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Trinacria news

Rotolando sull’Etna verso Sud

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Cronache dalla Muntagna di Renato Gangemi

L’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono, mi ha mandato questo articolo che ancora una volta ci racconta l’Etna ed i suoi meravigliosi vini, questa volta quelli che nascono sul versante Sud. Buona lettura!

Se è vero che qualsiasi destinazione verso sud racchiude in sé la leggerezza di una meta generalmente più calda e più facilmente raggiungibile, anche quando si tratta di itinerari vitivinicoli sull’Etna, partire alla scoperta del versante sud è un’esperienza decisamente gradevole, che non delude affatto. Geograficamente il territorio comprende i comuni di Belpasso, Ragalna, Paternò, Santa Maria di Licodia, Biancavilla e Adrano. Probabilmente si tratta del versante meno conosciuto, meno sponsorizzato ma indiscutibilmente è quello che ha più storia da raccontare rispetto agli altri.

Intorno al 1077 furono i baroni Ospitalieri ed i Templari di Malta a valorizzare i vini Etnei, riorganizzando i vigneti proprio del versante sud, nelle vecchie contee. All’epoca in prevalenza si coltivavano uve moscato, per la produzione di vini dolci, come era consuetudine già al tempo dei greci: ottimi per durare nel tempo e per resistere alle lunghe navigazioni. Fu solo alla fine del 1300 che si cominciò a produrre un vino rosso, nel periodo di dominazione Aragonese. Nei secoli successivi furono i Benedettini a possedere grandi tenute, avute in eredità dai Normanni; terre che poi affittavano sempre agli Ospitalieri.

Tra i Benedettini, molti riconoscimenti vanno a Padre Francesco Tornabene Roccaforte, per i suoi studi in agraria e botanica che portarono innovazione alla coltivazione. Proprio nell’Ottocento, diverse famiglie nobiliari danno origine alle prime vere e proprie cantine, alcune di queste ancora oggi esistenti.

La prima su tutte è rappresentata dal Castello Solicchiata dei Baroni Spitaleri, nel territorio di Adrano.

L’azienda è riconosciuta come tra le prime cantine a produrre uno “Champagne” nel 1870 e la prima in assoluto a produrre un Cognac sull’Etna. Oggi al Castello si coltivano solo vitigni internazionali, quali Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Pinot Nero.

Nel territorio di Santa Maria di Licodia, invece, il frate Don Blasco dell’ordine dei Benedettini, appartenente alla famiglia degli Uzeda, cede nel 1880 i suoi vigneti alla famiglia Platania D’Antoni: oggi l’azienda si chiama Feudo Cavaliere ed è guidata da Margherita Platania.

https://youtu.be/iNp_Q2U4guA

Preziosa la sua collezione di Millemetri Bianco, Rosato e Rosso, che indicano nel nome l’altitudine dei vigneti. Sono vini dalla grande longevità: ancora oggi in commercio le annate 2014 per l’Etna Bianco Millemetri e la 2013 per l’Etna Rosso Millemetri.

Poco più in basso troviamo i vigneti di Alberto Falcone, piccola azienda a gestione familiare anch’essa produttrice di Etna Bianco, Rosato e Rosso. Sempre nella stessa contrada la famiglia Benanti, una delle poche cantine ad essere onnipresente in tutti i territori etnei, dall’annata 2017 produce l’Etna Bianco Contrada Cavaliere e l’Etna Rosso Contrada Cavaliere, esprimendo le migliori caratteristiche del versante. Fiore all’occhiello, il Nerello Cappuccio in purezza: un vino che riesce sempre a sorprendere! Breve è il passaggio nel territorio di Biancavilla dove è collocata la storica Masserie Sette Porte di Piero Portale. Tre etichette nascono da questa azienda: un Nerello Mascalese 100%, l’Etna Rosso Doc e N’Ettaro, l’Etna Bianco.

Ma quali sono le differenze sostanziali con gli altri versanti etnei che rendono unico il sud?

Di sicuro i terreni, assolutamente di origine lavica e ricchi di minerali, composti da sabbia vulcanica mista a lapilli, con presenza di molto scheletro e piccole rocce vulcaniche. Le colate laviche in questo versante sono molto antiche, all’ opposto del resto del vulcano; l’ultima eruzione, arrivata a ridosso di Adrano, è datata 1792. Questa particolare condizione trasforma la terra, ossidatasi nel tempo, facendole assumere una colorazione rossastra più tipica delle aree argillose che di quelle propriamente vulcaniche.

Altra differenza rilevante è il clima. Rispetto al nord, il versante sud è meno piovoso e molto più ventilato, baciato dal sole per quasi l’intera giornata ed i vigneti sono coltivati ad alte quote, dai 600 metri fino ai 1000, nelle zone localmente conosciute come “le vigne” ed in particolare nei territori di Santa Maria di Licodia, Biancavilla e Adrano. Il Carricante del sud assorbe la forza dei tempi e diventa opulento e maestoso come da nessun’ altra parte, regalando degli Etna Bianchi straordinari e di grande longevità.

Non a caso, sono molti i produttori del versante nord che vengono volentieri ad approvvigionarsi di questa pregevole uva. Un esempio di grande successo è “A Puddara” di Tenute di Fessina, ma anche il Marco de Grazia di Tenute delle Terre Nere non ha resistito alla tentazione di acquistare vigneti appena sopra il comune di Biancavilla da dove uscirà l’Etna Bianco Doc Contrada Montalto.

I superpoteri del versante sud hanno effetto anche su sua maestà il Nerello Mascalese.

Dal colore che diventa blu intenso, restituendo una carica antocianica ai vini difficile da trovare al nord, fino ai profumi, che virano all’ erbaceo con estrema disinvoltura. Al sorso gli Etna rossi del versante sud sono rotondi, intensi e pieni. Per concludere con i principali vitigni autoctoni etnei come da disciplinare, l’emblema dell’identità sudista lo detiene il Nerello Cappuccio, che su questo versante, vinificato in purezza ed ammantato di profondità ed eleganza, non teme di sfigurare al paragone con il fratello maggiore mascalese.

Il tam-tam, seppur contenuto, dell’unicità del versante sud etneo è comunque già arrivato anche nel profondo nord italiano: Angelo Gaja (Idda) ha scelto di investire proprio qui sull’Etna, tra i territori di Biancavilla e Belpasso. Idda Sicilia Dop Bianco e Iddu Etna Rosso DOC 2017 sono i primi nati firmati Gaja. Omaggi al vulcano forse ancora in cerca della giusta interpretazione ma sicuramente in attesa del verdetto del “Generale Tempo”. L’Etna è come una dea pagana con molti volti; ognuno di questi ne rappresenta specifiche qualità e caratteristiche uniche e tutti concorrono nel comporre un capolavoro di natura che si rispecchia nella varietà dei suoi vini sorprendenti. Buon viaggio a scoprire. Buon viaggio a degustare.

Renato Gangemi

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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