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Degustazioni

Buona domenica con l’Igt Pavia Podere La Borla 2016 Monsupello…

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… e con l’Oltrepò Pavese Bonarda Ambrusena 2019 Fratelli Ferrari

Dai Ziliani, anzi francozili come recita il mio account Instagram, la vuoi smettere di fare la guerra, Don Chisciotte incazzato che non sei altro, all’universo mondo? Vuoi ascoltare quello che ti dice sempre di fare il buon Oscar F. e usare la tua intelligenza per proporre ai tuoi lettori cose buone da bere? Vuoi lasciare da parte per un attimo la tua amata pars destruens e lasciare spazio, socraticamente, alla pars construens?

Siete in parecchi, anche una persona speciale al cui parere tengo tantissimo e che è sempre nei miei pensieri, a suggerirmi di seppellire ogni tanto l’ascia di guerra e il bazooka e tenere in mano se non il turibolo (non sono ipocrita, falso, bigotto e buonista) un cartello dove non figurino buoni e cattivi ma solo buoni, e mettermi a cantare con l’adorata Lisa Hannigan Safe travels, don’t die…

Va bene, è domenica, vigilia di un 8 marzo che mi vedrà ancora una volta polemico e battagliero, pronto a beccarmi, alzando le spalle con un bel me ne frego, l’ennesima accusa scema di sessismo, machismo, misoginia e altra idiozia che magari mi arriverà, e allora voglio proporvi non uno ma ben due vini buoni e senza fronzoli, di quelli che quando ne stappi una buta ne berresti due e mentre le bevi, bicchiere dopo bicchiere, ovviamente mangiandoci sopra (per me vino e cibo sono un matrimonio obbligato e indissolubile, il vino lo degusto ma se poi mi piace lo bevo…) ti scopri di buon umore.

Vini che arrivano entrambi da una zona vinicola che odio et amo, che critico duramente ma poi porto in palmo di mano, con lo stesso rapporto litigarello che si ha con certe donne che un momento senti di adorare e il momento dopo maledici il momento che le hai incontrate e ti verrebbe voglia di tirare loro (metaforicamente, ça va sans dire) il collo…

Vini, lo si sarà capito, che arrivano dalla più bella zona vinicola della mia Lombardia, che non è la zona spumantistica bresciana, bensì, insieme alla Valtellina del Nebbiolo di montagna e della viticoltura eroica, l’Oltrepò Pavese. Dove, secondo i rumors, ci si avvia verso la riconferma a Presidente (o Presidenta?) del Consorzio tutela vini di Gilda Fugazza, mentre nelle cabina di regia del Cda dovrebbe entrare un’altra donna, una nobildonna dagli occhi belli che produce purtroppo vini senza quarti di nobiltà.

Due vini che costano il primo 4 euro e mezzo. Oh yes, avete letto bene. Il secondo, più impegnativo e ambizioso, è un 2016 (credo sia da poco in circolazione il 2017), dieci euro iva compresa per gli operatori (non so a quanto lo vendano in cantina, ma credo che il prezzo non sia molto diverso).

Cominciamo con il primo, che arriva da una piccola cantina sita in località Oliva Gessi il cui Barbera recentemente ho celebrato in questo articolo, la Fratelli Ferrari, Massimo e Roberto Ferrari, eredi di una famiglia di vignaioli dall’inizio Novecento. Si tratta di uno dei vini identitari della terra di Gioann Brera fu Carlo, di Alberto Arbasino e della sua mitica casalinga di Voghera, una Bonarda, leggermente frizzante dice la retro etichetta, prodotta con uve Croatina da vigne di collina.

Un vino schietto, vero, simpatico, goloso, diretto come sono i Ferrari, che ho incontrato brevemente due volte, una sotto casa mia quando mi portarono il campione dei loro vini che volevano farmi assaggiare e una in Oltrepò quando recentemente ci sono stato per un paio di giorni.

Colore rubino violaceo intenso, bella consistenza nel bicchiere e un naso che ti porta immediatamente sulle colline oltrepadane, con profumi vinosi freschi di frutta rossa (ciliegia e fragola) terra bagnata, foglie bagnate in un bosco autunnale, accenni di pepe, a costruire un insieme dalla bellissima dolcezza espressiva, accattivante senza essere ruffiano.

Bocca trionfo di succosità golosa, sorso largo, intensamente vinoso, generoso, con una bella acidità ad innervare il frutto e mantenerlo sempre polputo, da mordere e un finale pieno di sapore, intensamente terroso che conquista.

Con il secondo vino ci portiamo in una cantina, una delle più note, una di quelle che sono simbolo di qualità in Oltrepò, a Torricella Verzate, al Monsupello che fu dell’indimenticabile Carlin Boatti e oggi è condotto dalla mitica e indomita Signora Carla, donna dal cuore immenso, e dai figli Laura e Pierangelo. Con il fondamentale contributo dell’enologo-cantiniere-deus ex machina Marco Bertelegni, chef de cave tra i più bravi in Italia sulle bollicine.

Di Monsupello si parla sempre, giustamente, lo faccio spesso anch’io, dei loro ottimi metodo classico, dal Nature al Rosé, agli altri cinque, ma anche i vini fermi sanno essere eccellenti, veri. Magari, come dico spesso al buon Pierangelo, che è una cara persona alla quale non si può non volere bene, la gamma è troppo vasta (come in tante cantine oltrepadane) e andrebbe ristretta perché comprende, se li contati bene tutti, qualcosa come 27 vini. Alcuni veramente da applausi come il Riesling renano, la Barbera I Gelsi, il Nebbiolo, l’uvaggio Mosaico, il Pinot nero 3309.

A me è piaciuto tantissimo (ha persino superato la prova più bastarda dei miei assaggi, bere un vino a più giorni di distanza da quando l’ho stappato per vederne l’evoluzione, se tiene o scompare) l’Igt Pavia Podere La Borla 2016, uvaggio rosso composto da 60% Barbera, 35% Croatina, 5% Pinot Nero, vigne di vent’anni in Torricella Verzate, 4800 ceppi ettaro, su terreni argilloso – sabbiosi, resa per ettaro 70 quintali, uve raccolte entro metà settembre il Pinot Nero, nella prima decade di ottobre Barbera e Croatina.

Vino che nasce da mosto fiore, fa malolattica e si affina in botti di cemento e poi riposa per qualche tempo in barrique di secondo e terzo passaggio e che viene prodotto solo nelle migliori annate, a partire dal lontano 1961, una rarità per l’Oltrepò essendo un rosso tranquillo.

Gran bel vino il Podere La Borla, uno di quei rossi, di quegli uvaggi rossi che fanno la nobilitate oltrepadana, vini che non riesco a pensare se non abbinati a salumi, carni (un bel ragò d’oca è il massimo) e formaggi stagionati, magari il fantastico Montebore…

Colore rubino violaceo intenso, si propone nell’ampio bicchiere che sceglierete con un naso fitto selvatico, ben vinoso, con note succulente di ciliegia e fragola, di macchia mediterranea, terra bagnata, viola, pepe, liquirizia e accenni leggermente selvatici.

Bocca larga, succosa, di grande dolcezza espressiva, gusto pieno di bella larghezza e consistenza ma fresco e vivo, ricco, persistente, con un bel sostegno tannico che esalta la consistenza terrosa e fa bere copiosamente.

Buona domenica con due vini che mi fanno dire: grazie Bacco di non avermi fatto nascere astemio. E juventino…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
1 mese fa

Laura Boatti di Monsupello è uno dei personaggi più “pazzi” e più interessanti di un mondo del vino improntato sempre più verso un conformismo stucchevole.
Quelli che hai descritto, Caro Franco sono proprio quei vini divertenti da bere la Domenica.
Con la famiglia, in relax , abbinati a quei piatti che hai elencato. Però lasciami ricordare il Buttafuoco Storico, Doc sottovalutata e troppo spesso ignorata, ma in grado di regalare vini stupendi. Appunto, OP non è solo bollicine.

domenico farina
domenico farina
1 mese fa

Podere la Borla e un rosso che richiama l’austerità dei Borgogna con maggiore piacevolezza data dai vitigni autoctoni. Largo in bocca, può anche invecchiare. Da amare. Complimenti a chi lo fa e per chi ne parla!

Tendenza

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