipaccio” è garantito. Certo non sei uno tra le righe, e ti confesso che qualche volta mi piaceresti più … un po’ più o un po’ meno …
Da un lato è un peccato, perché il tuo “tone of voice” presta il fianco a fraintendimenti, ma so che questa è la tua cifra, il tuo modo – prendere o lasciare -.
Ma non è per questo che volevo sganciare qui, in questa circostanza, il mio commento.
Vorrei, nel mio piccolo (ma variegato) dare voce alle donne che non ce l’hanno. E voglio farlo da donna che ha lavorato in settori produttivi dove la cultura la fa da padrona, però ti mettono le mani sul culo e ti ricattano sessualmente.
Posso dirlo perché ho avuto decine (forse anche centinaia) di colleghe e di collaboratrici donne; perché un amministratore delegato è arrivato a dirmi “quella lì dovresti mettermela nel letto”(sic), posso dirlo perché sono vecchia e ho le scarpe piene di sassi – a proposito del sessismo d’accatto e della violenza (autentica e molto ben vestita) nei confronti di noi donne, di cui sono stata testimone – e mi fanno un po’ male i piedi.
Quello che posso testimoniare è che non sono mai stata inerte, né quando mi riguardava, né quando tocca altre donne.

No, non penso che tu abbia usato un linguaggio violento, nei confronti della tua collega; semmai sei stato irridente, questo sì; immagino che l’idea del linoleum che profuma il vino ti abbia fatto uscire dai gangheri. Sei stato irridente e provocatorio, ma non più di quanto tu lo sia con un bel po’ di tuoi colleghi.

Io invece ho visto, sentito e toccato ben altra violenza, di cui le donne sono vittime costrette a tacere. È ancora nel mondo del lavoro, dove ancora – a livelli poco protetti e praticamente invisibili – ci sono donne costrette all’indicibile, per continuare a lavorare.
Prova a vestire altri panni – una volta che esci per un’indagine approfondita – dismetti lo Ziliani polemico con il naso nel bicchiere e gira per i campi. O anche in un bar dove vanno – in chiusura di giornata i lavoratori del comparto agricolo. Lì potresti capire quanto vale la reputazione di una donna, e non sto alludendo agli operai. E mi fermo.
No, non sei stato carino, con la tua collega, ma non ho letto “parole offensive”.

Paola
Paola
1 mese fa

sono donna e giornalista iscritta all’ODG. Voglio esprimere la mia solidarietà a Franco Ziliani e il mio sconcerto per il comportamento della Italian wine girl e per il processo assurdo intentato ad un giornalista libero. Non molli e continui così Franco e mi perdoni se non dico il mio nome. Dicono che siamo in una democrazia, purtroppo non posso espormi e dire il mio nome mi dispiace

Nevio
Nevio
1 mese fa

Io trovo giusto venga espulso . Non per la questione del sessismo . Ma perché non si è mai visto un giornalista che scrive cose così gratuitamente denigratorie nei confronti di un collega. Ed è solo una di una lunga serie.

Romano
Romano
1 mese fa

aho, davvero te togli da li cojoni a fine mese? A’ festa daa liberazione!

Claire
Claire
1 mese fa

Ziliani, non fare mica lo scemo, vorrai mica dar ragione a quelle stupidi e a quegli ipocriti che vorrebbero che tu tacessi?
Bon courage, avanti con i tuoi blog e noi con te!

Ugo
Ugo
1 mese fa

Dove sono le decine e centinaia di commenti che la invitano a ripensarci e a non chiudere i blog a fine marzo?
Lei ci contava, con il suo ennesimo colpo di scena, invece silenzio. I lettori dei suoi blog, che tanti leggiamo solo per curiosità, per vedere quali caxxate scriva, se ne fregano di lei, se ne faccia una ragione

Nevio
Nevio
1 mese fa
Reply to  Ugo

Io sto zitto nella speranza che veramente chiuda. Mica che cambi idea.
Maleducazione presunzione e arroganza ce ne sono in abbondanza sul web. Un po in meno può essere solo una cosa positiva.

Simone N
Simone N
30 giorni fa

Devo farmi fare una maglietta con la scritta
Coglione che fa rima con ?
Pronto a sfoggiarla dopo il lockdown.

Federico
Federico
30 giorni fa

Franchino numero uno !!!

trackback

[…] po’ più polemico del solito. Quando ho letto il whatsapp di Franco Ziliani dove mi segnalava questo articolo in cui è riportato il giudizio del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei […]

Sebastiano
Sebastiano
30 giorni fa

Franco non gliela dia vinta.
Disponibile a dare una mano per i suoi blog.

Cristiano Castagno
Cristiano Castagno
20 giorni fa

L’istituzione del reato di femminicidio è, la dimostrazione palese della miopia grottesca dell’Uomo nel voler :difendere un genere dalla discriminazione con una discriminazione:. Siamo alla Follia totale. La vita è sacra tutta, di uomini, donne, bambini, vecchi e giovani, bianchi, neri, ricchi, poveri e come tale va salvaguardata in ugual misura. Punto.

Rimanerndo su registri più leggeri, appena un po’, domanderei sapere quando la
misoginia abbia a diventare reato e se a quel punto saremo pronti che lo possa diventare anche la maleducazione, quella degli altri naturalmente ?
Io come lettore sono per la Libertà di Pensiero, qualunque sia il messaggio e sia colui che legge a trarre le proprie conclusioni in base alle propria educazione e metro di giudizio.
Se lei si cancella dall’ordine dei giornalisti, come ha detto, per quello che può contare (credo obbiettivamente poco) ha tutta la mia stima indipendentemente dal fatto che la pensi come lei o meno.
Buona giornata.

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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