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Enoriflessioni

Oltrepò Pavese: tra presidenti poveretti, e narratori insipidi o lecchini

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Considerazioni utili ad uso di produttori del vino della terra di Brera e Marchesi

Ne sono sempre più persuaso, per provare a raccontare l’Oltrepò Pavese del vino più che la mia modesta penna o quella di altri colleghi ci vorrebbero grandi scrittori, un Honoré de Balzac della Comédie Humaine, un Guy de Maupassant di Bel Ami, il Fjodor Dostojevski degli Idioti o un Milan Kundera che riscriverebbe L’insostenibile leggerezza dell’essere se avesse la sventura di conoscere determinati soggetti che razzolano tra Broni, Canneto Pavese, Casteggio, Rocca de’ Giorgi e la mitica Santa Giuletta. Senza i, mi raccomando.

L’Oltrepò Pavese (parlo di quello del vino, magari è così anche l’Oltrepò Pavese tout court, je ne sais pas) è la terra dove uno di quelli che conta di più è un tale che, non pago di farsi ridere dietro sostenendo che i viticoltori debbono puntare sul Pinot grigio, di fare il grande manovratore di un’inutile farsa, le elezioni per il rinnovo del Cda (e in seguito di presidente e vice presidente) del Consorzio tutela vini O.P., un piccolo breznevino di Broni e niente più che crede di essere uno stratega, invece è solo un poveretto, e spaccia per trovata geniale una cosa che una cantina concorrente, Torrevilla, aveva già fatto e poi mollato oltre dieci anni fa, parlo di tale Giorgi Andrea, presidente del cantinun Terre d’Oltrepò, uno che fa rimpiangere persino un Livio Cagnoni (che al confronto era un top manager) invece di nascondersi e stare zitto esterna.

E lo incongruamente fatto scrivendomi le seguenti cose (me ne frego se rendo pubblico quello che mi ha mandato via whatsapp, è bene che si sappia che poveretto é (ci sarebbe un’espressione latina perfetta per definirlo, in due parole, ma siccome è pesante ve la lascio immaginare): “lei Ziliani, altroché giornalista, è un insultatore di professione”. Io scherzo con lei “non come i suoi amici oltrepadani che le scrivono gli articoli”. E ancora: “lo dicono tutti che lei è un burattino di certi personaggi dell’oltrepo’ pavese. Le scrivono gli articoli la pagano ecc. Me lo hanno detto in 6. Lei è manipolato da strani personaggi oltrepadani, i magnifici 6”.

Chi sarebbero questi sei, questa fantomatica Spectre di Rovescala, Zenevredo o Borgoratto Mormorolo, che mi detterebbero cosa scrivere, anzi me lo scriverebbero loro riuscendo ad imitare il mio stile, lascio alla vostra fervida fantasia immaginarlo.

Solamente uno stordito, ma è solo Giorgi Andrea, potrebbe comportarsi così e dire simili scemenze, e questo guida una mega cantina e controlla, insieme ai Decordi, ai Guarini, ai Rampini, il mondo del vino oltrepadano? Ma dai, come direbbe Mughini!

A proposito di Oltrepò Pavese, visto che me ne occupo spessissimo, con quel rapporto di amore e odio che mi lega, me milanese e orgogliosamente lombardo (ma non lumbard) a quella terra, sono sempre contento di vedere che anche altri ne scrivono.

Così in questi giorni mi sono imbattuto in due articoli di argomento oltrepadano. Li ho letti e la mia reazione è stata tra il divertito e lo scandalizzato per cotanta pochezza.

Il primo, leggetelo qui se avete tempo da perdere, è il compitino scolastico, l’esercizietto banale di un tale che, ho letto da qualche parte, sarebbe uno dei più importanti e influenti wine influncers, e se la cosa corrispondesse al vero dimostrerebbe una volta di più l’inconsistenza del fenomeno. Alimentato purtroppo da produttori e importatori, anche famosi, ne ho in mente uno, che si distinguono invitando per alcuni giorni in una nota Maison de Champagne instagrammer invece che giornalisti per raccontare le lucenti e cristalline cuvées che vengono prodotte.

L’uomo invisibile, nel cui temino ci mancava solo di leggere che l’acqua è bagnata e la palla rotonda, ha scritto: “continuo a sostenere che un territorio come quello dell’Oltrepò non possa più essere considerato come l’”outsider”, bensì come la culla di grandi vini che hanno bisogno solo di essere ri-scoperti”.

E poi, dopo averci regalato una “perla di saggezza”, laddove scrive che “Potrete scoprire vini tipici del territorio come Bonarda, Buttafuoco, Cruasé e Sangue di Giuda prodotti con vitigni autoctoni come Barbera, Croatina, Uva Rara, Ughetta (o Vespolina), Moscato, Riesling Italico”, e magari qualcuno dovrebbe dirgli che il Cruasé, o quello che resta del progetto del “faraone” Panont, è prodotto con Pinot nero, non con le uve che elenca, se ne esce con la rivelazione dell’anno: “A mio parere è in atto una piccola grande rivoluzione o, per meglio dire, un rinascimento oltrepadano. È in atto una vera e propria rinascita su tutti i livelli”. Al che viene da chiedersi: ma ci è o ci fa?

E poi veniamo all’altro articolo, che necessita di una premessa. L’autore difatti, il fiorentino Andrea Gori, sommelier, ristoratore e altro, è un tipo con cui nel 2015 ho avuto un contenzioso di cui parlò persino Dagospia. Lui continuava a scrivere su Facebook che ero un “parassita” e un “pensionato baby”, e io, che non sono né uno né l’altro, dopo averlo più volte invitato a ritirare queste accuse, il 5 ottobre del 2015, nel corso di una festosa Giornata Champagne a Milano, pensai bene, anzi male, di chiudere la partita tirandogli un pugnetto sul labbro.

Apriti cielo, il finimondo! Denuncia da parte sua (poi ritirata, anche perché la Procura di Milano aveva detto che non aveva tempo da perdere per una simile sciocchezza, e pace sancita a Modena durante la prima edizione della Modena Champagne Experience) farabutti e mascalzoni, anche e soprattutto colleghi, scatenati contro di me, che non persero occasione per maramaldeggiare sul mio gesto sbagliato (molti mi hanno detto, magari avevano ragione, che l’errore non è stato tirargli un pugno, ma dargliene uno solo…), e una persecuzione nei miei confronti, favorita anche da qualche nobildonna che fa vini senza Noblesse, durata fin troppo.

Su Gori ho le idee chiare. Quando scrive di Champagne (è stato anche Ambasciatore dello Champagne e il caso vuole che io fossi nella giuria giudicante: vinse per una botta di culo perché era il meno peggio tra uno impreparato e uno bravissimo che fu bloccato dall’emozione durante la prova finale e non riuscì a spiaccicare sillaba) ci azzecca. Quando scrive di altri vini e di Barolo soprattutto, rimandato, nella migliore delle ipotesi, a settembre.

Esaurita questa doverosa premessa, cosa ha fatto il Gori da Firenze (amico di Renzi tra l’altro)? Su un sito Internet che mi fa ribrezzo al solo nominarlo ha pubblicato un articolo, leggetelo qui, il cui incipit gli vale d’imperio e senza discussioni il primo premio, cum laude, al concorso immaginario Lecchino d’oro.

Parlando di Oltrepò Pavese, di un’azienda dove gli investimenti miliardari sono stati ingenti, dove hanno avuto come cantiniere e tecnico fisso un grande come l’amico Jean François Coquard (ora consulente di Prime Alture di Roberto Lechiancole) e che ha goduto e gode di buona stampa (io ci sono stato un paio di volte, ma non ho mai colto segni di grandezza e tanta confusione: che senso ha produrre indistintamente Pinot nero, Chardonnay, Cabernet Sauvignon e metodo classico in Oltrepò?), ovvero la Tenuta Mazzolino, con quali parole attacca Gori il suo articolo? Eccole: “Si può imparare di più in un’ora di assaggio di Oltrepo’ con le persone giuste che in decine di assaggi sparsi tra Champagne e Borgogna. Succede da Tenuta Mazzolino tra uno zoom e una serata di confronto con Kyriakos Kynigopoulos, l’uomo che ha rivoluzionato la Borgogna del vino negli ultimi 20 anni”.

Escludo che si tratti di una marchetta, Gori ha nel cuore, tanto che è stato il suo testimonial, immagino ben pagato, nientemeno che del Tavernello, e sempre il mitico vino in cartone ha in mente anche quando assaggia altri vini, quindi o si tratta di un innamoramento folle (capita, beh, anche lui in quanto a donne ha dei gusti diciamo piuttosto coraggiosi, visto con chi si accompagnava e credo si accompagni tuttora…), o di una svista per cui lo perdoniamo.

E attendendo che magari il tavernellista in servizio permanente effettivo laudi i vini di Terre d’Oltrepò e scriva che Andrea Giorgi è un genio, un manager del vino illuminato, benedicendo tutte e tutti a accingendomi a passare il pomeriggio degustando Champagne al Carroponte a Bergamo insieme agli amici Marco Maini e Stefano Bazzoni, alias Bollicine di Francia, auguro a tutti, compatibilmente alle mattate del Governo Draghi, che oltraggia la libertà di muoversi e di intraprendere e di vivere dei cittadini italiani come quello precedente del pochettaro Giuseppi, un buon fine settimana.

Magari in Oltrepò Pavese, perché no? Ma non prima di aver consultato, troverete tutti i consigli utili, il fondamentale Portale Oltrepò Pavese del mio fraterno amico Patrizio Chiesa.  

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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