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Degustazioni

Etna rosso Carranco e Badalarc Spuches 2017

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Due grandi Etna rosso con un tannino quasi langhetto

Quando Etna chiama, con i puntuali articoli, ultimo questo, dell’amico Renato Cangemi che ho la fortuna di pubblicare qui, “picciotto” Ziliani obbedisce e pur non avendo un centesimo della conoscenza del territorio (beh, è casa sua) di Renato, che l’Etna e le sue contrade le conosce palmo a palmo, io, che, accidenti a me, sulla magica Muntagna non sono ancora riuscito a salirci, quasi ci fosse un malefico incantamento che mi impedisce di ascendervi e girarne vigne e cantine, cerco di replicare da par mio con l’unica arma che ho. Assaggiare, anzi bere, vini della più interessante delle denominazioni siciliane, e una delle più emozionanti denominazioni dell’Enotria tellus tutta, e quando ne resto folgorato, cosa che mi accade diciamo in 8 casi su dieci, provare a raccontarveli.

Io sono un fan in particolare dei bianchi dell’Etna e dei raffinatissimi rosati (tenetevi pronti, a giorni vi parlerò di un raffinatissimo 2019, targato Benanti) e trovo che ci siano metodo classico dell’Etna di una qualità sensazionale, e quanto ai rossi, anche se ho già bevuto dei formidabili vini base Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, credo che l’Etna debba ancora ragionare e crescere.

Secondo il mio modesto parere occorre capire come comportarsi nella fase, importante, anzi fondamentale, dell’affinamento dei vini, che tipo di legni utilizzare, se utilizzare il legno o non solo l’acciaio o il cemento. Secondo me l’affinamento in barrique o tonneaux non giova, visto il tipo di tannino di cui sono dotati i Nerello, ad avere vini equilibrati e dotati di quella finezza ed eleganza che i grandi vini dell’Etna hanno e devo esaltare.

E’ con gioia pertanto che dopo aver scritto mesi fa dell’Etna rosso e del Don Blasco di una delle mie aziende della Muntagna predilette, il Feudo Cavaliere dell’inafferrabile Donna Margherita Platania, oggi posso parlarvi di due Etna Rosso 2017 che mi hanno veramente convinto.

Di uno dei due posso dirvi che ci metto la faccia e garantisco, perché da giugno alla settimana scorsa l’ho bevuto la bellezza di quattro volte, mentre l’altro è stata una folgorazione a settembre e una conferma assoluta quando me lo sono ribevuto a casa una sera di recente.

Il primo Etna Rosso 2017, Villa dei Baroni, porta le firme congiunte di una serie di persone, in primis il padrone di casa, Francesco Tornatore, imprenditore con aziende manifatturiere in due continenti e cavaliere del Lavoro, produttore di vino dell’Etna in una tenuta splendida che si trova in Castiglione di Sicilia all’interno dell’omonima Contrada nella frazione Pietra Marina di Castiglione di Sicilia e si estende per 8 ettari vitati, posti a 500 m di altitudine sul versante nord dell’Etna considerato il più vocato alla viticoltura, e una coppia di piemontesi, padre e figlio, di genio.

Parlo di Oscar e Andrea Farinetti, il primo l’inventore di Eataly, Fico, Green Pea, agitatore di idee, poeta, scrittore, genio, il secondo, 31 enne enologo responsabile della produzione dei vini di tutte le aziende che fanno parte della galassia Farinetti, Borgogno, Fontanafredda, ecc. e ragazzo dal formidabile futuro davanti a sé.

La tenuta conta anche su una splendida residenza storica, Villa dei Baroni, che risale al 1870, un wine resort, con piscina e campo da tennis, circondato dalle vigne, piante di olivi, con un panorama mozzafiato sulle gole di Alcantara e il vulcano Etna, e la Dagala, il giardino dei Baroni, due ettari di vegetazione e fiori autoctoni con teatro naturale al suo interno, un luogo intimo e di relax per i suoi ospiti, punto di partenza per visite ai centri abitati come Castiglione di Sicilia, nominato tra i borghi più belli d’Italia, e Taormina distante solo 35 minuti di auto, un edificio completamente ristrutturato con materiali locali come la pietra lavica dell’Etna, dove le uve coltivate sono ovviamente i vitigni autoctoni dell’Etna, Nerello Mascalese per lEtna Rosso e Carricante per l’Etna Bianco con vigne vecchie di 50-60 anni, e qui si produce all’antica, ma con consapevolezza e sapienza moderna.

Questo perché Carranco sorge in un luogo storico dove è ancora custodito un antico palmento di fine ‘700 in corso di restauro nel pieno rispetto della struttura originaria, e quindi la vinificazione avviene in maniera tradizionale tra cemento, legno e terra cotta, con tecniche ancora legate alla tradizione locale. I vini rossi fermentano in vasche in cemento, come un tempo avveniva negli storici Palmenti, e per l’affinamento si utilizzano ancora le grandi botti di rovere. I vini bianchi invece fermentano in vasche d’acciaio e affinano in tini in cemento a temperature controllate.

Carranco conta poi sulla consulenza esterna di un enologo piemontese il cui operato in passato ho ferocemente criticato, basti pensare che era il winemaker di fiducia della famigerata banda dei Barolo boys, quelli che tentarono di uccidere il Barolo e finirono malamente con le pive nel sacco, sconfitti dal buon senso dei veri appassionati del re dei vini, e progressivamente rifiutati dal mercato, ovvero Beppe Caviola, che, me lo ha confessato di recente al telefono quando lo chiamai per dirgli quanto questo Etna rosso mi fosse piaciuto, per fortuna ha molto cambiato le proprie idee sul Barolo (non è mai troppo tardi, ego te absolvo fratello) e oggi, visto che non è un fesso, fa vini a misura non di guide sceme, ma dei consumatori più esigenti.

Bevuto più volte nel giro di alcuni mesi, una volta, lo scorso settembre proprio nella bellissima casa che Oscar ha in quel di Novello, c’erano con noi gli amici Nadia e Valter Fissore, ovvero Elvio Cogno, e di recente quando Oscar mi ha fatto visitare (c’era anche la zarina Viktorija con noi) Green Pea, questo Etna Rosso 2017 mi ha convinto della bontà delle scelte fatte, e mi è piaciuto ancor più che le prime volte.

Rosso rubino intenso, naso fitto, elegante, suadente e carnoso, profumato di ciliegia e prugna, di liquirizia, ma poi lascia emergere la sua natura vulcanica con un ventaglio di aromi tra la pietra focaia e la grafite, il pepe nero, e poi sfumature di erbe aromatiche e sale a costituire un insieme di una bellezza espressiva emozionante.

La bocca conferma le premesse, portandoti, forse sarà la suggestione di sapere che uno dei partner è albese, nel magico mondo delle Langhe, con un bel gioco dolce salato in bocca, una perfetta tensione e un bilanciamento acidità-frutto-tannini, con un tannino quasi stile Serralunga (ahi detto mai) bella ampiezza e grande dinamismo, con un finale lungo, persistente, asciutto, nervoso, di assoluta soddisfazione che mi ha entusiasmato. E non sono il solo, perché Viktorija nel suo account Instagram a proposito di questo vino ha annotato: “Vedo i rubini trasparenti (vedo proprio le gemme :))).) e sento le rose, bacche rosse, qualche spezia, hmm, pepe nero? Assaggio… elegante e raffinato. Succoso e morbido con un tannino soffice, ma minerale e fresco. Si beve bene questo 100% nerello mascalese”. E se lo dice lei, di lei potete fidarvi, è brava e non solo bellissima e ne sa più di me…

Il secondo Etna Rosso l’ho scoperto per puro caso lo scorso settembre, quando per un puro caso, per il tramite di una persona che doveva venire con me e mi ha fatto invitare, Carol Agostini, mi sono recato, quel giorno era con me un’altra donna dell’Est, la mia cara amica sommelier polacca, ma operante a Milano in un’enoteca cinese in via Paolo Sarpi al 7, Lucia Niedzielak, nell’incanto di Villa Carlotta a Belgirate, a pochi chilometri da Stresa, in riva al fascinoso Lago Maggiore, per la manifestazione Belgirate Che bolle, inventata da una persona che ormai è un amico, Silvio Bruni.

Nei due giorni trascorsi assaggiando tante cose buone, quasi tutte di aziende che non conoscevo, dalla Psigula con il suo Bramaterra alla pugliese Domus Hortae a Ezio Poggio nei Colli Tortonesi, ho dedicato diverso tempo ad assaggiare i vini presenti in una postazione tutta dedicata all’Etna e ai suoi vini. Tutte cose buone, selezionate da un’appassionata e gentile Signora, Simonetta Salari, alias Il mondo in un bicchiere, e sono rimasto folgorato dai vini, bianco e rosso, di un’azienda a me totalmente ignota. Si chiama, anche se cercate su Internet troverete poco, Spuches Nunziata, si trova a sua volta a Castiglione di Sicilia, in contrada Rampante, e il proprietario è un signore, simpaticissimo, ci ho parlato poi un paio di volte al telefono, dal cognome assolutamente non siculo ma sembrerebbe lombardo, Treffiletti.

Cercando in rete, ho scoperto che i proprietari della piccola tenuta, i fratelli Treffiletti, Vincenzo e Valerio, “continuano il lavoro del nonno Vincenzo, agricoltore dal 1958 fino all’età di 93 anni. L’azienda porta il nome della nonna, Spuches e si trova tra i 700 e gli 800 metri sul livello del mare, in una zona ben ventilata. Seppur da generazioni la Famiglia Spuches-Treffiletti coltiva queste terre, solamente dal 2015 ha iniziato a produrre i propri vini, un Etna rosso Doc ed un Etna bianco Doc, per un totale di 4.500 bottiglie. La maggior parte della produzione è destinata all’estero, in particolare a Stati Uniti, Danimarca e Slovacchia. I fratelli Treffiletti hanno deciso di raccogliere l’eredità del nonno e portare avanti il suo sogno, quello di produrre il loro vino da quei vigneti a lungo coltivati con varietà autoctone. La tenuta, costellata da ginestre, da altre piante locali, e grandi pietre laviche, che sembrano quasi messe lì ad arte, si estende per circa otto ettari, di cui, attualmente, gli ettari di vigneto sono due e mezzo, tra viti giovani ed ultranovantenni e sono in programma nuovi impianti”.

Quanto al curioso nome che figura sull’etichetta dei vini, è una storia divertente: “le donne della famiglia sono da sempre state fonte d’ispirazione: dal nome dell’azienda alle etichette pensate dalla mamma dei fratelli Trefiletti e soprattutto al nome dei due vini – Badalarc’ – un nome curioso e che resta impresso legato alla storia della famiglia.  Il loro trisavolo, dopo le giornate in vigna, rientrava a casa passando dall’arco d’ingresso, con la moglie sulla giumenta e la esortava, in dialetto siciliano, a stare attenta a non sbattere la testa nell’arco, “bada all’arc” le diceva. Da qui il soprannome di famiglia, Badalacchi, a cui si sono ispirati per connotare l’identità del vino in etichetta”.

Affinato in botti di rovere, altre informazioni tecniche non ne ho, l’Etna Rosso 2017 del siculo dal cognome lombardo mi è piaciuto tantissimo per la sua eleganza quasi bourguignonne, la sua impeccabile cifra espressiva. Colore rubino violaceo intenso e brillante, luminoso e multiriflesso, mi ha catturato con il suo naso suadente, tutto prugna, ciliegia, liquirizia, viola e pepe nero, con l’impronta classica di pietra nera del vulcano, della Muntagna.

bsh

La bocca è altrettanto convincente, dolce, suadente, fresca, godibilissima, magari più agile, meno strutturata dell’Etna rosso di Carranco, ma con un tannino ancora più fine che, langhettianamente e barolescamente parlando, mi porta non a Serralunga d’Alba ma nella mia adorata Castiglione Falletto, e un finale teso, sapido, dinamico, veramente molto pregevole.

Beh, io due buoni consigli per bere Etna rosso fiammeggianti ve li ho dati, poi vedete voi se scegliere questi o quelli, standardizzati e noiosi, dei big boss dell’isola che sono sbarcati anche sull’Etna. Inutile fare i nomi sono noti a tutti e a loro non faccio certo pubblicità…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Anna
Anna
2 mesi fa

Anche questa volta non mi farò sfuggire i consigli e acquisterò un po’ di bottiglie da degustare in attesa di poter ritornare presto nella magnifica terra di Sicilia.Grazie Franco per questo viaggio!

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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