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Editoriali

Si può considerare giornalista chi è iscritto unicamente all’elenco speciale?

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A proposito di deontologia e redazionali pubblicitari non dichiarati

Seppur consapevole che quanto sto per raccontare è un po’ un discorso per addetti ai lavori, voglio proporvi alcune riflessioni sull’essere giornalisti oggi. Non parlo del modo di esserlo testimoniato da quello che si scrive, dall’indipendenza e libertà di giudizio che si dimostra, ma del punto di vista normativo.

Si può essere giornalisti, iscritti all’Albo dell’Ordine della regione in cui si risiede, in due modi: diventare giornalisti professionisti, è necessario svolgere 18 mesi di praticantato presso una testata giornalistica. Ci si iscrive al registro dei praticanti, si svolge questo periodo di tirocinio che deve essere certificato da una dichiarazione del direttore della redazione in cui lo si effettua, si supera un esame e si diventa professionisti.

L’altro modo è diventare giornalisti pubblicisti, cosa che riguarda coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi. Per diventarlo bisogna presentare gli articoli, a firma del richiedente, pubblicati in giornali e periodici e i certificati dei direttori delle pubblicazioni, che comprovino l’attività pubblicistica regolarmente retribuita da almeno due anni. E poi presentare la documentazione dei compensi percepiti negli ultimi 24 mesi, che devono essere in regola con le norme fiscali in materia. La certificazione delle pubblicazioni deve essere rilasciata dall’attuale direttore di testata.

Sono professionisti coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista; sono pubblicisti coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi.

Io nel 1981 dirigevo ancora (cosa che ho fatto per 18 anni fino all’ottobre 1997) una biblioteca civica e avendo iniziato a scrivere sui giornali nel 1979 (sembra preistoria, sono passati 42 anni) ho scelto di diventare giornalista pubblicista.

C’è poi una terza modalità di avere a che fare con l’Ordine dei giornalisti, iscriversi all’elenco speciale e riguarda coloro che, pur non esercitando l’attività di giornalista, intendano assumere la qualifica di direttore responsabile di periodici o riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico, esclusi quelli sportivi e cinematografici.

Costoro devono presentare domanda di iscrizione al Consiglio regionale nella cui circoscrizione il richiedente ha la residenza o il domicilio professionale (ai sensi dell’art. 16 legge 526/1999.

Per procedere all’iscrizione e compilare la modulistica ecco il link.

Bene, perché tutte queste divagazioni corporative? È presto spiegato. Perché da qualche tempo ho mio malgrado a che fare con un tale, spregiudicato, mentitore, diffamatore matricolato, che anche se non ha la spudoratezza di presentarsi come giornalista pretenderebbe di essere considerato come tale, si propone come campione di un’informazione nel campo del vino libera e indipendente ma prima non è giornalista, secondo propone redazionali a pagamento.

Tale D.B. non è difatti iscritto all’Ordine dei giornalisti della Lombardia come giornalista professionista o tantomeno pubblicista, ma è semplicemente iscritto all’elenco speciale.

E questo gli va bene, perché se fosse iscritto all’Ordine dei giornalisti questa sua abitudine e forma mentis di proporre articoli in forma di redazionali pubblicitari a pagamento (con tanto di tariffario inviato ad aziende e Consorzi) sarebbe in flagrante conflitto di interessi con gli obblighi deontologici che un giornalista ha. Se leggiamo difatti questo memorandum dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Giornalismo e pubblicità leggiamo che “le inserzioni a pagamento e tutti gli spazi che vengono in qualche modo acquistati da aziende, privati, enti pubblici per pubblicizzare prodotti, dare notizia di manifestazioni, fare bilanci di attività o quant’altro devono essere segnalati in maniera adeguata al lettore o al radiotelespettatore.

Chi legge, chi ascolta o guarda i messaggi deve pertanto essere in grado di capire con chiarezza e senza possibilità di fraintendimenti se si trova davanti ad una notizia data in autonomia oppure ad uno spazio di comunicazione acquistato, e dunque pubblicitario, promozionale o di informazione istituzionale. Per rendere evidente la presenza di un messaggio pubblicitario è necessario per la carta stampata un carattere di stampa, un’impaginazione, un format diverso da quello utilizzato per i normali servizi informativi, nonché una scritta che ne precisi i contenuti”.

Veniamo al nostro simpatico, si fa per dire, D.B.: sui suoi siti Internet appare la dizione “redazionale pubblicitario” in cima ad uno degli articoli dove elogia vini di aziende poco note o sconosciute, o addirittura vini (ne parlerò presto) che degustati da me e da esperti di vino insieme a me sono apparsi mediocri o sbagliati e che lui invece “pompa”? Assolutamente no.

Chi legge (ma quanti sono? Sarebbe interessante saperlo…) i suoi siti non ha dunque chiara consapevolezza se questo o quell’articolo sia veramente un articolo o una “marchetta”, pardon, un redazionale pubblicitario. Insomma viene in qualche modo ingannato, riceve un messaggio non corretto, non chiaro.

Con questa incertezza, questo dubbio, cari lettori appassionati di vino, persone che leggete di vino in rete per avere informazioni utili, consigli, suggerimenti, per saperne di più sul vino, per orientarvi meglio nei vostri acquisti, volete voi continuare a leggere sitarelli, quelli di tale D.B., dove articoli, comunicati stampa convivono, senza che venga dichiarato chiaramente la differenza, con articoli a pagamento? Il tizio ha un bel parlare di “nostro rifiuto tassativo di mescolare pubblicità e informazione”, ma predica bene e razzola male, anzi, malissimo.

A lui dedicate dunque una bellissima canzone di Johnny Dorelli e le altre che ho attentamente selezionato pensando alla sua solenne faccia di bronzo…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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