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Degustazioni

Mandrolisai, il blend che funziona!

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Alla scoperta di una piccola Doc della Sardegna centrale

Sono lieto di presentare una new entry nella squadra di Vino al vino, Maria Cristina La Serra, sommelier AIS, diplomata al master Alma AIS sul marketing e la comunicazione del vino, laureata in giurisprudenza e in economia, sempre con tesi sul mondo del vino. Ha collaborato con l’azienda Eredi di Cobelli Aldo a Lavis (TR) e attualmente risiede in Sardegna, dove a parte sperimentare tutti i vitigni autoctoni della regione, sta collaborando con una agenzia di comunicazione che opera molto nel settore vitivinicolo. Maria Cristina scrive pezzi sui vini che maggiormente la colpiscono, ed è molto attiva sui canali social, con post legati al vino (libri, etichette, abbinamenti).

Che dire se non benvenuta a questa giovane e brava sommelier?

Il Mandrolisai è una regione storica dalla Sardegna centrale. È qui che si produce l’omonimo vino, lungo dolci colline, soleggiate e ben esposte, con temperature ottimali e buone escursioni termiche, ideali per la produzione delle uve che concorrono alla formazione di questo caratteristico vino. La zona di Produzione del Vino DOC Mandrolisai è localizzata in provincia di Nuoro nei comuni di Ortueri, Atzara, Sorgono, Tonara, Desulo e Meana Sardo mentre in provincia di Oristano comprende il territorio del comune di Samugheo.

Nonostante gli sforzi finora effettuati per portare questo vino ad un pubblico più ampio, appare ancora oggi di nicchia e poco conosciuto, se non all’interno della regione. I vini della denominazione Mandrolisai DOC possono essere vinificati in rosso e rosé e si basano sui tre principali vitigni sardi: il Bovale che è la varietà più significativa e deve rappresentare almeno il 35% mentre il restante 65% è diviso in parti uguali tra Cannonau e il vitigno autoctono Monica.

Il Bovale sardo, localmente denominato “Muristellu” ha una storia molto antica. In passato si pensava fosse stato introdotto durante il periodo della dominazione aragonese e fosse quindi di origine spagnola. Tuttavia recenti esami di laboratorio su alcuni vinaccioli di epoca nuragica hanno dimostrato che questa varietà derivasse dalla vite selvatica, sarda al 100%.  Ha sempre goduto di buona fama fra i viticoltori al punto che, dopo il flagello della fillossera che colpì tutta l’Europa, è stato ricoltivato su piede americano, soprattutto nel Sassarese ed al centro dell’Isola nella regione del Mandrolisai.

I viticoltori della zona nel 1950 decisero di unire le forze per migliorare la produzione e l’immagine del loro vino creando la “Cantina del Mandrolisai” e recentemente sono nate ulteriori aziende vitivinicole private che, promuovono il vino a DOC Mandrolisai in un’ottica di marketing territoriale.

Nel 2015 Pietro Uras, Simone Murru, Renzo Manca e Andrea Macis, appassionati di viticoltura e di vino, decidono di provare a vinificare le loro uve e far conoscere il frutto del loro lavoro. Nasce l’azienda “I garagisti di Sorgono” la quale prende il nome dal piccolo omonimo comune ubicato nel centro geografico della Sardegna, capolinea di un’antica ferrovia, luogo di incontro fra Barbagia e Campidano.

Capoluogo del Mandrolisai, Sorgono è caratterizzato da una terra povera con suoli di graniti bianchi e rosa, che vanno a comporre le colline che circondano il piccolo borgo. Qui, questi vignaioli hanno l’ardire di coltivare vigne vecchie di 60-80 anni impiantate e quindi ereditate dai loro avi. Vigneti coltivati ad alberello nelle migliori colline (Burdaga, Figu, Pischina, Pardu e Cresia) ad un altitudine di circa 550 metri s.l.m. I vitigni sono quelli che compongono il Mandrolisai: Cannonau, Muristeddu e Monica. Da qui la creazione di tre etichette che portano i loro cognomi, nel segno della tradizione: “Uras” (Mandrolisai) dalle vigne più vecchie, vero simbolo del territorio e della tradizione, “Manca” (100%Cannonau), vino austero, di carattere, dal tannino forte ed elegante , “Murru” (100% Monica) proveniente dai vigneti Pischina e Bau perdosu, la quarta, “Parisi” (100% Muristeddu), che significa “Insieme”, è un vino espressivo, ampio e coinvolgente.

Degustando il loro URAS – Mandrolisai 2018 dal colore rubino profondo, quasi impenetrabile, al naso è un’esplosione di profumi in continua evoluzione. Inizialmente un piccolo frutto nero, ribes, mora, bacche di mirto, liquirizia, amarena sotto spirito. lasciato respirare nel bicchiere, e roteandolo dolcemente in un secondo momento possiamo sentire ammalianti tinte speziate di pepe nero, chiodi di garofano e rabarbaro oltre che una nota di carne ed ematica. La bocca è suadente. Un vino robusto, complesso con una spalla acida importante. Salivazione continua, tannino imponente e tagliente, balsamicità mentolata ed estrema piacevolezza.

Già ero stata rapita da questo vino immenso ma la vera scoperta è stata “Garage”, il nuovo nato nella famiglia dei Garagisti di Sorgono, il Mandrolisai Rosè dalle caratteristiche veramente interessanti. Annata 2019, la prima prodotta dall’azienda, colpisce innanzitutto per il colore, una tonalità buccia di pesca, che ti rapisce. Il naso è intenso e attraente, il primo profumo è la fragolina di bosco, sembra quasi di averne una manciata sotto il naso, successivamente arrivano i fiori, il glicine, la viola, e infine un profumo di pasta di mandorla. In bocca è fresco, con una acidità disarmante, alla fragolina di bosco, che ritroviamo anche qui, si uniscono altri frutti, l’arancia rossa, i chicchi di melograno e nel finale una speziatura leggera come di pepe rosa accompagnata da una sensazione piacevolmente sapida che ricorda la brezza di mare. Corposo e strutturato, per essere un vino rosato, non fa percepire affatto i suoi 15 gradi, al contrario invoglia a berne sempre di più!

Mandrolisai rosso e rosé una grande scoperta, la Sardegna che non ti aspetti, la bellezza che sta nella curiosità di scoprirla!

Maria Cristina La Serra

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
5 mesi fa

Beh, articolo interessante.E con questo, l’augurio è che su “Vino al Vino” si possa leggere dei vini di questa magnifica regione con più frequenza.
Caro Franco, colgo l’occasione per chiederti due cose.
Qualche anno fa, hai scritto del Panzale di Berritta. Bianco Autoctono semisconosciuto, prodotto da una cantina di Dorgali, che produce meravigliosi Cannonau di territorio, complice anche la mano avveduta e non invasiva di un grande enologo. Vorrei chiederti intanto, se ti è capitato di riassaggiare quel bianco, e poi che ne pensi dei Nebbiolo di questa regione, di quelli dei Colli del Limbara per intenderci.

Ale
Ale
5 mesi fa

Dove si possono reperire queste bottiglie?

luke
luke
5 mesi fa

vike vike non è mandrolisai

Tendenza

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