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Degustazioni

Roero riserva Ciabot San Giorgio 2015 Angelo Negro

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Un Roero con l’eleganza di un grande Barbaresco, ma che dico, di un signor Barolo!

Lo dico subito, non ho la morosa nel Roero, anche se conosco delle roerine che farebbero girare la testa. Recentemente avevo favoleggiato e ricamato, da perfetto piciu come sono, une histoire impossible con una persona che vive a 50 chilometri da Canale d’Alba, ma tant’è, mi sono ritrovato con un pugno di mosche…

Anche senza amoureuses nel Roero e dintorni, però della splendida zona, dove crescono pesche, asparagi e verdure stupende, abitata da leggendarie masche e con colline più dolci di quelle, a me care, poste dall’altra parte del fiume, a sud e nord di Alba per intenderci, mi sto sempre più affezionando non solo perché lì ho degli amici cari come Luciano Bertello, per tanti anni geniale colto deus ex machina della fantastica Enoteca del Roero, Angelo Ferrio e il Sindic (chi sia lo spiegherò più avanti) e perché ci opera un cuoco fantasmagorico come il 50enne da poco Davide Palluda, ma perché anche a mesi di distanza dalla stupenda tre giorni che feci in zona in ottobre, ricca di suggestioni, emozioni e rivelazioni, anche stappando a casa sto avendo dalle bottiglie made in Roero conferme di una grandezza e di una personalità straordinarie.

Certo, per bere bene in Roero, e non parlo di Roero Arneis o della Favorita che in tanti hanno fanno bene e con risultati di assoluto rilievo nel panorama dei bianchi italiani e non solo piemontesi, o di svariate Barbera succose e golose, ma penso al mio amatissimo Nebbiolo, bisogna saper scegliere.

Bisogna evitare, perché vorrebbero ma non possono, sono arroganti come chi li produce, certi Roero presidenziali, che, poveretti, li stappi e la bottiglia che hai acquistato resta lì semi piena e hai la sensazione di aver buttato via dei soldi per procurartela.

Bisogna puntare sui nomi e sui vignaioli giusti, sulle vigne più vocate, su un approccio sincero e senza grilli per la testa, realistico e non utopico, alla grande uva Nebbiolo che qui si esprime, perché i terreni sono di origine diversa, sono più freschi e leggeri di quelli delle terre del Barbaresco e del Nebbiolo, con modalità differenti che a Neive, Treiso, Bar

Cari consumatori, bisogna aver la risolutezza, di fronte a Roero legnosi e barricati, ancora nel 2021, di dire al produttore beviteli tu e prova tu a venderli certi vini sgraziati e presuntuosi, e puntare invece senza esitazioni su chi il Nebbiolo in Roero lo vinifica con la precisa e caparbia volontà di esaltarne l’eleganza, la freschezza, il dinamismo.

Il che non vuol dire produrre vini semplici, perché, a parte l’incazzatura che mi procura leggere in etichetta che sono Nebbiolo d’Alba Doc e non Roero Docg, i Valmaggiore migliori, quelli di Bruno Giacosa, Vico e altri, sono strepitosi, ricchi e complessi, come pure i Roero di aziende come Cascina Cà Rossa, Negro, Deltetto, Rabino, Malabaila, Almondo, Malvirà, Matteo Correggia, anche se Malvirà durante la mia visita non mi ha convinto fino in fondo con i Roero e sui vini della moglie e dei figli del grande Matteo non posso esprimermi, perché non li assaggio da tempo.

E sapendo scegliere bene, sapendo oramai distinguere il grano dal loglio, i vini autentici da quelli furbetti, tanto fumo e niente arrosto, vi invito a puntare senza esitazione, quando volete bere grandi vini del Roero, su un’azienda che ha 350 anni di storia, l’azienda Angelo Negro posta in frazione Sant’Anna di Monteu Roero che come attesta l’estratto di un registro catastale rinvenuto negli archivi del comune di Monteu Roero si evince che nel 1670 “Giovanni Dominico Negro, figlio di Audino” era proprietario, nella stessa zona in cui oggi si trova il podere Perdaudin con i suoi, di una casa con forno, aia, cantina e filari di viti.

Non so esattamente quando ho conosciuto Giovanni Negro, a capo dell’azienda che oggi conta su quasi 70 ettari di vigneti distribuiti tra la storica Cascina Perdaudin in Monteu Roero, la Cascina San Vittore in Canale “ROERO”, la Cascina Basarin in Neive “Barbaresco” e la Cascina Baudana, nel comune di Serralunga d’Alba “Barolo”.

Il Sindic, come lo chiamano tutti, lo è stato per tanti anni a Monteu, ma poi è stato anche Assessore Provinciale e per poco ha rischiato di andare a rappresentare (degnamente) i roerini nel Parlamento romano, è una delle persone più belle, più schiette e autentiche che abbia conosciuto in tanti anni, un lavoratore infaticabile, uno che ha rischiato, si è messo in gioco e siccome è bravo, la fortuna, che come dice un proverbio aiuta gli audaci, gli ha sorriso.

Oggi in azienda accanto a lui, una vita spesa tra vigne, cantina, e impegno civile (mai sfiorato da un sospetto o da uno scandalo, un vecchio democristiano tutto d’un pezzo: mi costa dirlo io non ho mai votato DC e sono molto ma molto più a destra) ci sono la moglie e dei figli formidabili: Gabriele, agronomo, Angelo, enologo, la dolce Emanuela, responsabile amministrativa e Giuseppe, che si occupa delle vendite.

La storia dell’azienda, che vi invito a leggere qui, sul loro sito Internet ben fatto, ricostruisce tappa dopo tappa il loro percorso, nel 1909 la nascita di Angelo Negro, nel 1949, quando nasce Giovanni, l’avvio della produzione di Barbera e Nebbiolo, nel 1971 l’esordio di Giovanni come vinificatore, poi le date della nascita dei figli, il primogenito, Gabriele, è del 1975, nel 1983 la nascita di Giuseppe Negro e con lui la prima annata di Perdaudin Arneis, nel 1985 il primo Metodo Classico di Roero Arneis, Giovanni Negro. E così a seguire. Molto importante il 2009, quando in un posto spettacolare, dall’antica vocazione vitivinicola, viene realizzato il nuovo impianto di un vigneto speciale, guardate il video per capire, la Vigna Ciabot San Giorgio.

 

E come raccontano bene sul loro sito Internet si tratta di un “appezzamento sito in Monteu Roero, sul colle un tempo noto come “Pulciano”. Qui, intorno all’anno 1000, sorgeva il primo insediamento del paese, poche case dominate dal castello di Pulciano e dalla chiesa di San Giorgio. Oggi, a testimonianza di queste memorie, si erge alla sommità del colle un piccolo “ciabot” (casotto), realizzato con i blocchi di pietra che davano stabilità al castello ed alla chiesa. I terreni, esposti a sud e siti ad un’altitudine di 280 mt s.l.m., sono calcareo-argillosi, con strati di marne grigie”.

Per realizzare tutto questo si è reso necessario un “imponente lavoro di ricerca condotto dalla nostra azienda che ha permesso la selezione massale dei cloni più vecchi di Nebbiolo, in seguito impiantati in questo appezzamento. Qui è racchiuso l’intero sapere della Famiglia Negro, che con anni di esperienza e affinamento delle tecniche, ha saputo valorizzare al massimo questo vitigno”. E da queste vigne nasce il vino speciale di cui voglio parlarvi, uno dei più grandi Roero che abbia mai bevuto, un vino che qualche presuntuosetto locale dovrebbe studiare da capo a fondo per capire dove sbagli facendo i suoi vini, per imparare anche l’arte dell’umiltà che nella famiglia Negro è elemento fondante.

Si tratta del Roero DOCG Riserva San Giorgio, un vino dal prezzo importante per un Roero visto che sul sito Internet Italvinus, che vi consiglio, e dove troverete accanto ad una grande selezione di vini spagnoli (la società che lo ha realizzato si trova vicino a Barcellona) tanti vini italiani ben scelti, anche Roero, viene proposto a 25 euro.

Anche gli altri due Roero dei Negro sono ottimi, parlo del Prachiosso e del Sudisfà, e magari un giorno vi parlerò anche, come ho fatto del Dosage Zero Giovanni Negro, o del Maria Elisa Rosé di Nebbiolo, degli splendenti Roero Arneis, il Gianat, il Perdaudin, il Serra Lupini e il fenomenale Sette Anni, ma questo Roero riserva Ciabot San Giorgio 2015, che spettacolo!

Un Roero intelligentemente old style che nasce da una macerazione lunga di tipo tradizionale, a cappello galleggiante per 20 giorni, che fa un affinamento lunghissimo, 32 mesi tra botti di rovere, mica barrique!, e bottiglia, che se l’avessi assaggiato alla cieca mi avrebbe fatto pensare di essere in Langa, con profumi eleganti stile Castiglione Falletto (per me il massimo), tannino e struttura da Monforte o Serralunga d’Alba, ma con quella freschezza, quella luce nei profumi (mi sia consentita questa licenza) che hanno solo i grandi Roero.

Colore rubino squillante luminoso, naso suadente, epifania e celebrazione del Nebbiolo, di grande intensità e freschezza, vivacità ed eleganza, con un bouquet rilucente dove le note di lampone ribes e prugna aprono ad accenni di amaretto, sfumature di cacao, torta di nocciole, rose, terra e foglie bagnate d’autunno un filo di noce moscata.

Bocca importante, con tannino ben presente ma assolutamente non asciutto amaro o aggressivo, ma direi soffice e terroso, gusto largo, pieno, di grande sapore e persistenza lunga e fitta, per una sensazione lunghissima che ti riempie la bocca e ti entra in testa e ti emoziona.

Boia fauss, come sanno essere grandi in Roero quando non fanno i professorini presuntuosetti e onorano la terra dove sono nati e che fanno conoscere in Italia e nel mondo!

 

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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domenico
domenico
1 mese fa

Bell’articolo sul Roero, assaggerò il vino che appena ordinato. Una sola precisazione, il sito internet su cui acquistare è Italvinus, versione italiana di Vinissimus, sito catalano che, oltre ai vini spagnoli, offre una bella selezione di vini italiani e francesi.

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