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Personaggi del vino

Azienda agricola Carlo Gnavi: simbolo dell’Erbaluce

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Nel Canavese alla scoperta del suo vitigno identitario

Bentornata tra noi l’ottima Simona Paparatto, sommelier A.I.S. varesina, di cui segnalo, oltre ai due pezzi già pubblicati qui la scorsa settimana (questo e questo), un eccellente articolo sullo Champagne Cristal di Roederer. Oggi ci porta nuovamente in Piemonte, nel Canavese dell’Erbaluce, un vitigno straordinario, dalle molteplici possibilità di espressione, da vino bianco fermo, a passito a spumante. Buona lettura!

Il Piemonte è per me una regione di ineguagliabile fascino nelle sue mille sfaccettature! Amo far visita alle aziende vinicole scoprendo realtà da vivere, apprezzare e custodire. È così che, in una tersa mattinata di fine agosto, accettando un invito inconsueto, mi reco nel comune di Caluso, presso la cantina storica Carlo Gnavi. Sono nel Canavese, tra il Po, le Alpi Graie, la Stura di Lanzo e la Serra di Ivrea.

Fa da punto di riferimento un’antica fortezza feudale del XIII secolo, la Rocca di Caluso o Castellazzo, (perlomeno, i ruderi di questa, ad oggi permanenti), che anticamente governava il territorio, esteso da Torino alla Valle d’Aosta. I vigneti, tre ettari vitati, sono posti ad altitudini variabili dai 320 ai 360 m slm, e si affacciano sia sulla collina morenica, da dove si vede il lago di Candia, sia sulla piana che guarda Torino.

La leggenda narra di una ninfa concepita intorno al lago. Il dio Sole e la dea Alba, innamorati, ma condannati a non potersi mai vedere, furono soccorsi dalla Luna che creò un’eclissi. In tal modo il Sole, nascondendosi, poté raggiungere Alba. Dal loro amore venne generata la bellissima ninfa Albaluce, amata e venerata da ogni abitante. Purtroppo, un difficile periodo di carestia costrinse paesani e contadini a rendere fertili nuovi terreni da coltivare, usando allo scopo l’acqua del lago. In un funesto giorno, però, questa trasbordò, rovinando raccolti ed abitazioni. Dalla tristezza per l’inatteso tragico evento, Albalux pianse molti giorni e molte notti, tanto che dalle sue lacrime scaturirono tralci di vite con grappoli d’uva bianca: fu così che quest’uva divenne Erbaluce.

Questo particolare vitigno nasce, con probabilità, oltre 2000 anni fa nel bacino del Mediterraneo, in un’isola che poteva essere la Grecia o Cipro o ancora Cartagine, grazie alla popolazione di origine celtica dei Taurisci (Gallia-500 a.C.), che percorre tutto lo stivale, attraccando in una regione della Magna Grecia, (Sicilia o Calabria), ed arrivando fino in Piemonte, dove avviene l’incontro con i Salassi. Dall’unione di queste due stirpi, se ne origina una terza, quella dei Celti Taurini della valle del Po, che dominano per circa 500 anni. Nel 150 a.C. i Romani si impossessano di queste terre. Un documento del console Terenzio Barrone dice: “abbiamo sconfitto i Salassi, abbiamo depredato le ricche cantine di Caluso, piene di vino dolce” (cit.). Questo fu il primo richiamo al vino, il primo segnale della presenza dell’Erbaluce, uva tipica, nonché produzione di nicchia del Canavese.  

L’Erbaluce trova la sua culla in un contesto morenico unico perché formatosi (2,5/3 mln di anni fa) dall’erosione di un ghiacciaio che, muovendosi dalla Valle d’ Aosta verso il Piemonte, depositò detriti appartenenti al Montebianco, al Monviso e al Monterosa, impastati in maniera casuale:graniti ricchi di Silicio, Potassio e Magnesio, che danno una connotazione prettamente acida. Sono aree spiccatamente vocate per coltivare vini bianchi che hanno la freschezza come forza caratterizzante, insieme ad un’ottima sapidità e all’incisivo carattere minerale.

Le colline moreniche che, oltre a creare il substrato ideale per la crescita di questi vitigni, li proteggono, bloccando i venti freddi che arrivano dalla Valle d’Aosta, garantendo anche una corretta escursione termica giorno-notte. Su Caluso si crea, quindi, un microclima che permette alla viticoltura di esistere (e lo ha permesso, soprattutto in passato: 500/600 anni fa si faceva molta più fatica con condizioni climatiche fortemente rigide, con conseguenti vendemmie prolungate, ma il vitigno ha resistito fino ai giorni nostri!).

Per sopperire all’incombenza delle gelate tardive e delle grandinate (non molto copiose, ma presenti quasi ogni anno), l’uomo si è adoperato ad usare un allevamento a pergola, vera e propria alberatura con un sistema portante alto 2,2/2,4/2,6 metri, che si chiude a tetto permettendo alla pianta di arieggiare, di prendere più sole possibile ed ottenendo una vegetazione più resistente con lunghi tralci, tali da impedire grandi danni. Il sollevamento da terra, inoltre, abbassa l’alto livello di umidità ed evita ristagni idrici non solo nel suolo, ma anche tra i grappoli, producendo uve di qualità, soprattutto da passito, riducendo al minimo i trattamenti: il Piemonte (in particolare le zone del Verbano-Cusio-Ossola e delle valli di Lanzo), è la terza zona più piovosa d’Europa.

Come descriverò più avanti, la storia dell’azienda inizia verso la fine dell’800, dall’intraprendenza di Petronilla, progenitrice di casa Gnavi. Negli anni ’50 il figlio Giovanni, a cui è dedicato il Cavalier Giovanni, conferisce all’impresa la vera spinta commerciale che le darà notorietà. Negli anni ’90 sono i figli del cavaliere, Guglielmo (padre di Giorgio) e Carlo a portare avanti l’attività produttiva. Oggi è Carlo, rimasto unico erede, a condurre questa magnifica realtà familiare insieme al nipote Giorgio. Oltre 120 anni di storia per la famiglia Gnavi che da sempre è legata indissolubilmente al Canavese ed all’Erbaluce, che unicamente in questi luoghi viene coltivato.

É lo stesso Giorgio a spiegarmi come da un’unica uva si eseguano tre selezioni differenti. In vigna la prima raccolta è dedicata al Caluso Passito, uva che si conserverebbe bene in pianta grazie alla sua acidità intrinseca (7gr/lt tra acido Malico ed acido Tartarico), che permane anche in piena maturità, ma il sistema a Pergola    (calusiese a Sud/ canavesana a Nord / Topia), porta a maturazione i grappoli in tempi diversi, per cui bisogna selezionarli, come solo l’occhio acuto e l’esperienza di Carlo Gnavi sanno fare, salvaguardandoli,  in modo che arrivino in fruttaio in perfette condizioni, pronti ad appassire.

La seconda raccolta riguarda l’uva atta alla produzione di spumante e la terza è dedicata all’uva da cui si otterrà il bianco fermo. Questa pianta possiede caratteristiche particolari: crescita vigorosa ed adattamento a condizioni climatiche difficili. I tralci ed i raspi sono caratterizzati da molta lignina. In vigna il lavoro è tutto manuale. Riassumendo, tre sono le componenti che mettono in luce la viticoltura in questo luogo: 1- Vitigno peculiare per genetica e stile; 2- Unicità del contesto territoriale; 3- Mano dell’uomo.

Caluso tipicamente non ha mai avuto Nebbiolo. Lo si trova a Carema, che dista solo 40 chilometri a nord, all’immediato confine con la Valle d’Aosta. Nella zona di San Giorgio i terreni sono più calcarei, quindi più adatti ai rossi come il Neretto di San Giorgio. Anche Gnavi non ne ha nelle sue vigne storiche: se volessero produrlo dovrebbero creare nuovi impianti: questi sono territori da vini bianchi “…e noi siamo sempre stati bianchisti!” (Cit.: Giorgio Gnavi).

Giorgio spiega come, mentre per secoli si è prodotto solo Erbaluce Passito, dagli anni ‘70 si sia sviluppata una nuova spinta a produrre vino bianco fermo. Nella produzione del Cavalier Giovanni, (che porta il nome di colui che negli anni ’50 iniziò la commercializzazione dei vini Gnavi), si rispettano ancora quelli che erano i tempi tradizionali, secondo i quali non si imbottigliava mai prima della primavera, per permettere al vino di assemblarsi in maniera adeguata, di affinarsi e moderare la sua altissima acidità che, peraltro, ne è il punto di forza! Successivamente, l’affinamento (8-10 mesi) gli dona corpo, struttura, rendendolo aggraziato e facilmente godibile. Cavalier Giovanni è ottenuto dalla pigiatura delle migliori uve di Caluso. La raccolta avviene nella seconda decade di settembre. Vino semplice e genuino, vanta la DOCG dal 2010.              

CAV. GIOVANNI Erbaluce di Caluso DOCG 2016 Erbaluce 100%. 12,5% vol. Paglierino luminoso. Dai profumi floreali (glicine, acacia, biancospino, camomilla) e agrumati (cedro, arancia). Fine e vinoso con note gentili e mai invasive. In bocca è fresco e sapido com’è la sua indole. Equilibrato e godibile. Acciaio. Insalata tiepida di polipo con patate. Torcetti al burro con Toma d’Trausela.                                    

VIGNA CRAVA è un CRU di Caluso. Proviene da vigne storiche dell’età di 60 anni, della zona Crava e nasce da una selezione particolare: le uve, poste sui bricchi, sono molto esposte al sole. Prodotto con un lungo affinamento. La bottiglia in cui è contenuto è una preziosità, con la serigrafia dell’antica etichetta, insieme alle Pergole, per celebrare la viticoltura canavesana, dotata di grande identità. 

VIGNA CRAVA Caluso DOCG 2018 13% vol. Erbaluce 100%. Paglierino intenso e luminoso con tenui riflessi verdolini. L’impatto olfattivo è di grande intensità: note vegetali di erbe aromatiche, fiori bianchi: biancospino, salvia, pesca bianca, camomilla. In bocca sapidità e mineralità sono nette ed incisive. Buona complessità e persistenza. Fresco e rotondo. Molto equilibrato. Non è sfacciato, ma tutti i sentori sono garbati ed eleganti. Dal finale sapido molto intrigante.  Affina 18 mesi in bottiglia. Agnolotti al sugo d’arrosto.Insalata con sedano, gallina e nocciola. 

Turbante è l’ultimo arrivato di Casa Gnavi, fortemente voluto dall’instancabile Carlo. Giorgio ama le bollicine perché sono nate con lui e sono motivo d’orgoglio, anche se è legato a tutti i suoi prodotti. Turbante è un innovativo spumante millesimato che affina dai 30 ai 90 mesi. Viene prodotto nelle versioni brut e pas dosè, dalla spumantizzazione del tradizionale Erbaluce di Caluso.

Turbante Erbaluce di Caluso DOCG Spumante Metodo Classico Brut Millesimato 2015 12% vol. Paglierino brillante con perlage fine e persistente. Impatto fragrante (con sentori di crosta di pane) e fruttato: ananas, susina, biancospino, linum, acacia. Fresco e sapido in bocca, con una spiccata nota minerale che ben si proporziona alla buona struttura. Equilibrato, complesso e fine. Prima fermentazione in acciaio. Rifermentazione in bottiglia ad un anno dalla vendemmia. Affina 42 mesi sui lieviti. Linguine con astice e porcini. Filetto di Trota di Traversella.

Da uvaggi a bacca rossa nasce Petronilla. Il suo nome prende origine dalla matriarca di questa famiglia. Verso fine ‘800, rimasta vedova con figli a carico, ma essendo donna vigorosa, intraprendente e con un particolare fiuto per gli affari, era riuscita a trasformare una piccola azienda agricola in un’impresa di carradori (ovvero trasportatori di merci con carri e cavalli da traino), aprendo alla famiglia la strada del commercio e dell’imprenditoria in tutto il nord Italia, creando, così, qualcosa di innovativo per l’epoca ed iniziando anche la coltivazione della vite. Le etichette sono state realizzate dagli studenti del liceo Martinetti di Caluso prendendo spunto dai manifesti pubblicitari Olivetti.

Petronilla Spumante Rosato Metodo Classico brut. 13% vol. Blend di Barbera, Bonarda, Freisa, e Neretto di San Giorgio. Dotato di perlage molto fine e molto persistente. Di un vivace ed intenso rosa pesca, capace di virare, nel bicchiere, al rosa tenue. Seducente al naso con un’impronta decisamente fresca. Evidente il richiamo ai fiori rossi, petali di viola. Lievi note erbacee e di frutti rossi quali lampone, ciliegia, mora. Fragranti sfumature di lieviti e di pane appena sfornato. In bocca è fresco e sapido, persistente ed equilibrato e chiude con un ritorno di agrumi e di arancia amara. Acciaio. Sosta 12-18 mesi sui lieviti. Crostoni con burro, acciuga e salame di Turgia. Salampatata del Canavese.

Caluso Passito DOC, è un vino storico e longevo. Meritevole di guadagnare la DOC già nel 1967, vanta una capacità di invecchiamento anche di 40 anni.Prodotto partendo da grappoli spargoli, con acini resistenti e coriacei, che acquisiscono colori rosa ambrato e rosa corallo. Sono poggiati su stuoie, (non vengono più toccati per evitarne l’imbrunimento), e fatti appassire per 4-6 mesi in modo naturale, per concentrare i succhi. Dopo questo ciclo, verso la fine dell’appassimento, l’uva viene attaccata da botrite, che però non disidrata: la buccia si stacca un poco dal raspo e proprio qui entra la botrite, colpendo solo il 10/15% degli acini. Ad appassimento ultimato si passa alla disacinatura, alla pigiatura soffice, terminando con una lenta vinificazione. Sosta 8/10 anni in vasche di cemento per diventare un prodotto unico e prezioso.

Revej Caluso DOC Passito Riserva 2007 14% vol Erbaluce 100%. Oro ramato intenso e lucente. L’olfatto viene piacevolmente invaso da un crescendo di profumi che spaziano dai fiori appassiti all’albicocca matura; dai fichi secchi ai datteri; dal miele di zagara al mallo di noce, agli agrumi canditi, per continuare con una invitante ed intensa nota nocciolata. In bocca è sinuoso, elegante, morbido, con un ritorno di frutta esotica caramellata. La corroborante freschezza insieme al giusto apporto minerale, definiscono l’equilibrio perfetto. Prezioso il finale ammandorlato. Vino appassionante e suggestivo! Ravioli del Plin con crema di zucca, castagne e Gorgonzola piccante.Torta ed ninsòla.

Dietro la storia del Don Guglielmo 1918, vi è il giallo dell’omicidio del prete fatto a pezzi nel 1918, appunto. Don Guglielmo Gnavi di Caluso, aveva un debito, mai saldato, di 30 lire con tal Pietro Balocco, un ragazzo di San Germano Vercellese, dalla psiche labile. Quest’ultimo accoltellò violentemente Don Guglielmo, gettandone il cadavere nel fiume Po.

DON GUGLIELMO 1918 Vermouth di Torino Superiore Bianco Vino aromatizzato che nasce nell’ottobre del 2019 da Erbaluce di Caluso DOCG 75%, alcool 18%, zucchero 16% ed una esclusiva selezione di erbe e spezie: assenzio, sambuco, coriandolo, arancia, menta, pepe, pompelmo, zenzero, achillea millefoglie. Riserva speciale Carlo Gnavi.

Giallo quasi dorato. Al naso spezie ed erbe aromatiche si susseguono creando un bouquet ampio e variegato: zenzero, coriandolo, salvia, mentuccia, sambuco. Riecheggiano sentori sinuosamente piccanti al palato come pepe e rosmarino, agrumati di pompelmo e scorza d’arancia. Fresco e sensuale con un appeal aromatico di grand’effetto. Tonificante e dinamico, è ben strutturato, equilibrato ed armonico, dai persistenti ritorni speziati e balsamici. Risotto con gambero rosso e tartufo nero. Gianduiotto.

“Elbalus è una bianca detta come Albaluce perché biancheggiando risplende: fa li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio o sia scorza dura, matura diviene rostita, e colorita, e si mantiene in su le piante assai; è buona da mangiare, e a questo fine si conserva: fa li vini buoni e stomacali” (Cit.: Giovan Battista Croce, 1606)

Un particolare ringraziamento al signor Carlo ed a Giorgio, per la loro cordiale accoglienza, per aver descritto la storia di una famiglia, raccontando con passione i loro vini che ben rappresentano il Canavese, territorio agreste, spigoloso, ma verace.

Simona Paparatto

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Damiano
Damiano
4 mesi fa

Erbaluce nostra passione, quante (buone) cose si riescono a fare con quest’uva (e queste persone)… liscio… spumante… passito…vermouth….
Ma che bella la foto del signore in vigna…
Due parole sul Turbante Brut: a mio ignorantissimo parere rispetto ad altri omologhi ha un attacco in bocca un tantino rotondo, con vena un filo troppo fruit per i miei gusti… lo preferirei un “cincinino” più rigoroso.
Però dopo chiude molto bene e si apprezzano diversi aromi non banali (mi fido della descrizione della competente narratrice, io non so scorgerli con esattezza).
Altra annotazione di servizio: veramente molto bella l’etichetta del Turbante (ed anche le altre della cantina vedo che non sono da meno)…. e pensare che chi sceglie le bottiglie di pancia punta il dito sullo scaffale sulle etichette più belle….

Simona Paparatto
Simona Paparatto
4 mesi fa
Reply to  Damiano

Gentilissimo Damiano, ti ringrazio per l’apprezzato intervento.
Essendo, come hai scritto, amante dell’Erbaluce, se sei curioso di fare un riscontro, ti propongo di provare annate differenti del Turbante, poiché il vino sosta sui lieviti dai 30 ai 90 mesi, secondo il millesimo: quello che ho degustato, il 2015, aveva sostato su di essi 42 mesi. Non considerando le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno, ogni millesimo ha delle variazioni in questo senso. Prova anche la versione Pas Dose’: il tuo palato ne rimarrà, certo, più deliziato!

Sì, le etichette sono davvero particolari: quella del Vigna Crava è una serigrafia.

In foto il signor Carlo Gnavi!

Damiano
Damiano
4 mesi fa

Seguirò sicuramente i tuoi suggerimenti (è un duro lavoro ma qualcuno lo deve pur fare…)… a stretto giro altri turbanti per ripararsi dal sole.
Appena un amico di Chivasso mi invierà una boccia a detta sua super di Erbaluce spumante (secretata in questa fase) non mancherò di segnalartela.

Tendenza

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