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Enoriflessioni

Anche Tino Colla (fratello di Beppe) prende posizione contro i Barolo a 9 euro

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E se fosse il patron dei Poderi Colla la persona più adatta a presiedere il Consorzio Barolo Barbaresco?

Ricordate la recente serie di miei articoli sul tema Barolo svenduto a prezzi terribilmente bassi? Ricordate le mie precise, circostanziate, e surrogate da molti consensi (purtroppo espressi privatamente a me e non tradotti in prese di posizione pubbliche, perché ad Alba c’è un clima da Palermo anni Ottanta) critiche nei confronti del Consorzio Barolo Barbaresco e dei suoi presidente e direttore?

Si avvicina la data in cui ci saranno le elezioni per il rinnovo del Cda e della presidenza e tutto sembra immobile, bloccato, e a parte l’incongrua auto-candidatura di Matteo Ascheri ad oggi, che mi risulti, nessun produttore è uscito allo scoperto dichiarandosi disposto a “sfidare” il produttore di Bra.

Per fortuna, grazie alla Stampa di Torino e ad una sua valida penna enoica, il collega Roberto Fiori, si torna a discutere di quello che per alcuni, dal sottoscritto sino a Carlin Petrini, è una vergogna, per il presidente Ascheri invece un “male necessario”, ovvero le bottiglie di Barolo, anche dell’annata 2016 di cui i produttori in gamba non hanno quasi più una bottiglia, tante sono state le richieste, svendute a 9 euro in certi supermercati.

Fa sempre piacere scoprire che qualcuno, autorevole, serio, che parla poco ma fa fatti importanti, rompe il silenzio e torna a porre sul tappeto la vexata quaestio.

Questo qualcuno ha un cognome prestigioso, Colla, ed è Tino Colla, fratello del mitico Beppe, che per una vita, prima che l’azienda diventasse proprietà degli industriali del vino toscani Antinori, ha creato Barolo e vini stupendi da Prunotto, proprietario con la figlia dei Poderi Colla a San Rocco Seno d’Elvio. In una bella confessione, a distanza,  con Fiori, la cui lettura è purtroppo riservata solo agli abbonati alla Stampa, Tino Colla, produttore anche di ottimi Barbaresco, dalla vigna Roncaglie, ha parlato chiaramente.

Nella sua introduzione Fiori scrive: “Abituato com’è a trattare i grandi vini da invecchiamento, Tino Colla non ha avuto fretta di intervenire nella querelle sulle quotazioni del Barolo e sulle bottiglie vendute a 9 euro in certi supermercati. Il patron della storica cantina di San Rocco Seno d’Elvio ha contato fino a dieci, ha atteso che i più si sfogassero e solo «dopo aver lasciato decantare le recenti polemiche su alcuni vergognosi prezzi del Barolo», ha preso carta e penna per scrivere «alcune considerazioni sulla poco edificante situazione».

Solo su una cosa Colla ed il sottoscritto hanno un diverso sentire, nel giudizio della persona e dell’operato di Ascheri. Scrive Fiori: “Per cominciare, Colla dice di non essere d’accordo sulle critiche, anche personali, verso il presidente del Consorzio, Matteo Ascheri, «persona seria ed equilibrata». E spiega: «Prima dell’ultima vendemmia Ascheri, valutando le facilmente ipotizzabili difficoltà del mercato per la situazione contingente, aveva proposto di ridurre le rese o, in subordine, almeno di attuare una riserva vendemmiale per limitare le probabili conseguenze sui prezzi di uva e vino, anche delle annate precedenti. Tali sensate proposte sono state bocciate dalla maggioranza dei soci, e quindi la responsabilità è degli associati che sono quelli che determinano la strategia del Consorzio”.

Capisco la posizione di Colla, che magari ha rapporti di abitudine e amicizia con Ascheri, ma non riesco a capire, quando si denuncia, come Colla fa, il fenomeno deteriore dei prezzi in super ribasso come si possa nutrire stima per chi questo fenomeno giudica un “male necessario”.

La cosa interessante, e confortante per me, sono i giudizi che Tino Colla esprime su come si sia arrivati alla situazione attuale. A suo avviso “la fama del Barolo e del Barbaresco è sopravvissuta negli Anni ‘50 e ‘60 grazie ad alcuni (pochi) padri nobili di questi vini, che hanno tenuto duro nonostante le difficoltà del mercato (che non riconosceva e non pagava la qualità) e hanno concorso alla stesura delle regole di produzione. «Tutto ciò ha permesso a un più grande numero di produttori che si sono aggiunti negli anni successivi di raggiungere e consolidare il successo internazionale di questo vino, a partire dagli anni Novanta”.

Però c’è un risvolto negativo della medaglia, ovvero che il successo commerciale ed economico hanno fatto perdere il senso della misura e del limite a molti produttori, con impianti di sempre nuovi vigneti, «dimenticando che la resa di 80 quintali a ettaro non è fissa e da raggiungere sempre, ma è la massima possibile, e che i superi del 20% sono stati previsti per annate eccezionali, non come regola da sfruttare tutti gli anni”.

Tino Colla ricorda il disagio del fratello Beppe, “uno dei grandi patriarchi della Langa del vino e fra i redattori, negli Anni ’60, dei disciplinari dei vini albesi, compreso il Barolo”, negli ultimi anni della sua vita, e annota:mio fratello non saliva più con il consueto piacere sulle sue amate colline, a cui aveva dedicato passione, intelligenza e capacità per salvaguardarle e valorizzarle, per non vedere le ferite di sempre nuovi impianti, spesso non in posizioni particolarmente vocate. Quando ritornava in cantina, diceva amaramente: “Continuiamo così e presto ne pagheremo le conseguenze”. Evidentemente, aveva ragione».

La conclusione di Tino Colla è lapidaria, pessimista, amara: “Non diamo la colpa alla pandemia, che ha solo accentuato il problema: non si può pensare di triplicare la produzione senza fare una seria, continua e costosa attività di promozione per consolidare il mercato di qualità, remunerazione e adeguata immagine. Altrimenti ci si limita a vendere lo sfuso a qualcuno che lo rivenderà in qualche modo, magari agli hard discount tedeschi o italiani. C’è da augurarsi che questa esperienza ci insegni a lavorare con maggior prudenza e lungimiranza e con meno presunzione, per raggiungere un auspicabile equilibrio tra produzione e mercato e per dare a questo grande vino la posizione che merita”.

Lette queste riflessioni, che penso ogni produttore serio possa condividere in toto, mi si è accesa una lampadina: e se fosse una persona saggia e assennata come Tino Colla la persona più adatta, visto che il coraggio, oltre alla lucidità di ragionamento, non gli mancano, a diventare nuovo Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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