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In taberna quando sumus...

Ex ristorante Belvedere: il Comune di La Morra acquista l’immobile ma…

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Tramonta il sogno di vedere rinascere il ristorante che fu in quelle mura

Chiunque sia appassionato della buona tavola, la straordinaria cucina che si gusta in Piemonte, nella zona vinicola famosa nel mondo e per me diventata simbolo di ingratitudine e possibilità anche per i mediocri di sedersi su una poltrona e non mollarla, per chi non l’avesse capito la Langa del Barolo e del Barbaresco, e si sia seduto almeno una volta ai tavoli di quel ristorante leggendario che è stato dal 1962 al 2007 il Belvedere a La Morra, regno del mitico Gian Bovio, cresciuto alla scuola di Giacomo Morra all’Hotel Savona di Alba, non può che rallegrarsi se veramente il Belvedere, dopo anni che è chiuso, potrà riaprire i battenti.

Però, a leggere un articolo pubblicato il 31 gennaio su La Stampa, redatto dal bravo collega Roberto Fiori, viene qualche dubbio sul fatto che nello spazio dove per 45 anni Bovio, scomparso nel febbraio 2016, dopo aver aperto insieme alla figlia e al genero un altro locale accogliente, che però non ha ricreato la magia unica di quel Belvedere, ha accolto legioni di golosi provenienti da tutto il mondo proponendo alla grande (anche la domenica quando c’erano più di cento clienti e magari un matrimonio, grazie alla perfetta organizzazione tutto funzionava splendidamente) il repertorio dei suoi classici, dal vitello tonnato all’insalata russa, ai peperoni ripieni con le acciughe, dai tajarin ai raviolini del plin, dalla panna cotta al brasato al Barolo), potremo tornare a mangiare festosamente.

E magari vedremo tornare quella stella Michelin che Bovio ha avuto per anni e oggi in Langa, per imperscrutabili misteri, arriva nei locali di giovani promettenti, viene confermata ad un locale che è stato chiuso un anno, proprietà di ricchi e potenti deturpatori del paesaggio, e non arriva, e mi viene da ridere per non piangere, al Felicin di Monforte d’Alba, o al Tota Virginia di Serralunga d’Alba.

Andiamo con ordine. Lo scorso 29 ottobre, sempre Fiori su La Stampa, dava notizia che un imprenditore ed editore di Cuneo, Nino Aragno, co-proprietario insieme all’architetto Marco Scanavino del ristorante Borgo Sant’Anna di Monforte, dove opera lo chef Pasquale Laera, si era aggiudicato all’asta il Belvedere come comunicava il curatore fallimentare, Ivano Pagliero, “precisando che non è arrivato alcun rilancio e che quindi il prezzo di aggiudicazione dell’immobile è diventato definitivo. L’offerta minima per accaparrarsi il «fabbricato ad uso ristorazione con camere, che si eleva a due piani fuori terra, oltre quattro piani seminterrati», era di 1.419.750 euro”. L’articolo si concludeva con questa indiscrezione “pare che l’asta si sia conclusa a 1.850.000 euro”.

Sembrava una soluzione intelligente, un imprenditore già presente nel mondo della ristorazione che si impegnava nello stesso mondo rilevando un locale storico. Invece non era stata detta la parola fine perché “sull’immobile gravava “anche un vincolo di interesse culturale e dunque il Comune di La Morra potrebbe esercitare un diritto di prelazione entro 60 giorni dalla comunicazione ufficiale”.

All’epoca il sindaco di La Morra Maria Luisa Ascheri (un cognome che per me è tutto un programma) aveva dichiarato: “La vicenda è molto delicata e complessa. Il Belvedere è un gioiello prezioso per tutte le Langhe e avere l’opportunità di esercitare una prelazione è senza dubbio un’occasione importante. Ma sarebbe anche un’operazione molto onerosa per le nostre casse, tanto più in un periodo come questo: convocherò quanto prima il Consiglio comunale per valutare insieme cosa fare e per capire se ci sono strade percorribili”.

Roberto Fiori nell’articolo di fine ottobre sulla Stampa ricordava che alcuni anni prima anche la benemerita Cantina comunale di La Morra “si era interessata alla vicenda, promuovendo un confronto tra i produttori per valutare l’utilizzo e il rilancio della struttura, chiusa ormai da tempo. “La Cantina comunale aveva lanciato un progetto per partecipare all’asta, chiedendo ai produttori soci di partecipare, ognuno in base alle proprie disponibilità – racconta il giovane produttore Pietro Oddero -. Durante una prima votazione, si era ottenuto il consenso di 42 soci su 75, che erano disposti a tirar fuori oltre un milione di euro”.  Poi però era “naufragato tutto – spiega ancora Oddero -. In una successiva riunione convocata in piena vendemmia sono emersi molti dubbi e la maggioranza dei produttori ha espresso un parere contrario all’operazione, che è stata così ritirata. Lo considero un vero peccato e un’occasione persa per tutto il paese”.

Dal canto suo il presidente della Cantina comunale Giorgio Viberti dichiavava “francamente non lo ritengo né un fallimento, né un naufragio. Ci abbiamo provato, abbiamo valutato i pro e i contro dell’operazione, ma alla fine è prevalsa la prudenza, o la saggezza contadina. È stata una buona occasione di confronto tra noi produttori, anche se poi non abbiamo raggiunto il traguardo”.

E si arriva ad oggi, alla notizia, data da Fiori una settimana fa, relativa alla scelta del Comune di La Morra “di esercitare il diritto di prelazione artistica sul Belvedere, che era stato venduto a fine ottobre in un’asta fallimentare alla società agricola semplice Podere Gagliassi di Monforte facente capo all’imprenditore, mecenate ed editore cuneese Nino Aragno, per 1 milione e 502 mila euro. Dopo la delibera approvata all’unanimità poco prima di Natale, lunedì il Consiglio comunale si è nuovamente riunito per fare il punto sull’iter che consentirà ai lamorresi di riprendersi il loro castello dopo anni di serrande abbassate”.

Fiori ci dice che è “stata acquisita in via definitiva la rinuncia del ministero dei Beni culturali e la facoltà per esercitare la prelazione è stata trasferita formalmente al Comune di La Morra. Il quale ora è pronto a sostenere la spesa per acquistare l’immobile, grazie a un contributo da Fondazione Crc di 250 mila euro, a un mutuo deliberato da Ubi Banca di 1.150.000 euro e a circa 200 mila euro di avanzo di amministrazione. Nel frattempo, è giunta la disponibilità da parte della Regione Piemonte di concedere un contributo di 500 mila euro”.

Nell’occasione il sindaco di La Morra Marialuisa Ascheri ha dichiarato: “ringrazio gli enti e le istituzioni che ci sostengono in questa straordinaria impresa che consente non solo la conservazione del Belvedere in coerenza con la sua storia e il contesto circostante, ma anche la fruizione pubblica finalizzata alla valorizzazione e promozione della conoscenza del patrimonio paesaggistico Unesco, delle tradizioni, della storia, delle conoscenze enologiche ed agroalimentari locali.

E qui veniamo al dunque, perché dalle parole del Sindaco noi gourmet che abbiamo frequentato tante volte il Belvedere di Gian Bovio mangiando tajarin, panna cotta, bunet, brasati al Barolo indimenticabili, possiamo archiviare il sogno di rivivere le stesse emozioni, con altro cuoco, magari quel Davide Palluda, gran cuoco re del Ristorante e dell’Osteria dell’Enoteca del Roero, che domani compirà i suoi primi meravigliosi 50 anni di vita, sottratto, con operazione da chef mercato al suo buen retiro di Canale d’Alba.

La Sindaco infatti dichiara che “è intenzione dell’amministrazione comunale realizzare un polo turistico e culturale che si ponga come servizio informativo, culturale ed educativo, a disposizione della comunità, con fruizione di una molteplicità di utenti, cittadini, visitatori, turisti e studiosi. “L’acquisizione – aggiunge il sindaco – è indispensabile per il conseguimento dell’obiettivo di sviluppo del nostro Comune per il consolidamento di un’economia integrata tra agricoltura e turismo, che vede nel Belvedere lo strumento per realizzare un connubio virtuoso tra beni culturali, istituzioni, paesaggio e agricoltura. Condivideremo con il Consiglio tutto, gli enti le associazioni locali e l’Ente Turismo di Alba, da cui attendiamo proposte, il progetto di valorizzazione dell’immobile”.

Cosa accadrà nelle mura del Belvedere, se verranno trovati i finanziamenti e verranno completate tutte le procedure del caso, lo scopriremo vivendo. Certo è che quel sogno di rivedere il Belvedere tornare ad essere una Mecca (come lo é oggi a Monforte il Felicin del mio amico Nino Rocca, ritratto nella foto qui sotto) cui i gourmet di tutto il mondo affluivano per godere dei piaceri della buona tavola, per celebrare i fasti di Epulone e Bacco, tramonta.

E pensare che in quello spazio magari si terranno corsi o conferenze di Baricco, della Murgia, di Gad Lerner o di qualche altro scrittorino (Nico Orengo, Lalla Romano, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Giovanni Arpino sono morti ahimè) caro alle logiche politicamente corrette oggi trionfanti invece di vedere stappare Barolo e divorare quintali di agnolotti del plin mette una certa malinconia, darmagi… Caro Gian Bovio, caro Belvedere che fu non vi dimenticheremo mai…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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