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Degustazioni

Alla scoperta della Cantina Strappelli, orgoglio d’Abruzzo

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Maria d’Ignazio ce la presenta

Un caloroso benvenuto a bordo di Vino al vino ad una nuova collaboratrice. Si chiama Maria D’Ignazio è nata a Bruxelles ma vive in Abruzzo. Ha studiato al Liceo artistico, poi ha avviato l’attività di rappresentante di vini, ma, come racconta,  “dopo tanta fatica e anche delusione ho capito che nel Mondo del Vino Sommelier potevo esprimere tutto ciò che di Arte esiste, nel 2016 mi sono iscritta al Corso 1 livello ASPI solo per farti capire la mia testardaggine visto che da lì per il secondo non ho Potuto continuare per motivi personali, dopo 2 anni di lontananza  mi sono iscritta nuovamente quindi due volte per mia scelta al primo livello. Ora per via del Covid non posso frequentare il secondo livello che però farò ad aprile, mi sono iscritta a Sommeliercoach programma multidisciplinare per esperto Sommelier ed esperto Champagne Public Speaking e Business Model”.

Maria ama scrivere dipingere e fotografare, e difatti sta seguendo un corso di fotografia, un corso di scrittura e sta scrivendo poesie per la Casa Editrice Poeti e Poesie, e ama la Musica Classica e il jazz.

Nel suo pezzo di esordio Maria ci porta alla scoperta di una cantina abruzzese, la Cantina Strappelli di Torano Nuovo.

Caro Franco, oggi voglio condividere con Te e i tanti lettori appassionati la mia visita in una cantina abruzzese situata nel Comune di Torano Nuovo in provincia di Teramo, la Cantina Strappelli.

Un fiore all’occhiello del panorama enologico abruzzese, che sorge sulla sommità della fertile collina Torri, equidistante una ventina di km dal Mare Adriatico ad est e dal Gran Sasso a sud.

Il nome della cittadina Torano deriva dall’antico nome Turan della Dea della fertilità, da ricondurre alla rinascita che avvenne dopo la cosiddetta Guerra del Gesso di Carlo VIII durante la quale la Cittadina fu rasa al suolo, ma grazie alla laboriosità e alla ingegnosità dei suoi abitanti fu ricostruita in breve tempo più bella e più forte di prima. Da qui il nome Torano Nuovo, nel suo cuore verde, uno dei panorami più incontaminati e pittoreschi delle Colline Teramane.

Circondata da piccoli poggi e vallate cosparse da casolari e rigogliosi vigneti coltivati fin dai tempi antichi in cui Polibio raccontava che Annibale, reduce dalla battaglia di Trasimeno si serviva del Montepulciano d’Abruzzo sia per ristorare i suoi soldati e sia per curare i cavalli malati di scabbia.

Torano Nuovo è considerata da sempre Città del Vino e del Gusto meritevole per la lunga tradizione enogastronomica, ricca di prodotti tipici.

Dopo questo tuffo nel passato vi riporto ai nostri giorni, quando sono riuscita a far visita a Guido Strappelli, proprietario della cantina. Una persona squisita, disponibile, di larghe vedute, lungimirante, dal pensiero elastico e macrocosmico.

Non me ne vogliano i miei, conterranei, dal cuore grande ma per lo più con la testa dura, grandi artigiani nel curare il proprio orto ma poco propensi a fare squadra. 

Grazie a Guido ed altri che ci credono la situazione con fatica e presa di coscienza sta cambiando, siamo determinati a valorizzare il territorio abruzzese, forse ancora troppo poco stimato e realmente conosciuto, reduci di un passato, in cui il Montepulciano d’Abruzzo era destinato al mercato del Nord e della Toscana come vino da taglio. Da un’antica tradizione, da generazioni la famiglia Strappelli è arrivata ad un sapiente rinnovamento.

Correva l’anno 1987 quando Guido, giovane uomo prese in mano la gestione dei vigneti, ma è nel 1990 che nasce per sua volontà la nuova cantina, convertita interamente al biologico. Più che una scelta commerciale è stata una missione, come afferma lui stesso. È riuscita al 90%, ma come tutti i veri pionieri Guido vuole superarsi, non è un fanatico ma è sempre alla ricerca dell’apprendimento, il suo obiettivo è portare la sua missione al 100% anno dopo anno. Grazie ad un’alta tecnologia unita all’esperienza primordiale dei nostri nonni è riuscito ad abbattere l’utilizzo dell’impiego del rame del 30% e si propone di abbatterlo del tutto.

Con l’ausilio di un satellite collegato ad una centralina che monitora lo stato di salute dei suoi vigneti, catturando la luce solare riflessa dalle piante al suolo, stimando la biomassa in campo e misurando il grado di umidità tramite un sistema di precisione ottiene l’indice di vigore anche riferendosi agli anni precedenti.

I sensori multispettrali indicano lo stato di salute o di stress grazie agli algoritmi che analizzano il colore delle foglie, trasmettendo informazioni in tempo reale indicando nel caso sopraggiungessero attacchi patogeni o malattie infestanti quali trattamenti svolgere qualora la vite ne avesse davvero bisogno. 

Ciò che più preoccupa Guido sono l’oidio e la peronospora più l’oidio in realtà, che lui previene con l’ausilio di zolfo liquido, in polvere e piccole quantità di rame che, come già detto, abbassa di anno in anno, ma questo, afferma lui, lo ha imparato dalla natura, dal rapporto empatico che ha con essa.

Guido si avvale del sovescio per ristabilire la biodiversità perché mi ha spiegato che nell’agricoltura biologica il terreno è vitale, ricco di sostanze organiche che trattengono le sostanze nutritive per la pianta per poi cederle lentamente. 

Una giusta quantità di humus viene restituita al terreno tramite l’inerbimento, inoltre opta per alcuni vigneti per la vendemmia verde e per il diradamento, tutte azioni mirate  che negli anni hanno portato i vini della cantina ad un sempre più alto valore, perché, come afferma con orgoglio Guido “uve sane consentono di svolgere fermentazioni spontanee, pulizia dei mosti e l’impiego di soli lieviti indigeni perfettamente nutriti dall’azoto prontamente assimilabile, un metodo analitico che si può fare semplicemente e autonomamente in cantina in tempo reale senza alcun impiego di sostanze tossiche, bensì tramite una semplice lettura fotometrica e il risultato non viene influenzato dagli amminoacidi presenti nel mosto e non assimilati dai lieviti”.

I vigneti di Guido sono in tutto 10 ettari e sono sparsi in piccole parcelle tra Collina Torri e Villa Bizzarri a 245 metri di altezza con esposizione a sud est e a sud ovest, il terreno è di medio impasto e tendente al breccioso in alcuni appezzamenti, caratterizzato da clima dolce, assenza di venti forti e sufficiente piovosità in estate, Il tipo di allevamento è a Guyot e cordone speronato.

Guido segue personalmente tutto il lavoro, dalle vigne fino all’imbottigliamento. La raccolta selettiva delle uve viene effettuata manualmente in piccole cassette nel momento in cui hanno raggiunto la perfetta maturazione. Ogni appezzamento viene selezionato.

Guido mi ha spiegato che le migliori uve vengono destinate alla linea Superiore Celibe Montepulciano D’Abruzzo riserva Colline Teramane Docg, nel caso in cui le uve non si prestassero alle giuste condizioni della linea Superiore, queste vengono riservate alla linea qualitativa successiva sempre alla ricerca della qualità a discapito della quantità, e vanno invece vinificate per il Montepulciano d’Abruzzo Docg Colle Trà.

Sono diversi gli anni in cui Guido decide di non uscire con la Riserva, ma in questo modo riesce a garantire sempre qualità elevate a tutta la sua linea. Mi ha confidato che tiene da parte vini selezionati a fare i giusti tagli tra le diverse partite di Montepulciano da vigne di proprietà provenienti da diverse esposizioni, come un artista che compone la sua sinfonia, lui assembla in base all’acidità e al grado zuccherino delle partite. 

Tra questi il Montepulciano d’Abruzzo Doc Strappelli 2018 Montepulciano in purezza, che svolge il 75% di affinamento in acciaio e il restante 25% in barrique di terzo passaggio per 8 mesi. Questo conferisce un impercettibile sentore di legno, favorendo un’ampiezza di profumi vinosi, fruttati seducenti e croccanti. Colore rubino luminoso, al sorso è caldo sapido e di buon corpo.

Montepulciano d’Abruzzo Docg Colle Trà 2018, 100% Montepulciano, si affina per 18 mesi in tonneau di secondo passaggio. Più austero, corposo, morbido, speziato, tannini ben presenti e perfettamente integrati ad un’elegante freschezza. Colore rosso rubino e riflessi porpora, note di sottobosco e ricordi di liquirizia, in bocca note fruttate, è fresco e giustamente tannico 

Montepulciano d’Abruzzo riserva Docg Celibe 2015 Montepulciano in purezza, 36 mesi di tonneau di primo passaggio che conferiscono forza e vigore, sentori terziari più marcati ben calibrati tra morbidezza, e tannicità suadente. In bocca è caldo e avvolgente.

Guido ha sempre sperimentato diversi tipi di botti, da quelle di Slavonia che ha adoperato per diversi anni, è ora passato alla scelta di barrique e tonneau. Con l’esperienza ha capito cosa richiede il Montepulciano di questa zona, un legno naturalmente speziato che non necessita di alte tostature.

La sua prossima missione sarà quella, insieme a me e altri che ci credono, di ottenere la DOCG per il nostro Cerasuolo d’Abruzzo Doc su cui noi abruzzesi abbiamo molto da dire, soprattutto delle sue origini storiche, nasce da uve Montepulciano di cui incarna struttura e carattere.

Due le espressioni del Cerasuolo d’Abruzzo di Strappelli.

Il Cerasuolo d’Abruzzo Doc Trà 2018 vigneto di 20 anni di età 100% Montepulciano, viene affinato in botti di acciaio e successivamente in bottiglia, caratterizzato dal giusto tenore zuccherino, giusto tenore alcolico e perfetta acidità fissa, tutto questo processo conferisce a questo vino una ricchezza di aromi che si mantengono nel tempo e si ritrovano nel calice.

Ne consegue un bel colore intrigante, rosa intenso che poi al palato trova riscontro in un’esplosione di freschezza e delicata sapidità. E’ un vino che si sposa con diversi pietanze della tradizione marinara abruzzese, ma tiene testa perfettamente anche a piatti di carne non troppo strutturati.

Poi troviamo il Cerasuolo d’Abruzzo Dop Superiore Colle Trà 2015, Montepulciano in purezza da un vigneto di 25 anni, affinamento in acciaio per almeno 5 mesi e successivamente in bottiglia. Il colore è rosso cerasuolo intenso, attraente, all’olfatto ampio bouquet, note fruttate seducenti di ciliegia e lampone, sfumature floreali di violetta, l’ingresso in bocca è pieno, rotondo, di buona spalla acida, elegante e strutturato. Un Cerasuolo d’Abruzzo di carattere, versatile negli abbinamenti che spaziano da formaggi stagionati, salumi, carni e pietanze di pesci ricchi di struttura, un esempio su tutti il baccalà all’abruzzese con olio evo, cipolle, patate, passata di pomodoro, olive nere e peperoncino, chiodi di garofano, alloro e una piccola presa di cannella. Un vero abbinamento della tradizione. 

Immagino di aver stuzzicato l’acquolina, ma dulcis in fundo vi racconto un’altra chicca del Montepulciano d’Abruzzo in purezza, pensata, immaginata e creata con grande passione e sacrificio da Guido Strappelli, un Metodo classico Extra Brut Rosé imbottigliato nel 2013 sboccatura 2015. Un progetto realizzato con la collaborazione di un enologo della Franciacorta, sceso in Abruzzo con il suo team e con il quale Strappelli ha trascorso parecchio tempo rispettando ogni passaggio, girando ogni giorno le bottiglie nelle pupitres. Non dimenticherò mai la bollicina di Montepulciano d’Abruzzo che Guido mi ha regalato quel giorno che sono andata a trovarlo, perché in quella bottiglia ci sono i sogni di chi ci ha creduto e che diventano emozioni per chi le incontra.

Quando l’ho stappata la musica delle bollicine nel calice mi ha commosso e non posso che sperare che complice il grande successo che ha riscontrato Guido possa rifarla di nuovo. Perlage fine e persistente nel calice si è creata una catenella continua, colore rosa corallo brillante, bouquet delicato che ricorda piccoli frutti rossi (ribes, more e lamponi), al palato bollicina croccante e delicata, tornano sentori di frutta, una leggera nota ammandorlata e ricordi di nocciole, una bella freschezza, seguita da una delicata sapidità. Una bollicina di struttura, equilibrata e molto elegante che esprime un insolito aspetto gentile che da un rustico come il Montepulciano d’Abruzzo non ti aspetti.

Guido produce anche una linea di vini bianchi, Trebbiano, Malvasia e Pecorino Colli Aprutini.

Tornerò presto da Guido per degustarli e viverli insieme. Ringrazio Guido Strappelli per la bellissima giornata che mi ha dedicato e Franco Ziliani per avermi dato l’opportunità di raccontarvi della Cantina Strappelli.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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