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Degustazioni

Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2015 Giacomo Vico

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Non c’è scritto in etichetta, ma è Roero Docg e come tale consideratelo

Datemi pure, se vi garba, del noioso, del ripetitivo, del tignoso, ma io non mi arrendo all’idea che un vino espressione della migliore vigna di Nebbiolo posta in quella zona bellissima che è il Roero (terra di asparagi, pesche, verdure profumate, di grandi bianchi base Arneis, ma anche di ottimi rossi da Barbera e soprattutto da Nebbiolo), parlo della vigna Valmaggiore che si trova in quel di Vezza d’Alba (territorio del Roero) possa essere proposto ai consumatori non come Roero Docg, ma come accade in alcuni casi eclatanti (mi riferisco ai vini di Bruno Giacosa, Luciano Sandrone, e poi Orlando Abrigo, Giovanni Sordo, Giacomo Grimaldi, Marengo, Cantina del Nebbiolo e Marchisio family, semplicemente come Nebbiolo d’Alba Doc.

E quindi, ad alcuni mesi di distanza da due miei articoli dove avevo sollevato questa questione, li potete leggere qui e poi qui, ma qualche tempo dopo, rivolgendomi alla proprietaria della più nota e prestigiosa tra le aziende produttrici di Nebbiolo d’Alba Valmaggiore, la vecchia cara amica Bruna Giacosa avevo ripreso il discorso, torno a rivolgermi ancora una volta alla parte ovviamente interessata alla questione, il Consorzio Roero. I cui responsabili, in primis il presidente Francesco Monchiero Carbone, che invece di dedicare energie per mantenere la poltrona che occupa dovrebbe a mio avviso seriamente occuparsi di produrre vini migliori del suo deludente Roero da me recentemente bevuto, non hanno fatto sinora un plissé. Facendomi venire un sospetto: vuoi vedere che per diventare presidenti dei Consorzi dei vini albesi è richiesto come requisito indispensabile essere sono mediocri produttori ma maleducati?

Fregandomene pertanto se il Consorzio continuerà a non filarmi ( i presidenti passano, prima o poi anche questo signorino altezzoso dovrà lasciare la carica e non sarà mai troppo tardi), torno a porre la questione Valmaggiore spinto a farlo dall’assaggio, ma che dico, mi sono goduto la bottiglia bicchiere dopo bicchiere, di un eccellente Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2015 di un produttore roerino, Giacomo Vico, che ha come ottimo consulente l’enologo Gianfranco Cordero.

Azienda le cui origini risalgono a fine Ottocento, e che produce due ottimi Roero, il Bricco Patarrone e la riserva Giacomo Vico, e un Nebbiolo d’Alba, oltre ad un Barolo e a grandi Roero Arneis, annata e riserva, ma il suo Valmaggiore non lo propone, ahimé, come Roero Docg, ma semplicemente come Nebbiolo d’Alba Doc Bricco Valmaggiore.

L’assurdità a mio modesto avviso di questa scelta l’ho fatta presente al buon Corrado Vico, proprietario dell’azienda, la cui antica cantina si sviluppa nel sottosuolo di quasi tutto il perimetro del fabbricato originale, costruito all’incirca nel 1850 ad opera della Famiglia Serafino, avi dei Vico, ma le sue spiegazioni, come quelle dei Sandrone e di altri che non danno al Valmaggiore quel che è del Valmaggiore e non lo propongono al mondo, rivendicandone orgogliosamente l’identità come Roero, non mi hanno convinto.

Non capisco e non mi adeguo, ma a me questo Nebbiolo d’Alba Doc Valmaggiore 2015, che l’azienda vende ad una cifra da rapporto prezzo qualità super di 11 11 euro nello shop online aziendale, un Nebbiolo in purezza, da uve provenienti da un vigneto posto su terreno marnoso arenario con prevalenza di sabbia (80%) e ricco di sali minerali, la cui vinificazione prevede fermentazione alcolica in acciaio a temperatura controllata a contatto con le bucce, 2 délestage e malolattica in legno, affinamento per due anni in botti grandi di rovere e commercializzazione 4 anni dopo la vendemmia, a me è piaciuto tantissimo.

Colore rubino brillante luminoso, naso fresco fragrante, inconfondibilmente nebbioloso, un mix splendente di aromi dove concorrono ciliegia, prugna, erbe aromatiche, viola, liquirizia, un accenno di amaretto, e poi in evoluzione rosa, lampone, un pizzico di cannella.

Al gusto ti colpisce la sua dolcezza espressiva, la freschezza e sapidità tutta roerina, la presenza morbida e suadente dei tannini, il ritmo ampio, caldo, vellutato, la pienezza di sapore, la perfetta armonia tra frutto, acidità e tannini.

Insomma una grande bottiglia che anche se il produttore si ostina a chiamare Nebbiolo d’Alba, per me, è Vigna Valmaggiore mica una vignetta delle balle, è Roero Docg e canta la bellezza, la diversità, la poesia di quel posto stupendo che sono le colline del Roero…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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