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Degustazioni

Cavallotto: Tenuta Bricco Boschis a Castiglione Falletto

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Simona Paparatto, sommelier A.I.S. varesina, di cui segnalo, oltre ai due pezzi già pubblicati di recente (questo e questo) e questo sugli Erbaluce di Caluso di Carlo Gnavi un eccellente articolo sullo Champagne Cristal di Roederer e quello dedicato ad un virtuoso del Nebbiolo di montagna, Giorgio Gianatti, nonché quello relativo al top wine australiano Penfolds Grange, è sempre più casa sua sui miei blog (e io sono onorato ed entusiasta della sua preziosa e qualificata collaborazione). Simona ha da poco aperto il suo wine blog, Sorsi tersi.

Così quando mi ha proposto un pezzo su un produttore albese a me particolarmente caro e che conosco da almeno vent’anni (al tempo Vini d’Italia, la guida A.I.S. e le altre guide non se lo filavano molto, io ne scrivevo così e così e poi anche in seguito), anche se avevo promesso, per l’annosa vicenda relativa al comportamento ponziopilatesco del presidente del Consorzio Barolo Barbaresco, quando sono stato attaccato da un diffamatore seriale nonché esperto in redazionali pubblicitari, di non scrivere di vini della Langa ingrata, non ho potuto dirle di no.

Amo i vini dei Cavallotto, sono amico di Laura, Alfio, Giuseppe, ho avuto l’onore di conoscere quel galantuomo del loro padre, Olivio, scomparso due mesi fa, e la sua dolce moglie e quindi sono felice di pubblicare questo ampio, e come sempre eccellente articolo che Simona ha dedicato alla loro azienda e ai loro vini. E spero tanto di poter presto tornare nella mia adorata Castiun Falàt per riabbracciare amici tanto cari e vignaioli esemplari.

Dopo quattro splendidi giorni passati tra Monforte, Barolo e Serralunga e prima di rientrare a casa, ho l’ultimo ed imperdibile appuntamento. Arrivo a Castiglione Falletto percorrendo la provinciale Alba-Barolo, lasciandomi dolcemente trasportare dal silenzio contemplativo di questo lembo di terra, ove vigneti e natura sono in simbiosi perfetta. È una fredda, ma soleggiata giornata di metà febbraio ed i filari sono spogli. L’atmosfera è ovattata, sospesa, surreale. Forse è solo suggestione, non saprei. So, però, di essere in una dimensione magica ed incantata, dove i pensieri si distendono e la mente sublima.

Eccomi finalmente alla Tenuta Cavallotto, appartenente ad una delle più prestigiose famiglie baroliste del Piemonte, situata su Colle Bricco Boschis. Un tempo denominato Bricco Bastià, fu donato dai Marchesi Falletti al loro miglior collaboratore, nonché lavoratore di vigne, Giuseppe Boschis e da questo prese il nome, restando tale fino ai giorni nostri. I Cavallotto ne sono i proprietari da ben quattro generazioni. Ma quali accadimenti hanno portato a questo?                                                                    

Giacomo Cavallotto (1869-1943), agronomo di comprovata esperienza e dotato di grande preparazione, venne scelto da Re Vittorio Emanuele lll di Savoia, per gestire le proprietà terriere a Pollenzo. Qui conobbe e sposò un’inserviente di Corte di nome Maria Quarone (diventando padre di sette figli). Subito dopo il matrimonio decise il trasferimento a Castiglione Falletto, luogo pieno di fascino e di magnetica attrazione, che rivendicava la sua anima ed il suo cuore. Nel 1928, decise di acquistare, con grande intuizione e molti sacrifici, intravedendo in esse un forte potenziale, le vigne sul colle Bricco Boschis, lavorandone i terreni. Iniziò vendendo gran parte delle uve a cantine commerciali, destinandone solo una minima parte alla vinificazione in azienda. Intanto, nel 1933 avveniva la prima delimitazione di produzione del Barolo a soli 11 comuni.   

Fu l’erede Giuseppe, insieme ai figli Olivio e Gildo, a dare il contributo decisivo all’attività, vinificando esclusivamente le uve prodotte (attualmente 25 ettari) ed iniziando a commercializzare i vini con il marchio CAVALLOTTO. I due fratelli furono tra i primi a menzionare in etichetta il nome del vigneto da cui provenivano le uve usate per fare il vino, mettendo in evidenza i terreni più pregevoli (Barolo Bricco Boschis). Il Cru, adesso MGA (menzione geografica aggiuntiva), Bricco Boschis, è totalmente esposto a Sud-Ovest e situato tra la sottozona Elveziana dell’area del Barolo, (marne calcareo-argillose di origine miocenica che apportano: struttura, pienezza, robustezza e longevità), e la sottozona del Tortoniano (conformazione geologica del terreno, da cui si ottengono vini più profumati, e discretamente strutturati). Questi terreni sono, dunque, caratterizzati da un particolare apporto di sabbia e marne bianche, gialle e grigie, che danno vini ricchi e suadenti, sotto il profilo sia olfattivo, che gustativo.

Olivio ci ha lasciati il 14 gennaio all’età di 90 anni, portato via dal coronavirus. Mi è stato decritto e raccontato come persona semplice, genuina e riservata, oltreché dotato di eleganza senza tempo. Ha dedicato l’intera vita alla valorizzazione del suo Barolo e del territorio circostante, coprendo per molti anni anche incarichi di rilievo: vicepresidente della Coldiretti cuneese, associato ai Produttori Vini Albesi, socio fondatore del Consorzio del Barolo e del Barbaresco.

Sono i suoi figli, oggi, a dare continuità all’azienda, impegnando grandi energie a studiare e sperimentare metodi rispettosi dell’ambiente e dell’uva. Lavorano in regime biologico certificato ed adottano l’inerbimento totale per il controllo ed il contenimento dell’erosione dovuto all’azione dell’acqua durante i temporali. Non usano, ormai, da anni il solfato di rame come antiparassitario, ma sui filari aggiungono olii essenziali di piante particolarmente attive contro i funghi. Lavorano il Guyot con poche gemme, eseguono il diradamento dei grappoli e la sfogliatura a luglio per consentire un maggior irraggiamento.  Inoltre, adottano un elevato numero di viti per ettaro (vigneti ad alta densità), che consente di aumentare la qualità dei frutti poiché, essendoci poco spazio in superficie, le radici, per nutrirsi, sono costrette ad allungarsi in profondità, incorporando una più elevata e variegata quantità di sostanze nutritive.

Ciascun appezzamento è stato appositamente scelto per il vitigno che più ad esso si addice secondo esposizione, classificazione e disposizione dei terreni. I fratelli Cavallotto hanno sperimentato la lotta biologica contro il ragnetto rosso avvalendosi di insetti predatori che, anni indietro, prolungati trattamenti chimici avevano estinto. Sono tre le stazioni meteorologiche poste nei vigneti che rilevano i dati di umidità, temperatura e piogge giornaliere, in modo da avere un prospetto dell’andamento dell’annata.

Nel 1970 il vigneto Bricco Boschis venne separato in quattro vigne: Vigna San Giuseppe, Punta Marcello (la più alta), Colle Sud Ovest, e Vigna Cuculo, atta alla Barbera. Il Barolo Bricco Boschis è prodotto da uve Nebbiolo provenienti dai vigneti: Colle Sud-Ovest, Punta Marcello e San Giuseppe. Per sottolineare la grande importanza della Vigna San Giuseppe (piccola parcella della zona centrale del Bricco Boschis e suo vigneto più’ vecchio ed utilizzato solo per l’”infinito” Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe), Alfio e Gildo decisero di vinificare insieme le uve di Punta Marcello e di Colle Sud Ovest.

Un altro vigneto degno di menzione è il Vignolo, acquistato nel 1989, atto alla produzione di sola Riserva (Barolo Riserva Vignolo), con uve di ceppi vecchi ed il cui vino preserva doti di estrema eleganza e finezza. Il nome di questo vigneto è un omaggio ad un personaggio storico piemontese, lo scienziato Ferdinando Vignolo Lunati, autore di numerosi testi tra cui i Trattati su flora e fauna.

Oltre al Nebbiolo da Barolo, ed alla Barbera, l’azienda produce anche il Dolcetto VIGNA SCOT, (affina in botti vecchie che garantiscono un blando apporto del legno), Freisa, Pinot Nero, Chardonnay e Grignolino. Un punto fermo dei Cavallotto è la produzione di Barolo solo da piante che superano i 12-15 anni di età: per tal motivo, parte della produzione viene declassata a Langhe Nebbiolo, secondo dell’annata.

La cantina è stata ottenuta scavando all’interno della collina Bricco Boschis. Qui si trovano, oltre a quelle di 25, 33 e 50 ettolitri, anche imponenti botti da 80-100 ettolitri. Degna di nota è una sorprendente cantina ad archetti (Crutin), in cui il terreno è lasciato a vista per mostrarne composizione e stratificazione. Cavallotto segue la tradizione, quindi non vi è presenza di barriques ed i vini passano tutti attraverso vari tipi di botte, diverse sia per grandezza che per età e vengono spesso travasati per consentirne l’ossigenazione. Nei diversi locali, vi è un microclima particolare in cui umidità e temperatura sono sempre costanti per il continuo scambio tra il terreno (marna calcarea), la materia prima, il legno e l’ambiente esterno, grazie alle prese d’aria sulla marna stessa, lasciate aperte.

Le uve vengono sempre diraspare e tutti i vini fermentano in acciaio: Dolcetto e Freisa 5 gg, Barbera 10 gg, Nebbiolo 25-35 gg. La fermentazione è molto lenta per evitare la rottura dei vinaccioli, ed avviene all’interno di rotofermentatori. Le botti sono in rovere di Slavonia non tostato, molto resistenti con un apporto del legno, come ho scritto sopra, per nulla invasivo sul vino. Il Dolcetto matura 6 mesi, la Freisa 12-15 mesi, la Barbera d’Alba Superiore 12 mesi, il Nebbiolo 18-20 mesi, il Bricco Boschis 3,5 anni e le due Riserve 5,5 anni. La temperatura è sempre controllata e non supera mai i 29 gradi. I bianchi sono: Langhe Chardonnay e Pinot Nero. Separati subito dalle bucce, fermentano su lieviti indigeni in autoclave con batonnage giornaliero. L’imbottigliamento avviene in primavera.Una volta imbottigliati, i vini affinano sempre in condizioni di temperatura (15°) ed umidità (80%) costanti fino a quando, 6-12 mesi più tardi, saranno finalmente pronti per il confezionamento, la numerazione e la commercializzazione.

La nostra famiglia vive su questa collina da quasi 100 anni Questa terra fa parte di noi, per questo la curiamo come una creatura viva, scegliendo le tecniche di lavorazione del terreno più naturali, analizzando a fondo il sottosuolo e le sue caratteristiche geologiche, studiando ed ottimizzando la posizione delle vigne. Viviamo di radici, crediamo nel miglioramento continuo.” Cit.: (Famiglia Cavallotto)

Di grande pregio ed eleganza i vini Cavallotto: strutturati e complessi, classici ed austeri, intensamente profumati ed appaganti nella godibilità. Illuminante la visita all’azienda: esperienza speciale che mi ha dato la possibilità di riflettere su cosa significhi lavorare in sintonia con l’ambiente, con la natura, portando avanti la tradizione attraverso il filo conduttore della famiglia e degli ideali condivisi.

Di seguito i vini degustati

DOLCETTO D’ALBA DOC VIGNA SCOT 2018  Vigna Scot (Dolcetto in purezza) Collina tra i Cru di Bricco Boschis e Monprivato/Codana). 

Porpora concentrato e compatto. All’olfatto ciliegia, succo di lampone e fragola, s’impongono spavalde. Piacevoli sentori di petali di rosa ed una dolce speziatura di cannella, completano il corredo olfattivo. L’ingresso in bocca è ampio e fresco con un tannino morbido e sinuoso. Il finale è di piacevole bevibilità data da un’avvolgenza fruttata di rilievo. Malolattica in cemento. Affina 6 mesi in vasche di cemento. Risotto con le rane.

BARBERA D’ALBA SUPERIORE DOC VIGNA CUCULO 2017 Vigna Cuculo (Barbera in purezza). Parcella all’interno del Cru Bricco Boschis

Rubino impenetrabile. Al naso potente l’impronta di succo di mirtillo insieme sbuffi eterei. Chiude con un profilo olfattivo più raffinato senza perdere in intensità, facendo emergere sensazioni balsamiche e floreali di viola e rosa. In bocca è dinamico, alcolico e fruttato. Di lunga persistenza gustativa che lo predispone all’invecchiamento. Una Barbera entusiasmante! Affina 2 anni in botti di rovere di Slavonia da 10-20-30-50 hl ed almeno 6 mesi in bottiglia coricata. Carré di maiale al ginepro.

LANGHE FREISA DOC 2017 Vigna Freisa all’interno del Cru Bricco Boschis (Freisa in purezza)

 Rubino intenso. All’olfatto sentori fruttati di mirtillo, mora, amarena sciroppata e lampone, anticipano suggestioni floreali di viola e speziature di noce moscata e pepe. Sorso ricco ed avvolgente, ben supportato da freschezza e sapidità e da uno spiccato tannino. Di buona persistenza. Invecchia 12-15 mesi in botti di rovere di Slavonia da 30hl ed affina almeno 6 mesi in bottiglia coricata. Polpette di capriolo.

LANGHE NEBBIOLO DOC 2017 (Nebbiolo e Nebbiolo da Barolo in purezza) Vigne: Bricco Boschis,Vignane, Codana, Pernanno.

Granato. Inizialmente introverso al naso, si apre, poi, con sentori di ciliegia e mora. Prosegue con evocazioni di fiori rossi in macerazione, pepe, soffi di tabacco, terriccio e foglie secche. Al palato la trama tannica è subito in evidenza e richiederà tempo per distendersi. Dal finale fruttato e persistente, è dotato di ottima struttura. Invecchia 15-24 mesi in botti di rovere di Slavonia da 10-20-30-50-80-100 hl ed affina almeno 6 mesi in bottiglia coricata. Tapulone con patate.

BAROLO RISERVA DOCG VIGNOLO 2013

 Rosso rubino tendente al granato. Olfatto fragrante ed espressivo: spezie piccanti come liquirizia e pepe nero, frutta macerata, delicate pungenze agrumate di chinotto, tocchi di grafite e di sottobosco. Il sorso si rivela ricco, succoso ed appagante con tannini dolci, avvolgenti e sinuosi che accarezzano il palato sul finale dall’ottima persistenza. Fine e ben strutturato. Invecchia 4-5 anni in botti di rovere di Slavonia da 20-30-50-80 hl ed affina almeno 12 mesi in bottiglia coricata. Raschera d’alpeggio

BAROLO RISERVA DOCG BRICCO BOSCHIS 2013 VIGNA SAN GIUSEPPE (Nebbiolo da Barolo in purezza) Vigna San Giuseppe all’interno del Cru-MGA Bricco Boschis

 Austero, ma intenso e subito seducente l’esordio olfattivo che si rivela con note di cuoio, tabacco, caffè, cacao amaro, marasca sotto spirito, aghi di pino. Beva ampia ed appagante con il tannino perfettamente allineato, compatto, ricco e generoso. Il finale è lungo, godurioso e di ottima persistenza gustativa. Di grande struttura, è complesso fine ed elegante. Invecchia 4-5 anni in botti di rovere di Slavonia da 20-30-50-80-100hl ed affina almeno 12 mesi in bottiglia coricata. Risotto al Barolo con fonduta di Castelmagno.

Simona Paparatto

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marianna
Marianna
4 mesi fa

a parte il fatto che non capisco come facciano a collaborare con un rozzo maschilista come lei, volgare e misogino, menomale che ci sono le sue collaboratrici, tutte molto brave, almeno é stato intelligente a trovarle, a sollevare il livello che lei tiene molto basso con le sue continue tirate anti Italian wine girl che non interessano a nessuno, del suo blog. Brave Simona, Maria, Lucilla…

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