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Editoriali

Breaking news! Alla fine “zuccone” Ascheri si arrende: niente evento del Barolo e Barbaresco in Cina nel 2021

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Troppo complicato e rischioso muoversi ora, dice: prossimo obiettivo sarà ritornare negli Stati Uniti nei primi mesi del 2022

L’ho detto io che valeva la pena spendere qualche euro per abbonarmi all’edizione online de La Stampa! Se non l’avessi fatto oggi mi sarei perso l’ennesima puntuale cronaca del bravo collega Roberto Fiori, una sorprendente analisi, sulla quale magari torneremo con calma prima di fine marzo (quando, lo dico en passant, questo blog e Lemillebolleblog chiuderanno almeno nella forma attuale, condotti e gestiti da me, magari ci sarà qualcuno che vorrà proseguire ad aggiornarli visto che i numeri delle visite sono importanti…) dedicata all’andamento dell’export di vino piemontese.

Si legge difatti che “secondo le elaborazioni di Unione italiana vini, che assieme a Ismea ha elaborato i dati Istat relativi ai 12 mesi dello scorso anno, il valore del prodotto esportato è aumentato del 2,6%, per un corrispettivo di 1,085 miliardi di euro”.

Ho qualche perplessità, ma è sabato mattina, voi avrete di meglio da fare e non voglio tediarvi con analisi economiche e passo subito al sodo, alla parte succosa dell’articolo di Fiori.

Mi riferisco alle dichiarazioni relative ai dati dell’export di vini piemontesi dal presidente di quello che dovrebbe essere il Consorzio fiore all’occhiello, la testa di ponte, invece è quello che è, ovvero l’attuale realtà, triste, confusa, pasticciata, mal condotta, del Consorzio Barolo Barbaresco, ecc, ovvero il “prode” Matteo Ascheri.

Il quale, forse sarà l’aria fresca della primavera o chissà, sta rinsavendo o sente avvicinarsi la data per il rinnovo del Cda e della presidenza del Consorzio e cerca di giocarsi le sue (poche) carte per la rielezione dicendo cose ragionevoli, ha testualmente dichiarato a Fiori:  “Sono sorpreso da questi numeri e credo che debbano essere analizzati con attenzione. Dalle nostre rilevazioni, se c’è stata una sostanziale tenuta a livello di volumi, sul fronte del valore la perdita è stata più significativa e preoccupante». E spiega: «È vero, i consumi non sono crollati, ma sono cambiati: le vendite tramite la grande distribuzione e i canali online hanno eroso parte del valore aggiunto che avevamo faticosamente conquistato. Il vero problema lo avremo di fronte nei prossimi mesi: riusciremo a tornare ai livelli pre-crisi? E con quali strategie?».

Ohibò, il “bravo” presidente, il “genio” per cui i Barolo a 9 euro sono un male necessario (segnalo per inciso che alla Coop di Brescia il Barolo è in promozione fino al 19 marzo per i soci a ben 8,67 euro) scopre l’acqua bagnata.

Ma è il finale dell’articolo di Fiori che riserva il coup de théâtre, quando il rubicondo produttore di Bra viene interrogato sulle iniziative relative alla promozione dei vini albesi. Il testone, quello che fino a pochi mesi fa si intestardiva ad affermare (ci sono fior di articoli che lo documentano e non a mia firma) che il Barolo ed il Barbaresco sarebbero andati in Cina quest’anno a ripetere l’evento promozionale fatto nel 2020 a New York (a fare cosa in Cina lo sa solo quel Pico della Mirandola di Ascheri), ha finalmente collegato il cervello e si arreso all’evidenza.

Leggete Fiori: Sul fronte della promozione, il Consorzio ha deciso a malincuore di rinviare gli eventi in programma in Cina quest’anno, a causa dei recenti ostacoli posti dalle autorità locali con l’obbligo di dotarsi di un rappresentante legale cinese. «Troppo complicato e rischioso muoversi ora – dice Ascheri -. Il prossimo obiettivo sarà ritornare negli Stati Uniti nei primi mesi del 2022. Faremo un evento a Los Angeles e uno a New York, ripartendo da dove ci eravamo fermati ormai più di un anno fa».

Come diceva il mitico Maestro Manzi in una indimenticabile trasmissione Rai in bianco e nero degli anni Sessanta di cui ad Ascheri farebbe bene vedere ogni puntata, non è mai troppo tardi. Anche perché un presidente mediocre, che non va assolutamente rieletto ma rimandato a Bra ad occuparsi della sua azienda, così che faccia vino più espressivi e più validi di quelli che produce, si ricreda.

Anche le zucche più dure in fondo si dice che maturino, no?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Livio
Livio
7 mesi fa

Il barolo alla coop di Brescia non è in offerta a 8 euro. Lo comprano i soci a 8 euro, dai 18 iniziali, usando 1000 punti della tessera fedeltà. Che corrispondono a 10 euro.
Cio che scrive è errato.

Livio
Livio
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

No. Signor Ziliani. I soci lo pagano 8 euro più 1000 punti che valgono 10 euro. Utilizzabili x tale valore per comprare in alternativa altri prodotti.
È completamente diverso.

Livio
Livio
7 mesi fa

1000 punti = 10 euro di sconto . Utilizza i tuoi punti

Scritto in grande. Mi pare più un problema suo.

Sarebbe buona cosa correggere l articolo errato. Non vorrei lo vedessero i miei colleghi dell ufficio legale

Livio
Livio
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Nessuna minaccia. Ha scritto una cosa falsa. Io le consiglio di rettificare. Tutto qui.

Livio
Livio
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Veda lei. Articolo falso in più o in meno…la reputazione è quella. Ormai è una macchietta patetica.
Buone cose.

Simone N
Simone N
7 mesi fa

Più che una scelta strategica, sembrerebbe un arrendersi all’evidenza e alle direttive del governo cinese, che ha liquidato i consorzi equiparandoli alle ONG, per poi obbligarli a rivolgersi ad un rappresentante legale cinese qualora intendessero svolgere iniziative promozionali sul loro territorio Una decisione che è palesemente una barriera doganale mascherata. Quindi, più che una folgorazione sulla strada di Pechino, a parer mio vi è stata quella che in guerra si chiama RITIRATA. Non strategica; figlia delle circostanze sicuramente, ma anche di idee poco chiare .

Simone N
Simone N
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

E pensare che quel territorio ha prodotto giganti e uomini che hanno saputo fare la differenza. Su tutti ricordo il grande Arnaldo Rivera. Un gigante in mezzo ai nani, se solo
qualcuno avesse l’ardire di fare paragoni con gli ultimi presidenti del Consorzio. La reazione da Don Abbondio davanti alla furbizia interessata del governo cinese, con tanto di ritirata più o meno disordinata, mi porta alla mente le parole del poeta” il coraggio, uno se non c’è l ha, mica se lo può dare” Ma è il segno dei tempi ed è soltanto la mia opinione. Non è Scienza.
Buona Domenica Caro Franco.
Da domani rientriamo in zona rossa e parlando di cose serie e uniche, ci stiamo consolando centellinando un Cascina Francia 2011. L’annata è torrida, ma ogni Barolo di Conterno, ferma l’orologio. Già goudroneggia e vira verso l’affumicato. La complessità dell’intelaiatura tannica è tale che solo chi come noi ama e conosce a fondo questo vitigno e in particolare i Barolo di Serralunga D’Alba può capire e può apprezzare fino all’ ultimo dettaglio.

Simone N
Simone N
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Pranzo con amici ristoratori prima del lockdown. A parte il mio migliore amico, tirannico rappresentante in loco del catalogo Meregalli, di Massolino, Braida, Col D’Orcia, Sordo, Tenuta Cucco ecc, orgogliosanente missino ahimè, gli altri che ora stanno riempiendo i calici con il Lazzarito R. 2012 di Ettore Germano ti salutano e ti seguono, anche se stanno dalla mia parte della barricata.

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