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Enoriflessioni

Pazzie oltrepadane: per Andrea Giorgi (Terre d’Oltrepò) bisogna investire sul Pinot grigio

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In Oltrepò Pavese l’emergenza non è da covid19 ma da disturbi mentali

SOS, emergenza sanitaria in provincia di Pavia, urge un intervento rapido di una task force (senza speranze se a coordinarla è tale Speranza) che veda collaborare (anche se la vedo difficile) Ricciardi, Galli, Bassetti, Burioni e Crisanti!

Niente paura, non sto chiedendo di proclamare la zona rossa per l’area tra Montù Beccaria, Santa Maria della Versa, Canneto Pavese, Casteggio, Broni, Santa Giuletta, Rocca de’ Giorgi a causa di una dilagante variante oltrepadana del coronavirus, ma chiedo un consulto di luminari mondiali, ma più che virologi qui servono strizzacervelli capaci, psicologi, psichiatri, studiosi del comportamento animale, che analizzino il Grande Malato, e se possibile, una volta per tutte, stilino una diagnosi e provino a salvarlo. Con tutti i mezzi possibili, inclusi elettrochoc, psicofarmaci, camicie di forza.

In Oltrepò Pavese, la meravigliosa terra da vino che avrebbe tutti gli elementi per primeggiare, se non fosse infestata da molti oltrepadani, la follia è tornata a manifestarsi, con una virulenza e una pericolosità tali da far temere per il presente e il futuro di quella zona.

Giovedì e venerdì scorso sono stato due giorni, bellissimi, in Oltrepò Pavese, ho avuto incontri di assoluto interesse, ho visto, girando per colline con il direttore del Consorzio tutela vini Carlo Veronese (con il quale si è aperto un dialogo inaspettato, anche mangiando benissimo a tavola al Ristorante Colombi a Montù Beccaria) scorci di una bellezza che nella zona spumantistica bresciana se li sognano, mangiato un paio di salami da orgasmo con triplo salto carpiato e avvitamento, bevuto vini il peggiore dei quali era molto buono, i migliori da leggenda (su tutti un fenomenale Riesling renano 1994 dell’azienda Doria a Montalto Pavese, capolavoro dei fratelli Doria e del grandissimo enologo Daniele Manini) e mi era parso di cogliere un’arietta frizzante di cambiamento.

Una volontà decisa di voltare pagina emersa dagli incontri cunt el me amis (siamo interisti entrambi e diciamo che non voteremo mai PD) Fabiano Giorgi, boss di quel che resta del Distretto vini di qualità e nuovo presidente dell’Enoteca regionale della Lombardia, i cui metodo classico ho trovato notevolmente cresciuti, con Veronese e Manini, con il mio fraterno amico (e compagno di incazzature) Patrizio Chiesa.

Due giorni perfetti dove ho avuto conferma della qualità impeccabile dei metodo classico del Monsupello del duo Bertelegni & Boatti, dove sono rimasto super sorpreso dai cinque vini, che ho degustato al Centro vitivinicolo di Riccagioia, dove gentilmente me li ha portati perché li assaggi, del vice presidente del Consorzio, Luca Bellani, alias Cà di Frara, i cui Pinot nero 2017 Mornico e Losana, di cui non troverete traccia sul sito Internet aziendale, mi hanno lasciato, come diciamo noi in Francia, sans mots. Molto migliori di una serie di titolati Pinot nero Alto Adige che ho degustato di recente in compagnia dei provetti sommelier Oscar Mazzoleni e Nicola Valsecchi al Carroponte a Bergamo, tra cui tre annate di un vino da 80 euro più iva che dire che ci ha clamorosamente deluso è poco.

Torno a casa felice di questa due giorni oltrepadana, desideroso di tornarci già in marzo per altri incontri, perlustrazioni collinari, abbuffate di salame, degustazioni di vini e cosa mi succede?

Mi imbatto a tradimento, un colpo basso (e per fortuna che ho il morale alto perché domattina partirò per una tre giorni in terra piemontese, ma non nella Langa ingrata, bensì dapprima a Torino per visitare Green Pea, il primo green retail park al mondo, con il suo geniale inventore Oscar “the genius” Farinetti, poi per una bella degustazione di Alta Langa Docg a Cocconato d’Asti dai miei vecchi amici Bava, e poi di nuovo a Torino, ma per questioni mie del tutto personali che non vi riguardano…), in una cronaca di oggi pubblicata sul quotidiano lombardo Il Giorno, e resto di sasso, basito. E ho di nuovo la sensazione che l’amato Oltrepò Pavese sia sempre lo stesso, malato cronico, inguaribile, in piena emergenza. Mentale.

L’articolo prende lo spunto dall’allargamento da 16 a 21 membri del consiglio del Consorzio tutela vini Oltrepò pavese, in vista delle elezioni per il rinnovo delle cariche a fine mese. Allargamento, la cui logica mi sfugge, facevano già fatica ad andare d’accordo e fare cose sensate in 16, figuriamoci in 21, deciso, così leggo, in “un’ottica di maggiore partecipazione del territorio nelle scelte, per ascoltare le istanze che arrivano dalle diverse anime di un mondo variegato e non sempre unito”.

L’articolista, Stefano Zanette, (ossignur, è omonimo del presidente del Consorzio Prosecco Doc, speriamo sia più raziocinante) per commentare questa scelta del Consorzio è andato ad intervistare uno dei maggiorenti del Consorzio stesso, mister Andrea Giorgi, il presidente del mega cantinone, Terre d’Oltrepò di Casteggio e cosa gli dichiara Giorgi (in Oltrepò i Giorgi abbondano, magari al posto di Andrea e Fabiano ci fosse la mitica Eleonora Giorgi dallo statuario lato B!)?

Leggete: “Con questa scelta l’Oltrepò ha dimostrato che l’unione d’intenti è possibile e percorribile. Ora è tempo di farsi avanti per attrarre risorse pubbliche e private e investire nel territorio oltrepadano, una realtà vitivinicola che ha prospettive di crescita che altri non hanno. La strada è stata tracciata”. E fino a qui tutto bene, le solite parole valide per ogni occasione, ma il meglio il sciur president lo offre dopo, quando gli viene chiesto un parere sulla revisione dei disciplinari di produzione e la valorizzazione di diverse tipologie di uve, non solo del Pinot Nero di cui si parla.

Leggete e restate basiti anche voi: “Il territorio – prosegue il presidente di Terre d’Oltrepò-La Versa – deve investire anche sulle produzioni che da sempre lo hanno caratterizzato e possono costituire un trampolino di lancio sui mercati internazionali. É il momento di investire maggiormente sul nostro Pinot Grigio Doc, il biglietto da visita ideale per fare breccia nei mercati americani e inglesi. Non possiamo dimenticare poi il Riesling Doc, un’uva vituperata da tutti ma che con il giusto investimento in comunicazione e in promozione può dare soddisfazioni in termini di mercato. E in questo contesto di valorizzazione non possono mancare Croatina e Barbera. I disciplinari di produzione vanno rivisti per avere la forza di valorizzare queste uve. Ritengo che questo sia l’obiettivo primario che dovrà porsi il futuro consiglio del Consorzio”.

Hai capito che “fenomeno” il Giorgi Andrea, presidente di una cantina che storicamente fornisce vino alla mega cantina trentina Cavit per vendere, non a marchio Oltrepò ma con nome di fantasia, Ecco domani ad esempio!, Lui, non so se in preda ad allucinogeni o girando un provino per presentarsi alla prossima edizione di Zelig, sostiene, sprezzante del ridicolo, che il Pinot Grigio Doc Oltrepò, sarebbe il “biglietto da visita ideale per fare breccia nei mercati americani e inglesi”.

Poco conta che dopo, in uno sprazzo di lucidità o provando un pizzico di vergogna per quanto aveva sparato, arrivi a perorare, e ci mancherebbe altro non lo facesse!, la causa del Riesling Doc (una denominazione dove convivono allegramente, in omaggio alla confusione mentale oltrepadana, il nobilissimo Riesling renano ed il plebeo e dominante, per numero di ettari, Riesling italico) della Croatina e della Barbera.

E’ già un risultato che non abbia proposto di puntare nuovamente sul Pinot nero vinificato in bianco frizzante, un’aberrazione enologica che quando l’ho raccontata a vignerons della Bourgogne ancora un po’ e chiamavano la neurodeliri, ma per me, ma trovo allucinante, ridicolo, vergognoso che il presidente non di una cantinetta qualsiasi ma della mega cantina Terre d’Oltrepò designi un futuro dove l’Oltrepò Pavese, puntando, come lui propone, sul Pinot grigio finirebbe con il recitare il ruolo dell’ascaro di Cavit. E fare gli interessi non dei vignaioli, ma della solita banda di imbottigliatori e commercianti senza scrupoli che condizionano da tanto tempo, troppo, uno sviluppo ragionato, intelligente, lucido del mondo del vino Oltrepadano.

Vignaiole e vignaioli oltrepadani, presidente Fugazza, amici produttori seri quando deciderete di ribellarvi a questo ineluttabile declino, quando vi sbarazzerete di personaggi che all’Oltrepò Pavese e ai suoi vini fanno solo danni?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giorgio Ricci
Giorgio Ricci
11 giorni fa

complimenti ai “geni” del Consorzio e a Giorgi: vogliono rilanciare il Pinot grigio oggetto dello scandalo di Terre d’Oltrepò della gestione Cagnoni non ancora chiusa, dove le uve di croatina o altro diventavano Pinot Grigio richiestissimo nel mercati esteri !! Bravi

Emanuele
Emanuele
9 giorni fa

Buongiorno Sig. Ziliani, anche se fuori argomento vedo che tra i metodo classico di Monsupello c’è il nuovo Blanc de Blancs. Ne scriverà su lemillebolleblog? Sono curiosissimo di conoscere le sue impressioni ed il suo giudizio, anche sul prezzo… Cordiali saluti.

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