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Degustazioni

Merlot in Ticino: grande qualità in un piccolo cantone – prima parte

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I vini stile Pomerol del cantone svizzero di lingua italiana

Di Simona Paparatto, sommelier A.I.S. varesina, di cui segnalo, oltre ai due pezzi già pubblicati di recente (questo e questo) e questo sugli Erbaluce di Caluso di Carlo Gnavi un eccellente articolo sullo Champagne Cristal di Roederer oggi ci porta in Svizzera, tra i vini, in larga parte a base Merlot, del Canton Ticino. Dato che l’articolo è molto lungo ho pensato di dividerlo in due parti. Questa è la prima. Buona lettura!

Un territorio ed i suoi uomini, che nel corso di cento anni hanno saputo prodigarsi con audacia per ridare vita a vigneti distrutti da varie malattie e da un insetto letale proveniente dall’America, la fillossera.

I produttori del Ticino sono persone appartenenti ai ceti sociali più svariati, ma accomunate da una dedizione vera per la propria terra e da una grande passione per il vino. La vite rappresenta qui una fonte economica molto importante con una produzione annua che si aggira intorno a 6 milioni di bottiglie.

Il Ticino è il Cantone più meridionale della Svizzera, situato a Sud delle Alpi. Con un’estensione di 100 km, è diviso in distretti. La vite è presente in ognuno di essi: circa 1100 ettari, in cui sono coltivate diverse varietà: Completer (autoctono che si trova solo in Svizzera), Chardonnay, Semillon, Sauvignon Blanc, Chasselas, Doral, Kerner, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Muller Thurgau, per le uve bianche e Bondola, Pinot Nero, Americane rosse, Gamaret, Cabernet Sauvignon, Carminoir, Cabernet Franc, Diolinior, Ancelotta, per le uve rosse. Il Merlot rappresenta la varietà più coltivata, con l’85% della superficie viticola totale. Il vino che se ne produce è quasi totalmente prodotto in purezza: questo costituisce un primato nel mondo.

Regione generosa e sorprendente il Ticino, con i suoi suggestivi paesaggi fatti di vigneti terrazzati, valli, cascate e laghetti alpini formatisi dallo scioglimento di ghiacciai che invasero la valle nell’Era Quaternaria, incidendo profondamente l’intero territorio, soprattutto il Luganese ed il Sottoceneri, (nella zona pedemontana alpina) ed il Verbano, a Sud di Sesto Calende (VA). Milioni di anni fa, tutte queste terre erano interamente coperte da oceano con alternanze di acque molto profonde, a paludi. Esisteva un ricco complesso di specie animali, soprattutto ittiosauri che hanno lasciato tracce evidenti negli scisti bituminosi del Serpiano. Anche nei punti più alti del Monte Ceneri sono state trovate incredibili quantità di fossili e da questo si è capito che tutte le vette del Sottoceneri (Monte Generoso, San Salvatore e Monte San Giorgio), erano sommerse dal mare. Quando riemersero nelle epoche successive, formarono depositi alluvionali. Monte San Giorgio è patrimonio UNESCO e, insieme a Besano (VA), costituisce il più grande complesso fossilifero conosciuto al mondo riguardo il periodo del Triassico Medio.

Tutto qui è un inno alla natura ed al rispetto per l’ambiente. Sono certamente stati i Romani (Celti) ad introdurre la vite, come erano soliti fare in tutte le loro colonie. La sua coltivazione ha sempre fatto parte di un’agricoltura consociata fino a quando, negli anni ’20, alcuni studiosi e luminari, considerati oggi i “pionieri” della viticoltura moderna (Fantuzzi, Paleari e Rossi), capirono che se si voleva fare vino di qualità in Ticino, bisognava selezionare.

Così nacque e si estese la viticoltura contemporanea con l’istituzione del Merlot come vitigno principe, poiché meglio degli altri si adattava alle condizioni climatiche e di suolo di questo lembo di terra a nord dell’Italia, caratterizzato da rocce cristalline prettamente acide, per quasi la totalità della sua superficie, tranne una piccola zona, sulla punta più a Sud della regione e confinante con Chiasso (CO), dove il profilo geo-pedologico è composto da terreni calcareo-argillosi.

Sorsero centri di ricerca e di studio come Mezzana e Changins e presero via numerose sperimentazioni sul Merlot (il primo vigneto sperimentale nacque alla tenuta di Vallombrosa in località Castelrotto, grazie a Giovanni Rossi. Attualmente il vigneto è di proprietà dell’azienda di Carlo Tamborini di Lamone.

Nel 1929 nacque la prima cantina sociale: Cagi di Giubiasco. Negli anni ’50 la casa vinicola Matasci di Tenero diede un incisivo contributo nel far conoscere il vino ticinese a Nord delle Alpi, ma il grande rinnovamento avvenne negli anni ’80, quando un gruppo di intellettuali svizzero-tedeschi propose vini che si ispiravano alla tradizione dei Bordeaux: Daniel Huber, Cristian Zundel, Werner Stucky e Adrian Kaufmann.

Negli stessi anni si mossero in tal senso anche i padri dell’enologia moderna in Ticino: Monti, Valsangiacomo, Luigi Zanini, Gialdi, Delea e Claudio Tamborini. Nel corso degli anni sono nate diverse associazioni di categoria che hanno contribuito in modo determinante all’aumento dell’interesse per il vino, come: Federviti, Ticinowine, l’Interprofessione della Vite e del Vino Ticinese, La Casa del Vino. Alcune aziende si avvalgono di enologi preparatissimi come Alfred De Martin, che lavora sia per Gialdi che per Brivio ed ha la peculiarità di saper esaltare tutte le caratteristiche dei vini che produce anche se di zone e case vinicole diverse.

Un altro nome non meno importante è quello di Cristina Monico che, oltre ad aver contribuito al progetto dello Studio del Terroir (2007/2009), ha dato uno slancio di vitalità sempre crescente all’azienda Fattoria Moncucchettocon sede a Lugano,ove lavora.

Diversi sono i marchi di qualità del cantone: Marchio VITI (marchio di qualità solo per il Merlot), DOC, Produzione Integrata: l’enologia Ticinese non ha avuto crisi fin ora, soprattutto perché i produttori hanno deciso (non avendo comunque scelta), di puntare su una produzione di qualità. Ogni anno diversi sono i premi ed i riconoscimenti che ripagano, almeno in parte, le fatiche di queste persone: Mondial du Merlot, Gault & Milliau.

Geograficamente il Canton Ticino è diviso in due zone principali: Sopraceneri (con i distretti di Bellinzona, Blenio, Riviera, Leventina, Locarno e valle Maggia), dove i terreni sono prettamente acidi con granito cristallino. I suoli sono leggeri, sabbiosi e permeabili con consistente materia organica; Sottoceneri (con il Luganese, il Malcantone ed il Mendrisiotto), i cui terreni sono invece, moderatamente alcalini, argillosi, fertili e di struttura pesante, tranne nel Mendrisiotto, a Pedrinate (in cui vi è una collinetta alta 550 mt, composta dal terreno più acido di tutto il Cantone), formatasi dallo scioglimento di un ghiacciaio che ha trasportato detriti di falda e rocce cristalline.

Da un imponente studio sul terroir voluto da Federviti (Federazione dei Viticoltori della Svizzera Italiana) con il centro di ricerca Agroscope-Changins, (che ha visto in veste di capoprogetto Cristina Monico, enologa dell’azienda Fattoria Moncucchetto, sopracitata), è emerso che la vite dipende solo relativamente dal tipo di suolo, ma molto dal clima, estremamente importante in Ticino:mediterraneo e fortemente influenzato dalle Alpi. Le precipitazioni sono abbondanti (spesso anche 2200 mm), ma brevi e concentrate in pochi giorni, influenzate da vento Favonio che soffia da Nord anche con raffiche che raggiungono i 100 km/h. L’umidità si aggira intorno al 65% e la temperatura media è di 12 gradi. Caratteristica del Cantone è l’elevato numero di ore di soleggiamento, anche se, la grandine è sempre in agguato costituendo una grave minaccia per i vigneti.

Le uve ticinesi, arrivano a maturazione a fine settembre, dando un vino dal colore rosso rubino intenso e vivace, con buon carattere e corpo equilibrato.

Il vignaiolo in Ticino è portato al rispetto della natura, dell’ambiente ed in particolar modo dei paesaggi e cerca sempre nei suoi vini un filo conduttore con il territorio, esaltando la materia prima. La regola comune è ottenere basse rese in vigna secondo le norme della Produzione Integrata, senza uso di pesticidi chimici, ma di prodotti ecologici con il giusto apporto di sostanza organica, per rendere le piante più sane e resistenti alle malattie. Si accompagna la crescita della pianta senza forzare il ciclo vitale, effettuando la selezione manuale dei grappoli. Il terreno viene lavorato in modo da prevenire l’erosione, riducendo le erbe infestanti, evitando di diserbare ove non necessario. Si lavora per impedire i ristagni idrici e ridurre l’umidità che promuove la proliferazione di parassiti. L’alta selezione in vigna è il punto di partenza per garantire un buon risultato in cantina: con produzioni basse si vuole spesso ottenere un maggior invecchiamento della vigna in modo che le uve possano dare vini ricchi di polifenoli e sostanze aromatiche, rendendoli stabili nel tempo.

Anche in cantina si cerca di fare meno lavorazioni possibili: spesso si preferisce ottenere finezza, delicatezza ed eleganza nel vino, evitando di concentrare. I piccoli produttori tendono a non chiarificare, ma eseguono travasi, ed a volte, neanche quelli. Le barriques sono le tradizionali di rovere francese, spesso di secondo o terzo passaggio: l’uso del legno è parsimonioso, mai esasperato: quel tanto che basta ad apportare la giusta micro ossigenazione, evitando sentori aromatici eccessivi.

Questi vini sono sorprendenti per le loro caratteristiche: profumati, freschi, equilibrati, delineati sempre da una nota acida ad accompagnare l’elegante tannino, che è sempre ben integrato. Vini dinamici e mai banali.

Storia, cultura, tradizione, ma soprattutto amore! Questo ha spinto gli uomini del Ticino a produrre un vino in grado di raggiungere una qualità superiore secondo solo, forse, ai più noti Merlot di Pomerol ed in grado di raggiungere, in taluni casi, anche l’eccellenza.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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