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Mon coeur mis a nu...

Due giorni in Piemonte, tra Green Pea, bellezza, Barolo e Alta Langa

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Excusez moi si je veux vivre dans le rêve

Voi dite quello che volete, ma quando io torno in Piemonte, com’è accaduto ieri per restarci fino al pomeriggio di domani, io non dico che rinasco ma quasi, ma sicuramente entro in una dimensione dello spirito, tutta mia, che non vivo quando sono a Bergamo o visito, per il mio strano lavoro di cronista del vino, altre zone vinicole.

Non sono nato in questa terra, ma da 37 anni, dalla prima volta che ci misi piede per vino (in passato da bambino ci ero stato con i miei genitori e ricordo memorabili mangiate in una trattoria in quel di Verrua Savoia nel torinese) è stato amore senza sé e senza ma, quegli amori totali, coinvolgenti, travolgenti che ti segnano per una vita e che ti porti dentro (come l’amore/affetto per la mia adorata ex moglie) anche se poi vivi altre esperienze. E magari incontri altre Donne che ti fanno battere il cuore e ti fanno sentire giovane e pronto a metterti in gioco con tutto te stesso, anche se l’anagrafe dice che larga parte della tua vita, visto che di anni ne hai 64 mica 46, se n’è iuta…

Ieri sono tornato in Piemonte, a Torino precisamente (con un comodo e costosetto Frecciarossa da Milano) per incontrare, 13 anni dopo il nostro primo folgorante incontro, uno dei personaggi più strepitosamente intelligenti che abbia mai conosciuto, quel genietto che corrisponde al nome di Oscar Farinetti. Allora, raccontata qui, fu la prima volta a Eataly, il primo, quello del Lingotto, dove sono tornato poi altre volte, anche per presentare un libro straordinario, La Cena delle meraviglie, opera del gastronomo Allan Bay e della più grande scrittrice italiana, quella donna affascinante che è Camilla Baresani, ieri è stata l’occasione per visitare un’altra genialata del poliedrico imprenditore, scrittore, poeta (raffinato), pensatore, agitatore di idee, ambasciatore del food & wine italiano nel mondo (e purtroppo per lui amico di Matteo Renzi, sul quale abbiamo idee diverse ma al quale come tanti italiani devo dire grazie, perché è per la sua iniziativa che ci siamo tolti dalle p…e Conte & Casalino), ovvero Green Pea, il primo green retail park al mondo.

Un posto strepitoso che vi invito a visitare (anche per mangiare, per ora solo pranzare, si spera presto anche cenare alla grandissima nel ristorante Casa Vicina perla dell’offerta gastronomica di questo posto dove le idee e una visione del futuro lungimirante diventano realtà) e dove conto di tornare presto, se gli Dei mi sorridono, in compagnia di…

Ad accompagnarmi in questo luogo magico, io che amo la bellezza e l’eleganza in tutte le sue forme, nei vini, nella musica, nella letteratura, nel poco che so di arte, ho voluto ci fosse una ragazza che ho incrociato via Instagram da un paio di mesi e ho voluto conoscere da quando ho scoperto che come me adora la Langa ed il Barolo.

Una moglie, madre di due bellissimi bambini, che ha su per giù l’età di mia figlia, che pur essendo lituano – russa (io l’ho soprannominata la Zarina) parla e scrive un perfetto italiano e mi ha colpito, ancora di più dopo averla incontrata ieri per la prima volta dal vivo, non solo per la sua strepitosa bellezza ed il suo charme e per un garbo e uno stile che oggi è raro trovare in tante ragazze/donne della sua età, ma per la sua curiosità e la voglia di capire i vini che ama. Non dico che l’ho adottata, ma sono contento di aver in qualche modo “sotto la mia ala” una persona, colta, raffinata, spiritosa come lei.

Dunque ho voluto visitare Green Pea con Viktorija Blazevic, questo il suo nome, farla conoscere ad Oscar, che come e più di me ha il culto della bellezza ed entrambi siamo stati conquistati, da potenziali padri di Viktorija, dal suo charme e dalla sua intelligenza.

Abbiamo girato con Oscar su e giù per i 4 piani di Green Pea, abbiamo pranzato da Casa Vicina, bevendoci due ottimi Barolo 2016 di una delle aziende di Oscar, Fontanafredda e abbiamo continuato a rendere omaggio alla bravura di chi li ha fatti, il figlio minore di Oscar, il 31enne Andrea, gustando (e lui ha retto benissimo il confronto con i due Barolo) l’eccellente Etna Rosso 2017 dell’azienda Carranco Villa dei Baroni che i Farinetti hanno sulla magica Muntagna.

Il mio tour piemontese è poi continuato in Monferrato, a Cocconato d’Asti, dove ho riabbracciato due vecchi cari amici, Roberto e Giulio Bava, il primo uomo immagine e mercato dell’azienda, il responsabile della riscoperta del Vermouth storico e di tante altre cose, il secondo, enologo autore degli ottimi Alta Langa targati Cocchi e presidente saggio di questa vitale denominazione del metodo classico piemontese.

E così per stupirmi con effetti speciali e farmi sentire ancora di più chez moi Giulio ieri mi ha sciorinato una verticale della sua Barbera d’Asti Stradivario da lasciarmi basito, 2014 e poi a ritroso fino ad una fiammeggiante 2010 e poi, ancora, un 2000 (oh yes, 2000) da standing ovation. E poi, sapendomi Barolodipendente, Giulio ha tirato fuori dal cappello del mago due annate del Barolo della fantastica Vigna Scarrone che hanno nel posto magico dove vorrò riposino le mie ceneri quando sarà il momento, l’adorata Castiun Falàt (Castiglione Falletto), come nel caso della Barbera l’accoppiata 2010 e 2000.

Nei prossimi giorni vi racconterò le mirabilie di questi Barbera e Barolo, per oggi mi congedo dicendomi che la mia giornata continua a Cocconato d’Asti, in cantina dai Bava per una full immersion che si annuncia impegnativa ed entusiasmante nel mondo dell’Alta Langa, con qualcosa come 64 campioni da assaggiare.

Mi raggiungerà ancora Viktorija, che voglio vedere alla prova anche sulle bollicine metodo classico, e sarà un assaggio che ovviamente vi racconterò una volta tornato a casa. Stasera sarò ancora a Torino e domani mattina, se mi volete un pizzico di bene, intrecciate le dita per me, perché non incontrerò più il baffone Oscar ma una persona speciale che se gli Dei mi assistono potrebbe…

E qui mi taccio perché la discrezione (e un pizzico di scaramanzia) sono di prammatica e poi, scusate, ma sono mes affairs. Sarà un’occasione, quella di domani, oltre che per tante parole e sguardi, per onorare Bacco e la buona tavola, facendo visita ad un vecchio amico, il grande sommelier, ex Gualtiero Marchesi tra l’altro, Antonio Dacomo, nella sua osteria langarola Bicchierdivino. E mi sa che anche domani ci scapperà un Barolo, il primo di tanti che vorrei assaggiare in futuro non più da solo ma in dolcissima compagnia.

Speruma… una tassa sulla speranza (che è dura a morire) gli sgoverni italiani non l’hanno per il momento ancora messa, perché dunque non vivere ancora una beata illusione?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Silvia
Silvia
9 giorni fa

Quando avrà maturato una idea definitiva su Farinetti (genio o demonio) faccia un fischio . È la sesta volta che cambia idea. Sono un po confuso.

Ale
Ale
9 giorni fa

“Di langa e dei suoi vini non parlero’ e scrivero’ piu”. Franco Ziliani gennaio 2021.

Paolo
Paolo
9 giorni fa

Ziliani potrebbe chiarire se questi suoi piuttosto frequenti con Farinetti sono in qualche modo legati a una collaborazione professionale? Solo per trasparenza. Grazie e saluti

Paolo
Paolo
5 giorni fa
Reply to  Franco Ziliani

Ma..senza motivazione professionale…credo non le fosse permesso muoversi dalla lombardia al piemonte…o sbaglio?

giuliano fago
giuliano fago
9 giorni fa

ma Pio Cesare non esiste più ??????????

Aragorn Emrys Silvio jn. Molinar
Aragorn Emrys Silvio jn. Molinar
6 giorni fa

Quindi hai bevuto Barolo Fontafredda, e Alta Langa Cocchi?!?! Ma davvero? Che conoscenza sublime dei vini di Langa!!! Era ironico, s’intenda …
Tra i due brand più commerciali e banali delle rispettive denominazioni: ero in dubbio sul suo conto … questo articolo ha confermato l’idea di alcuni.
Superficiale, scontato, leccaculo, legato all’immagine più stereotipata e meno autentica di Langa: per fortuna c’è ancora qualcuno che non ti legge 🙂

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