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Editoriali

Clamoroso a Roma: Daniele Cernilli rivoluziona l’arte dell’abbinamento cibo – vino

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Su Doctor wine un Amarone della Valpolicella abbinato ad un abbacchio: ma se po’ ?

Premessa indispensabile: dobbiamo tutti campare per vivere, abbiamo tutti da pagare luce, gas, telefono, mettere ogni giorno almeno una volta qualcosa nel piatto e a meno di entrare in un supermercato, ovviamente mascherati, e presentarsi alla cassa con il carrello pieno urlando “questo è un esproprio proletario!”, quello che acquistiamo lo dobbiamo pagare e non metterlo in conto a Draghi.

Ciò detto, ho una certa età, conosco bene il mondo del giornalismo e peggio ancora il mondaccio zozzo del giornalismo e della comunicazione sul vino, e so come vanno le cose, non sono nato ieri e non sono una verginella candida. So bene che oggi, a meno di essere quel pirla, piciu e Don Chisciotte del sottoscritto (e pochi altri) occorre scendere a compromessi e per far tornare i conti avere buoni rapporti con le grandi aziende. Buoni rapporti che, a volte, si traducono in operazioni di marketing (o marchetting?).

Però, porca zozza, est modus in rebus dicevano i latini, c’è modo e modo di gestire questi rapporti, no?

Mi dispiace ancora una volta, come ho fatto di recente, qui e qui, tirare in ballo e mettere sulla graticola un onorevole collega (degustatore formidabile, uomo di vasta esperienza e cultura) come Daniele Cernilli, che anni fa ho soprannominato “il Robert Parker der Tufello” (ma lui mi ha precisato che è originario dell’Alberone) però, come dicono nella sua Roma, quanno ce vo’ ce vo’.

So benissimo che la rubrica del sabato, condotta da una sua stretta collaboratrice, una persona che stimo, 31 anni fa è stata anche mia direttrice, nella bellissima e breve avventura di una rivista, edita a Firenze, come Pane e Vino, parlo di Stefania Vinciguerra, rubrica dove viene proposto un piatto abbinato ad un vino, con in bella evidenza il nome del vino e dell’azienda, è un modo diciamo “simpatico” di fare pubbliche relazioni e mantenere ottimi rapporti con le aziende.

Però quando oggi leggo sul suo sito Internet Doctor wine che Stefania, forse distratta, forse con i pensieri scompigliati dar ponentino, è arrivata ad abbinare all’abbacchio brodettato, antica ricetta laziale del periodo pasquale, nientemeno, tenetevi forte, che un Amarone della Valpolicella classico, ovviamente prodotto dall’azienda di una nota Signora del vino molto ammanicata anche con la politica, allora getto la spugna, mi arrendo, mi dichiaro prigioniero politico.

A Danié, a Stefà, ma secondo quale distorto, complicato, cervellotico, concetto di corretto abbinamento cibo-vino ce po’ sta che l’abbacchio vada abbinato all’Amarone della Valpolicella? Eppure Daniele è sommelier A.I.S. da una vita, figura tra i consigliori di Onav, è uomo intelligente e capace…

Chiedo conforto, non al presidente A.I.S. che è cul et chemise con Daniele e l’azienda valpolicelliana in oggetto, ma a sommelier straordinari come Alessandro Scorsone, Roberto Anesi, Nicola Bonera, Guido Invernizzi, Oscar Mazzoleni, Luca Castelletti, cosa ne pensate di questo abbinamento che definire “arrischiato” è un eufemismo?

Morale della favola: caro Daniele, cara Stefania, che s’ha da fapecampà!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Riccardo
Riccardo
17 giorni fa

Signor Ziliani, mi perdoni l’ignoranza. Non ho mai assaggiato l’abbacchio brodettato. Ma con altre ricette, l’Amarone con l’agnello arrosto, per esempio, non va bene? Perdoni l’ignoranza di un ragioniere naturalizzato americano da 22 anni, assente dall’italia in tutto quel tempo e non ferrato nella cucina laziale. 😀😀😀

Riccardo Bonino
Riccardo Bonino
17 giorni fa
Reply to  Franco Ziliani

ok, capito. Che abbinamento avrebbe proposto lei? non e’ una polemica, ma solo per capire cosa sarebbe meglio in questo caso. Ripeto la mia ignoranza in merito e’ al 100%

Damiano
Damiano
17 giorni fa

Io non sono un sommelier straordinario ma uno straordinario mangiatore… E questo abbinamento lo definirei veramente improbabile.
Al di là degli slanci di originalità cui ad oggi nessuno sembra rinunciare (Cernilli con la vastissima cultura sul campo che ha è l’ultimo al mondo ad averne bisogno), ma da ignorantone quando mi interrogo su un abbinamento conto terzi faccio questo semplice test.
Cosa gira nel tegame e di cui sento l’odore? Questo. Vado in cantina nei 10 sec successivi e che vino prende la manina? Questo.
Eccolo l’abbinamento corretto.
Ovviamente non può essere riportato come vademecum per intenditori…

Matteo
Matteo
17 giorni fa

In effetti sembra una barzelletta! La ricetta prevede si usi vino bianco un limone succoso, uovo… E ci abbina un Amarone per stessa definizione dell’autrice “persistente e potente” Allora facciamo come gli inglesi che dicono ogni abbinamento se piace va bene..
Sulla carta mi pare un abbinamento da 🤮🤮

Stefano Zutta
Stefano Zutta
15 ore fa

Buongiorno Sig. Ziliani le segnalo quello che mi sembra proprio un altro svarione su doctorwine.it, dove la Barbera viene definita “Ricca di acidità e di tannini”!
https://www.doctorwine.it/degustazioni/under-10/barbera-d-asti-e-dell-oltrepo-a-confronto
Acidità ok, ma tannini proprio non direi.

Tendenza

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