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Editoriali

Governo Draghi: una mia modesta proposta

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Con tre fuoriclasse come Farinetti, Cacciari e De Castro in squadra successo assicurato

Bene, si fa per dire, si affaccia all’orizzonte l’ennesimo governo tecnico e tecnocratico, quello che presumibilmente vedrà Super Mario Draghi premier al posto dell’impresentabile pochettaro Giuseppi (e anche se non lo posso soffrire ringrazio Matteo Renzi della sua manovra spericolata che dovrebbe aver riconsegnato, si spera per sempre, Conte al suo ruolo di avvocatucolo d’alto bordo).

A me, come a tanti italiani, questa soluzione non va bene, “la via maestra”, come si suol dire, sarebbero state le elezioni (sogno, l’ho scritto con la l non con la r, di tanti elettori maschi…). Ma se penso che al posto del pochettaro rischierebbe di andare il re del papete, allora, turandomi montanelliamente il naso (e altro) preferisco che a rappresentarci nel mondo vada un uomo ideologicamente agli antipodi dalle mie idee, ma che nella vita ha dimostrato con i fatti di avere gli attributi, i numeri, le capacità.

L’inglese lo parla come l’italiano (glissons sull’inglese del bibitaro campano, su quello di Giuseppi mentre quello del bullo di Rignano è quantomeno spudoratamente spigliato e divertente), nei salotti buoni della finanza mondiale, quella di cui siamo servi, è di casa, il solo suo incarico con riserva ha fatto calare lo spread sotto quota 100 e la Borsa salire, insomma cento volte meglio Draghi che Conte. E a chi pensasse il contrario suggerisco sommessamente di farsi vedere da uno di quelli bravi, perché le sue rotelle non sono a posto.

Allora niente elezioni e auguri, da italiano che si augura solo il bene di questo sciagurato Paese dopo anni di governi ridicoli (parlo di questo ma anche di quello giallo verde che l’ha preceduto e non salvo nemmeno i governi del vecchio puttaniere di Arcore), a Draghi. Auguri di farcela, di non farsi condizionare dalle indicazioni dei vari partiti, di avere la forza ed il coraggio per scegliere le persone giuste al posto giusto senza guardare se siano gradite al PD piuttosto a quel che resta dei Cinque Stalle (ripeto: Stalle) ai veterocomunisti di Leu, all’abortista Bonino e naturalmente all’Italia viva di Renzi e della bella bambolina Boschi.

Forza Draghi dunque, e anche se mi auguro che l’unica politica italiana alla quale se fossimo andati a votare avrei dato il voto, ovvero Giorgia Meloni, rimanga coerente e non dia nemmeno l’appoggio esterno (cosa molto importante per mantenere la faccia davanti al suo elettorato) mi permetto, tanto Draghi mica legge quello che dice uno stagionato cronista del vino dice, di suggerire tre nomi pesanti, di indiscutibile valore, in tre ministeri chiave: Sviluppo e attività produttive, Beni culturali e Politiche Agricole.

Forse qualche trinariciuto di destra rimarrà sorpreso vedendo che propongo tre uomini di sinistra (io sono di destra ma non sono mica un pirla e per me è più importante la preparazione dell’appartenenza politica) ma francamente me ne frego ed ecco i nomi.

Alle Politiche agricole, dopo la volonterosa (oggi sono in buona e quindi non la definisco diversamente) Bellanova, ci vuole un vero esperto, un conoscitore delle problematiche agricole, e sarebbe un ritorno fantastico quello del pugliese, anzi salentino di San Pietro Vernotico, Paolo de Castro, prodiano (nessuno è perfetto) e già ottimo ministro in un governo di Baffino D’Alema (del cui sorprendente Pinot nero prodotto nella sua azienda in Umbria vi dirò presto), e oggi parlamentare europeo. Del PD.

Ai Beni culturali (dove non mi farebbe schifo se rimanesse Franceschini, che è rosso fin nel midollo, ma di cultura ne sa ed è stato il miglior ministro in quel dicastero da molti anni a questa parte) un grande intellettuale che ha maturato anche esperienze politiche, fu Sindaco di Venezia, quella testa brillantissima, quel pozzo di culture che è il filosofo Massimo Cacciari. Magari, una concessione a destra me la permetterete, vice ministro il sommo Pietrangelo Buttafuoco, la più bella testa, insieme a Marcello Veneziani, che la destra può oggi schierare.

E al Mise, Ministero dello Sviluppo Economico, un grande imprenditore e uomo di cultura, una delle persone più intelligenti che abbia conosciuto in vita mia, un uomo geniale che mi onora della sua amicizia e considerazione, un langhetto con le palle, uno che ha dimostrato e dimostra in ogni cosa che fa un’intelligenza superiore, una velocità di pensiero sfolgorante, mister Eataly e ora Green Pea (che il 17 mi farà visitare e io sarò accompagnato da due donne strepitose), il compagno Oscar Farinetti.

Cosa volete che vi dica, io un governo con questi tre fuoriclasse, con queste teste pensanti, lo voterei senza esitazioni e farei di tutto, nel mio piccolo, per sostenerlo.

Scusate, posso sognare un attimo, prima che la realtà mi riporti tristemente ad un governo dove Super Mario, per avere i voti dalla stragrande maggioranza di inetti che abbiamo mandato a rappresentarci in quel Parlamento sordo e grigio, dovrà accettare obtorto collo di avere, magari anche in ministeri importanti, cialtroni pentastellati e altre figurette di serie B adatte al massimo per occuparsi di una bocciofila o di una pro loco di un paesello sperduto?

Forza Draghi e che siano una volta tanto l’intelligenza ed il buon senso a prevalere sulle logiche imbecilli e beote della politique politicienne (termine usato da Victor Hugo nell’Ottocento e utilizzato spesso da un grande Presidente francese come VGE, Valéry Giscard d’Estaing e oggi dal filosofo Michel Onfray) di oggi! Come diciamo in Langa, anduma boia fauss!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marco Redaelli
Marco Redaelli
1 mese fa

Purtroppo ancora una volta la politica non paga dazio. Fa disastri, manda il paese sull’orlo del baratro e poi arriva il super tecnico a salvare tutto. Fa quello che va fatto, manovre impopolari, riapparecchia la tavola e poi i partiti tronano belli freschi a fare danni. Lo abbiamo visto con Monti, lo vedremo con Draghi. Nelle due più grandi crisi mondiali di questo nuovo secolo (2008 e 2020) la classe politica si è dimostrata inadeguata , e poi ci lamentiamo della scarsa considerazione internazionale. Tristezza infinita.

Gaetano
Gaetano
1 mese fa
Reply to  Marco Redaelli

La classe politica è lo specchio di quella società che l’ha votata, questa è la vera tragedia.

Ale
Ale
1 mese fa

Ma per parlare di politica non aveva aperto un altro blog lasciando questo solo per ,,gli argomenti strettamente legati al vino?

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